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Incredibile ma vero: un gruppo bresciano salva Cantina La Versa

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LaVersametodclassico
L’azienda simbolo dell’Oltrepò Pavese salvata dal fallimento da un conterraneo dei “franciacortini”!

Come sarebbe andata a finire e come fortunatamente è andata (c’era il fondato rischio che finisse nelle mani dei soliti grigi cuocitori del riso… in cagnone…), lo si poteva intuire già a novembre, leggendo un ottimo articolo, questo, di un bravo cronista de La Provincia Pavese come Fabrizio Guerrini. Grazie a Bacco e agli Dei l’azienda simbolo del vino oltrepadano, la Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, fondata nel 1905, uno dei simboli del rinascimento del metodo classico italiano negli anni Settanta-Ottanta, prima che la Franciacorta decidesse di studiare per diventare… la Franciacorta, e mettere tutti dietro in fila, non è andata fallita, grazie, leggete qui, ad “un concordato preventivo per salvare i conti dell’azienda” e ad un “accordo” benedetto.

Come scrive La Provincia Pavese l’azienda di Santa Maria era “in grave sofferenza economica”, con “diverse ingiunzioni di pagamento, da parte di creditori che volevano approfittare dei capitali entrati negli ultimi tempi”, ma peggio ancora si era avvinghiata su se stessa, era entrata nel mortale vicolo cieco di una totale perdita di identità.

Un buon management tecnico-enologico, eppure, i tempi del mitico Duca Antonio Giuseppe Denari, “che fece grande la Lombardia del vino” d’antan e il suo Oltrepò Pavese erano remoti, i debiti erano diventati pesantissimi e insostenibili, e l’azienda aveva rischiato di finire nelle mani più disparate. Si era parlato di Caviro, alias Tavernello, si erano ipotizzate soluzioni, che non sarebbero state la soluzione, anzi, locali, e poi si era scritto di una grande azienda veronese, anzi, della Valpolicella. Anche se poi, alla prova dei fatti, scriveva la Provincia Pavese, “non si è visto un piano Tommasi, inteso come Piano industriale fatto di cifre, investimenti, ripianamento dei debiti e programmi di rilancio”. E nella ridda delle ipotesi di salvataggio si era vociferato anche di una società cinese di Shangai.
LaVersaCapsula

E intanto il marchio, il brand, come dicono quelli che fingono di saperne più degli altri, si svalutava, i consumatori, a parte quelli di Santa Maria della Versa e dintorni, o al massimo quelli lombardi, finivano con il dimenticare che La Versa era stata una grande cosa, passavano ad altri vini e altre zone. Ed era un peccato, perché metodo classico a parte, che negli ultimissimi anni avevano ritrovato una loro qualità rassicurante, continuavano a produrre ottimi vini, sottovalutati e non promossi come meritavano, primo tra tutti il fantastico Moscato di Volpara, il Sangue di Giuda, il Pinot nero, il Rosso Pian dei Vicari, per citarne solo alcuni, un Riesling che non era certo male, anche se le cose non andavano come ogni azienda vinicola spera che vadano…
ABELE LANZINOVA9

Poi finalmente è spuntato, e progressivamente il suo nome, la sua presenza, le sue proposte, le sue idee hanno acquistato credibilità, forza e peso, un “uomo del destino”, un manager, un imprenditore del settore agroalimentare, “un nome salito alla ribalta delle cronache anche per aver rilevato con altri soci la Nord Dolciaria, ditta lecchese fallita in un crac da 10 milioni di euro”. Si chiama Abele Lanzanova (ritratto nella foto sopra), viene, ironia della sorte, nientemeno che da Brescia, la provincia dove è nato il “miracolo” Franciacorta, è un manager, un immobiliarista di Chiari e imprenditore del settore agroalimentare, che guida una cordata di altri imprenditori. Un personaggio, scrive sempre la Provincia Pavese, “il cui nome, anni fa, era spuntato nella trattativa di acquisto del Como calcio” e nel suo team figurava “anche l’avvocato Stefano Balestrieri, uno dei nomi più in vista di Brescia”.

