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Enoriflessioni

Vita in campagna: Paola Riccio Alepa, vignaiola campana, ce la racconta con ironia

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E in campagna elettorale nessuno parla di agricoltura…

Mi capita di rado di condividere in toto, parola per parola, financo nelle virgole, l’articolo di un collega. In questi giorni mi è capitato con l’articolo di un giornalista attivo in Piemonte, Filippo Larganà, che anima L’indispensabile blog Sapori del Piemonte.

Nel suo articolo, che vi invito a leggere qui, Larganà stigmatizza la totale assenza, nel chiacchiericcio, spesso assurdo e vano, che si sta facendo in campagna elettorale, con una delirante gara a chi la spara più grossa, pardon, a chi fa le promesse più da Capitan Matamoros, di un qualsivoglia discorso, proposta, progetto, programma sui temi dell’agricoltura italiana.

Riporto testualmente, sottoscrivendo le sue parole, ampi passi del suo articolo: “Il quattro marzo l’Italia andrà alle urne per le elezioni politiche e il rinnovo del Parlamento. Non è una notizia. La campagna elettorale, con i soliti finti toni aspri a volte anche peggio, è in corso da qualche mese. Neppure questa è una novità.
La stranezza, semmai, è che mentre il “made in Italy” del gusto collegato all’agricoltura macina utili e produce posti di lavoro, di questo i canditati non parlano, almeno fino ad ora, e men che meno lo fanno in campagna elettorale.
Si sta parlando di tasse, pensioni, lotta alla criminalità, reddito sociale, lavoro, Sanità e Scuola, tutti temi sacrosanti e ben sfruttabili con la leva delle promesse elettorali, tuttavia nessun candidato si è azzardato, fino a oggi, a parlare di agricoltura.

Nessuno leader nazionale o regionale, fino a questo momento, ha promesso agli agricoltori un piano di sviluppo concreto, un azzeramento della burocrazia inutile, pratiche veloci per accedere a fondi nazionali ed europei”.

E ancora:

“Eppure gli agricoltori pagano le tasse, consumano servizi e merci, votano. Il sospetto è che a molti candidati questa fetta, grande, di italiani interessi poco o marginalmente. Ed è, secondo noi, un grave errore. Perché il “fatto in Italia”, dal vino al formaggio, dalla carne all’olio, dalla ristorazione all’accoglienza e al turismo, deve molto all’agricoltura di qualità cioè la totalità dell’agricoltura praticata nel Belpaese. Non rendersi conto di questo non è solo miopia, è stupidità belle e buona”.

Quindi che fare? Magari sperare che improvvisamente quelli che aspirano ad andare in Parlamento in zona Cesarini si accorgano della vocazione agricola e dell’importanza dell’agricoltura nell’economia nazionale, ed in chiave di export, e si decidano di inserire i temi agricoli nei loro programmi…

Nell’attesa mi piace proporre come ulteriore tema di riflessione, come testimonianza di cosa sia, in concreto, la realtà quotidiana di chi sceglie di essere agricoltore, e segnatamente viticoltore, la fresca e autoironica riflessione, apparsa sulla sua pagina Facebook, di una viticoltrice campana, Paola Riccio Alepa, che nel casertano, a Caiazzo, produce olio extra vergine d’oliva e vino, cimentandosi con due vitigni identitari del territorio come Pallagrello nero e Pallagrello bianco.

La vita in campagna, la vita in vigna è questa e sarebbe bello che i politici di ogni colore, quelli che aspirano ad andare in Parlamento per occuparsi della cosa pubblica, lo sapessero e ne tenessero conto… Buona lettura..

“Prendo spunto da un articolo divertente in cui la blogger elencava i motivi giusti per innamorarsi di un vignaiolo e comunque emergeva dai commenti la grande dose di autoironia di cui deve essere dotato chi si occupa di vigna e vive in campagna. E pertanto vi dico la mia.

Io sono una vignaiola e vivo in campagna, quando lo dico e mi rispondono:” beata te”, la prima cosa che mi viene in mente sono il mare di fango e il buio assoluto in cui ci dibattiamo da novembre a fine febbraio, poiché l’illuminazione stradale qui non è contemplata e il terreno argilloso si sa…fa tanta mota.
Poi però penso a quanto sia esaltante sentire il gracidare delle raganelle la sera, un gracidare che annuncia l’arrivo della primavera, a partire da fine Febbraio, e penso: si sono fortunata.

