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My Wine Notes

Indignazioni

Già incazzato prima di vedere Barolo boys. Storia di una rivoluzione: come sarò dopo?

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Baroloboys-locandina

Erano anni che non mi capitava di attendere con tanta ansietà l’arrivo della posta. Aspetto forse una lettera d’amore dell’amata? Non direi, ormai per queste cose si ricorre a skype, sms e what’s up. Attendo l’assegno di pagamento di un articolo scritto ormai mesi e mesi fa e che credevo fosse una sola? Nemmeno questo, ormai si ricorre al bonifico bancario.

E allora, vi direte, cosa diavolo sta aspettando ‘sto Ziliani? Aspetto, e spero che l’attesa sia breve, l’arrivo un qualcosa che ho ordinato da qualche giorno e per il quale ho pagato 15 euro e 90. Si tratta di un DVD di 64 minuti con libro di 36 pagine, dal titolo, che è tutto un programma e un invito a nozze per me, Barolo boys. Storia di una rivoluzione. Una produzione della Stuffilm Creativeve una società di produzione indipendente con sede a Bra.

Non vedo l’ora che il postino suoni due volte, perché voglio sedermi con calma davanti al televisore e gustarmi questa saga di un movimento rivoluzionario che avrebbe, dicono, segnato la svolta e fatto la fortuna del Barolo.
sfilatabarriques

Sulla svolta concordo, per certi versi, quanto alla fortuna, io penso si tratti soprattutto della fortuna economica di una serie di produttori che grazie a questi nuovi vini, costruiti ad uso e consumo di qualche importatore tipo Marc De Grazia, e di opinion maker quali Robert Parker e James Suckling, e di qualche guida, tipo Vini d’Italia, nella coedizione Gambero rosso – Slow Food, ognuno corresponsabile delle scelte fatte dall’altro, hanno fatto una barca di soldi, hanno costruito mega cantine, hanno conosciuto un benessere economico e una popolarità che mai si sarebbero sognati.

Il mio pensiero sui Barolo boys l’ho già chiaramente espresso, ad esempio qui, e ricordo bene che persino Veronelli, che non era certo ostile all’innovazione, dedicò una sua puntata della rubrica che aveva sull’Espresso agli eccessi di questa innovazione, a Barolo… che non sembravano Barolo, e ricordo bene come ad un certo punto, nelle vigne di alcuni modernisti spuntassero, le foglie ed i grappoli erano ben diversi da quelli del Nebbiolo, della Barbera e del Dolcetto, misteriosi vitigni.

Però, da osservatore e commentatore, da molti anni, delle barolesche vicende, ho deciso di vedermi il film, di acquistarlo, cosa che mi dà un po’ fastidio pensando che alla produzione ha concorso, con Slow Food e Eataly media, anche il baffuto furbo miliardario rosso, e poi di scrivere.
crolloMuroBerlino

Ma già sin d’ora mi sono preso la mia dose d’incazzatura, tosta, e mi sono indignato vedendo, cosa che invito anche voi a fare, qui, il trailer del film, dove è stato fatto un accostamento anti-storico, falso e vergognoso, tra il gesto, simbolico, di segare le vecchie botti in cantina, per fare spazio al nuovo, alle barrique francesi, e le immagini festose delle picconate al Muro di Berlino nello storico e glorioso 1989. Tra l’altro ottima annata per il Barolo.

Un accostamento assurdo, perché la caduta del Muro celebrava la fine di una dittatura, di un rigido sistema ideologico basato sul terrore e sulla repressione, il crollo di un sistema, quello comunista, che toglieva la libertà e imponeva un pensiero unico.