Lanzanova ha conquistato tutti con le sue idee coraggiose, con la sua sana “follia imprenditoriale”, con i suoi progetti non solo di salvataggio, ma di rilancio del marchio e di conquista di nuove dimensioni per La Versa. Di antiche dimensioni, quelle che una cantina come La Versa si meriterebbe e che, incredibile a credersi, potrebbe rendere la cantina oltrepadana concorrente di quella Franciacorta nella quale, a quel che mi risulta (ma a questi livelli è difficile sapere come vadano veramente le cose, se ci siano coinvolgimenti finanziari oppure no del gruppo Lanzanova anche in terra franciacortina), Lanzanova non ha investito preferendo una “avventura oltrepadana”.
CapsulaLaVersa1905

E allora ha dichiarato: “Venderemo sei milioni e mezzo di bottiglie nell’arco di tre anni». Così il manager bresciano, Abele Lanzanova, a capo della cordata di imprenditori che stanno cercando di acquisire “La Versa”, risponde al collegio sindacale, che ha chiesto la liquidazione della società, e all’interessamento alla Cantina di una società cinese: per ribadire ancora una volta che, attualmente, sul tavolo l’unica proposta concreta rimane la sua. «Con tutti i nostri difetti siamo gli unici ad aver presentato una lettera di intenti e un piano industriale, che sarà ufficializzato a breve – spiega Lanzanova –. Inoltre abbiamo già effettuato un versamento di 1 milione e 500 mila euro, che garantirà, tra l’altro, il pagamento dei conferimenti delle uve del 2013, e stiamo aspettando la firma di alcuni importanti contratti».

Porca miseria! E così attraverso diversi passaggi, che competono all’ingegneria finanziaria, si è arrivati all’annuncio di un paio di giorni fa, alla svolta: la firma di un “concordato preventivo per salvare i conti dell’azienda e un accordo, firmato da settimane in via ufficiosa con gli imprenditori bresciani, che nei fatti si rivelano già nuovi soci della Cantina La Versa”. E “La Cantina La Versa ha presentato al Tribunale di Milano un concordato preventivo di continuità con l’attuale gestione aziendale. La richiesta della procedura è stata depositata dal consiglio di amministrazione, martedì scorso in udienza, nell’ambito della causa promossa dal precedente collegio sindacale e da un gruppo di soci, per presunte irregolarità nella conduzione della Cantina”.
Arrivanonostri

Per chiudere, come in un meraviglioso film americano alla Frank Caprathe happy end: “a garanzia degli impegni assunti di fronte ai giudici, la Cantina La Versa ha sfoderato un accordo quadro, sottoscritto con il gruppo Lanzanova, per il salvataggio della società: questi si è impegnato a mettere a capitale sociale 1,5 dei 3 milioni di crediti del 2010, mentre la restante metà verrebbe liquidata entro tre anni. Inoltre 1,7 milioni di crediti delle uve della vendemmia 2013 sarebbero pagati al momento del suo ingresso nella Cantina. Così facendo riuscirebbe a controllarne la maggioranza delle quote”.

E come dice il presidente di La Versa Scarabelli, “Ormai non si tratta più solo di una lettera di intenti, semmai di un vero e proprio accordo con una sottoscrizione di impegni sia da parte nostra, che di Lanzanova per l’immissione dei capitali”.

