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My Wine Notes

Enoriflessioni

Teroldego rotaliano riserva e candeggina. Un abbinamento pubblicitario che mette malinconia

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Teroldego 823
Personalmente non ho proprio nulla contro la Lidl, di cui confesso di essere un cliente, come lo sono di Esselunga o di Auchan. Innanzitutto perché i punti vendita di più recente creazioni sono bel lontani dai tristissimi e bui hard discount d’antan e non sono proprio appannaggio di torme di desperados squattrinati in cerca del risparmio più estremo del tutto indifferenti alla qualità (nonché alla salubrità) di quello che comprano.

In seconda battuta perché alcuni prodotti, soprattutto tedeschi, che trovo alla Lidl sono decisamente buoni e con l’idea intelligente delle settimane dedicate a rotazione alla gastronomia e ai vini di singoli Paesi stranieri si possono gustare delle vere e proprie curiosità. E senza mai svenarsi.

Questo premesso, devo dire che spesso vado a curiosare nel settore vini e qualche volta ho provato ad acquistare bottiglie, trovando prodotti di base decisamente onesti compatibilmente al prezzo, spesso molto basso, cui venivano proposti.

Pertanto sono assolutamente favorevole (visto che sono presenti oltre a fantasiosi marchi dai nomi spesso da standing ovation quanto a fantasia: dalle pizze surgelate targate Trattoria Alfredo ai salumi Salumeo, alle carni di maiale fresche Suinelli, alla pasta, non irresistibile., Italiamo o Combino, ai gelati Noblissima, alle paste surgelate Taverna Giuseppe: ma invito a provare i wurstel e i salumi della tedesca Dulano, squisiti) e ho il massimo rispetto per il gigante tedesco, e trovo sempre divertenti, con i loro colori sgargianti e una grafica a pronta presa (non come quelli di una concorrente italiana, di una tristezza… bulgara) i suoi volantini pubblicitari.
Combino

Però….però, riguardo al vino io appartengo ancora ad una generazione che anche se si è convertita pragmaticamente all’evidenza, ormai chiara anche ai non vedenti, che il prodotto caro a Bacco non può più essere appannaggio esclusivo di enoteche, locali eleganti e ristoranti, ma che debba essere tranquillamente e laicamente smerciato, senza tanti fronzoli, anche nella Grande Distribuzione e negli hard discount, sotto sotto si illude ancora che il vino venga trattato come un bene di consumo un po’ diverso da un succo di frutta (a proposito: vi segnalo, sempre da Lidl, il davvero buonissimo Apfelsaft, o succo di mela Vitafit), da un detersivo, da un cibo per gatti o da un pacco di pannolini.

Teroldego 825
Così, sono rimasto un po’ scioccato e inevitabilmente indotto a qualche amara considerazione quando nell’ultima pagina, quella che propone le offerte del “super sabato”, del volantino con le proposte valide da lunedì 6 a domenica 12 ottobre, mi sono imbattuto in questa immagine a fondo pagina che presenta un accostamento un po’ forte. Una bottiglia di vino, scontata del 39%, accanto ad un flacone da due litri e mezzo di candeggina classica scontata del 41%. Due euro e 29 invece di 3,79 euro il vino, 0,99 centesimi invece di 1,69 euro la candeggina.

Il fatto che il vino venduto a prezzo super scontato (ad un prezzo unitario di 3,05 euro al litro – la candeggina al litro veniva via invece a solo 40 centesimi) fosse non un vinello qualsiasi da battaglia e senza pretese, bensì quello che, in teoria, dovrebbe essere il Re (o Principe, fate voi) dei vini rossi del Trentino, ovvero un Teroldego Rotaliano riserva Dop, mi ha fatto pensare, anche se mi è sempre apparso molto discutibile il primato di un vino che prevede una resa per ettaro di 170 quintali (esuberi esclusi) – elemento che costituì un’esemplare motivo di contestazione da parte dell’indimenticabile amico e collega Francesco Arrigoni (che gli valse anche una querela da parte di una nota cantina cooperativa: che poi Franz vinse), che il Trentino del vino non debba poi trovarsi in grandissima salute.
PianaRotaliana

Nonostante quello che affermi qualche trombone, che sia un politico o un politicante del vino, o un comunicatore a cottimo, poco conta.