Segare le botti grandi di rovere (che poi magari qualcuno di quelli che l’ha fatto si troverà poi a ricomprare dopo una quindicina d’anni, perché la gente ne aveva le… tasche piene dei Barolo legnosi e puzzolenti di tostatura…), per utilizzare le barrique era invece una libera scelta in un regime di libertà, visto che nessuno si trovava costretto ad utilizzare i sistemi di vinificazione della tradizione, macerazioni lunghe e invecchiamento, di anni, in botti di rovere di Slavonia. Non francese.
Festacrollomuro

Giudicherò, quando finalmente il DVD mi sarà arrivato, il film, con i suoi eroi protagonisti, il guru Elio Altare, l’abile importatore americano Marc De Grazia, la vignaiola Chiara Boschis, già compagna di Giorgio Rivetti alias “Il Rinoceronte” come l’ho definito io, e poi il grande consigliere tecnico milanese, tale Giampiero Cereda, quindi Carlo Petrini, Oscar Farinetti, che è peggio della gramigna e te lo trovi dappertutto anche se in questa storia c’entra come i cavoli a merenda, quindi Beppe Rinaldi, Roberto Voerzio, Bruno Ceretto, l’enologo dei “miracoli” Beppe Caviola.

Trovo strano che non siano stati interpellati personaggi, Langainisti della prima ora, come Luciano Sandrone e gli Scavino, Domenico Clerico e poi Elio Grasso, e per par condicio tradizionalisti come Maria Teresa Mascarello, Mauro Mascarello, Bruno Giacosa, Roberto Conterno, Augusto, il figlio dell’indimenticabile Baldo Cappellano, uomo di sinistra, progressista, ma tutt’altro che Barolo boy…

Per cui di Barolo boys, del film e di quello che hanno rappresentato, nel bene e nel male, sentirete ancora parlare su Vino al vino…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Alesssandro

    02/10/2014 at 08:48

    Arrivato ieri via posta. Attendo il w end per vederlo. Potrei sbagliare, ma mi pare che Sabdrone sia in qualche modo partecipe, nel filmato.

  2. silvana

    02/10/2014 at 09:27

    Zil: ma che c’entra Beppe Rinaldi con questi boys?
    Zil: hanno già da tempo annunciato che la sinistra non c’è più. Perciò per fregiarsi di qualcosa di distintivo, in termini di superiorità intellettuale ed esistenziale, bisognerà inventarsi qualcos’altro, qualcosa che sia attinente alla “narrazione”, come insegna Baricco (l’ottimo Baricco: niente a che vedere con le barrique, ma non si sa mai), la cui scuola di scrittura (e di pensiero, almeno in termini di format) è stata accortamente acquistata dal tuo miliardario rosé. Acquistare il pensiero è sicuramente un buon investimento, si sa mai …
    Zil: ma perché buttare via i tuoi soldini? Scarichi il film gratis … Proprio da una vecia ti devi far suggerire ‘ste cose?

    • franco ziliani

      02/10/2014 at 09:34

      non c’entra nulla, ma per pararsi il c..o in questa celebrazione di una rivoluzione che come tutte ha finito per far danni, hanno pensato bene (anzi) male, di inserire qualche filmato del grande Bartolo, al quale quando era vivo davano del vecchio parruccone o peggio (lo so perché me lo raccontava lui stesso dicendo, testimone sua figlia, che per il Barolo tradizionale avevo fatto più io, di destra, della cosiddetta sinistra di Slow Food) e di Citrico. Poi, per motivi generazionali, cercano di portare dalla loro la figlia maggiore, Marta, ma con il padre e la madre (la tigre la chiama Beppe) che si ritrova, escludo che la classe 1985 Marta possa cambiare le cose rispetto a quanto fa Citrico…
      Quanto all’acquisto, sì, mi girano le scatole aver finanziato questo filmato, ma mi urgeva, anzi mi urge, non mi é ancora arrivato, vedermelo con calma..

    • giuseppe mennella

      03/10/2014 at 11:12

      Uhm 15eu per finanziare questa operazione dul “vero ” Barolo. Comunque il torrent del film e’ ancora introvabile.
      Riporto un commento copiato sul web …
      ” … Basta con l’invecchiamento come è sempre stato, basta con il dar via il vino a fatica perché non lo si riesce a comunicare: nuovo corso, nuova “tradizione”, stacco netto con la generazione dei padri (alcuni di loro sono stati diseredati, tutti quanti inizialmente vilipesi) e un successo tanto rapido e mondiale quanto inatteso: è del 1990 la definizione del New York Times che li identifica come “Barolo Boys” che hanno saputo conquistare gli States con il loro vino.

