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My Wine Notes

Interrogativi

Verdicchio campione, ma secondo le guide: roba da 2014 o da anni Novanta?

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Verdicchiocampione

Martedì pomeriggio ho ricevuto questa comunicazione, il cui testo riporto più sotto integralmente ma che potete vedere anche nella locandina qui sopra, che mi ha fatto subito sorgere un interrogativo: siamo davvero a fine 2014, in un’era caratterizzata da una nuova consapevolezza dei consumatori, che ormai vogliono scegliere e sono sempre più riluttanti a farsi “guidare” (verso dove?) dalle varie guide (quante? ormai si è perso il conto), oppure siamo ancora nei “fantastici” (si fa per dire) anni Novanta?

A giudicare dall’iniziativa e dal modo di annunciarla dell’Istituto Marchigiano Tutela di Vini, ovvero l’ente più importante attivo nelle Marche in materia di promozione degli ottimi vini regionali, sembrerebbe di trovarci ancora nell’epoca dove a fare testo, a costituire il termine di riferimento per valutare la qualità di un’azienda e di un vino, erano i vaticini, spesso sballati, quando non stravaganti o peggio ancora, dati dalle varie guide enoiche.

E poiché erano questi giudizi a condizionare le vendite, le aziende erano disposte a tutto, ma veramente tutto (e glissiamo, per pietà, su cosa significhi questo “tutto”) pur di ottenere dai vari baedeker enoici benedizioni, bicchieri plurimi, riconoscimenti, diplomi e simbologia premiologica varia.

Per fortuna, anche grazie all’avvento del pluralismo e della libertà (da condizionamenti vari) portate da Internet, questo insano strapotere esercitato da un gruppo ristretto di persone e gruppi editoriali, di guru e pseudo guru e para…guru della critica italica, è progressivamente scemato. Tanto che oggi, un numero crescente di appassionati di vino se ne fregano altamente se il tal vino è stato “tribicchierato”, pentagrappolato, pluristellato oppure no. Anzi, di fronte a vini che hanno riconosciuto tali riconoscimenti, dopo tante “sole” prese negli anni, in molti consumatori scatta una forma di sospetto.

Ciononostante, leggetevi come viene segnalato, a noi giornalisti, questo “evento stampa” intitolato “Verdicchio campione d’Italia” in programma martedì 18 novembre alle ore 12.30 presso il Rome Cavalieri Hotel (via Alberto Cadlolo 101 – Roma). Con queste parole vecchie come il cucco, e impolverate come dopo un lungo soggiorno in soffitta: “in primo piano numeri, vittorie e sorprese del Verdicchio, il vino bianco campione di qualità. Nel corso dell’evento, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini presenterà un’indagine comparativa tra il Verdicchio e gli altri grandi bianchi del Paese sulla base dei punteggi delle principali guide italiane”.

E’ questo dunque l’orgoglio enoico marchigiano, proclamare il grande Verdicchio (dei Castelli di Jesi e di Matelica, ma nella comunicazione queste qualificazioni di territorio chissà perché non vengono mai fatte) “campione d’Italia” non perché si creda fortemente in questo vino e nel suo valore, nella sua duttilità espressiva, nella sua capacità di essere vino identitario come pochi altri, ma solo perché in base all’elaborazione dei punteggi dati ai Verdicchio dalle varie guide, il grande bianco marchigiano risulterebbe in testa al podio?
AlbertoMazzoni

Mi stupisce che l’avallo ad un’operazione retrò del genere arrivi da una persona esperta e capace come l’enologo (e molte altre cose ancora) Alberto Mazzoni (nella foto sopra) direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, che pure il Verdicchio conosce benissimo in tutte le sue sfaccettature.

Fortunatamente l’incontro romano comprenderà anche una relazione, sicuramente più interessante della presentazione del lavoro di incrocio dei giudizi delle varie guide, opera di Gabriele Micozzi, docente di marketing all’Università Politecnica delle Marche, nonché la simpatica presenza della iesina purosangue Elisa Di Francisca campionessa olimpica ed europea di fioretto. E si chiuderà in gloria con “l’aperitivo ‘stellato’ di finger food firmati dallo chef Mauro Uliassi, celebrato chef e ristoratore di Senigallia. Altrimenti, considerato anche chi è stato chiamato a moderare l’incontro (ovvero due petulanti prezzemolini), sai che “palle”?
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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. silvana

    12/11/2014 at 09:03

    Verdicchio. Il vino più popolare e conosciuto, a Milano, negli anni settanta, quando di vino non si parlava ancora …

    • giuseppe mennella

      12/11/2014 at 12:30

      Ma negli anni ’70 la grande diffusione di questo vino era caratterizzata dalla bottiglia ad anfora. Fortunatamente ora relegata a produzioni secondarie.

      • franco ziliani

        12/11/2014 at 12:37

        benedetta anche l’anfora di Fazi Battaglia, che tanto ha contribuito a far conoscere il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Per chiamarlo con il suo vero nome, non solo Verdicchio…

      • silvana

        12/11/2014 at 19:49

        E ben vero, ora me ne ricordo: la bottiglia a forma di anfora … nei localoni di Milano!

  2. Alberto

    13/11/2014 at 10:51

    Personalmente non casserei tout court l’entusiasmo per i riconoscimenti ricevuti… purtroppo, sebbene, ad oggi, per l’enoappassionato il guida-feticismo sia in forte calo (a volte anche in modo grottesco – è un po’ di moda esser “contro” a prescindere), è altrettanto vero che il mercato, quello dei numeri, non s’è ancora affrancato dalla dipendenza da medagliere, che aiuta a convincere gli scettici… categoria, quest’ultima, che annovera tanti venditori al dettaglio (e non solo), tanti pseudo-esperti che tengono banco al tavolo fra gli amici che, fondamentalmente, se ne fregano e lasciano sfogare ai primi le pulsioni eNotiche sulla carta dei vini (a patto di non sforare il budget) etc. etc. etc.

    Di recente parlavo con il patron, nonchè chef stellato, di una “locanda” della mia zona… mi significava con sicumera e distacco le sue scelte in materia di carta dei vini, elencando i nomi più noti, fregiandosene che neanche un pavone della sua ruota… Al mio “mi scusi, ma credevo che, a tanta ricerca nei piatti, ne corrispondesse altrettanta in cantina”, la risposta è stata: “sai, la cucina e la cantina sono cose diverse*, quelli** si vendono!!!”

    *con evidente disprezzo per la seconda, come se l’esperienza al tavolo preveda momenti separati e disgiunti, a seconda che si maneggi il bicchiere o la forchetta, ed i soldi guadagnati vendendo le bottiglie siano meno buoni di quelli guadagnati vendendo i piatti…

    **quelli, i vini famosi.

    Ora, con le premesse suesposte, non crede che un produttore ed il consorzio che lo rappresenta debbano esser più che contenti di aver ricevuto una esposizione mediatica tanto importante? Peratro diceva quello: “bene o male, l’importante è che se ne parli”… e quest’anno mi pare che di verdicchio se ne stia facendo un gran parlare…

    • franco ziliani

      13/11/2014 at 10:55

      esserne contenti sì, farne oggetto di una specifica comunicazione, com’é accaduto, mi sembra eccessivo e nostalgicamente retrò

  3. Pingback: Alberto Mazzoni come sponsor delle guide non ti batte nessuno! | Blog di Vino al Vino

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