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Indignazioni

Ma che c’azzecca il Trombaia con una cosa seria come la rassegna della Fivi?

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Trombaia-cartello
Un modo molto datato e patetico di tentare di farsi notare

Voi direte: ma entusiasta come hai detto di essere via Twitter (dirò di più galvanizzato ed elettrizzato, conquistato, travolto da questa cosa unica e bella), dei due giorni trascorsi in quel di Piacenza per la mirabolante quarta edizione della Mostra mercato dei vignaioli indipendenti della Fivi, perché non ci parli subito dei tantissimi aspetti positivi di questa rassegna e ti attardi su un trascurabile dettaglio marginario?

Semplice, perché sono un bastian contrario, rompiballe e francotiratore, perché tanti lettori mi vogliono (e mi apprezzano) – ne ho avute commoventi e immeritate testimonianze anche a Piacenza – proprio così, “incazzoso” e un po’ provocatore. Forse eccessivo e “sopra le righe”. Perché sono “fumino”, come dicono in Toscana, assolutamente non bigotto e bacchettone, più in sintonia con il libertinaggio che con la sagrestia, e certe cose quando le vedo mi fanno girare i corbelli.

Guardatevi le foto che illustrano questo breve post e chiedetevi, come mi sono chiesto io, ma che c’azzecca, in una rassegna di vini e vignaioli autentici, di persone che predicano e praticano la verità, la schiettezza, la piacevolezza, l’estro, la fantasia, l’aspetto geniale e imprevedibile del vino, la sua AUTENTICITA’ un produttore che si presenta, ad una manifestazione come questa, con un vino con un nome come questo?

Strombazzato, è il caso di dirlo, in etichetta e con un maxi cartellone ostentante medaglie e riconoscimenti vari ricevuti: per il vino o per il nome fantasioso non si sa.
MatildePoggi

All’amica Matilde Poggi, presidente della Fivi, e donna di gran classe, al consiglio direttivo e ai consiglieri, tutte persone di grande equilibrio, buon senso, gusto e cultura, la domanda: ma che c’azzecca un Trombaia con la vostra rassegna?

Per me non c’entra un tubo. Come ho fatto notare, piuttosto accalorato e forse in maniera inurbana (di cui doverosamente mi scuso) alla proprietaria delle Tenute, chiedendole se fosse consapevole che ci trovassimo a fine novembre 2014 e non nel 1992, e dicendole, con molta franchezza, era presente l’amico e collega Pierluigi “Pigi” Gorgoni “optimus potor” della guida dei vini dell’Espresso, che trovavo “patetico” questo tentativo di catturare l’attenzione sull’ennesimo, inutile, ripetitivo, banale, Super Tuscan (mix di Sangiovese e Merlot: che barba e che noia direbbero gli indimenticabili Sandra e Raimondo) adottando un nome furbesco e da doppio senso: Trombaia.
Trombaia

Nome che arriva 190 esimo e ultimo nella lunga e un po’ stupidella lista dei vini toscani con finale aia e che si aggiudica un piazzamento nelle prime posizioni nella graduatoria dei nomi che più che di fantasia definirei di furbesco ammiccamento, tipo Soffocone, Phigaia, ecc. Voi mi citerete il caso storico del Bricco dell’Uccellone di Giacomo Bologna. Vero: ma altri tempi, altra classe, altra simpatia.

Oggi, all’alba del 2015 proporsi con un Trombaia mi sembra un mezzuccio un po’ triste, una trovata da… canna del gas. Questo detto con molta franchezza, anche nel caso, improbabile, il vino non fosse il solito Super Tuscan bensì un grande Barolo, un Brunello di Montalcino e non un vino prodotto in quel di Castiglione della Pescaia…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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