      I loro volti e le loro storie sono i protagonisti del documentario: in poco più di un’ora – grazie anche ai ricordi di due personaggi culto nel mondo enogastronomico come Oscar Farinetti e Carlin Petrini, e guidati nel racconto dalla voce di Joe Bastianich – Casalis e Gaia raccontano una storia avvincente e interessante, tassello importante per capire come oggi viene percepito il vino italiano nel mondo e come si è arrivati a far celebrare una zona storicamente povera – le Langhe – come una delle eccellenze mondiali. “

      • silvana

        03/10/2014 at 12:50

        Basta con il Barolo d’antan (un certain Barolo); vogliamo il Barolo rock, che sfrizzola per il mondo, noi che sappiamo comunicare!
        Viva Baricco e le barrique(s). Tutti i veci a cercar funghi.

  3. silvana

    02/10/2014 at 10:28

    Ps: ma l’obiettivo (della cosiddetta rivoluzione, o innovazione) è sempre quello di occupare le postazioni (cadreghe) che danno modo di incassare. No, non dal fatturato, troppo faticoso, … si incassano finanziamenti e contributi. Queste rivoluzioni sono solo un “brand”. Certo che acquistare anche il film, da te non me lo sarei aspettato.

    • franco ziliani

      02/10/2014 at 10:38

      adorabile, potevo anche chiedere, come faccio normalmente con i libri, la copia stampa, ma volevo essere libero, anche moralmente, avendo pagato come un normale acquirente, di poter giudicare la pellicola senza alcun tipo di condizionamento

  4. Stefano Cinelli Colombini

    02/10/2014 at 15:12

    A quando il sequel “i SuperTuscan boys”? In fondo i protagonisti veri sono gli stessi; Parker, Suckling e simili. I produttori sono intercambiabili, sono stati quelli ma avrebbero potuto benissimo essere altri senza che nulla cambiasse. È stato il momento magico dei media, fortune e disgrazie si sono costruite sulla carta più che sul vino.

    • silvana

      04/10/2014 at 09:21

      Tutti con i pantaloni di velluto a coste (variante in cavalry), camicia di fustagno (fazzolettone) e scarponcino da campagna … un mozzico di antico toscano che sporge dal taschino, guanti Gant tricottati senza dita; occhi scintillanti sguardo consapevole, pronti a “narrare la terra”. (i più cheap con il tablet in vista: sempre connessi) …

  5. Marco

    02/10/2014 at 17:07

    L’ho visto via streaming. Non sono particolarmente addentro alle vicende, sono arrivato al vino relativamente di recente, però devo dire che alla fine è piuttosto equilibrato. Celebra un gruppo di giovani vignaioli che – non lo nascondono – principalmente per desiderio di profitto per liberarsi da una povertà antica cambiano le cose, scoprono il marketing, fanno forse errori, esagerano, non fanno forse una vera rivoluzione, perchè alla fine il barolo tradizionale torna, ma un cambiamento lo portano. Innegabilmente trenta anni dopo, tutti sono cambiati: loro ed i loro avversari, e sono tutti più ricchi…

  6. silvana

    03/10/2014 at 00:00

    E il vero è ciò che appare …

  7. Carlotta

    03/10/2014 at 14:34

    …aspettate il torrent, aspettate… Mi pare strano che in questo blog il moderatore non moderi e lasci questi stimoli alla scarico illegale.
    Collegate il cervello alle dita prima di scrivere.

  8. Carlotta

    03/10/2014 at 14:42

    Ma chi va in direzione contraria allo scritto viene bannata? Bene direi.

    • franco ziliani

      03/10/2014 at 15:21

      Il suo primo commento e’ delle 14.34. Prima di cianciare colleghi il cervello e provi a pensare che non ho moderato i suoi interventi non per “censura” ma solo perche’ ero impegnato in altre faccende. Cosi’ evita brutte figure

      • silvana

        04/10/2014 at 09:10

        Non essere così severo, Ziliani, c’è gente che vive sempre connessa.