Non deve essere in forma smagliante il Teroldego rotaliano, se nell’ottobre di questo duro, difficile, davvero indimenticabile 2014 finisce con l’essere svenduto, pardon proposto in offerta, a 2,29 euro e “strillato” su un volantino pubblicitario di fianco nientemeno che ad un flacone di candeggina…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Paolo Boldrini

    06/10/2014 at 10:40

    Buongiorno Franco, apprezzo sinceramente le tue considerazioni su alcuni vini attualmente venduti da catene di discount. Anche io, spinto dalla curiosità di provarne qualcuno, ho fatto e continuo a fare diversi acquisti: qualche bottiglia di sicuro non la ricomprerò, ma ho assaggiato vini con un più che onesto rapporto qualità/prezzo. In particolare mi è piaciuto il Vermentino di Gallura venduto da Eurospin, che ho trovato, a mio modestissimo parere, degno di essere ricomprato.
    Anche se non sono molti, tra quelli presenti sugli scaffali di questi punti vendita, continuo a preferire quei vini che riportano sull’etichetta “prodotto da….nelle proprie cantine”, decisamente preferibili ad aziende imbottigliatrici di un po’ di tutto…

    • franco ziliani

      06/10/2014 at 10:45

      speriamo non imbottiglino anche… candeggina 🙂

      • Paolo Boldrini

        06/10/2014 at 11:10

        ….se lo facessero, ne regalerei subito una bottiglia (magari magnum) a qualche arbitro…! 😉

        • franco ziliani

          06/10/2014 at 11:15

          a Boldrì, te ricordi quella canzone anni Sessanta, dei Rokes che faceva “bisogna saper perdere… Non sempre si può vincere…”. Dateve na calmata lupacchiotti…

          • Paolo Boldrini

            06/10/2014 at 11:22

            Certo che me la ricordo…ma penso che qualcun altro dovrebbe invece cantare “bisogna saper vincere”…!

          • franco ziliani

            06/10/2014 at 11:27

            hai voglia… 🙁 Ieri ci hanno fatti… viola…

          • Paolo Boldrini

            06/10/2014 at 11:30

            Be’, Franco, se è per quello…tanto di cappello ai viola…hanno fatto 3 gol bellissimi!

          • franco ziliani

            06/10/2014 at 11:49

            verissimo, giocando contro una difesa di fantasmi 🙁

  2. Alessandro

    06/10/2014 at 13:02

    Trovo sempre interessanti gli articoli che scrive, Ziliani, sulle “svendite”. A mio modestissimo parere pero’ sarebbe buona cosa, almeno qualche volta, abbinare alla denuncia pure una degustazione, cosi, per chiudere il cerchio e fare piena luce sulla questione. Perché io ogni volta rimango con un “va beh, ma sto vino, come è?” in gola….

    PS. aveva promesso una cosa simile sui Cava a 3 €, ad agosto, nell’altro blog. Non se lo dimentichi…;-))

  3. silvana biasutti

    06/10/2014 at 14:13

    Singolare coincidenza: sul Corriere della Sera odierno una raffinata (e inutile: il vino non dovrebbe fare pubblicità, semmai la si fa a un marchio) mezza pagina recita: “Tutto in un Bicchiere. Il Teroldego Rotaliano Mezzacorona con il suo carattere vigoroso eccetera …”
    Nel visual un bel bicchiere con un’onda di vino che si fa vigne e paesaggio (il vino ha scoperto il paesaggio, cent’anni dopo: prendi nota Ziliani!).
    Singolare coincidenza. Vedi un po’ se nella bottiglia della Lidl c’è – anche lì il Trentino con il suo paesaggio.
    Quando ci si muove strategicamente, non sapendo un’acca di come funziona la comunicazione (anzi la pubblicità) i risultati si vedono, eccome.

  4. Antonio Conti

    06/10/2014 at 18:28

    Buonasera Ziliani ,Le dico subito (altrimenti me ne dimentico, e non mi va ) che l’espressione ” strillata ” sul volantino è veramente da “Urlo”, complimenti!
    Tornando all’articolo Le posso dire che non mi meraviglia trovare di questi vini a codesti prezzi e che anzi un mio collega di lavoro, che tra l’altro è un tirchiaccio (non é allusivo 🙂 ma detto solo per ridere) , spesso , essendoLlidle dipendente, conoscendo la mia passione per i vini, mi prende in giro dicendo che bevo Barolo e Amarone pagati 5 o 6 euro da Lidle…
    Volevo chiederLe, e non per essere polemico, giuro, che cosa hanno di buono i salumi tedeschi, visto che Lei ha affermato che sono di “qualitá” ( qual’é il Suo criterio è metro di giudizio)! Sente il sapore di maiale genuino per caso ?
    Dipendiamo troppo dai tedeschi,e non mi piace che facciano da traino all’economia anche nel settore agroalimentare ,dove “dovremmo” essere i più forti d’Europa (discorso politico e bla bla bla …) !

