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Enoriflessioni

Poche righe su Facebook su Bressan e si scatena… il consenso…

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La “copertura” sale alle stelle e nessun insulto: evviva!

Sono basito, sono senza parole. Per indignazione, per incazzatura, come spesso mi capita? Macche! Basito per la sorpresa, per la contentezza. Ieri, domenica 14, di ritorno da tre giorni straordinari trascorsi in Friuli Venezia Giulia, nel Carso, sulla strada del ritorno a Bergamo sono riuscito a ritagliarmi qualche ora di tempo per una sosta in terra friulana.

Non temete, non certo per fare visita, in ognuna di quelle cantine non metterò più piede, a quei 41 produttori e/o aziende agricole protagoniste dell’insano “scandalo del Sauvignon dopato”, che poi, adducendo come pretesto una presunta volontà di “dedicarsi con tutte le forze alla qualità del prodotto e alla tutela del marchio”, hanno scelto la strada del patteggiamento.

Mi sono fermato in Friuli, tornando dal Carso, a Farra d’Isonzo, da Fulvio Bressan. Non una vera visita da cronista del vino, solo il piacere di abbracciare nuovamente un amico (raggiunto da un’altra amica che mi ha accompagnato nella trasferta in Carso, la bravissima fotografa Jack Fiore, autrice delle foto che corredano questo post), di assaggiare qualcosa dalle botti, di mangiare salumi stupendi prodotti dal papà di Fulvio, l’indomabile Nereo, ma le sorprese e le folgorazioni non sono mancate.

Sorprese che ieri, domenica, ho voluto sintetizzare in un post flash pubblicato sulla mia pagina Facebook Vino al vino Lemillebolleblog. Il testo, essenziale, diceva testualmente: “Solo un genio (del vino) come Fulvio Bressan poteva concepire la pazzia di lasciare il suo Pignolo 1997 vent’anni in botte. Il risultato è uno dei più grandi vini italiani mai assaggiati. E vogliamo parlare del suo Pinot grigio 2014 (avete capito bene, 2014…) “dimenticato” sette mesi sulle bucce e ancora in botte forse per due anni ancora? Voi dite quel che volete di Fulvio (a me non farà una piega, lui é un amico fraterno) ma provate a dire, sfidando il ridicolo, che i suoi vini non siano straordinari!”.

Era domenica, eppure subito appena pubblicato il post ha cominciato ad ottenere un sacco di visualizzazioni, a raggiungere una copertura che ad ora, mentre scrivo (ore 21.30 di lunedì 15 gennaio) ha dello sbalorditivo (cito i dati più significativi): 12.696 persone raggiunte, 662 reazioni, commenti, condivisioni, 534 mi piace, 2341 clic sul post, ecc.

Questo fatto, considerando che il mio post non aveva nulla di esplosivo, nulla di particolare o speciale, essendomi limitato a ribadire pubblicamente la mia profonda amicizia per Fulvio, e la “goduria” datami dall’assaggio di due vini ancora in botte letteralmente strepitosi, mi ha fatto riflettere. E mi ha portato a due conclusioni che credo valgano la pena di essere condivise.

In primis la gioia per vedere superata l’ondata di odio o quanto meno di dileggio che si riversò su Bressan nell’agosto del 2013, mediante il linciaggio mediatico (qui qualche esempio dei campioni in questo sport cialtronesco: 1, 2, 3) che Fulvio subì allorché fece un indubbio errore esprimendo non al bar o a casa sua ma pubblicamente giudizi offensivi su un Ministro (incredibile ma vero, è stata Ministro la Signora Kyenge, dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014…) del governo italiano allora in carica.

Questo accadimento generò fortunatamente anche analisi tutto sommato oneste, come questa, e portò a decisioni politicamente corrette e ipocrite come quella della guida di Slow wine di Slow Food di escludere Bressan dall’edizione di quell’anno della pubblicazione. Decisione assurda che commentai in questo articolo. Lanciando poi questa provocazione, che continuò quattro anni dopo in questo mio testo dello scorso agosto.

Con grande gioia prendo atto che seppur super seguito e commentatissimo il mio post su Facebook non ha dato vita ad alcun intervento di detrattori di Bressan, di persone impegnate ad accusarlo delle peggiori nefandezze o indirizzargli le solite accuse di razzista, fascista, ecc. ecc.

La seconda conclusione, la più piacevole, consolante, quella che mi dà più felicità e credo la possa dare anche a Fulvio è che da tantissima gente la logica scema e ipocrita del politicamente corretto, secondo la quale Bressan è brutto sporco e cattivo ed i suoi vini sarebbero quindi da ignorare/boicottare viene decisamente respinta e rimandata al mittente. A questi appassionati di Bacco interessa, come invitavo a fare nel mio articolo del 2013, esclusivamente la qualità dei vini di Bressan.
Siccome non è possibile pensare che anche tutte quelle persone possano essere brutte sporche, cattive, razziste, fasciste “come Bressan”, viene da concludere che ci troviamo di fronte ad un tipo di appassionato intelligente, maturo, consapevole, che non si fa mettere l’anello al naso, che sa scegliere, che ha le idee chiare e al quale non la si può dare a bere…Gente che usa il proprio palato e il proprio cervello e non li ha di certo versati all’ammasso…

E infine sapete cosa concludo? Che questo fiume di consensi per il mio modestissimo post sono soprattutto segnale di una cosa importante: un sacco di gente, in Italia e nel mondo, vuole bene, come me, a Fulvio Bressan. E questa consapevolezza mi riscalda il cuore… E credo possa fare avere lo stesso effetto con un burbero di buon cuore come lui..

Non dimenticate di leggere anche:
Lemillebolleblog http://www.lemillebolleblog.it/
e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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