        • franco ziliani

          04/10/2014 at 10:40

          Quando sono con il mio amore potrebbe commentare anche il Papa e lo smartphone rimarrebbe in un angolo.. 🙂

          • silvana

            04/10/2014 at 14:04

            E invece c’è chi si fidanza con una app

          • franco ziliani

            04/10/2014 at 14:36

            ah, però… E ci fa anche all’amore? 🙁

  9. Arturo

    05/10/2014 at 16:57

    Io sono andato alla proiezione a Torino e c’era talmente tanta gente che hanno dovuto ripetere la proiezione per una seconda volta. Il film è strutturato bene è non è una celebrazione o di una cosa o dell’ altra. E’ solo una storia da raccontare, come ce ne sono altre nel nostro Paese. Poi… Ognuno è libero di pensarla come vuole. Non c’entra il vino, qui si parla di film-documentario, categoria sempre bistrattata in Italia.

    • franco ziliani

      05/10/2014 at 17:15

      Ohibo’: non c’entra il vino in un film intitolato Barolo boys? E di che si parla, di donne? Sicuro di aver visto quel film? Ricordo a lei e ai lettori di Vino al vino che si tratta di una storia tutt’altro che gloriosa, del tentativo, quasi riuscito, di stravolgere l’identità di un vino, anzi, del più grande e glorioso vino d’Italia. Si tratta del tentativo, allucinante, di mandare il Barolo… a Casablanca e farlo diventare ALTRA COSA.
      Come avrebbe detto l’universitario calabrese impersonato da Sergio Vastano al Drive In: é chiaro ‘stu fatto?

  10. Roberto Giuliani

    07/10/2014 at 11:35

    L’ho visto perché pochi giorni fa lo hanno dato a Tg2 Dossier, pensa tu…
    Tutto improntato su un mito che non esiste e che di rivoluzionario non ha mai avuto nulla. Altare è il cuore del racconto, gli fanno da spalla Chiara Boschis, Giorgio Rivetti e altri, con brevi interventi “alternativi” di Citrico, Marta ecc.
    Ogni commento è superfluo..

    • franco ziliani

      07/10/2014 at 11:48

      a saperlo che lo davano in TV non avrei fatto la parte del pirla che l’ha pagato e ordinato da oltre una settimana e non l’ha ancora ricevuto. Alla faccia del servizio…
      Se poi l’eroe, il centro del racconto é Altare, quello che farneticava sulle vinificazioni sveltina da cinque giorni di Nebbiolo da Barolo, e gli alter ego sono il Rinoceronte e la sua ex morosa, siamo proprio a posto.
      Non capisco poi l’aver interpellato Marta Rinaldi, classe 1985 come mia figlia, che all’epoca dei fatti giocava ancora, se l’ha mai fatto, con le bambole…
      Bastava suo padre, che di intelligenza e lucidità ne ha ancora da vendere…

      • silvana biasutti

        07/10/2014 at 19:30

        Citrico ne ha più che mai, non “ancora”!

      • Alessandro

        09/10/2014 at 15:58

        Altare è anche il produttore di quel Barolo a cui il suo stimato (anche da lei, se non erro) collega Cernilli ha apprena rifilato un bel 96/100, nella sua nuova guida. Che ne pensa? Chiedo senza polemica, mai bevuto un Barolo di Altare….

        • franco ziliani

          09/10/2014 at 23:22

          Penso che lo stimato collega Cernilli – ottimo degustatore – può’ anche dare 200/100 ad un vino di Altare ma io continuerò’ a pensarla diversamente e non apprezzare quel tipo di vino. Ben altro e’ il Barolo che m’incanta

  11. Alessandro

    08/10/2014 at 17:12

    “alla faccia del servizio”. Sig. Ziliani, quando riceverà il pacco dia una occhiata al timbro postale, dal quale capirà se la colpa è del “servizio” o delle poste. Per cio che mi riguarda, le Poste ci hanno messo 8 giorni lavorativi per la consegna. Mi viene abbastanza difficile fare polemica con i produttori del film, le pare?

