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Editoriali

Vogliamo aprire un discorso serio e senza sconti sui ristoranti stellati?

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Basta con le masturbatio grillorum, per dirla con Brera!

Per il momento è tardi, e dovrei essere già a dormire a quest’ora, visto che domani, cioè oggi, mentre scrivo devo fare un po’ di chilometri, ma voglio lanciare, in pillole, un discorso serio che intendo articolare nei prossimi giorni in un paio di pezzi.

L’interrogativo che vi giro è il seguente: vogliamo dirlo, francamente, che di un certo tipo di ristorazione, stellata, creativa, moderna, innovativa, quella che trova espressione in trasmissioni di allucinante successo come Masterchef, e ha i suoi eroi in personaggi televisivi, prima che cuochi, quali Cracco, larga parte di italiani ne ha ormai piene le scatole?

Vogliamo dirlo che delle loro “masturbatio grillorum” come avrebbe detto il grande Gioann Brera fu Carlo, ci siamo, soddisfatta la curiosità di provare cosa avevano da proporci, francamente e totalmente stufati?

Vogliamo dirlo che quando ci capita di mangiare nei loro ristoranti, di fronte ai loro menu, cari come il fuoco, ai ricarichi dei vini da furto, ai loro piatti, cosiddetti creativi, ma secondo me senza né arte né parte, senza consistenza, senza alcuna possibilità di dare emozioni e di essere ricordati, senza alcun collegamento con la nostra grande tradizione gastronomica, nella migliore delle ipotesi finiamo con il mangiare banalmente e nel non ricordare il giorno dopo cosa cavolo ci abbiano propinato?

In gennaio e in questo avvio di febbraio mi è capitato di pranzare nei seguenti ristoranti:

Albergo Ristorante Selvatico Rivanazzano Terme PV no stella Michelin

Bistrot dell’Enoteca Regionale della Lombardia Broni PV no stella Michelin

Cucina Cereda Ponte San Pietro BG no stella Michelin

Ristorante Ravecca Romano di Lombardia BG no stella Michelin

Ristorante Al Carroponte Bergamo no stella Michelin

Ristorante Casual (Enrico Bartolini) Bergamo stella Michelin

E poi mi è capitato di provare tre piatti, tre “creazioni” proposte dalla stellatissima cuoca Cristina Bowerman, o meglio, Cristina Vitulli, in questa occasione che mi ha visto scendere a Roma Fiumicino apposta, attirato da una comunicazione un po’ menzognera di cui parlerò diffusamente in un prossimo post.
Secondo voi dove ho mangiato peggio? In quale posto ho toccato con mano la banalità, la fragilità, l’insipienza della proposta gastronomica, l’assenza di concretezza, il cucinarsi addosso, l’ammiccare e sforzarsi di essere à la page?

Dove tornerei subito e dove credo che non tornerò mai più, anche se magari il locale si trova nella provincia in cui vivo? Sicuramente non al Selvatico, dove pranzerei un giorno sì e l’altro pure, o per gustare un branzino come il mare comanda, dalle gemelle Ravecca a Romano di Lombardia. E potrei continuare l’elenco dei posti che mi sono piaciuti, dove mi sono trovato a mio agio, dove ho gustato il piacere della tavola. Dove non mi sono sentito preso in giro… (eufemismo).
E allora? E allora parliamone, (io intanto ne parlerò a Milano con un importante collega giornalista televisivo e magari voi potrete sentirmi in tv dire quello che dirò, tra qualche tempo…) ma nei prossimi giorni, intanto ho innescato la discussione. Ma ora, come direbbe la pugliese-americana Bowerman, I must go to sleep

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Pino Josi

    07/02/2017 at 09:33

    Nei ristoranti stellati non si fa per soddisfare il bisogno primordiale della fame, si va per vivere un’esperienza, per conoscere la cucina e lo stile di un cuoco, si va per altre facezie, ecc. Il discorso dei prezzi è invece un po’ troppo populistico, ma forse è solo un po’ di peperoncino per i lettori.