    • silvana biasutti

      06/10/2014 at 21:52

      Molti maiali italiani – quelli a quattro zampetti – sono in realtà maiali tedeschi. Gli allevamenti impiantati dai nostri amici germanici sono così fitti e con cicli talmente intensi da avere enormi problemi di inquinamento. Non riescono a smaltire i liquami. Ed è vero: dovremmo condurre il ballo, invece siamo, ormai, nelle mani altrui. Italia zimbello mondiale. Niente è più nostro (si pensi agli alberghi di via Veneto e di Roma in generale: la più parte è americana, perciò il turismo genera guadagni che vanno oltreoceano … mica male eh?) e in >Italia non si viene a investire, bensì a fare shopping (di imprese). Amen

    • franco ziliani

      07/10/2014 at 09:19

      mi riferivo in particolare ai wurstel, che trovo veramente molto buoni

  5. Alessandro

    07/10/2014 at 08:41

    Strano paese Italia, pero’. Se arrivano gli stranieri, non va bene. Se arriva un italiano che inventa un nuovo business, vende prodotti italiani, lo esporta all estero, dà lavoro in regola a migliaia di italiani in Italia non va bene comunque perché “di sinistra” e “li paga poco ” (cosa non vera, tra l altro). Mah…

    • franco ziliani

      07/10/2014 at 08:56

      a detto del servizio de La Gabbia de la 7 di domenica sera non sembra proprio che il miliardario rosso sia molto democratico con i suoi tanti dipendenti…

      • Alessandro

        07/10/2014 at 09:04

        Non l’ho visto. Mi informero’. Ma credo restero’ dell’idea che 1000 Farinetti in italia ci (vi) farebbero un gran bene.

        • franco ziliani

          07/10/2014 at 09:18

          quella della moltiplicazione dei Farinetti é una prospettiva che mi sgomenta. Quello che c’é basta e avanza

      • alessandro

        07/10/2014 at 15:13

        Ho saltato la pausa pranzo per vedermi la puntata. Mi è parso un servizio parziale, partigiano, e pure un po’ maleducato (ma ti pare che uno si presenta in un negozio cosi, e pretende di parlare con “il responsabile”?). Vengono intervistati i COBAS (che immagino lei stimi, vero, Ziliani?) e una dipendente che dichiara che dalla busta le mancano dei soldi (a parte che credo che la cosa sia facilmente verificabile, ma viene detto da subito che la persona è dipendente di Adecco e non di Eataly..indi mi sfugge cosa centra Eataly…i soldi vengono da Adecco!). “Ci obbligano a sorridere”…va beh, lavori in un posti a contatto col pubblico, devi vendere…è cosi strano? Fosse il tuo negozio, serviresti il cliente triste e sgarbata perché oggi hai le palle girate? In sostanza, mi sfugge dove sta il problema. Lavoratori assunti a tempo determinato, che guadagnano 1200 € al mese? Ma Ziliani,ma sa in Italia quanta gente c’è che farebbe la firma per condizioni simili? Trovo i suoi interventi su Eataly veramente pratigiani e, onestamente, non ne capisco il motivo (se non un preconcetto politico). Peccato

  6. franco

    07/10/2014 at 09:22

    hai ragione Silvana, il contrasto tra il Teroldego rotaliano riserva… alla candeggina e la bella pagina pubblicitaria sul Corriere è stridente….
    Ma qual’é l’immagine vera del Teroldego oggi? Quella patinata e sognante proposta dalla pubblicità o quella spiccia, da bene di consumo senza tante balle, da wine commodity a basso costo, proposto dal volantino Lidl?

    • silvana biasutti

      07/10/2014 at 19:24

      Confesso che saranno quindici anni che non assaggio il Teroldego Rotaliano il cui nome già da solo mi ricorda una bella camminata tra l’Abbazia di Novacella e Bressanone, la bella campagna ordinata, ma sempre poetica di quelle parti, le cataste di legna creativamente assemblata, l’approccio riservato e un po’ chiuso della gente, il centro di Bressanone e una processione in costume davvero impressionante. Quante cose può ricordare il solo nome di un vino; tutto in un bicchiere o tutto chez Lidl? Io resto un’aficionada delle tre B e sto a guardare queste bestialissime contraddizioni.

      • franco ziliani

        07/10/2014 at 23:01

        cara Silvana, dalla Piana Rotaliana, da San Michele all’Adige, Mezzocorona e Mezzolombardo, estrema provincia nord di Trento a Novacella e Bressanone, pardon, Brixen, ovvero Süd Tirol, ne corrono di chilometri. Ed i paesaggi e l’atmosfera sono sensibilmente diversi… 🙂

        • silvana

          08/10/2014 at 15:22

          Sì, ma proprio a Brixen mi ammannirono un bicchiere di Teroldego quindici anni fa, durante un indimenticabile pranzo dopo la conclusione del primo vero digiuno della mia vita. Perciò me ne ricordo.

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