Una brava vignaiola modello, anche se in vigna ha dei braccianti che eseguono le sue direttive, e quindi tralasciando quello che compete al suo lavoro, deve sapersi almeno spaccare la legna per il camino, farsi il carico quotidiano, andare a raccogliere la verdura e andare a prendere le uova nel pollaio, questa sono solo alcune delle attività base. E’ ovvio che il capello curato dal parrucchiere e le mani con lo smalto siano optional non contemplati…

Quando riceve un invito per un’attività mondana, le viene un brivido di freddo, perché sa che dovrà iniziare un’opera di ristrutturazione intensa prima di andare in società, e invidia e ammira le signore sempre ordinate e con i tacchi puliti, lei che vive in tuta e scarpe la lavoro, poi però dall’estetista vede quei terribili calli delle donne che portano calzature eleganti e lei pensa soddisfatta: io non li avrò mai!

Il chilometro zero e la stagionalità sono diventate il suo mantra, altrimenti mangiare broccoli e zucca per tre mesi di seguito sarebbe solo una cosa insopportabilmente noiosa in un mondo popolato di verdure e frutta esotica disponibile tutto l’anno…

Poi però la brava vignaiola modello pensa a quanto sanno di poco le zucchine che le dette signore comprano a gennaio, ma anche quelle di luglio e sa di essere una privilegiata, mangia rigorosamente verdure di stagione autoprodotta e auto-raccolta e il sapore è ineguagliabile.

In tutte le epoche qualsiasi attività anche domestica, le comporta ore e ore di tempo, d’inverno dovrà spazzare le foglie e trasportare la legna, d’estate dovrà annaffiare e tagliare l’erba o peggio ancora pulire la piscina senza trascurare l’orto, se per caso dimentica qualcosa, un utensile, un attrezzo e deve ritornare sui suoi passi niente niente deve fare 500 metri tra andata e ritorno. Poi però legge che è consigliato uno stile di vita non sedentario e pensa che anche se quel giorno non è riuscita ad andare a nuotare, ha almeno fatto 15.000 passi e si rilassa un po’.

Però ci sono le cose belle, quelle giornate di luce tersa e cielo turchino che il sole ti accarezza e tutta la natura inizia a rinascere con le primule che sbocciano e tutte le gemme dei fiori pronte ad esplodere. Quelle notti stellate e calme che non si muove una foglia, ma tu senti l’aria sulla pelle, quelle serate mentre fuori piove a dirotto tu stai accucciata al caldo che solo un camino enorme sa darti.

La bellezza che ti riempie lo sguardo quando la natura ti investe con tutti i suoi colori che staresti le ore in contemplazione…e pensi che si, bisogna essere forti per vivere in campagne e occuparsi di vigna e che lo stile di vita essenziale anche primordiale per certi versi, ti priva di tante opportunità ma ti mette anche a contatto con il cuore vero delle cose e questo guardare la realtà senza filtri ti rende più forte”.

Paola Riccio Alepa

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Silvana

    26/01/2018 at 17:09

    Bravissima la nostra vignaiola, che dà un assaggio – a quelli che la campagna se la sognano e magari pensano che sia un incubo. Infatti per molti lo sarebbe: la fatica è davvero molta, e manca un aspetto che si aggiunge alle operazioni quotidiane: la burocrazia insopportabile a cui il “sistema”, fatto da amministrazione pubblica, associazioni, partecipate e loro corollari, sottopone l’agricoltore (vignaiolo, contadino, coltivatore diretto, apicoltore, eccetera). Una burocrazia allucinante, apparentemente e a parole, creata per salvaguardare i consumatori, ma in buona parte creata ad arte per alimentare posti di lavoro che vanno sotto l’ombrello “burocrazia improduttiva”, un settore in piena espansione.
    E non so se sia bene augurarsi che la politica si “ricordi” del settore – davvero in espansione, e con spazi di crescita che pochi immaginano -; non credo che sia auspicabile che ci si ricordi dell’agricoltura, perché sarebbe per taglieggiare ulteriormente, per rendere sempre più difficile ai piccoli produttori vivere di ciò che producono; perché la politica è abitata principalmente da persone che di agricolo non sanno un beato niente, ed è infiltrata da troppe persone arroganti e corrotte.
    Anche se questo ministro Martina è certamente capace e visionario nel senso positivo dell’aggettivo, ci sono troppi ignoranti di un settore delicato che ha bisogno di essere approcciato da persone che non “suppongono”, come invece accade troppo spesso.
    Certo la vita in campagna è invidiabile, se si è disposti a mettere in gioco sé stessi e il futuro, e a fare i conti con la meteorologia e con il clima che fa cose turche. Inoltre non bisogna dimenticare le banche, a meno di essere molto ricchi … perché in campagna gli immobilizzi sono a lunghissimo termine e nel frattempo bisogna mangiare, e non tutti nascono corredati di qualche ettaro di terra, magari le attrezzature, e l’esperienza di una famiglia che ti dà il “nudge” per farti sentire un padreterno …
    E lascio il resto per una prossima puntata, ma torno a complimentarmi con il blogger piemontese, con la brava, schietta e intelligente vignaiola, e anche con te, sor Ziliani, che hai occhio per queste “minoranze” felici.

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