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My Wine Notes

Mon coeur mis a nu...

C’è chi muore solo un po’…

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A proposito di Bruno Giacosa e dei grandi del vino 

La cara amica Silvana Biasutti mi ha inviato queste riflessioni, brevi e intense, a margine della notizia della morte di un grande interprete del vino di Langa come Bruno Giacosa. Le pubblico con grande piacere condividendo in pieno con lei il pensiero che “Bruno Giacosa non è proprio morto, finché uscirà dalla bottiglia, come un Aladino senza tempo, a raccontarci la sua storia”…

Per come l’ho conosciuta io, la gente del vino è un po’ come gli artisti, che non muoiono mai. Quando pensi a Modigliani, o al Caravaggio, non pensi che non ci sono più, magari da qualche secolo: pensi all’emozione che provi guardando un loro lavoro, o semplicemente ricordandolo. Caravaggio non è morto, se ogni volta che vado a Roma posso scappare a San Luigi dei Francesi o a Sant’Agostino e trattengo il respiro ascoltando quello che lui ha dipinto.

Così come quando, tanti anni fa, ho scoperto un appartamento di via Senato, a Milano, dove il banchiere Mattioli aveva radunato la sua incredibile collezione di arte contemporanea, ancor più incredibilmente visitabile senza troppe formalità; mi perdevo davanti a un nudo di Modigliani o a una testa in cera di Medardo Rosso, e non mi sarei mai sognata di pensare che i due artisti erano morti.
Certo non succede a tutta la gente del vino di essere quasi immortale: non succede ai finanzieri che acquistano tenute ed etichette famose, o a grandi proprietari di grandi aziende i cui legami con il vino e il vigneto sono solo sull’etichetta della bottiglia. Accade più facilmente a un agronomo o a un enologo, legati a un vino e a una terra dal loro lavoro.
Ma succede di certo a uno come Bruno Giacosa, che ho conosciuto nella misura in cui ho bevuto il suo vino che mi ha raccontato molto di lui e quindi me lo ha presentato. Succede anche con certi produttori o vignaioli che ho anche conosciuto e frequentato di persona, come il vecchio Baricci, o Franco Biondi Santi, o poco più indietro negli anni, Gianni Brunelli.

C’è chi non muore davvero, non muore fino in fondo, perché sull’etichetta non c’è solo il suo nome, ma c’è la sostanza, il lavoro; ci sono le scelte di una vita – sentimenti, passioni, delusioni, burrasche, coerenza, tenacia – e nel bicchiere ci ritrovi tutto.

Così Bruno Giacosa non è proprio morto, finché uscirà dalla bottiglia, come un Aladino senza tempo, a raccontarci la sua storia.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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