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Editoriali

FIVI: finalmente in Italia qualcuno torna a fare politica

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PopoloFivi
Un intervento di Pierluigi Gorgoni 

Da giorni stavo “macerando” una riflessione non solo di cronaca, ma una conclusione sulla meravigliosa esperienza, per me era la prima volta, costituita dalla Mostra Mercato dei Vignaioli della Fivi di Piacenza, che io considero uno dei momenti più autentici, esaltanti, energizzanti, entusiasmanti della mia trentennale attività di giornalista. Pensavo e ripensavo e a trarmi “d’impaccio” ci ha pensato, leggete la sua presentazione qui e quel testo che mi aveva regalato, il fraterno amico e collega Pierluigi “Pigi” Gorgoni, con un altro splendido, speciale regalo di Natale, un intervento “politico”, meditato, profondo, che condivido in toto, sull’evento e sulla speranza di una vera politica del vino, per il vino italiano, rappresentata dalla Fivi.
Buona lettura!
CataldiMadonnarid

Si deve disubbidire per questioni di etichetta. La disubbidienza è una cascata al contrario, un’esplosione invertita, divertita e diversificata, è un cambio di rotta, una distrazione, una distonia, una eruzione di farfalle variopinte dei colori dell’arcobaleno che spostano le nuvole e risalgono per il cielo. La disobbedienza sono aquiloni che volteggiano liberi nonostante un filo, nonostante un pugno, nonostante il destino. Presa di coscienza, azione civile.
LeCavalleri

Our truest life is when we are in dreams awake. La nostra vita più vera è quella in cui siamo svegli nei sogni. Lo ha scritto Henry David Thoreau filosofo nordamericano, trascendentalista, proto-ambientalista, acuto e acuminato osservatore della società, teorico della disobbedienza civile che in mezzo a una catasta di scritti fulminanti di invettive e visioni tremendamente perspicaci scrisse nel 1849 la fondamentale opera Civil Disobedience che ispirò anche il Mahatma Gandhi. In Italia probabilmente lo lesse don Lorenzo Milani che un secolo dopo impugnò concetti simili con l’opera Obbedire non è una virtù. Gene Sharp, dissacrante anima politica, continua a predicarla in tutto il mondo.

Disobbedire come combattere. Senza puntare armi. Ho dovuto rinverdire alcune pagine già consunte ed ingiallite, riprendere tra le mani idee che credevo altrove, ricredermi. Mi ero distratto con quella politica dei nostri tempi dopo la Leopolda, le regionali in Emilia un attimo prima, l’astensionismo oltre le attese, il nostro governo di contorsionisti, di pagliacci, di domatori di urne. I nostri governanti senza giudizi e senza talenti.
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Sono stato a Piacenza alla Mostra Mercato della FIVI con Giovanni e Vladi, con Franco e Carlo e Alessandro (poco) e Emanuele e Roberto e Fernando e Giulio e Beppe e ancora e ancora altri. Uomini, non spettri, e ho fatto il pieno di buone intenzioni, di spiriti traboccanti di ragioni, di pensieri politici meditati, di pulsioni rivoltose, di vignaioli bellissimi (non quelli in bombetta e baffo impomatato all’insù, non quelli delle oscenitaia in etichetta) che hanno intenti e sogni comuni.
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Metto in fila gli eventi del primo giorno, sabato 29 novembre, visti da me, partecipati. Il premio al vignaiolo Lino Maga, la degustazione con Saverio Petrilli delle etichette multate del Ruchè Rosae di Giuseppe Rinaldi, più i Barolo, le dichiarazioni in mezzo: forti, di presa di coscienza collettiva. L’odore acre dei dichiarati intenti di sovversione e di disobbedienza nel giorno esatto della ricorrenza dei dieci anni dalla morte di Gino Veronelli.
MassaBeppe-rid

Lino Maga è il più grande vignaiolo dell’Oltrepò, tra i più grandi d’Italia, e il suo Barbacarlo è il vino che ha dovuto subire l’onta dei tribunali e delle ingiustizie per l’etichetta. Il Barbacarlo, il più importante cru certo di tutta una regione vinicola, di una denominazione, non si poté dichiarare tale, sottozona.
Giuseppe Rinaldi è il più grande vignaiolo di Barolo, non può chiamare più i suoi vini Barolo per come li voleva chiamare, per come li ha chiamati, ha ospitato per due giorni nella sua azienda fetidi inquirenti di un’azienda che sarebbe da inquisire e lo hanno multato per le etichette di un rosso da tavola prodotto in 1500 bottiglie o giù di lì. Lo hanno pesantemente multato.

“Stolidi” diceva Rinaldi in degustazione, definendo le norme di chi lo ha multato con un aggettivo nobile per disuso, acerrimo per etimologia: stupidi, inetti. Giusto per misurare la distanza tra lui e loro. Incalcolabile.
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Ma ci pensi: Maga e Rinaldi multati? Maga e Rinaldi oggetto di soprusi, di processi, oggetto di ingiustizia da parte della giustizia. Due vignaioli mirifici, Maga e Rinaldi, che dovrebbero essere orgoglio nazionale, eletti d’istanza a filosofi contemporanei per ogni pensiero prodotto da loro e i loro vini, sono multati per l’etichetta. Trenta anni fa e ieri. Oggi.

L’Art. 53 (Titolo III) del Testo Unico della vite e del vino è una vergogna, è l’ignoranza degli scranni parlamentari che si fa norma, che certifica la pochezza intellettuale dei nostri governanti.
Saverio-Beppe-rid

Ho rimesso assieme gli eventi di quel giorno, 29 novembre, con la sensazione che c’è in Italia adesso, finalmente, fuori dal parlamento, un gruppo di persone vasto, molteplice, variegato, ma che sa proporsi come soggetto politico emancipato, unito, certo delle sue convinzioni, questi sono vignaioli indipendenti, in grado di fare politica. In grado di compiere atti di civiltà.

Per loro vibrava una energia fiera a Piacenza ed era aria bella e buona. Un’aria carica di livore, fitta di spiriti all’attenti, densa di limpide espressioni di consapevolezza. Così l’ho respirata. E pensavo davvero di sognare un sogno in cui ero sveglio.

Pierluigi Gorgoni

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

 

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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