  12. Franco Ziliani

    09/10/2014 at 09:11

    siamo al 9 ottobre e sto ancora aspettando di ricevere il famoso DVD dei Barolo boys. Comincio a dubitare che sia stato spedito, anche se l’ho pagato

    • Alessandro

      09/10/2014 at 11:02

      Ziliani, io la ammiro e rispetto come intendotore di vini, ma mi è personalmente difficilmente sopportabile quando vule fare polemica prevenuta ad ogni costo. Subito dopo l’aquisto immagino le sia pervenuta (come è pervenuta a me e a altri) una mail in cui è chiaramente specificato quanto segue: “In questi anni di spedizioni tramite Poste Italiane abbiamo riscontrato tempi di spedizione variabili da 3-4 giorni lavorativi a ben oltre le 2 settimane. Ci auguriamo chetu possa rientrare tra i più”fortunati”, in caso contrario ti chiediamo gentilmente un pò di pazienza.”
      Se ci sono ritardi dovuti alle Poste italiane…vogliamo dare la colpa ai produttori del film? Suvvia..vediamo di essere ragionevoli e comprensivi.
      Saluti cordiali

      • franco ziliani

        09/10/2014 at 11:05

        va bene, la prossima volta andrò, a piedi, a Bra. Sono sicuro che farò prima ad avere il prezioso filmato 🙂

  13. Alessandro

    13/10/2014 at 08:49

    Ieir ho finalmente avuto modo di vedere il dvd. Un’ora abbondante, che passa in fretta, cinematograficamente fatto abbastanza bene, bella fotografia, bei paesaggi ( a parte forse la squadra di calcio che centrava nulla). Sull’aspetto enologico, mi pare percorra in maniera chiara cio’ che è successo, senza prendere posizione a favore degli uni o degli altri. Anzi, alla fine, c è anche una netta autocritica (forse abbiamo corso troppo) da parte dei modernisti. Parlano piu “innovatori” che “conservatori”, ma essendo un film sui primi, direi che sarebbe strano il contrario (ampi spazi comunque lasciati a Rinaldi senior e junior, Accomasso, e a un giornalista inglese che non conosco). Personalmente sono stato molto positivamente sorpreso dal livello dell’inglese parlato dalla figlia di Altare. A livello madrelingua. Si vede che ha studiato a lungo all’estero, segno di lungimiranza e di modernità. Personalmente, è un film che mi sento di consigliare.

    • Millo

      13/10/2014 at 14:29

      Caro Alessandro,

      se quello è inglese madrelingua…! Diciamo che si tratta di un inglese di buon livello.
      Ma inflessione e sintassi – per tacere della pronuncia – sono quelle di un italiano che parla un buon inglese, niente di più e niente di meno (il che non è male, sia chiaro).

      Saluti,
      Millo

      • Alessandro

        13/10/2014 at 16:59

        Ha ragione, non è madrelingua. E comunque di ottimo livello (“buono”, come dice lei, mi pare piuttosto riduttivo). MA stiamo un po’ parlando del sesso degli angeli. Madrelingua, ottimo o buono, direi che non sposta di una virgola il concetto espresso. Quel livello di inglese è indice di una preparazione (anche mentale) volta a vendere sui mercati internazionali. Io sono rimasto piacevolmente stupito dal quel livello buono / ottimo che dir si voglia

  14. Millo

    13/10/2014 at 14:24

    Ciao a tutti,

    segnalo il link al filmato così come pubblicato su Rai News:

    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/TG2-Dossier-L-epopea-dei-barolo-boys-5055d70f-00b9-4e4d-b4c8-a08e4735e968.html

    Questo sarà anche un documentario equilibrato, me a me ha dato solo l’impressione di essere mistificante (perché certe porcate del modo “nuovo” di fare Barolo, dove di nuovo c’erano solo le barrique, mica te le raccontano). Barolo boys è questo o si tratta di un altro prodotto?

