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My Wine Notes

Editoriali

Orlando Pecchenino si è dimesso, ma restano irrisolti i problemi del Consorzio Barolo (Barbaresco, ecc.)

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Urge un nuovo Presidente autorevole e condiviso per rilanciarlo

Voglio troppo bene al Barolo e al Barbaresco, al mondo della Langa e devo, anche se qualcuno dice che io sia “stronzo” (me lo sibilò anni fa a Milano la figlia del grande Giorgio Bocca, produttrice piccola, in tutti i sensi, in quel di Dogliani) portare rispetto dei drammi umani che ogni persona, anche se produce vini che non amo, anche se rappresenta un’idea del vino albese che non è la mia, può vivere in determinate difficili e sgradevoli situazioni.

Mi guarderò bene dal “cantare vittoria” o esprimere semplice soddisfazione per una scelta, quella di dare le dimissioni da Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, Orlando Pecchenino, che avevo chiesto da mesi, e che si era resa inevitabile dopo la scelta del patteggiamento della pena fatta alcuni giorni fa dallo stesso.

Non avevo infierito in quella occasione, anche perché, come scrissi, di fronte alla morte, negli stessi giorni della notizia del patteggiamento, di Bruno Giacosa, tutto il resto passava in second’ordine, ed era il momento della commozione, del ricordo e del silenzio.

E non infierirò ora, perché odio come atto spregevole il calcio dell’asino che si dà alle persone solo quando sono in difficoltà e perché il gesto delle dimissioni, un bel gesto, chapeau!, ed il tono della lettera con la quale le annuncia, che l’ex Presidente ha voluto inviare anche a me, nobilitano e riscattano, ai miei occhi di romantico Don Chisciotte, Orlando Pecchenino.

Una lettera che voglio riprodurre qui di seguito integralmente:

“Cari produttori consorziati,
come avrete avuto modo di apprendere si è recentemente conclusa la vicenda giudiziale che mi ha  visto coinvolto a seguito della denuncia di un produttore e che ha comportato per me e per mio fratello, contitolare dell’azienda, grande turbamento e pregiudizio,  sia sotto il profilo morale e umano che sotto quello economico.

La conclusione cui si è pervenuti, e cioè la scelta di concludere con un patteggiamento della pena condizionato al dissequestro e restituzione del prodotto (circa 500 hl di Nebbiolo da Barolo annate 2013 2014 e 2015 con menzioni Bussia e Le Coste di Monforte in botti per l’invecchiamento, collocato nella cantina di Monforte d’Alba, e in parte pronto per essere imbottigliato) è stata dettata dall’imprescindibile esigenza di salvaguardare l’azienda e la nostra attività, quell’azienda che con impegno e grande dedizione abbiamo creato e accresciuto e che costituisce la nostra vita. I tempi della giustizia non avrebbero garantito quel risultato.

Solo ed esclusivamente per questa ragione ho rinunciato, in parte, a difendermi, perché, come ho sempre sostenuto, e qui ribadisco fermamente, non sono responsabile dei fatti di cui sono stato accusato. Il patteggiamento non è un’ammissione di colpa, né una sentenza di condanna: nel mio caso è stata una necessità per avere la disponibilità del vino, altrimenti bloccato dal lungo procedimento giudiziario che come tutti sappiamo, in Italia, avrebbe potuto durare anni. Ciò avrebbe compromesso irrimediabilmente il Nebbiolo atto a Barolo con menzioni Bussia e Le Coste di Monforte conservato nelle botti nella mia cantina di Monforte d’Alba.

D’altro canto il dissequestro del prodotto, in parte mantenuto con la denominazione Barolo, altro non rappresenta che la prova della infondatezza dell’accusa.

Questa mia scelta, dolorosa sotto l’aspetto umano e gravosa sotto quello imprenditoriale, non deve però, nel modo più assoluto essere oggetto di illazioni e strumentalizzazioni atte ad infangare la reputazione e a condizionare le attività del Consorzio di Tutela da me presieduto e, perché ciò non accada, rassegno sin da ora irrevocabilmente le dimissioni dalla carica di Presidente.

Vi ringrazio per la stima e l’appoggio che mi avete dimostrato in questi anni.
Orlando Pecchenino”.

Io non sono né un magistrato né un poliziotto, ma un semplice cronista del vino e non ho elementi per decidere se i fatti attribuiti a Pecchenino siano veri oppure no. E non mi sento nemmeno di giudicare il perché Pecchenino abbia scelto di patteggiare, se si stato costretto a farlo, obtorto collo, per ottenere il dissequestro dei 500 hl di Nebbiolo da Barolo annate 2013 2014 e 2015, e salvare l’azienda, oppure se siano state altre motivazioni a portarlo a quella, immagino molto difficile scelta.

A me basta che Pecchenino abbia fatto il passo indietro che gli si chiedeva, che gli hanno chiesto anche illustri produttori suoi colleghi (che così si sono pronunciati parlando con me già domenica) e, ne sono certo, anche alcuni membri del Cda del Consorzio. Mi basta che abbia scelto di separare la sua sorte, la sua immagine, la sua credibilità, il prestigio aziendale da quelle, ben diverse, del Consorzio del Barolo.

Ora, di fronte alle dimissioni di Pecchenino, resta però un problema molto più grande, che il comunicato stampa di ieri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di cui Pecchenino è stato presidente ricorda, e che recita: “Il Consorzio del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani comunica che il Presidente Orlando Pecchenino ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato dalla sua carica.Il Consiglio di Amministrazione con rammarico prende atto e lo ringrazia per l’importante lavoro istituzionale svolto con passione, dedizione e serietà.
Nel corso del suo mandato sono stati raggiunti i significativi obbiettivi che il Consorzio si era prefissato. I Vice Presidenti ed i Consiglieri esauriranno le incombenze in scadenza al fine di indire quanto prima l’assemblea dei soci per l’elezione del nuovo Presidente e del nuovo Consiglio di Amministrazione. Il Consiglio di Amministrazione”.

Resta ora il problema di eleggere un nuovo Presidente, un nuovo Cda, e di restituire al Consorzio Barolo Barbaresco, ecc. quel ruolo importante, centrale, trainante, strategico, che da troppo tempo non ha. E su questo tema mi pronuncerò, spingendomi a proporre alcuni nomi di possibili validi presidenti (girano già alcune ipotesi, talune stravaganti…), in un articolo che conto di pubblicare già nei prossimi giorni della prossima settimana.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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