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Montalcino e dintorni

Le bugie hanno le gambe corte: a Montalcino dovrebbero saperlo

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O del “razzismo anti-italiano” (o anti Ziliani?) del Consorzio Brunello

Certo che a Montalcino sono davvero forti! Sono in Toscana, ma sembra che non abbiano mai sentito parlare di Carlo Lorenzini (alias Carlo Collodi) sebbene sia nato e vissuto a Firenze. Eppure Collodi ha inventato un personaggio di fama così universale, Pinocchio, che anche nella terra del Brunello dovrebbero conoscerlo. Invece sembra di no.

Ma perdinci, com’è possibile che in un posto così uso di mondo come Montalcino, dove sono arrivati e arrivano da ogni dove, non dico non sappiano, ma quanto meno non abbiano imparato che le bugie hanno le gambe corte, non vanno molto lontano e vengono presto a galla?
Forse ricorderete, a Montalcino lo ricordano benone, il post che ho pubblicato giovedì intitolato “diciamo basta al razzismo anti-italiano!”. Niente di speciale, solo una presa di posizione, diciamo ferma e indignata, contro la scelta del Consorzio del vino Brunello di discriminare di fatto la stampa invitata al più importante evento consortile dell’anno, ovvero la presentazione della nuova annata, più nota come Benvenuto Brunello.

Agli stranieri, da qualsiasi parte del mondo provengano, anche dai Paesi più sperduti, dove magari la cultura del vino è inesistente, ponti d’oro, trasferimenti aerei pagati, alloggio in albergo a spese del Consorzio. Agli italiani, two index fingers in front of the eyes, ovvero due dita nell’occhi

Al Consorzio del vino Brunello di Montalcino probabilmente pensavano che bastasse dare una risposta rapida, inviata da una pur bravissima impiegata e non vergata dal silenzioso Presidente o dal giovane direttore, per mettere bonino il giornalista notoriamente rompiballe che aveva avuto l’impudenza di chiedere, oltre un mese fa, di partecipare a Benvenuto Brunello 2017. Giornalista al quale solo pochi giorni fa veniva comunicato: “Come anticipato saremmo lieti di poterla accreditare per la degustazione seduta di venerdì 17 e, se ha piacere, anche alla successiva cena di gala. Nel caso non potesse partecipare il venerdì, sabato 18 potrebbe partecipare alla degustazione ai desk aziendali. L’ospitalità alberghiera non è prevista”.
Comunicazione da cui deducevo che non solo per il Consorzio del Brunello il sottoscritto e gli altri colleghi italiani potevano anche dormire in auto o sotto un ponte, ma che a differenza dal passato non si poteva degustare il venerdì ed il sabato, ma o il venerdì o il sabato.

Al Consorzio hanno però fatto i conti senza l’oste, dimenticando che… le bugie hanno le gambe corte. Mi è bastato recarmi venerdì e sabato a Verona per l’Anteprima Amarone (dove non solo hanno nutrito ma anche ospitato in albergo, senza fare differenze, wine writers esteri e giornalisti italiani) per scoprire che Pinocchio a Montalcino è di casa.

Ho saputo difatti, senza che glielo avessi chiesto, da almeno un paio di colleghi born in Italy, che avevano letto la mia intemerata, che anche loro erano stati invitati, ma che a loro, a differenza di me, era stata assicurata l’ospitalità.

E pertanto, in una ideale pagellina formulata dal Consorzio, alcuni erano di serie A, altri, tra cui il sottoscritto, di serie B. Nella pagina dei buoni i primi, nella pagina dei cattivi i secondi.

Ma non è finita, perché il sottoscritto ha voluto provare a saperne di più e dapprima in uno scambio di sms, quindi nel corso di un lungo e disteso colloquio telefonico un produttore di Montalcino, già membro del precedente Consiglio, si è lasciato sfuggire testualmente, conservo l’sms, queste parole: “fosse per me non avrei mai fatto quello che ha fatto questo Cda nei suoi confronti”.

Lo Ziliani oggetto quindi di un provvedimento ad personam manco fossi Berlusconi? Suvvia, non scherziamo, non posso pensare che a Montalcino, con tutte le cose serie che hanno da fare, perdano tempo a decretare un ostracismo nei confronti del sottoscritto…

Sorvolo poi sul fatto che la stessa persona, rimproverandomi di non conoscere Montalcino o di farmi condizionare da una parte (quale sia non so proprio) “la più livorosa”, nel chiedermi “lo sapeva che l’ultimo troncone di Brunellopoli si è chiuso con assoluzioni e che tutte le indagini successive sono finite in una bolla di sapone perché si sono accorti che l’accusa non era sostenibile e che i delatori erano animati solo da interessi personali o rancori?”, arrivasse a ricostruire una versione di quanto accaduto nel 2008 a Montalcino quantomeno fantasiosa e questa sì veramente faziosa. Una versione dove i cattivi sono stati unicamente i giornalisti che hanno scritto di questa pagina vergognosa e infame della storia di Montalcino, nonché qualche, badate bene al termine, “delatore” e coloro che furono rinviati a giudizio povere vittime di una “congiura demoplutocratica”.

Se nel 2017 si legge ancora in questo modo surreale quanto è accaduto nel 2008 allora vuol dire che Montalcino è ancora preda di un provincialismo e di una rancorosità e faziosità, di un culto della menzogna, da grigi “apparatchick” dei tempi nostri, senza rimedio…
Cosa farò ora? Niente di niente. A Montalcino, con grande gioia del Consorzio e dei suoi attuali reggitori, non metterò piede, anche se il mio interlocutore telefonico mi ha gentilmente invitato a fargli visita in cantina. Non aspetterò, perché tanto non ci sarà, una qualsiasi lettera di scuse da parte del Presidente e del Consiglio del Consorzio stesso. Certo gli è che a Montalcino, anche se si sono dimenticati che le bugie hanno le gambe corte, sanno invece perfettamente che la vendetta è un piatto che si consuma freddo. Ogni riferimento a quanto accaduto ai primi di dicembre del 2012 è assolutamente non voluto e del tutto casuale…

Una cosa è certa: al Consorzio del vino Brunello di Montalcino e al suo attuale Consiglio (di cui stranamente non fa parte “lo frate Cimabue”, ma nel quale figurano sia persone con le quali ho avuto sempre eccellenti rapporti, Presidente e uno dei tre vicepresidenti in primis, sia persone, diciamo almeno due o tre, alle quali sto cordialmente sui corbelli, sentimento ovviamente e totalmente ricambiato) non un tapiro d’oro, ma un gigantesco Pinocchio di tolla (o di bronzo) non glielo nega nessuno. Bravi, bene, bis!

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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