    • franco ziliani

      13/10/2014 at 14:43

      vuol dire che io sono stato così pirla da comprarlo, quando aspettando un po’ l’avrei trovato on line?
      Propi un bel piciu…

      • Alessandro

        13/10/2014 at 17:06

        Oggi come oggi, trova tutto on line, gratis. Trovo pero’ giusto, in generale, pagare il lavoro delle persone.

    • Alessandro

      13/10/2014 at 17:03

      Il prodotto è questo (forse un po tagliato, perche ho in mente che il DVD dura un po’ piu di un’ora, mentre qui è piu corto). Non ho ben capito perche dice che è “mistificante”.

      • franco ziliani

        13/10/2014 at 17:16

        se trova traccia del mio uso di quell’aggettivo (che non uso mai..) vince un premio. Una bottiglia dei Barolo boys d’annata 🙁

        • Alessandro

          13/10/2014 at 17:50

          Scusi Ziliani, il termine “mistificante” (termine che nemmeno io amo) lo usa l’utente Milo, che ha scritto sopra di lei. E a questo mi riferivo. Faccio un po’ fatica a capire come vengono “riportati” da un punto di vista di spazio i vari post. Volevo collegarmi a quanto scritto da Milo, comunque

          • franco ziliani

            13/10/2014 at 17:57

            le é andata di “culo” Alessandro, niente spremute di legno dei Barolo boys per lei…

  15. Alessandro

    13/10/2014 at 18:03

    Ah-ah, ma che “di culo”! Non è vero! L’utente Milo qui sopra usa veramente sto bruttissimo termine!!!!!

    Comunque, un po off topic, personalmente trovo la rappresentazione grafica dei commenti un po’…”confusionaria”. Quando rispondo, ho sempre il dubbio di “attaccarmi” al commento giusto. Oltre al fatto che non riesco facilmente a individuare i commenti nuovi, se non sono riportati in fondo alla lista, ma se si “agganciano” a un commento all’inizio (mi spiego? spero di si). O, magari è un problema mio eh. Faccio soltanto presente le mie difficoltà. Poi veda lei…il blog è suo!
    Saluti

    • franco ziliani

      13/10/2014 at 18:18

      ha perfettamente ragione e giro subito la sua lamentela agli amici che si prendono cura tecnicamente del blog.

  16. Millo

    14/10/2014 at 01:36

    Buonasera Alessandro,

    Ho definito “mistificante” il documentario poiché uno dei messaggi che veicola è: prima dei BB chiusura e miseria; con i BB apertura e benessere.
    Sorvolo su alcune discutibili scelte di montaggio (e.g. vecchie botti e celeberrimi muri), e sull’uso ancor più discutibile dei contributi degli Accomasso e dei Mascarello (ridotti a macchiette stile vecchi brontoloni dei Muppets, per intenderci); quel che mi pare, è che questo documentario non restituisca l’idea di un contraddittorio onesto.
    Forse è pretendere troppo da un pezzo che fin dal titolo è dedicato alla “epopea” dei BB, ma ciò non ostante non posso che mal digerire questi 60 minuti di giornalismo che non documenta ma perora.
    Non credo che i BB siano il male (penso che il loro Barolo lo sia), e credo che questa benedetta “epopea” possa essere finalmente raccontata con maggior equilibrio e rispetto per tutti i suoi protagonisti e antagonisti.

    Confesso tanto a lei quanto a Ziliani, infine, che neppure io amo l’aggettivo “mistificatorio”; purtroppo m’è venuto spontaneo, dovendo dire la mia sul documentario…

    Saluti,
    Millo

    P.S.
    L’inglese di cui parlavamo è davvero buono, niente ironie al riguardo! Sopravviveremo sia alla pronuncia che all’inflessione – che per capirci io posso solo invidiare.

    • franco ziliani

      14/10/2014 at 08:15

      Ben detto Millo!

