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My Wine Notes

Interrogativi

A Faccia a faccia su La7 intervista ad Albiera Antinori

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Peccato che l’intervistatrice sapesse di vino come io di fisica quantistica..

Interessanti riflessioni guardando la puntata odierna dell’ottimo programma, Faccia a faccia, ideato e condotto da un professionista di grande esperienza e capacità come Giovanni Minoli, 72 enne in gambissima nativo di Fornovo di Taro e inventore di un programma cult come Mixer, su La 7. Un programma che potrete rivedere in replica, qui, nei prossimi giorni.

Innanzitutto la bravura, la professionalità, il mestiere, di Minoli, la superiore ironia, la scintillante intelligenza di quel piccolo genio di Pietrangelo Buttafuoco che utilizza nel migliore dei modi, con testi all’insegna dell’ironia la minirubrica, scoppiettante, che il programma gli concede.
Ho poi apprezzato, il Faccia a faccia di Minoli con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, perché condotto con i ritmi giusti, con lo spirito giusto dell’intervista, che non è quello di fare processi o imboscate mediatiche tipo quelle che i Corrado Formigli, i Giovanni Floris, le Lucia Annunziata, le Lilli Gruber, (guarda caso, tutti regolarmente di sinistra..) tendono agli ospiti non politicamente corretti, non conformi ai diktat del “pensiero” unico, dei loro programmi televisivi.

Ospiti che vengono invitati non per sentire che idee abbiano, ma per provare a sbugiardarli (mi veniva un altro verbo meno elegante) e per provare a metterli sul banco degli imputati. In una sorta di procedimento in perfetto stile stalinista, dove la condanna è già stata decisa…

Ottima intervista, con tutte le domande giuste alla Meloni, porte con garbo sorridente, mettendo l’interlocutore a proprio agio, senza dargli sulla voce e senza “aggredirlo” come succede bellamente a Piazza Pulita (avete presente la requisitoria pronunciata dalla giornalista Federica Angeli al leader di Casa Pound Simone di Stefano?), un’intervista esemplare. Che, tra l’altro ha permesso a Giorgia Meloni, di cui non sono certo un sostenitore, di fare un’ottima figura.

A sorpresa ho poi scoperto che per la serie degli incontri con le grandi donne delle imprese viste in un viaggio dentro le fabbriche, la giornalista Alessandra Cravetto, di cui non mi sento di discutere le capacità, che sicuramente ha, innanzitutto è simpatica e non si dà arie da fenomeno (avete presente la santorina Giulia Innocenzi? ) avrebbe incontrato Albiera Antinori, presidente della Marchesi Antinori da oltre un anno. E mi sono messo a guardare..

Quale la conclusione? Non mi sono di certo annoiato, il taglio del servizio era svelto, Albiera Antinori perfettamente all’altezza della situazione, però… Però ho trovato, quantomeno singolare la scelta di mandare una giornalista che di vino capisce come me di fisica quantistica e di lingua cinese, ad intervistare la marchesa Albiera.. Che in tal modo ha potuto raccontare quello che vuole, avendo dal’altra parte un’interlocutrice, un’intervistatrice che si “beveva” letteralmente le sue parole.

D’accordo, la responsabile di questa serie di intervista alle donne imprenditrici è Alessandra Cravetto, ma perché allora non informarsi preventivamente di più, prepararsi delle domande più inerenti alla materia vino, magari ricorrendo a qualche autore che di vino ne sapesse più di lei?

Nella televisione italiana, che si tratti di Rai, Mediaset o La 7, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia, il vino finisce, a differenza del food, per essere trattato come figlio di un “dio minore”. O banalizzato, oppure trattato in maniera pseudo competente, ma in realtà prevedibile e senza alcun tipo di curiosità, sempre i soliti noti, sempre un occhio di riguardo per i Grandi Nomi, come nel caso de I signori del vino, oppure liquidato frettolosamente sotto forma di indicazione rapida, senza mai mostrare l’etichetta e fare il nome del produttore, come mero abbinamento a ricette alla cui preparazione ed esecuzione i vari programmi, da quelli abbastanza seri a quelli assurdi tipo Master chef, riservano decine di minuti.

Niente da dire sul garbo, sullo stile dimostrato, anche in questo caso, ( e come potrebbe essere diversamente? Loro sono Antinori, mica, per restare sempre nel campo del marchesato fiorentino del vino, i Braccobaldi…!) da Albiera Antinori e sulla sorridente buona volontà di un’Alessandra Cravetto della quale abbiamo capito che quantomeno ama il vino… Ma l’informazione sul vino, quella che non si è ancora vista, e chissà se si vedrà mai in televisione in Italia, è, dovrebbe essere, deve essere, perbacco!, un’altra cosa…

Per concludere: quella che ci riserva oggi la televisione italiana tutta è informazione sul vino o  gira che ti rigira ci troviamo sempre nell’ambito dei “consigli per gli acquisti”, più o meno ben mascherati, sempre di attualità sotto Natale? E Urbano Cairo, editore della 7 e del Corriere della Sera (fateci caso, essendo Cairo apertamente filo governativo nessuno si sogna di parlare nel suo caso di “conflitto d’interessi”, eppure si è formato alla corte di Berlusconi..) intanto si frega le mani…

Morale: quando una televisione italiana a diffusione nazionale invece di dedicare interviste e servizi compiacenti o inoffensivi come questo alle Grandi Aziende del Vino, ai soliti noti, e ai loro esponenti, dedicherà un servizio ad esempio ad un’organizzazione come quella dei Vignaioli Indipendenti della Fivi, allora comincerò a credere di trovarmi di fronte ad un’informazione indipendente. Nei fatti e non solo a parole…

P.S. Per vedere come si può intervistare, non banalmente, Albiera Antinori, invite a leggervi questa bella intervista che una wine writer americana, Amber Gibson, le ha dedicato, pubblicata su una testata prestigiosa, e non specializzata, come Forbes

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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