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Garantito... da me!

Garantito… da me! IGT Toscana Junior 2014 Tenuta Il Corno

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Voglio azzardare una previsione/scommessa: credo che il 2018 sarà, enoicamente parlando, l’anno della riscoperta delle grandi potenzialità di alcuni antichi, tradizionali e un po’ dimenticati vitigni toscani, il Colorino ed il Canaiolo ed il Ciliegiolo.

Dopo un passato non luminoso ma più che onorevole come varietà complementari nel Chianti, come “damigelle” di Messer Sangiovese, ed il loro progressivo oblio, negli anni Ottanta e Novanta della corsa stupida ai “vitigni migliorativi” (del conto in banca dei vivaisti e delle varie pépinières viticoles) bordolesi, queste belle varietà profondamente tosche recentemente stanno conoscendo una piccola, orgogliosa, tenace, ma significativa riscoperta.

E qua e là per la Toscana, oltre ad avere fatto la loro ricomparsa in svariati Chianti (Classico e non) di impronta tradizionale, sono oggetto di un’intelligente riscoperta. Che ne fa scoprire il valore ed il senso del continuare a coltivarle in vari areali della terra di Dante (ma anche di Renzi e della Boschi, purtroppo, e di Verdini, poveri noi…), un significato di molto superiore a quello del produrre, cosa che nessuno a Bordeaux si sogna di fare, Petit Verdot (made in Tuscany) in purezza…

Di recente, durante la bellissima Mostra mercato dei vignaioli della Fivi a fine novembre a Piacenza, sono rimasto molto favorevolmente sorpreso, accompagnato alla loro postazione dalla giovane e brava amica Gaia Rossi, dal Ciliegiolo in purezza (esiste davvero anche se i due fratelli Matteo e Nicola Cantoni non hanno ancora trovato tempo per di inserirlo nel loro sito Internet e ne scriverò presto) della Fattoria di Fibbiano di Terricciola, nella Valle dell’Era nel pisano.

E ieri sera ho stappato e mi sono proprio gustato, con soddisfazione, abbinato ad un bel piatto di maccheroni con il ragù di funghi preparato da mia figlia Valentina, l’ottimo IGT Toscana Junior della Tenuta il Corno di San Casciano Val di Pesa proprietà dal 1911 dei Conti Frova Arroni di Arrone e segnatamente di Maria Giulia Frova. Un posto stupendo, a giudicare dal sito Internet, cui spero tanto di poter far visita quest’anno. Una delle “più belle tenute della Val di Pesa, costruita nel XII secolo ad opera dell’antica famiglia fiorentina, di origine pistoiese, dei del Corno”, quest’anno.

Una realtà produttiva, Tenuta il Corno, la cui produzione ho conosciuto tramite i social, e grazie alla proposta di un collaboratore dell’azienda, che molto probabilmente aveva letto qualche mio articolo, di fare visita in azienda. Non potendolo fare a breve ed essendo molto incuriosito, soprattutto dopo avere scoperto che la Tenuta produceva ben tre vini a base Colorino: oltre allo Junior di iersera, il Minnaemoro, dalla sgargiante simpaticissima etichetta, dove il Colorino è utilizzato, 50% & 50%, insieme al Sangiovese, e un IGT affinato in barrique.

Mi piace molto questo focus puntato sul Colorino, e la ricerca sulle antiche varietà chiantigiane e toscane in corso “all’interno della Tenuta dove si sono selezionate nel tempo alcune interessanti e tipiche varietà toscane di vite, come il Colorino del Corno, la malvasia nera Santa Lucia e alcuni cloni di San Giovese di Toscana. Sono ancora presenti “piante madri” a piede franco da cui l’azienda continua ad attingere materiale viticolo”.
E per cominciare a capire come alligni il Colorino in questa terra ho pensato che fosse opportuno assaggiarne la versione in purezza affinata in acciaio, l’annata 2014 del vino denominato Junior, 5000 bottiglie ottenute da un vigneto posto a 320 metri di altezza, allevato a cordone speronato con densità di 5200 piante ettaro, uve vendemmiate a piena maturità a metà ottobre, fermentazione e macerazione in acciaio e malolattica svolta e affinamento senza il ricorso al legno.

E  come ho trovato questo Colorino Junior 2014 Tenuta il Corno? Definirlo gustoso, piacevolmente rustico, rosso rubino violaceo profondo ma brillante, grasso e consistente nel bicchiere, denso di aromi selvatici, profumato di ciliegia nera e prugna, con leggere note pepate e di erbe aromatiche, sfumature di mora e grafite, molto persistente al gusto e di gran nerbo, di bella profondità, non largo, ma preciso, incisivo, minerale, nervoso con una vena molto salata, con tannino leggermente rugoso che si fa sentire, è davvero poca cosa. Come la lunga persistenza, la pienezza di sapore, la schiettezza autentica di questo vino, il suo parlar tosco e non uno stupido linguaggio internazionale.

Rinnovo la mia sfida: scommettiamo che saranno vini schietti e territoriali (qualche bischero continui pure a chiamarli provinciali preferendo loro tristissimi, polverosi e archiviati Super Tuscan, il provinciale e grullerello resta lui…), come questi a fare la nobilitate, nel 2018, del vino italiano?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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7 Commenti

7 Commenti

  1. Paolo Boldrini

    04/01/2018 at 09:08

    Adoro i vini toscani che contengono queste uve, da sole o in abbinamento al sangiovese. Quando voglio bere un buon Chianti, mi assicuro che non contenga i vitigni del nuovo disciplinare.
    Non dimentichiamoci altri due “piccoli” vitigni toscani: il mammolo e il foglia tonda…!

    • franco ziliani

      04/01/2018 at 14:26

      hai ragione amico dell’amicona nostra, d’a Laura dei nostri sogni!
      E oltre a Mammolo io consiglio di tener conto di altre uve: Pisolo, Eolo, Brontolo, Gongolo, Cucciolo, Dotto 🙂

      • Paolo Boldrini

        04/01/2018 at 14:46

        Ehm….sei sicuro che siano sogni…e non incubi…?!?

      • Paolo Boldrini

        04/01/2018 at 15:10

        …ma così mi induci in tentazione…: 🙂
        Pisolo: vitigno caratterizzato da un lento e tardivo risveglio vegetativo;
        Eolo: vitigno che predilige nettamente le zone ben esposte ai venti;
        Brontolo: vitigno dal carattere un po’ “scorbutico”, difficile da allevare;
        Gongolo: vitigno dai grappoli abbondanti, quasi esuberanti;
        Cucciolo: vitigno molto giovane e con caratteristiche simili al Picolit;
        Dotto: vitigno selezionato di alta qualità, proveniente dal vivaio del prof. Attilio Scienza.

        Che te ne pare…? 😀

        • franco ziliani

          04/01/2018 at 23:39

          ah Boldrì, ammazza quanto sei ganzo! 🙂

  2. Paolo Boldrini

    04/01/2018 at 14:45

    Me lo immaginavo che l’avresti detto…! 😉
    Va be’, allora mettiamoci pure altri 3 nani: Pigialo, Svinalo e Bevilo….

  3. Tersi Loris

    04/01/2018 at 20:59

    Concordo in pieno. Sono questi i vini territoriali.
    Bell’articolo Franco.

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