    • Alessandro

      14/10/2014 at 09:23

      Ok, grazie, cosi mi è piu chiaro. Pero’, io all’epoca ero troppo giovane per “vivere” la situazioni. Ma da sempre e ovunque ho letto e sentito dire che prima dei “Barolo boys” le langhe erano una zona economicamente povera. E che lo sviluppo economico si è avuto con loro, grazie a loro. Con i Rinaldi e i Mascarello, la zona sarebbe verosimilmente molto meno ricca di quanto è oggi. E il Barolo sarebbe ancora un vino prettamente a diffusione italiana, non molto apprezzato all’estero, in quanto poco conosicuto. Ribadisco, non ho avuto esperienza diretta, ma credo sia un dato di fatto. O vogliamo contestare anche questo aspetto?

      • franco ziliani

        14/10/2014 at 09:29

        io lo contesto. Non corrisponde al vero

        • Alessandro

          14/10/2014 at 10:42

          Ribadisco…io non c ero. Lei verosimilmente sì e sicuramente è piu autorevole di me. Personalmente non mi vedo molto Mascarello, Rinaldi o Ratti prendere l’aereo e andare in America o in Cina a “creare” un mercato per il Barolo. Cosi’ a sensazione…possibile mi sbagli.

  17. Millo

    14/10/2014 at 13:40

    Caro Alessandro,

    abusando dell’ospitalità di Ziliani, mi riprometto di tornare presto sull’argomento per confutare – al meglio delle mie possibilità – l’assunto che vorrebbe le Langhe A.BB (avanti BB) terra povera a misconosciuta, crisalide divenuta farfalla per merito del giovane, coraggioso ed iconoclasta Capitan Barrique.
    Giustappunto, questo è uno dei “dati di fatto” contrabbandati, mi si scusi il termine, dal documentario.
    Documentario che nella migliore delle ipotesi mi sembra equivocare – come spesso accade – tra correlazione e causalità.
    A presto,
    Millo

    • Alessandro

      14/10/2014 at 17:27

      Caro Millo, attendo di leggere la “sua” (o di Ziliani) versione con interesse e curiosità.
      Confermo che nel film in questione passa il concetto che le Langhe hanno avuto l’attuale esplosione di benessere grazie (soprattutto) ai BB. Io, come già detto, non ne sono stato testimone. Ma questo concetto l’ho letto / sentito centinaia di volte, da persone (esperte) diverse. Sarei sorpreso che tutte mistificassero la verità. Il fatto pero che tempo fa il Barolo veniva dato come “regalino” a chi comprava Barbera o Dolcetto, me lo raccontò più volte mio padre. Sul quale mi sento di mettere la mano sul fuoco (anche perche non ha alcun interesse a raccontarmi balle). Saluti

  18. paolo

    15/10/2014 at 20:28

    ho letto tanto online di questo docufilm ed amando i vini di langa ritengo doverosa la visione. Grazie a millo per il link su rai news, corro a vederlo.

  19. Alessandro

    20/10/2014 at 08:54

    ma…Ziliani, ancora nulla? Non l ha ricevuto? Non è che lei ha litigato col postino?

    • franco ziliani

      20/10/2014 at 09:05

      ricevuto, ma sono sempre impegnato o in giro e non sono ancora riuscito a vederlo 🙂

      • Alessandro

        20/10/2014 at 09:08

        Per curiosità (e onestà), da quando ha effettuato il pagamento alla data del timbro postale…quanti giorni sono passati? 😉

        • franco ziliani

          20/10/2014 at 09:15

          sei e otto giorni per la spedizione

          • Alessandro

            20/10/2014 at 09:18

            Tempi ragionevoli, suvvia. Saluti

  20. Millo

    20/10/2014 at 17:44

    Buongiorno Alessandro,

    scrivo solo per chiederle di pazientare un poco: vorrei risponderle al meglio delle mie possibilità, e non mancherò di farlo non appena gli impegni lavorativi mi daranno tregua (nella prima metà di novembre, “temo”).
    Se il mi prossimo intervento avrà l’ampio respiro che mi prefiggo, credo darò un buon contributo a questa intrigante discussione.
    Sperèm!

