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Editoriali

Provincialismo autoreferenziale e l’immagine non può che esser banale…

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Riflessioni su una zona vinicola, ma che valgono anche per altre ancora

Interrogativo del giorno. Può una zona vinicola dall’enorme potenziale ancora inesplorato, soprattutto in termini di comunicazione, di riconoscibilità, di reputazione, di interesse da parte di un consumatore non solo locale o al massimo regionale, e afflitta da un provincialismo autoreferenziale, crescere se i diretti protagonisti, i produttori, non prendono coscienza di questo clamoroso limite, mentale e culturale, e non fanno qualcosa per migliorare la percezione dei loro prodotti e per provare a crescere insieme?
Tanto più che nessuno di loro è un Gaja o un Biondi Santi o ha la forza mediatica di una Donnafugata, di un Cà del Bosco o di un Ferrari…Può questa zona essere meno Cenerentola e più Regina, o quantomeno aspirante al trono?

Comincio a dubitare che le cose possano mai cambiare, che certe zucche, cambiano le generazioni, ma restano sempre tristemente vuote o quasi, maturino, e che la nave dei folli, trovi la rotta giusta…

Ogni riferimento alla zona che ho in mente (ma il discorso, con sfumature diverse potrebbe applicarsi anche ad altre) é fortemente voluto… E inutile, tanto con le zucche vuote con tanto  di paraocchi ogni tentativo di dialogo è tempo perso e incazzarsi totalmente vano…

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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8 Commenti

8 Commenti

  1. Riccardo

    27/10/2017 at 01:27

    In questa zona a cui allude purtroppo le speranze sono mal riposte: la bilancia tra persone competenti e che ben lavorano (non sono pochi ma non saranno mai abbastanza) e quelle che vedono nel vino soltanto una fonte di guadagno tale e quale a qualsiasi altra attività speculativa pende e penderà sempre inesorabilmente dalla parte dei secondi. Inutile arrabbiarsi, la rassegnazione sconsolata è l’unico sentimento possibile, oltre ovviamente alla stima per la tenacia e l’impegno di quei produttori che nonostante la situazione si impegnano quotidianamente e dimostrano che in un’altro contesto questa bellissima terra potrebbe avere un destino ben diverso.

    • franco ziliani

      27/10/2017 at 09:28

      Analisi impeccabile la sua

  2. Fabio N.

    27/10/2017 at 10:22

    Ho il sospetto che qualche zona vinicola abbia deciso di non avvalersi della professionalità Franco Ziliani…

    • franco ziliani

      27/10/2017 at 11:35

      sospetto fondato. Potevo fregarmene e rendere operativo il contratto firmato. Ho voluto però, poiché sono un professionista serio e coscienzioso, interpellare prima i diretti protagonisti.
      Ma visto che non hanno l’abitudine (e la buona educazione) di rispondere alle mail inviate 4 o 5 giorni orsono, ho preso atto che si trattava di un dialogo impossibile. Li lascio al loro provincialismo autoreferenziale facendo tanti cari auguri.
      La zona vinicola in oggetto e le sue potenzialità sono decisamente molto superiori alla caratura mentale della maggior parte dei suoi protagonisti.

  3. Bruno

    27/10/2017 at 13:34

    Non rispondono perché temono di essere sbugiardati da lei che se ne intende. In Italia vanno avanti gli amici degli amici, che per vincere promettono posti di lavoro ad amici e parenti. quanto marciume. Dalla padella alla brace. Aria di cambiamento zero.

    • franco ziliani

      27/10/2017 at 14:38

      Errore! Io non intendo sbugiardare nessuno! Io, e dire che so spiegarmi bene in italiano, forse dovevo scrivere nel loro dialetto, ho ben indicato che si trattava di un percorso che li avrebbe costretti a fare gruppo, a ragionare insieme a me sulle loro principali tipologie di prodotto, a confrontarsi con l’obiettivo di crescere e mostrare un’immagine collettiva migliore dell’attuale della loro zona. Che io amo e che mi fa girare le… a vedere sottovalutata e non valorizzata come sarebbe opportuno. Come sarebbe possibile fare se solo collegassero il cervello…

  4. Marcotti R

    01/11/2017 at 00:53

    Ho letto che ha fatto un articolo sui vini dell Eurospin so per certo che terre d oltre po, vende il vino all Eurospin. Almeno prima il vino si vendeva a Esselunga e Iper. Secondo me stanno andando sempre peggio anche considerando il fatto che manca una persona che abbia per lo meno il titolo di studio da
    Enologo.

    • franco ziliani

      01/11/2017 at 16:05

      in quella zona vinicola mi risultano essere operativi diversi che hanno il titolo di enologo. E che hanno capacità ed intelligenza da enologo. Si sta sbagliando

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