    • franco ziliani

      07/02/2017 at 22:15

      mi hanno dato del fascista, dell’estremista, mi mancava di beccarmi del populista…
      Pino, qui non c’é alcun peperoncino per attizzare i lettori, ma solo una semplice sottolineatura di un’evidenza che a lei sfugge: che la stilistica pseudo moderna di tanti ristoranti stellati é venuta a noia, anzi rompe le palle.
      E basta con ‘sta storia di “vivere un’esperienza”! Lei quando acquista un maglione vuole che la copra, che le tenga caldo o che invece le faccia pensare alle pecore da cui proviene il cashmere o alla loro forma di alimentazione, e al loro sentiment mentre le tosavano?
      Ma mi faccia il piacere!

      • silvana biasutti

        08/02/2017 at 11:23

        Un maglione lo scelgo chic … e non sarà un solo “maglione”: la forma conta.
        Al ristorante ci vado per provare piacere (chiamala se vuoi esperienza?) e non provo piacere se, nonostante un ottimo servizio e altre carinerie, la cucina non è adeguata. Ovvio!

      • Fabio

        08/02/2017 at 15:18

        secondo me il discorso è populista quando pone tutti sullo stesso livello. I “loro ristoranti”; i “loro menu”. Ma tutti ? Tutti ugualmente hanno rotto le scatole?
        Forse non è populismo, ma è qualunquismo, letteralmente.

        • franco ziliani

          08/02/2017 at 19:06

          grazie Fabio, nel definirmi qualunquista lei mi ha fatto un grande regalo. Sono fiero di esserlo: qualunquista, provinciale, strapaesano

      • PIno Josi

        13/02/2017 at 09:41

        La metto più semplice, se vado ad un concerto di Pavarotti non posso lamentarmi sul perché non ha cantato “il barcarolo va contro corrente”! Si presume che chi entri in un ristorante stellato sappia chi sia il cuoco e quale sia il menù che viene proposto. Poi certo c’è pure chi va da Pinchiorri e chiede una mela cVuda ed una peVa cVuda, ma quella era Susanna Agnelli e se lo poteva permettere.

        • franco ziliani

          13/02/2017 at 20:39

          discorso impeccabile il suo, ma io non cambio le mie opinioni e al più presto racconterò dettagliatamente la grottesca esperienza con la cuoca stellata in quota rosa (dal colore dei capelli) Cristina Bowerman a Roma Fiumicino. Oggi le comiche…

  2. Paolo Boldrini

    08/02/2017 at 11:38

    Se vogliamo considerare la cucina creativa alla pari di una qualche forma di “opera d’arte”…..allora questo da solo giustifica il prezzo, ritengo.
    Rimane solo da vedere, però, quanto potrà ancora durare, come osserva Ziliani…
    Anche perché il piatto creativo potrà anche giustificarne il prezzo, ma il “contorno” dei ricarichi sul vino, ad esempio, è da considerare anch’esso….un’opera d’arte…?!

  3. Giorgio Giorgi

    08/02/2017 at 16:40

    che vi prende a voi esperti di vino? prima Cernilli, ora lei a parlar male degli stellati! mi sembra però che lei stesso non abbia mai incensato quel tipo di cucina

    • franco ziliani

      08/02/2017 at 19:05

      non sapevo delle critiche del collega Cernilli. Quanto a me, in effetti non ho mai amato, né celebrato, questo tipo di cucina. Io sono un provinciale da agnolotti e ravioli, da brasato al Barolo, lasagne, tajarin, e certe elucubrazioni ai fornelli non le ho mai capite.

      • silvana biasutti

        08/02/2017 at 19:17

        Agnolotti, ravioli, lasagne tajarin: poker d’assi.

