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My Wine Notes

Indignazioni

Barolo Boys. Storia di una Rivoluzione migliore documentario dell’anno!

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Baroloboys-locandina
E non é una barzelletta...

Apprendo che il film Barolo Boys sia è aggiudicato il Premio DOC Wine Travel Food 2014, riconoscimento dedicato alle migliori produzioni cinematografiche di ambito enogastronomico, turistico e paesaggistico, premio nato dalla collaborazione tra Gambero Rosso e Film Commission Torino Piemonte, evento del Torino FIlm Festival 2014. La cerimonia di assegnazione del premio si svolgerà Lunedì 24 Novembre dalle h 16 presso la Sala Il Movie di Via Cagliari 42, Torino, nella sede di Film Commission Torino Piemonte.
Leggo poi che “il Doc Wine Travel Food nasce dalla convinzione che il cibo rappresenti uno degli aspetti culturali più permeanti e caratteristici al mondo e che le produzioni audiovisive siano una forma d’arte che deve essere sempre più valorizzata anche in ambiti considerati “industriali” e quindi, ad oggi, non sempre pienamente valorizzati”.
E poi leggo la composizione della giuria formata “da personalità di rilievo del mondo del cinema e di quello enogastronomico – Paolo Cuccia (Presidente di Gambero Rosso), Paolo Damilano (Presidente Film Commission), Christian Milone (chef), Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Antonio Urrata (Fondazione Ente dello Spettacolo), Jacopo Chessa (direttore del CNC Centro Nazionale del Cortometraggio), Lorenzo Burlando (Segreteria Doc/it Associazione Documentaristi Italiani) – saranno assegnati lunedì 24 novembre, presso la Sala Movie nella sede di Film Commission Torino Piemonte di via Cagliari 42.”.
E allora mi dico che, una volta di più, questi qui se la cantano e se la suonano e ci vogliono, ma solo leggermente, pigliarci per il… Quale é stata la guida, negli anni, a “pompare” di più ed esaltare le cosiddette grandezze (per cogliere le quali serviva una potente lente d’ingrandimento) dei vini, io li chiamo vini, faccio fatica a chiamarli Barolo, dei cosiddetti Barolo boys? Vini d’Italia del Gambero rosso/Slow Food. Chi c’era in giuria in questo premio cinematografico? Il potente Cuccia, presidente del Gambero Rosso.
E poi sicuramente gente di cinema come il duo Ricky Tognazzi – Izzo, ma gli altri, a parte un giudizio tecnico sulla qualità filmica, su montaggio, fotografia, colonna sonoro, che ca…volo c’entrano con il Barolo? Che giudizio possono mai fornire sul fatto che sia stata raccontata una storia vera e non, come ho più volte scritto, una fanfaluca buona solo per gli allocchi? Nessuno.
Complimenti dunque a Paolo Casalis & compagni per aver dimostrato, anche con i due passaggi nel breve giro di un mese su Rai Due del loro film, di aver capito tutto e di essersi ben inseriti, con la giusta furbizia, nel Sistema che regola le cose del vino oggi in Italia. A quando un bel documentario su Farinetti ed il “miracolo” della Fontanafredda o di Eataly? Oppure un cortometraggio su quei grandi personaggi del vino che sono i Fratelli Martini, o su quella onorata azienda piemontese che è la Giordano vini?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. silvana biasutti

    25/11/2014 at 08:36

    Molla l’osso e parla di futuro. Sei stato a Barolo Brunello e sarà interessante sentire le impressioni di uno tiglioso come sai essere (e rompino assai) sui Barolo-Brunello’s boys and girls (i boys l’han fàa el lur temp, neh) che con il senso del tempo (che passa e va) si incontrano parlano, assaggiano, discutono e pensano. Non c’è grande, né piccolo, né (ormai) ammanigliamento che serva. C’è la rete con nuovi inquinamenti (sì, certo!), ma che lascia filtrare la vera verità, che non sarà mai una sola, ma che non si regge più sui robivecchi.

    • franco ziliani

      25/11/2014 at 08:46

      Ja mein general!

  2. Sergio

    25/11/2014 at 10:28

    Quando si premia un film non si guarda solo al tema: è come se lei giudicasse un vino dall’etichetta. Allora, conformismo sui “Baroli” in barrique, oggi sui Baroli tradizionali: magari tra 10 anni arriveremo alla giusta misura.
    Che c’entra Giordano vini poi? secondo me è davvero una azienda onorata e onorabile, che non ha mai preteso di assurgere ad arbitro della qualità

    • franco ziliani

      25/11/2014 at 11:04

      Sergio, mi dia tempo di scrivere e sulla Giordano vini vi racconterò una cosa molto sfiziosa e divertente…

      • silvana

        25/11/2014 at 15:47

        Anch’io ho conosciuto la Giordano vini!!

  3. Alessandro

    25/11/2014 at 11:41

    Ziliani oggi o è di buon umore o distratto. Non ha fatto notare che NON SI DICE BAROLI!!!!

    Scherzi a parte, io ho trovato il film piacevole e ben fatto. Non sono in grado di dire se meritava il premio (anche perchè bisognerebbe capire chi erano i “concorrenti”), ma la cosa, di per se, non mi pare scandalosa.

    • franco ziliani

      25/11/2014 at 11:51

      Umore ottimo caro Alessandro, mi era sfuggita la cosa. Chi li chiama Baroli, che Bacco li suoli! 🙂

      • silvana

        25/11/2014 at 15:49

        sennò saranno Amaroni suoi;)

  4. Edoardo

    25/11/2014 at 16:50

    Caro Franco, finalmente ho visto il film. Noioso e lacunoso, pareva piu’ una celebrazione di Giorgio Rivetti e Elio Altare che descrittivo di un fenomeno importante qual’è stato. Mancavano i ‘pezzi da novanta’ come Conterno Fantino e Domenico Clerico, Scavino e altri ancora. L’unica ‘nota positiva’ è stata il grande Beppe Rinaldi con figlia e Accomasso. Non sono stati citati poi gli altri ‘grandi’ come Giacomo Conterno e Bruno Giacosa.
    Che dire, grande delusione…..

  5. Il consumatore

    25/11/2014 at 19:42

    Qualcuno avrà commissionato questo triste e sconclusionato documentario, qualcuno ha poi pensato a farne adeguata pubbilicità fino a giungere ai canali Rai, qualcuno ha fatto creare il premio da far vincere a tal documentario. E se fosse la stessa persona?

    • silvana

      26/11/2014 at 09:13

      Come un Clan?!

      • franco ziliani

        26/11/2014 at 09:35

        direi piuttosto come una cooperativa. Rossa, ça va sans dire. O una rete di negozi tematici sparsi per l’Italia e all’estero.. 🙂

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