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My Wine Notes

Enoriflessioni

In Oltrepò Pavese è sempre un problema di comunicazione

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Un Riesling renano da applausi, ma scoperto assolutamente per caso…

Lo so bene che quando mi avventuro a scrivere di quelle che, Valtellina a parte, sono le più importanti zone vinicole lombarde, ovvero zona spumantistica bresciana e Oltrepò Pavese, rischio di essere monotono, ripetitivo, monocorde, eppure che ci volete fare, io continuo a ripetere, perché continuo a raccogliere elementi di conferma di una mia antica convinzione, che l’Oltrepò del vino è soprattutto un problema di comunicazione. O come direbbero i più acculturati o (sventurati loro) i renziani… di storytelling.

Un termine che quando lo sento nominare mi fa pensare al celeberrimo motto “quando sento la parola cultura metto mano alla pistola”, erroneamente attribuito al Ministro della propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbels, ma in realtà da attribuire al commediografo tedesco Hanns Johst, che la inserì nella sua opera teatrale Schlageter. Esaurita questa breve parentesi di filologia germanica, torniamo a noi, con un semplicissimo esempio.

Nei giorni scorsi, ormai lo sanno anche i sassi, sono stato a Bussolengo nel veronese per la due giorni di presentazione del Catalogo di Proposta Vini e domenica girando a degustare in compagnia di vecchie e nuove amiche, la giovane bravissima Gaia Rossi che fa parte della squadra di Stevie Kim a Vinitaly International, e Isabella Streicher, sensibile sommelier tedesca con trascorsi da ebanista in quel di Trento, dopo aver assaggiato l’intrigante Rosé di Nebbiolo di Erpacrife, ho detto, perché non provare un altro Rosé metodo classico, ma questa volta di Pinot nero?

Più tardi avrei provato, insieme ad un’altra amica, Marta Valentini, patronne dell’enoteca La mia cantina di Padova, l’ottimo Trento Doc Maso Nero Rosé, questa volta 2012, di Rudy e Roberto Zeni, di cui scrivevo già sette anni orsono, e che dall’epoca è nettamente migliorato, fino a diventare uno dei migliori Rosé metodo classico italiani.

Pinot nero, metodo classico, come non dirigersi senza esitazioni verso il banco di un produttore targato Oltrepò Pavese? E così ho fatto, arrivando da Cristian e Stefano Calatroni che producono bollicine e vini fermi in quel di Montecalvo Versiggia. Un’azienda che apprezzo, di cui avevo scritto, in modo interlocutorio, due anni orsono, a proposito della Cuvée Pinot 64.
Con le due amiche abbiamo assaggiato due Rosé (non Cruasé, ahimé) metodo classico base Pinot nero, l’eccellente, armonico, equilibrato, succoso, vivo, decisamente piacevole e ben fatto Rosé Pas Dosé millesimato NorEma 2013 tribicchierato, e un altro Rosé sempre NorEma, di cui non troverete traccia sul sito Internet aziendale (primo problemino di comunicazione) e di cui ci è stato raccontato che aveva avuto un affinamento sui lieviti di ben 90 mesi.

Vino ambizioso, ma che a me è piaciuto molto meno del Pas Dosé Rosé 2013, avendolo trovato troppo strutturato, bloccato, e un po’ evoluto, privo di quell’energia, di quel nerbo che mi aspetterei da un grande metodo classico in rosa.

E che c’azzecca, direte voi, tutta questa premessa bollicinara su Vino al vino? C’entra, perché assaggiando le bollicine, anche un simpatico, immediato, con intenzioni dichiaratamente commerciali (se vende il Prosecco, perché non si dovrebbe vendere un vino decisamente migliore?) metodo classico a base di Riesling italico denominato Inganni 372 (che ha dietro una storia bellissima che riguarda le antiche origini della colomba pasquale..), mi sono trovato di fronte a due Riesling, a base di Riesling renano.
E qui ho scoperto (secondo problemino di comunicazione) che non solo i Calatroni producono due ottimi Riesling, il più giovane e fresco Campo Dottore, 2016, ma uno direi di livello eccellente, parlo dell’Oltrepò Pavese Riesling Renano Viticoltori in Montecalvo 2014, di cui non avevo mai avuto notizia.

Un Riesling renano di cui avrei scritto molto volentieri da tempo, estremamente minerale, naso tutto idrocarburi, agrumi, largo, grasso pieno, affilato e sapido, di straordinaria personalità, se solo i simpatici Calatroni si fossero presi la briga di lanciare, non a me, ma al mondo, un segnale percepibile della sua esistenza. Ho chiesto oggi a diversi amici oltrepadani, ristoratori e non, se lo conoscessero, ricavando una serie di sorpresi no.
Mi chiedo allora, e torno al punto di partenza del mio articolo: ma ai viticoltori oltrepadani di qualità, che non mancano, interessa, come mi sono già tante volte chiesto, qui, qui, qui e poi ancora qui, farsi conoscere, comunicare, far sapere che esistono e che magari avrebbero buoni vini da vendere oltre Zenevredo, Santa Giuletta e Sannazzaro dei Burgondi? Sono al corrente che ci sono tanti modi, mail, news letter, comunicato stampa, passaparola, invito a visitare le aziende, invio di campioni da degustare, partecipazione e organizzazione di banchi d’assaggio, nel caso anche piccione viaggiatore, per farsi scoprire da stampa, ristoratori, enotecari, distributori, ecc?

E già che ci siamo, i produttori oltrepadani di qualità, che, lo ripeto, sono molti di più di quel che si pensi, ma agiscono in ordine sparso e si permettono il lusso di avere due organismi di rappresentanza, il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese ed il Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese che forse il problema comunicazione ha deciso di affrontarlo e risolverlo, accettano che si scriva dei loro vini anche avanzando delle critiche e non solo stendendo tappeti rossi nei loro confronti?

L’esperienza mi dice di no, anche nel caso di Calatroni. Difatti, nella ricca rassegna stampa di articoli che figura sul sito Internet aziendale, il mio articolo del 2015, che non parlava male del Pinot 64 metodo classico, stranamente non figura. Sicuramente per una dimenticanza. O per un ennesimo problema di comunicazione?

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Gipponio

    24/01/2018 at 14:04

    Magari il suo articolo nella rassegna stampa dell’azienda manca perché non vogliono mettere roba di uno come lei

    • franco ziliani

      24/01/2018 at 15:41

      questa é una possibile risposta. Sarebbe stupido, ma possibile. Mi chiedo allora perché sarebbero stati così gentili domenica nell’accogliermi alla loro postazione e nel farmi assaggiare i loro vini… Sarebbe stata pura ipocrisia…
      p.s.
      Mi spieghi Gipponio: cosa intende dire quando usa l’espressione “uno come lei”? Sia più chiaro, mi faccia capire perché sarebbe necessario nel mio caso una sorta di cordone sanitario…. Non abbia timore, dica…

      • Paolino

        26/01/2018 at 08:22

        Caro Ziliani, è sempre un piacere leggerla.
        Grazie per la segnalazione di questa cantina. L’augurio è che in un territorio così vocato per il Riesling e il Pinot Nero possano aumentare le cantine che producano qualitativamente vini da questi 2 vitigni a discapito della quantità, come Calatroni e Picchioni con il suo Pinot Nero Arfena……..roba che uno come lei capisce….

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