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Enoriflessioni

Quale il prezzo giusto per il Barolo?

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In enoteca a Barolo il Barolo 2011 Bartolo Mascarello in vendita a 150 euro

A pochi giorni di distanza dal post pubblicato su Lemillebollebolleblog dove invitavo i lettori a segnalarmi casi – clamorosi – di bollicine (soprattutto metodo classico) in svendita sugli scaffali della Grande Distribuzione, (a proposito, mi raccomando, continuate con le vostre segnalazioni, che fanno solo rima, ma non sono “delazioni”…), ieri mi sono arrivate da un lettore due fotografie. Ritraggono entrambe una bottiglia di uno dei Barolo che per tanti motivi più amo, quello di Bartolo e oggi di Maria Teresa Mascarello, prodotto da uve Nebbiolo situate in Barolo (vigne San Lorenzo, Cannubi e Rué) e La Morra (Torriglione – Rocche dell’Annunziata) dell’annata, ottima, 2011.

Il lettore precisa che le foto sono state “entrambe scattate sabato 24 ottobre, la prima (scattata col permesso della cassiera) all’Enoteca Regionale del Castello di Grinzane, la seconda dalla vetrina di una enoteca appena aperta nella via centrale di Barolo, di fronte alla piazzetta delle scuole”.

I prezzi di vendita dei vini sono diversi: 65 euro nel caso dell’Enoteca Regionale, che immagino rispetti una politica “istituzionale” di ricarichi molto moderati, perché la funzione dell’Enoteca regionale mi sembra sia più quella di costituire una mostra delle denominazioni locali e dei loro principali esponenti che un punto vendita vero e proprio. Ed è invece di 150 euro, ovvero 85 euro in più, quello della “enoteca appena aperta nella via centrale di Barolo”.
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Un’enoteca che non so esattamente quale sia, nonostante conosca come le mie tasche Barolo, il cui centro storico si gira in un quarto d’ora. So che a Barolo c’é una enoteca dove il Barolo di Bartolo Mascarello dell’annata 2010 on line è proposto a 100 euro. Ma sarà la stessa che mette in vetrina il Barolo 2011 a 150 euro? Non lo so proprio.

Ora, io sono per il libero mercato e penso che sia un’utopia, figlia di una mentalità statalista old style, pensare di fissare, per legge o per regolamento, dei prezzi minimi e massimi del vino, il prezzo giusto lo determina il fatto che quella bottiglia, posta sullo scaffale a quel costo, si venda oppure resti lì a prendere polvere, e credo che ognuno, parlo di negozio, non di punto vendita aziendale (il discorso qui secondo me chiama in causa il dovere di rispettare l’immagine complessiva di una denominazione della quale il produttore fa parte per libera scelta) abbia il diritto di vendere vino al prezzo che gli garba.

Una delle enoteche on line più serie e più attendibili, Callmewine, vendeva, ora è esaurita, a 86 euro, l’annata 2011. On line il 2009 si può trovare altrove a 67,89. Su Ebay qualcuno chiede 135 euro per il 2011.

Da consumatore che scrive per i consumatori e che è consapevole del fatto che a poche centinaia di metri dalla “via centrale di Barolo, di fronte alla piazzetta delle scuole”, si trova la cantina di Bartolo (Maria Teresa) Mascarello, dove il Barolo 2011 viene venduto, se ricordo bene, a 35 euro + Iva, ovvero 42,7 finali o al massimo a 40 euro + Iva (48,8 euro finali) non mi scandalizzo affatto per i 65 euro richiesti per il 2011 dall’Enoteca Regionale del Castello di Grinzane.

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Ma non posso non chiedermi non tanto se siano corretti, perché indubbiamente corretti lo sono, in primis perché nessuno vi costringe a spenderli, e poi perché i parametri degli studi di settore dell’Agenzia delle Entrate, prevedono che le enoteche debbano ricaricare il 40% più Iva sul prezzo del vino che acquistano (questo mentre le cooperative e i super mercati non sono soggetti a studi di settore e possono tranquillamente fare politica di vendita di sottocosto…), ma mi chiedo se quei 150 euro possano risultare appealing, interessanti, accattivanti, invoglianti all’acquisto per i turisti che si trovino a passare da Barolo, davanti alla vetrina di quell’enoteca.

Turisti, ovviamente quelli con un minimo di cultura enoica, che avendo sentito parlare o letto di quel grande vignaiolo di Langa, del suo ottimo Barolo, restato ottimo anche dopo la sua morte, quando a continuare l’attività di “bottega” e di “artigianato enoico” è stata sua figlia Maria Teresa, potrebbero essere tentati di portarsi a casa da Barolo una bottiglia dell’annata più recente di quel vino.

Pertanto nessuna “accusa” o chiamata di correo verso quell’enoteca che, a Barolo, pone sullo scaffale a 150 euro l’annata 2011 di un Barolo che viene via dalla cantina, che si trova poco lontano dalla “piazzetta delle scuole”, a 35 massimo 40 euro più Iva (i Mascarello di Barolo, proprio come il cugino Beppe Rinaldi, non hanno mai aumentato a dismisura i prezzi dei loro ottimi Barolo tradizionali, autentici, fedeli figli della loro terra: questo nonostante la loro richiesta sia rimasta elevata e costante anche negli anni di maggiore voga dei cosiddetti Barolo boys). Un Barolo che magari quell’enoteca non ha comprato direttamente dalla cantina, ma tramite un distributore.

Ok, il prezzo è giusto

Se quell’enoteca riesce a vendere a 150 euro, e si tratta di una bottiglia mi ha assicurato il lettore, non di un magnum, buon per lei. Mi viene però da chiedermi cosa pensi Maria Teresa Mascarello di questa politica di ricarico e di vendita del suo vino. Praticata proprio nel villaggio di Barolo dove opera.
Barolo

E soprattutto mi chiedo, e chiedo a voi lettori-consumatori appassionati come me di Barolo, quale possa essere il prezzo giusto per il Barolo, quanto sia giusto, etico, ragionevole, giustificato, pagare, in un negozio a Barolo, in un ristorante o in un’enoteca italiana (non entro nel merito dei prezzi in giro per il mondo, perché il discorso si farebbe molto più complesso, con l’entrata in scena di personaggi fondamentali come importatori e distributori e costi di spedizione superiori) una bottiglia di un Barolo, dell’annata attualmente in commercio, che esce dalla cantina intorno ai 40-45 euro.

Io risposta non trovo: a voi, se vorrete, suggerirmene qualcuna…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/ 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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