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Indignazioni

Slow Food: rifarvi una verginità attaccando Albano non è solo patetico ma inutile!

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AlbanoCarrisi
Non ho mai amato particolarmente i vini che il celebre cantante Albano Carrisi produce nella sua tenuta di Cellino San Marco nel cuore del Salento, che ho visitato più volte (una in compagnia del grande professor Mario Fregoni), anche se avendo più volte incontrato Albano e riscontrato la sua grande e autentica umanità devo dire che, anche se produce vini che qualche altro amico comune (per non fare nomi, il grande Franco Ricci) porta un po’ comicamente in palmo di mano, non posso non guardare loro, siamo uomini non macchine, con simpatia.

Per questo motivo, pur non essendo mai stato un corifeo di Albano e dei suoi vini, a differenza di altri che li hanno “pompati” (sicuramente per spontaneo e autentico amore…), ed essendo un grande amico del Salento, ho sempre considerato la produzione vinicola del cantante di Nel sole e di E’ la mia vita, con sorridente affetto, considerandola quando non inoffensiva, solo come un aspetto, un po’ pittoresco, ma che non dà fastidio a nessuno (altri sono i cialtroni e le cialtronate…) dell’ampia e variegata produzione vitivinicola salentina.

Non ho mai considerato i vini di Albano degni dei massimi riconoscimenti delle guide, che, stranamente, soprattutto per i vini più “paradossali”, e non certo grandi, il cantante riceveva. Li ho considerati dei sicuramente onesti vini basici, vini di fascia medio bassa, vini che forse avrebbero trovato la loro più degna collocazione in supermercato, piuttosto che in enoteca o al ristorante.

Per questo motivo ho trovato volgare, carognesco, tipicamente snob e radical chic l’attacco che, a freddo, ad una linea di vini di Albano, venduti a meno di 2 € a bottiglia presso un notissimo canale della grande distribuzione (che non nomino perché aborro e non intendo fargli pubblicità gratuita), è arrivato da quei presunti primi della classe, dai maestri con la penna rosso del sito Internet Slow Wine, ovvero le pagine Web vinose della celebre associazione con la chiocciola con sede a Bra (quella che va pappa e ciccia con l’amicone di Renzi, “un certo” Oscar Farinetti…).

Se volete divertirvi leggendo i due articoli, ecco qua il link al primo ed il link al secondo. Io li ho trovati semplicemente spocchiosi, demagogici, privi di argomentazioni serie, irrispettosi nei confronti del cantante e produttore pugliese, animati da quello spirito da primi della classe, ovviamente di sinistra, imperniati da quell’insopportabile superiority complex della sinistra (comunista e non), che mi fa venire l’orticaria e mi fa orgogliosamente essere anticomunista da 59 anni. Ovvero da quando sono nato e da quando, una volta imparato a leggere, sono cresciuto leggendo autori, che quelli di Slow Wine manco sanno chi siano, come Guareschi, Montanelli (quello al quale la sinistra comunista sparava nelle gambe…) Longanesi, Flaiano. Tutti maestri di libertà e d’indipendenza del pensiero. Miei maestri, con i Molossi ed i Pellizzoni ed i Liberali.

SlowWine

Intendiamoci, non sono nemmeno dalla parte di Albano quando interpellato in merito all’agguato di Slow Wine, replica, un po’ da simpatico Rodomonte, “Potrei vendere il mio vino a 40-50 euro a bottiglia, ma ho deciso di essere popolare anche in questo settore. Quella di Slow Food è gente snob, invidiosa forse del mio successo di “contadino” che ho raggiunto senza mai sfruttare la mia fama di artista”.

Albano sa bene che solamente degli storditi potrebbero pagare 40-50 euro i suoi vini, anche le selezioni che lui reputa più pregiate. Nemmeno il nostro comune amico Franco Ricci le pagherebbe a quella cifra, anzi…

Però, ad onore di verità trovo scomposto, insulso, ridicolo l’attacco che le paginette Web di Slow Food fanno a Carrisi e ai suoi vini popolari, per due motivi.

In primis perché non mi ricordo di aver letto “intemerate” dei maestrini della penna rossa, molto rossa, nei confronti dei tanti vini, che anche loro, come tutte le guide, premiano, che costano 40-50 euro e al massimo ne valgono 5, e che consentono al produttore, a causa dei gonzi che li acquistano, guadagni incredibili. In quel caso i compagnucci di Slow Wine tacciono, acconsentano e si accodano al coro benedicente.
Gamberorosso

In secondo luogo perché prima di atteggiarsi a moralisti bisognerebbe essere dei puri e non avere qualche scheletro nell’armadio. Cosa che non vale per Slow Food, perché quando la premiata associazione golosa (in tutti i sensi) quando era partner, co-editore, pappa e ciccia con il Gambero Rosso, nella realizzazione di quella guida, Vini d’Italia (faccio il mio coming out: io per le prime due edizioni, 1987-1988 curai da solo la Lombardia…) che tante “sole” ha distribuito ai consumatori, nell’anno 2002 premiò con i famigerati “tre bicchieri” il più comico dei vini di Albano Carrisi, il Platone, come si può verificare sul sito Internet dell’azienda agricola di Cellino San Marco.

Inutile, banda di Slow Food e Slow Wine, tentare di rifarsi una verginità, neppure il più abile dei chirurghi plastici ve la potrebbe ricostruire. L’avete persa, e magari anche con un certo godimento e non recitando “non lo fo per piacer mio ma per dar dei figli a Dio”, ma con tanto di grugnolii e rumori di sottofondo da film di Tinto Brass, in vent’anni in cui siete stati corresponsabili di “tre bicchieri” attribuiti a tutta una somma di vini fasulli, montati, taroccati, presunti grandi, costruiti da una ristretta banda di winemaker, pardon, di serial killer del vino. Vini che gridano vendetta al cospetto di Bacco e al cui confronto i vinelli di Albano venduti a meno di due euro sono grasso che cola, nettare, ambrosia….
vergogna

Per cui, se vi è rimasto un briciolo di vergogna, fate il piacere di tacere… Farete miglior figura…

E’ la mia vita…

 

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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