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My Wine Notes

Editoriali

Di fronte alla morte di Bruno Giacosa non é il tempo di occuparsi di Pecchenino…

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Ora è il momento del silenzio, del raccoglimento, del ricordo…

Domenica mattina mentre mi stavo dirigendo a Bussolengo in provincia di Verona per la bellissima, festosa, interessantissima due giorni di presentazione del catalogo di Proposta vini, dove era presente anche uno dei produttori di Barolo e Barbaresco che prediligo, il Castello di Verduno di Gabriella Burlotto e Franco Bianco, ho ricevuto via WhatsApp da un amico la paginata della Stampa relativa agli sviluppi di una vicenda vergognosa capitata non ad un fesso qualsiasi ma addirittura al Presidente del Consorzio, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, il signor Orlando Pecchenino, “sospettato di aver violato quelle regole della Docg che dovrebbe difendere” in quanto “accusato di aver vinificato il suo Barolo al di fuori dei confini stabiliti dal disciplinare”.

Non essendomi portato con me il notebook e non potendo certo scrivere un articolo tramite smartphone mi ripromettevo di dedicarmi lunedì sera, al ritorno dal Veneto, alla stesura dell’articolo, riprendendo e ampliando la breve nota che avevo avuto modo di inserire sulla mia pagina Facebook e che diceva “Il Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco ecc. Orlando Pecchenino patteggia 4 mesi per frode in commercio. Può rimanere al suo posto? Assolutamente no! Il Cda del Consorzio e gli associati ne chiedano le immediate dimissioni!”. Nota che avevo girato ad una serie di produttori del Consorzio Barolo alcuni membri del Cda del Consorzio stesso.

Lunedì mattina risvegliandomi mi rammaricavo del piacere di disporre di un’altra giornata con il team di Proposta vini, e già pregustavo il sottile piacere di commentare l’articolo, come sempre preciso e puntuale, di Roberto Fiori pubblicato sulla Stampa.

Nonché di chiedere ad una vecchia conoscenza come Giancarlo Montaldo, Ex Sindaco di Barbaresco, ex Presidente Enoteca Regionale del Barolo, ex direttore del Consorzio Barolo e Barbaresco ed ora direttore di Barolo & Co, persona a me tra l’altro molto simpatica dove avesse trovato la, diciamo così, “ispirazione”, per scrivere sulla Gazzetta d’Alba una difesa d’ufficio di Pecchenino così accorata che sembra quasi che il colpevole del reato di tentata frode in commercio per cui aveva chiesto il patteggiamento, che in termine tecnico significa “applicazione della pena su richiesta delle parti”, non fosse il produttore di Dogliani, bensì la persona che aveva presentato la denuncia da cui pare essere partita l’inchiesta…

E difatti, come già aveva fatto in un precedente articolo del 18 novembre 2016, ripreso dalla Gazzetta d’Alba nell’articolo di ieri, un super garantista Montaldo si chiedeva: “Sorge spontanea una domanda: si voleva colpire Pecchenino come azienda o Pecchenino come presidente del consorzio?”. Aggiungendo poi “ciò che ci sentiamo di escludere è che l’azienda abbia sbagliato in modo consapevole. Non è nel suo Dna e nemmeno in quello dei suoi titolari”.

Questo il programma originario di lunedì mattina, rivoluzionato poi verso le 9.30 dall’arrivo di una di quelle ferali notizie che non vorresti mai ricevere, l’annuncio della morte di uno dei Grandi Vecchi del Barolo e del Barbaresco, Bruno Giacosa, che stamattina avevo voluto dare, in estrema sintesi, via social: Questa mattina è scomparso a 88 anni Bruno Giacosa, uno dei giganti del mondo del vino piemontese e italiano. Con lui muore una pagina irripetibile della storia del Barbaresco e del Barolo. Ho avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo. Sono senza parole e abbraccio forte Bruna”.

Tornato a casa e trovato non so come il coraggio di chiamare Bruna per esprimerle il mio cordoglio, la mia vicinanza, essendo stato molte volte, da fine anni Ottanta in poi, in cantina da suo padre, ed il rammarico di non poter essere mercoledì ai funerali, perché impegnato per lavoro a Londra, non ho trovato ancora la forza per scrivere quello che per me è stato Bruno Giacosa, non solo un sommo vinificatore e conoscitore meticoloso dei vigneti di Langa, ma un uomo vero, serio, di poche parole, che ha mantenuto sempre diritta la barra della qualità senza compromessi. Senza cedere alle mode, senza farsi condizionare da niente e da nessuno.

Ci sarà tempo e modo per farlo, come per entrare nel merito della vicenda Pecchenino. Ora è il tempo del silenzio, del raccoglimento, della commozione, del ricordo di chi ha fatto la storia del Barolo e del Barbaresco, di chi ha acceso luci inestinguibili sulla loro grandezza. Parlare ora delle contingenze squallide del mondo odierno dei vini albesi, delle loro miserie, dei pallidi personaggini che oggi ne sono purtroppo protagonisti, sarebbe oltremodo fuori luogo, oltraggioso, osceno.

Grazie a Bruno Giacosa per quello che ha fatto, per come l’ha fatto, per l’esempio luminoso e adamantino che ha rappresentato. Sit tibi terra levis

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Sim

    27/01/2018 at 09:01

    Si è dimesso il Sig.Pecchenino…onore a lui protagonista di un azione che nel nostro paesaccio è rarità! Da questo momento IO credo nella sua buona fede. Chissà una Delle tante penne curve ai potenti, Sig. Montaldo che pensa oggi del suo articolo scritto sicuramente con tanto di lingua pendente dalla bocca. Bravo!

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