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Indiscrezioni

Good news da Monleale: Walter Massa non si candida alle elezioni

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Il richiamo della vigna (e delle donne) più forte delle lusinghe di Roma

La piccola notizia vuol essere solo una buona notizia, non certo uno scoop, da salutare con soddisfazione e con felicità, perché chi scrive non poteva certo credere che un uomo libero, una persona intelligente, un viticoltore felicemente anarchico nel senso migliore del termine, potesse farsi irreggimentare in una formazione politica. E presentarsi, nelle liste di un movimento o partito, tanto più in quel partito di cui avrebbe dovuto difendere i colori, in quella cosa poco seria, kermesse, fiera delle vanità, sagra dove si fa a gara a chi la spara più grossa, e presa in giro dei cittadini elettori, che saranno le elezioni politiche del 4 marzo.

Sto parlando, l’avrete già capito, del re del Timorasso, dell’enfant terrible del tortonese, del t(r)ombeur de femmes classe 1955, Walter Massa, che a fine novembre in un’intervista rilasciata alla Stampa di Torino, si era dichiarato “pronto a diventare “il portavoce degli agricoltori e degli artigiani in Parlamento” e aveva deciso che era “tempo di “scendere in campo” con il PD”.

Io, pur essendo una vecchia conoscenza di Walter, esagererei se dicessi amico, anche se abbiamo un’antica consuetudine e un rapporto ben consolidato e dialettico, avevo commentato negativamente e apertamente criticato questa eventualità, ritenendo che Massa dovesse restare nelle sue vigne a difendere la causa del mondo agricolo e vitivinicolo che ha così brillantemente difeso e illustrato con i suoi vini, con la sua azione all’interno della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, con le sue prese di posizione da battitore libero e libero pensatore.
Persuaso che in Parlamento, per di più in una formazione politica che in questi anni non ha certo dimostrato di avere a cuore la causa del mondo contadino e agricolo, sarebbe stato come un pesce fuor d’acqua, destinato ad essere deluso e disilluso per la sua scelta…

Mi ha fatto quindi particolarmente piacere, incontrando domenica Walter Massa (accompagnato per una volta non dal fido Pigi l’amico basettone scalzo, il Sandie Shaw delle Colline Tortonesi, ma da un’affascinante ragazza: si tratta sempre bene il Walter…) alla presentazione del Catalogo di Proposta Vini, sentirmi dire da lui “scrivi pure che non mi candido”.

E sentirmi raccontare della sua rinuncia a presentarsi, “almeno a questo giro”, preferendo continuare a sostenere le proprie battaglie in vigna e cantina, all’interno della Fivi, e sensibilizzando altri personaggi (prossimamente ci saranno novità nei Colli Tortonesi..) ad investire nell’area del Timorasso, varietà autoctona da Walter salvata dalla scomparsa e lanciata come grande uva bianca autoctona tra le più importanti non solo in Piemonte, nell’alessandrino, ma di tutta l’Italia…
Poco importa che la rinuncia di Walter sia dovuta al fatto di voler aspettare che suo nipote Edoardo cresca e possa piano piano entrare in azienda, o che Massa, che è sveglio, abbia capito che con ogni probabilità queste elezioni saranno inutili e che entro l’anno possa capitare di dover tornare a votare, preferendo tenersi pronto per quell’evenienza decisiva (fateci caso, quanti si stanno sedendo in panchina ad aspettare gli eventi: Maroni, Alfano, Veltroni, Di Battista, Verdini…Fini vede invece se riesce ad evitare le patrie galere…).

Nulla cambia. A me piace pensare che l’anarco situazionista di Monleale (terra di pesche supreme e di grandi vini) preferisca la pace (e la fatica) delle vigne percorse con gli amati trattori (ne ha 8 e tre moto) o a piedi, osservando anno dopo anno la natura compiere il miracolo e darci oggi il nostro vino quotidiano…

E mi lascio cullare dall’idea, da anarchico conservatore di destra quale sono, che Walter Massa, nativo di Monleale, sogni di arrivare a Roma non come parlamentare renziano, bensì alla testa di quel popolo del Quarto Stato, orgogliosi e tenaci lavoratori della terra e braccianti agricoli, icasticamente celebrato da Giuseppe Pellizza nato a pochi chilometri da casa sua, Volpedo. Quello sì che sarebbe un approdo a Roma trionfale e degno di Walter…
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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. franco ziliani

    24/01/2018 at 16:48

    Per completare il discorso sul difficile rapporto tra mondo agricolo e politica che é un po’ il filo rosso del mio articolo sulla scelta di Massa, consiglio di leggere attentamente l’ottima analisi fatta dall’amico e collega Filippo Larganà sul suo blog Sapori del Piemonte: http://www.saporidelpiemonte.net/blog/editoriale-verso-il-4-marzo-perche-in-campagna-elettorale-nessuno-parla-di-agricoltura/
    Ne é il perfetto completamento

  2. Giuseppe Raimondi

    24/01/2018 at 17:19

    Bell’articolo, peccato che rovini tutto buttandola in politica.
    Lo dica che é nostalgico della marcia su Roma del 1922, anche se credo che lei all’epoca non era ancora nato.
    Ma le sembra possibile avere nostalgia di una simile pagina buia della storia italiana?

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