        • franco ziliani

          08/02/2017 at 22:30

          cui aggiungerei: vitello tonnato, coniglio con peperoni rossi, brasato al Barolo, cinghiale in scottiglia, orecchiette con le cime di rapa, riso patate e cozze, ecc. ecc.
          Con questi piatti gastronomicamente godo: con quegli altri vado letteralmente in bianco 🙂

          • silvana biasutti

            08/02/2017 at 22:42

            il vitello tonnato (a Milano “vittel tonnè”) è un mio ex di quando ero carnivora. Quando lo imbroccavano era paradisiaco. Poi finì quella stagione e iniziò quella (orrida) di “scampi cocktail” …
            Non c’è rucola che tenga: lì è iniziata la crisi.

          • franco ziliani

            09/02/2017 at 00:43

            oh yes… una crisi che oggi si esprime anche nella cucina insipida e insignificante di troppi stellati 🙂

          • Paolo Boldrini

            09/02/2017 at 09:03

            Se mi è consentito, posso aggiungere anche: coda alla vaccinara, spaghetti all’amatriciana, pollo con peperoni e carciofi alla giudìa…? 🙂

          • franco ziliani

            09/02/2017 at 10:27

            e perché no? e l’abbacchio ‘ndo lo lasciamo?

          • Paolo Boldrini

            10/02/2017 at 08:26

            L’abbacchio? Ottimo!
            Come lo vedi un piatto di coratella d’abbacchio con carciofi e un bicchiere di buon Montepulciano d’Abruzzo…? 🙂

          • franco ziliani

            10/02/2017 at 09:36

            …cor binocolo… Se nun ce vengo mmai ‘a Roma, come lo faccio a vedé se non cor binocolo?

          • Paolo Boldrini

            10/02/2017 at 09:55

            Càspita…se non conoscessi le tue origini, potrei anche scambiarti per un Romano vero…! Complimenti…! 😉

          • franco ziliani

            10/02/2017 at 22:26

            aho, se me dai der romano un’artra vorta vengo a Roma e te carco! pardon, corco

          • Paolo Boldrini

            11/02/2017 at 14:04

            …hai fatto per caso un corso accelerato di dialetti negli ultimi mesi…? 🙂
            Però mo’ te devo corègge: nun se dice “te carco”, ma “te corco”…co’ la “o” chiusa….!

  4. carolain cats

    20/02/2017 at 17:34

    guarda, ne parlavamo un giorno a pranzo e sai na roba? sarà anche vero che uno va dagli stellati per “provare un’esperienza”, io ci vado per divertirmi, per trovare cose fatte con intelligenza e spirito, per trovare una cucina che mi deve soddisfare visto che amo mangiare. non amo per come sono fatta, che uno perda minuti preziosi a raccontarmi chissà che del su piatto, al massimo chiedo io se trovo qualcosa che mi interessa sapere. d’altronde non amo fare due palle quadre a chi viene ad assaggiare il mio vino, se mi chiede racconto, sennò lo lascio bere e farsi l’idea. detto questo, io a modena vado dall?Anna Maria all’ Antica Moka: mangio, mi diverto e bevo anche benissimo, ed esco felice come na pasqua, altro che il laureato….

  5. Michele R.

    22/02/2017 at 16:10

    Buongiorno Ziliani, mi permetto di indicare un link al Corriere delle sera perché oggi ho letto, fra le altre, questa: http://mangiare.milano.corriere.it/2017/02/22/a-a-a-lavori-forzati-per-aspiranti-chef-offresi/.
    V. M. Visintin è uno che sa il fatto suo e trovo che un po’ le somiglia, giornalisticamente parlando. Sono curioso della sua opinione in proposito.
    Buona serata
    Michele R.

    • franco ziliani

      22/02/2017 at 16:19

      grazie per la segnalazione Michele!
      Non conosco Visintin, mi sembra di avere avuto in passato un’accesa discussione, via blog, ma credo che sia, come me, un professionista che non guarda in faccia a nessuno e non le manda a dire. Quello spaccato di vita della ristorazione italiana che racconta in questo articolo é vergognosamente illuminante. E uso questo avverbio non riferendomi al collega, ma a quei cialtroni e farabutti di ristoratori che sfruttano in modo indegno i loro dipendenti… Non ho parole, anzi le avrei, ma sono parolacce…

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