Mancano i dettagli, la risposta del Tribunale di Milano che se approverà il concordato dovrà nominare “un commissario giudiziale, che dovrà vagliare tutti gli atti ufficiali assunti dalla Cantina e riferirà ai giudici. «Il commissario non sarà un gestore, semmai un controllore – precisa il presidente di La Versa –. Sono sicuro che non ci saranno ostacoli alla trattativa, che ormai è conclusa”, dice Scarabelli. Ancora piccole “modifiche allo statuto per permettere l’ingresso ai soggetti esterni” che si faranno nell’assemblea dell’8 marzo prossimo, che però potrebbe essere posticipata, in base alla decisione dei giudici”, e poi via, con fiducia e speranza in una nuova era per la cantina cara al Duca Denari.

oltrepopavese-vigneti

Questo anche se Fabrizio Guerrini lo scorso novembre, non si sa se spinto da disincanto di fronte a tutto quello che ha visto capitare in Oltrepò e nel mondo del vino oltrepadano, se da pessimismo o da un semplice cauto realismo osservava: “anche la ricetta bresciana, una volta saldati i debiti, rischia di essere poco ricostituente per vincere subito i campionati”.

Intanto due grandi risultati sono portati a casa con soddisfazione di tutti (o quasi). In primis la Cantina La Versa non fallisce, continua la sua storia, prova a rilanciarsi e ad immaginare e vivere un futuro migliore degli ultimi tristissimi, quasi agonici, anni.
OltrepòTerre

In secondo luogo va a remengo, o meglio il mega risotto (in cagnone, ça va sans dire) che si voleva cuocere e ammannire a La Versa si scuoce, brucia in padella, diventa poltiglia, si scioglie. E quindi, deo gratias! niente “grande e unico enopolio d’Oltrepo” come avrebbero gradito Terre d’Oltrepò (“la più grande realtà cooperativa di una delle prime aree vitate d’Italia leader della vitivinicoltura lombarda. Nata nel 2008 dalla fusione tra le cantine sociali di Broni e Casteggio”), cantina che sul finire del 2014 aveva avuto qualche serio problema con la Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Pavia. E come avrebbero gradito i suoi responsabili.
TruffaPinotOltrepò

E niente soluzioni, le solite, che non avrebbero assolutamente fatto del bene al vino oltrepadano, alla sua immagine, alla sua dignità, alla sua possibilità di avere il futuro che merita. Un futuro che spero tanto non mi porterà a scrivere, con la morte nel cuore, per l’ennesima volta, articoli come questo.

A salvare La Versa arrivano i nostri, arrivano i bresciani, arriva l’imprenditoria seria e concreta, arrivano idee, soldi, volontà di fare, un pizzico di spregiudicata incoscienza. Ma è solo con queste caratteristiche che nel mondo del vino di oggi si possono vincere i campionati e non sprofondare in serie B o C.
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In conclusione, come non mettersi da oggi in poi ad urlare a squarciagola “Forza La Versa!, forza che ce la farete”?

Dal suo angolo di Paradiso, il grande Duca Antonio Giuseppe Denari, sorride e tifa per voi. Cercate di non deluderlo, di non deluderci…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. silvana

    01/03/2015 at 09:55

    Correttamente “MARCHIO” e non brand (“parla come mangi” e troppi predicano bio, ma razzolano trio) (e troppi mascherano la propria inadeguatezza infilandola sotto la parolina che fa fico e nasconde la mancanza di pensiero).
    .
    Poi una strategia che tenga conto – non per buonismi – delle reali caratteristiche (di marchio e prodotti che gli corrispondono) da sottolineare e sostenere sul mercato.

    E poi l’occhio vigile ed equilibrato di un giornalismo che non ha dato via la penna agli interessi dei ‘potenti’ veri o presunti.

    Non sarà la panacea per tutto quello che affligge il belpaese, ma “neh che aiuta!”.

  2. Riccardo

    01/03/2015 at 11:30

    Speriamo che questo non sia il Manenti di turno… Di sti tempi…

    • giacomo manni

      03/03/2015 at 03:04

      speriamo….comunque sei milioni di bottiglie in tre anni equivale a due milioni l’anno. un po’ poco per rilanciare una cantina del genere. Soprattutto con i tanti dipendenti che La Versa ha a libro paga

      • Riccardo

        03/03/2015 at 18:07

        Sicuramente. In ogni caso più che la quantità di bottiglie bisognerebbe prefiggersi l’obiettivo del prezzo medio a cui venderle…

        • franco ziliani

          03/03/2015 at 20:38

          osservazione giustissima, acuta, pertinente. Risanare l’azienda, ricominciare a produrre bene, rivitalizzare il marchio, tornare a far parlare, bene, di La Versa e vendere a prezzo giusto, non svendere!

