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Degustazioni

La multiforme espressività del Sangiovese emerge in una bella serata Onav a Varese

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DegustazioneOnavVareseSangiovese
Devo ringraziare gli amici di Onav Varese, e soprattutto tutte le otto aziende che hanno creduto alla significatività di questa serata e alla possibilità di dimostrare, attraverso i loro vini, e poi con le mie parole, che il Sangiovese toscano possiede una personalità quasi pirandelliana, uno nessuno e centomila.

Così lunedì 27 al Ristorante Tana d’Orso di Mustonate attraverso un percorso che è partito dalla Maremma del Morellino per poi salire alla Rufina, spostarsi in quel particolare angolo del Chianti Classico che è Radda, per poi ridiscendere verso le Colline Pisane, zigzagare verso Seggiano in zona Amiata, per approdare infine, dopo un passaggio significativo a Bolgheri e dintorni, a Montalcino, abbiamo capito che il Sangiovese è plurimo, inafferrabile, inimitabile.

Soprattutto se viene coltivato nei posti giusti, anche nei più imprevedibili, come possono i 400 metri di altezza a Seggiano, al Castello di Potentino ai piedi del Monte Amiata, in una zona sinora nota per l’ottimo olio d’oliva extravergine oppure la Bolgheri patria dei vitigni bordolesi e internazionali in genere come fa da anni, sfidando tutto e tutti, Michele Satta. In un bellissimo viaggio attraverso questi vini

Maremma Toscana 2012 Sinarra Fattoria di Magliano
Chianti Rufina 2011 Frascole
Chianti Classico 2011 Monteraponi
Montescudaio Sangiovese Gabbriccio 2009 Pakravan Papi
Sacromonte 2008 Castello di Potentino
Rosso di Montalcino 2012 Gianni Brunelli
Cavaliere 2008 Michele Satta
Brunello riserva 2006 Poggio al Vento Col d’Orcia

mostratisi ognuno personale, ricco di espressione: freschissimo, succoso, diretto, fragrante il Sinarra della Fattoria di Magliano, affinato unicamente in legno, nervoso, profondo, dominato da un tannino vibrante e da un’acidità fresca e lunghissima il Rufina di Frascole, largo, strutturato, terroso, di grande imponenza come il Chianti Classico di Monteraponi, ogni vino ha finito per colpire, affascinare, sorprendere per la propria singolarità i partecipanti.

Il Sacromonte 2008 di Potentino per la sua polposa succosità, per la ricchezza, il tannino perfettamente fuso con il frutto, un’acidità vibrante, una piacevolezza contagiosa, il Montescudaio Gabbriccio di Pakravan Papi per il calore, il carattere terroso, eppure per la sua freschezza, la sua grinta.

E, ancora il Cavaliere di Satta per la sua unicità, per un carattere personale e inimitabile, per il suo nerbo che innerva la ricchezza della materia, l’imponenza della struttura e dà al vino equilibrio e piacevolezza.

E infine l’approdo a Montalcino, con il carattere da Brunello più che da Rosso, del complesso, pimpante, grintosissimo Rosso di Montalcino di Gianni (e Laura) Brunelli, ed il velluto puro, la stoffa calda, il tannino presente eppure delicatissimo, la completezza, la classe, da vendere, del Brunello Poggio al Vento riserva 2006 di Col d’Orcia, un vino che onora veramente il nome di Montalcino e del suo Brunello.

Cambiando l’ordine degli addendi, le zone di produzione ed i terroir, Montalcino, Chianti Classico, Chianti Rufina, Maremma, grossetano e Montescudaio, il risultato non cambia ed il Sangiovese emerge e brilla come un’uva votata all’eleganza, al suo esprimere un carattere schiettamente e inconfondibilmente toscano, una ricchezza di sapore, un nerbo acido unito ad una salda struttura tannica, ma anche una facilità di approccio, una piacevolezza, a prova di… vitigno migliorativo.

Perché il Sangiovese, e questi Sangiovese (taluni solo con un pizzico di Colorino e Canaiolo, niente Merlot, Cabernet, Petit Verdot, Syrah, pussa via!) sono vini che parlano schiettamente toscano e chiamano cibo. Vini che illustrano meravigliosamente la storia antica, la tradizione ed il grande futuro, di questo magnifico vitigno. Che basta rispettare ed onorare e non tirare inutilmente per la giacchetta con inutili bischerate senza senso…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Antonio Grimaldi

    03/11/2014 at 12:10

    Ciao Franco,
    mi sarebbe piaciuto tantissimo esserci anche io a questa serata dedicata ai miei amatissimi vini Toscani (per me il Sangiovese rappresenta Casa ovunque io sia!), anche per farti una domanda che mi assilla da tempo: come mai mancano sempre all’appello i vini di quella bellissima zona che è Montepulciano: perché diamine, la denominazione che insieme al Chianti rappresenta la storia più antica della Toscana enologica (almeno dalla fine del Medioevo!) non riesce a far emergere, e quindi produrre, vini totalmente fatti di Sangiovese/Prugnolo Gentile? Quei pochissimi casi di cui sono a conoscenza (Boscarelli, Valdipiatta: strepitosi i loro vini di 20 anni! Dei, diversi affinati in botti grandi di Slavonia o francesi) riescono a raggiungere dei livelli molto elevati e fanno capire che anche da quelle parti ci può essere una versione di questo splendido vitigno degna di nota.
    Poi vengo a sapere che fanno fatica a trovare spazio sul mercato: per forza, non c’è un’identità chiara, vengono confusi con i restanti vini del Chianti Classico e patiscono la (pardon…) “sudditanza” di Montalcino…. Eppure i Nobile prodotti con 100% Prugnolo invece l’avrebbero un senso eccome!
    Antonio

    • silvana

      04/11/2014 at 08:40

      Bisognerebbe capire quanto ha contato per (la fama di) Montalcino, e i suoi vini, la presenza – più di vent’anni fa – di personaggi che (seppure con animo diverso) provenivano da mercati in cui essi hanno letteralmente trasferito la ‘propria emozione’. Qualcosa che per l’affermazione del Brunello ha pesato (giustamente e meritatamente) molto. Senza togliere meriti alla grandezza intrinseca del Brunello di Montalcino; con la consapevolezza che il Nobile è anche appesantito da un nome che gli attribuisce più sussiego che nobiltà, entrambi concetti fuori clima.
      Forse sono fatti marginali? Il primo sicuramente no.

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