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Enovarie

Oggi le comiche: un’enologa alla ricerca dei “guidaroli scriventi”

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Ne sono consapevole, a volte vengo accusato di essere troppo severo verso quel mondo del vino italiano che osservo e racconto e commento e critico dal lontano 1984. A volte lo penso anch’io che bisognerebbe essere più indulgenti e armarsi di umana pietas e compassione di  fronti a certi fenomeni. Anche quelli da baraccone, o da carrozzone…

Poi, quando sarei tentato di diventare vagamente “buonista” o tollerante, m’imbatto nella pagina Facebook di un’addetta ai lavori, di una enologa, e la voglia di comprendere improvvisamente mi passa e penso che la camicia di forza sarebbe la risposta giusta, che riaprire i manicomi, chiusi inopinatamente in base alla Legge Basaglia, sarebbe la cosa opportuna da fare.

Ma guardate, codesta enologa interviene su Facebook a chiedere aiuto per trovare l’elenco degli “scriventi vino“, dei “guidaroli” (sicura che non siano i barcaroli der Tevere cari a Lando Fiorini?) ed in particolare di “quelli che contano“. Ma contano nel senso di fare uno, due , tre, quattro, contando soldi ad esempio, o fagioli o figurine, o contano nel senso che sarebbero teoricamente autorevoli? Ma per favore!

E che dire dei produttori di vino che, a fine 2017, quando anche i sassi ormai sanno perfettamente che ai consumatori, tranne che a qualche stordito, dei giudizi espressi in forma di pluribicchieri, grappoli, stelle, e simbologia varia, elargiti, si spera sempre gratuitamente (avverbio da intendere in tutte le sue possibili accezioni) alle aziende e ai loro vini “di punta” dalle varie guide (quante sono? Ho perso il conto…) non può fregare di meno, ostentano, in comunicati stampa ridicoli, sui social network, in pubblicità per rivistine autoreferenziali, le patacche, gli attestati, i premi, ricevuti?

Non è patetico, ridicolo, triste vedere aziende con una certa storia, produttori e produttrici non di primo pelo dichiararsi onorati perché la guida A, B, C e persino qualche guida e responsabile di guida che si sa bene come “lavori”, come i giudizi siano vincolati all’adesione o meno ad un programma ben articolato di consulenza (er guidarolo pagato dalle aziende per “insegnare” loro come si fa il vino che a lui piace e che lui premierà nella sua guida, roba da manicomio…), ha dato il premio XY ed il punteggio iperbolico di 97/100 e più ad un loro vino? Ma chi se ne frega!!!
Ma siamo seri? Vogliamo continuare a prendere per il… “naso” la gente, i consumatori, i soggetti senza i quali, senza il contributo economico dei quali, le aziende si vedrebbero costrette a cambiare attività?

Povero vino italiano, come sei ridotto male, come sei ormai alla canna del gas…

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. claudia

    09/10/2017 at 13:39

    Ma chiedersi il motivo della mia ricerca costava troppa fatica ?

    Una buona giornata

    Claudia Donegaglia

    • franco ziliani

      09/10/2017 at 22:37

      Signora enologa a me del motivo della sua fatica non può fregare di meno. Mi basta aver letto quanto ha scritto, facendo a mio modesto parere una figura che preferisco non commentare. Spero che abbia capito da sola e non voglio infierire…

  2. Paolo Boldrini

    10/10/2017 at 08:23

    In effetti, anche se ci fossero le migliori intenzioni del mondo in un’idea del genere, mi sembra che l’approccio non sia stato dei migliori….
    Ma si sa ormai da tempo che abbiamo perso la capacità di saper scrivere in italiano e, soprattutto, in una forma chiara e corretta….

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