    • beppe belotti

      02/07/2015 at 10:31

      E’ proprio il Manenti di turno!!!!!!!!

      • franco ziliani

        02/07/2015 at 10:32

        Manenti chi, prego? Prego spiegare, non gettare il sasso e nascondere la mano Belotti…

  3. pipinon

    01/03/2015 at 12:20

    Niente Riso in cagnone ma Polenta con Bagoss e Manzo all’olio .
    Speriamo che la farina sia di buona qualità e che il Manzo sia allevato con i sacri crismi.
    Attendiamo gli sviluppi sperando siano positivi.

  4. Mario Gagliardi

    01/03/2015 at 20:41

    Gentile Franco , buonasera . Spero vivamente nel rilancio di questa storica realtà enoica oltrepadana . Auguri di cuore ai nuovi investitori e innumerevoli ottime annate .

  5. Rino Billia

    01/03/2015 at 21:04

    Cantina storica territorio meraviglioso si merita il meglio.

    RB

    • franco ziliani

      01/03/2015 at 21:36

      bravo Rino, bentornato tra i lettori e commentatori di questo blog. Mi fa molto piacere ritrovarti!

  6. ilcagnonebasta

    02/03/2015 at 10:03

    caro Ziliani, ha letto questa news oggi sulla Provincia Pavese?
    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/03/01/news/il-carro-della-polemica-escluso-dalla-sfilata-1.10959103
    E cosa ne pensa?

    • franco ziliani

      02/03/2015 at 10:06

      vuole il mio franco parere? La conferma che c’é un regime in Oltrepò Pavese, da spazzare via al più presto, con i suoi servi sciocchi e quelli che per dirla con Michel Houellebecq hanno scelto la via della Sottomissione. Che fa rima con… riso in cagnone… 🙂

      • Ottavio

        02/03/2015 at 17:37

        Sono capitato sul blog di Ziliani deluso (e profondamente intristito) dalla notizia della censura al carro di carnevale, che mi colpisce due volte: da giornalista (e la censura, si sa, ci sta proprio stretta) e da oltrepadano di nascita, fuggito per motivi di lavoro e che per anni non ha più seguito le vicende del territorio, dopo aver raccontato in tanti articoli le disavventure del vino d’Oltrepò.
        Scopro così (colpevole ignoranza) che l’amico Matteo Marenghi è stato silurato; non poteva essere altrimenti, conoscendolo. E vedo che subito la vicenda del carro è stata ricondotta alla sua giusta fonte, locata alla fine della val Scuropasso. Bene, sintomo che a sud del Po le lingue tacciono ma i cervelli funzionano ancora. Che dire, lo smacco di doversi far salvare dai bresciani, immagino, brucia. Ma è ancora poco, per smuovere certe teste di legno. Peccato, perché il vino e tanti che lo fanno meriterebbero ben altro. Ma i discorsi che leggo sul blog sono quelli che facevamo, con alcuni (gli stessi) produttori “ribelli”, alla fine dello scorso millennio. E siamo ancora qui, allo stesso punto…

  7. Matteo

    02/03/2015 at 11:04

    Beh che dire…si vede che alla fine Ziliani tiene al nostro territorio…

    Speriamo che questa volta accada il tanto atteso miracolo. Speriamo che finalmente ci sia una grande azienda, e non solo grossa, che tiri le fila dell’oltrepò per portarlo nell’Olimpo dei vini. E speriamo accada presto! Intanto rimbocchiamoci le maniche perché se il treno passa dobbiamo saltarci su di corsa…

    Si era data fiducia a Terre d’Oltrepò quando Broni si fuse con Casteggio, ma è solo cresciuto il numero di soci…e noi in Oltrepò siamo diventati sempre più piccoli.

