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My Wine Notes

Enoriflessioni

A Barolo hanno la memoria corta e ormai considerano la coerenza un optional

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A proposito di Rinaldi Giuseppe, in arte “Citrico”… Lo smemorato dei Cannubi

Venerdì mattina (ero nel Carso a degustare Vitovska e Teran) mi è capitato di leggere tramite smartphone questo articolo pubblicato. Non avevo tempo per mettermi al computer e scrivere e anche oggi che sono tornato a casa da tre giorni meravigliosi di perdere tempo per entrare nel merito di quello che nell’articolo viene detto ho tempo e voglia ancora meno.
Mi limito a prendere atto che un produttore di Barolo che conosco diciamo da 25-30 anni, o meglio, che credevo di conoscere e mi sbagliavo, ovvero il Signor Rinaldi Giuseppe, o più semplicemente Beppe, in arte “Citrico“, uno che in passato inviava a questo blog “Fanfaluche neofuturiste” come cadeau di Natale ai lettori di Vino al vino, stimolandone altre da parte di un comune amico come Pierluigi Gorgoni, nell’anno di grazia 2018, avendo qualcosa di importante da esternare in materia di Barolo, ormai preferisce altri interlocutori.
Prendo atto che lo stesso Rinaldi Giuseppe (Beppe) ha la memoria labile o è mal consigliato in famiglia da giovani rampolle. E dimentica le battaglie da me fatte, ricordo a lui e ai lettori alcuni episodi lontani, 1999, 2000, 2003, e altre recenti, come questa, che hanno visto una pigra indifferenza da parte dei diretti interessati, i barolisti, e soprattutto quelli che pensavo fossero interessati alla questione, ovvero i barolisti tradizionalisti, forse impegnati a ciacolar con la “stampa importante”.

Quella che per salvare la faccia, ogni tanto, come parentesi in un operare giornalistico costantemente impegnato a “magnificare” le sorti delle Grandi Aziende del Vino Italiano e degli inserzionisti pubblicitari di un quotidiano che fu grande, finge di dedicarsi alle sorte del vino vero, dei vignaioli autentici come Rinaldi Giuseppe in arte “Citrico“.
Prendo atto di questa scelta, legittima, anche se umanamente un po’ cialtronesca e gaglioffa, e continuerò a fare, anche nell’interesse dei pigri, dei distratti, dei neo-conformisti, di quelli che… “vuoi mettere il Corriere della Sera con Vino al vino?”, le mie battaglie per amore del Barolo. Prendendo atto che la coerenza, anche a Barolo, anche a casa Rinaldi, è ormai diventata un optional… Qualcosa passato di moda, una polverosa anticaglia…

Non dimenticate di leggere anche:

Lemillebolleblog http://www.lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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9 Commenti

9 Commenti

  1. Paolo

    15/01/2018 at 15:12

    Non mi pare di leggere nulla di nuovo nella parole di Rinaldi. Sono concetti che pensava a esternava anche 10/15 anni fa.
    Il problema sta forse non in quello che dice, ma a chi lo dice? Fatico a seguirla, stavolta, Ziliani

    • franco ziliani

      15/01/2018 at 16:56

      Ha capito bene, non entro nel merito di quel che dice ma critico la scelta del suo interlocutore..

  2. Paolo

    16/01/2018 at 00:33

    ma non era uno dei suoi giganti del Barolo tradizionale Beppe Rinaldi?
    Perché un attacco così deciso?

    • franco ziliani

      16/01/2018 at 11:32

      Paolo, ma lei é sicuro di aver letto il mio articolo? La invito a rileggerlo. Io sono stato chiaro, anzi chiarissimo…

  3. Luciano Rossi

    16/01/2018 at 00:35

    Sono stupito dall’assenza di commenti a questo post dove lei prende apertamente posizione contro l’ignavia da troppo successo e troppi soldi del mondo del Barolo.
    Mi aspettavo reazioni, invece nessuna o quasi. Come lo spiega?
    E’ solo indifferenza o che altro?

    • franco ziliani

      16/01/2018 at 11:34

      mi sto convincendo che l’atteggiamento di comodo preso dal mondo del vino quando viene accusato é far finta di niente. Un muro di gomma contro il quale le parole rimbalzano. A me non interessano tanto i commenti ma costringere talune coscienze ad interrogarsi. E sono certo che al termine di certi esami certe coscienze non si sentiranno proprio a loro agio..

  4. avvocato prisco

    22/01/2018 at 19:16

    mi sembra che un tribunale non sia stato tanto indifferente …

    http://www.lastampa.it/2018/01/21/edizioni/cuneo/tentata-frode-in-commercio-presidente-del-consorzio-del-barolo-patteggia-mesi-CPbRoMPk1RGLVEsFVOBb4K/pagina.html se

    prossimamente vedremo Belen Rodiguez tenere conferenze sulla verginità , Dracula alla presidenza dell’Avis e l’avvocato Prisco che , dall’Aldilà, tifa Milan ?

    • franco ziliani

      22/01/2018 at 21:52

      Caro Avvocato, sono felicissimo che lei, nel cielo dei giusti (ovviamente interisti) dove riposa si interessi alle vicende umane e alle vicende barolesche.
      Voglio segnalarle una chicca: come é stata commentata sulla Gazzetta d’Alba la notizia del patteggiamento, che in termini tecnici si definisce “applicazione della pena su richiesta della parte” scelto liberamente dal Signor Pecchenino Orlando, Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco
      http://www.gazzettadalba.it/2018/01/barolo-irregolare-il-presidente-del-consorzio-patteggia-quattro-mesii/
      Legga come l’autore, che conosco bene e che mi é anche simpatico, ovvero Giancarlo Montaldo, ex Sindaco di Barbaresco (dove non si muove foglia senza che Gaja non voglia) ed ex tante altre cose, stia tentando di trasformare Pecchenino da accusato a vittima… Scommettiamo che il Cda del Consorzio del Barolo e Barbaresco, espressione di questo brodo di coltura, non chiederà al dolcettista di Dogliani le dimissioni?

  5. avvocato prisco

    23/01/2018 at 00:04

    E’ sconsolante la frase “in vendemmia si lavora sempre sotto stress”. Mi sembra che sbagliare cantina di vinificazione sia abbastanza improbabile…
    E poi… questi dipendenti distratti che sbagliano le registrazioni , come i vivaisti che vendono ad “ignari produttori” le barbatelle di Cabernet scambiandole per Sangiovese per cui certi Brunello (avevano? hanno?) il colore della melanzana …
    Xe pèso el tacòn del buso direbbero in Veneto

    Infine altra bellissima frase :
    “Quello che ci piacerebbe sapere è da chi proviene la denuncia”.
    Per fare cosa ? Quale sarà la punizione per chi ha fatto la denuncia ?
    Siamo a Monforte o a Corleone ?

    Nessuno darà le dimissioni. Un brindisi con un bicchiere di Dolcetto di Dogliani (o Dogliani) ” Siri D’Jermu” e poi ….
    Alegher, alegher, ch’el bus l’è semper negher!”

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