    Ho sempre pensato che La Versa aveva ben poche speranze, quando leggevo del Duca Denari faticavo a ricollegare quel genio e quell’estro a quest’ombra di cantina che è oggi, ma ora mi par di vedere una luce in fondo al tunnel e forse l’Oltrepò “ritornerà a veder le stelle” come fuori da un inferno dantesco.

    • franco ziliani

      02/03/2015 at 11:19

      “alla fine”? Aveva forse dei dubbi in merito al mio attaccamento ai colori oltrepadani? Solo degli imbecilli, degli autentici imbecilli, come quelli che per motivi che rasentano lo sprezzo del ridicolo mi accusano (a me loro conterraneo per parte di nonna materna, a me che ho scritto dei loro vini dai primi anni Novanta, a me che fatto tantissimo per il riconoscimento della dignità della loro produzione enoica!) di essere “un nemico della Puglia”, potevano dire di me che fossi “nemico dell’Oltrepò”.
      Una terra che amo profondamente da milanese di nascita (e di spirito) e che ho criticato, enoicamente parlando, solo per i tantissimi, troppi, errori fatti. La critica di un innamorato deluso…
      Ma ora siamo qui, tutti noi che amiamo il vino, che amiamo l’Oltrepò e lo vogliamo risorgere e provare a diventare… una Franciacorta, a gridare, di tutto cuore, Forza Cantina La Versa, dai che ce la puoi fare!

  8. Pingback: Abele o Caino? |

  9. giuseppe

    10/03/2015 at 11:18

    io spero che la nuova cordata di Abele Lanzanova possa andare a buon fine.
    Ho solo dei dubbi sulle passate attività.
    Mon vorrei si trattasse della stessa situazione del neopresidente del Parma Calcio.
    Prima di “cantare vittoria” aspettiamo un pò di tempo, che ne dici?

    • BEPPE BELOTTI

      02/07/2015 at 09:12

      DIREI PROPRIO NON AFFIDABILE E NON ATTENDIBILE QUESTO LANZANOVA.SE VOLESSE FARSI SENTIRE AVREI QUALCOSA DA DIRLE

  10. stefano

    10/03/2015 at 22:52

    Sono contento che ci sia una ventata d’aria buona che rialzi il morale oltre che il portafoglio…..
    Oggi è il momento giusto di tirare fuori gli attributi e dare fiducia agli imprenditori che hanno proposte concrete e vogliono investire sul nostro territorio.
    Non siamo più negli anni dove l’agricoltore s’improvvisava imprenditore, direttore e agente di vendita. Oggi sono quattro figure ben distinte e separete e se si vuol far funzionare un’azienda come Cantina La Versa questi ruoli devono essere ricoperti da persone professionalmente formate e verificare costantemente che svolgano il proprio lavoro nel migliore dei modi.

    Tanti AUGURI Cantina La Versa e speriamo che un po’ di quell’aria buona arrivi anche nelle nostre colline.

    • franco ziliani

      10/03/2015 at 22:56

      non posso, l’ho già fatto, che condividere questi auguri. Per inciso, a La Versa qualcuno, anche se sono presi da mille problemi, poteva anche prendersi la briga di farsi vivo e ringraziare per il mio post. Questione di buon gusto e di buona educazione…
      Il rinnovamento di Cantina La Versa passerà anche attraverso queste piccole cose, che daranno la misura di un cambiamento

  11. Pingback: Incontro con Abele Lanzanova, il bresciano “salvatore” della Cantina Sociale di La Versa | Il Prosecco

  12. Mario

    23/07/2016 at 01:30

    E io credo che invece quello del riso l’avrebbe veramente salvata la versa…. che amarezza …

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