    A presto,
    Millo

  21. Alessandro

    20/10/2014 at 20:17

    Salve Millo, attendo con pazienza. Parrebbe che io abbia in testa una convinzione errata da piu di 15 anni, cosa vuole che cambi 1 mese in piu o in meno? ;-))

  22. giuseppe paratore

    24/11/2014 at 08:38

    BUON GIORNO,CONCORDO CON QUANTO LETTO,NEL SUO ARTICOLO.TROVO DETTO VIDEO,UN ENNESIMA OPERAZIONE DI MARKETING…A DIRE IL VERO UN PO’ GROTTESCA,GREZZA,IN PERFETTO STILE LANGAROLO.
    COSA DIRE?SONO STATI BRAVI A CREARE UN SISTEMA,CHE HA AVUTO SUCCESSO.A PRESCINDERE LA QUESTIONE VINO,HANNO CAPITO COSA IL MERCATO CHIEDEVA,OVE ORIENTARSI ED HANNO BEN SFRUTTATO AL DIATRIBA MODERNISTI-TRADIZIONALISTI…AD HOC.SONO I SIGNORI DI LANGA,TERRITORIO AL QUALE HANNO CONTRIBUITO A DARE VISIBILITA’.E’ VERO SI SONO ARRICCHITI…SONO DIVENUTI PIU’ IMPRENDITORI CHE VIGNAIOLI,MA NON POSSIAMO DARE LORO TORTO,A FRONTE DI UN LAVORO DURO.SE FANNO IL VINO E LO VENDONO HANNO RAGIONE LORO..LA MORRA DEVE DIRE GRAZIE AD ELIO.SLOW-FOOD-FARINETTI,E TUTTO IL RESTO,SONO REALTA’ IMPRENDITORIALI,E FANNO PARTE DEL SISTEMA.SI POSSONO CONDIVIDERE O MENO,MA HANNO CONTRIBUITO A SMUOVERE E PROMUOVERE UN MONDO.A PRESCINDERE LA QUESTIONE DELL’ARROGANZA DI UN PAIO DI QUESTI SOGGETTI,LA LORO FURBIZIA,NON SI PUO’ NEGARE LORO I MERITI.CREDO CHE MOLTI MISCONOSCIUTI PICCOLI PRODUTTORI,DEBBANO ESSERE LORO GRATI.QUI NON SI PARLA PIU’ DEL VINO IN SE,ARGOMENTO PER POCHI CULTORI O TECNICI,MA DEL SISTEMA DELL’APPARIRE,DI COMUNICAZIONE…DEL PIFFERAIO MAGICO,CHE INCANTA TUTTI.CONDIVIDO TUTTO,LO SEMPRE PENSATA COSI’,QUANDO ARRIVI A VENDERE TUTTA LA PRODUZIONE,HAI RAGIONE TU.IL PROBLEMA E’ QUANTO REGGERA’ QUESTO SISTEMA?SICURAMENTE,IL TUTTO HA CONTRIBUITO A PORTARE GENTE IN LANGA,A BAROLO A LA MORRA..A RIEMPITO RISTORANTI..DATO LAVORO…E POTREI DIRE MOLTO DI PIU’…FINO ALL’UNESCO.FRA UN PO’ DOPO MASTER-CHEF,PREVEDO MASTER-WINE…NON E’ FINITA,NE VEDREMO DELLE BELLE CAZZATE.INFINE SI SONO SVEGLIATI,ANZI E’ DA TEMPO CHE SONO SVEGLI….PER FORTUNA LORO,SE NO I MACCHI9NONI COI QUALI GIRANO COME LI PAGANO?I VINI…CHI SONO VERAMENTE IN GRADO DI COMPRENDERLI?DI ALCUNI,DEBBO DIRE STRAORDINARI,DI ALTRI SOLO LEGNO…NEI MIEI RICORDI.ALMENO NON HANNO INTORTATO NESSUNO,NON TI INTORTANO,SAI QUANTO SPENDI,LO VUOI…BENE PAGALO.SONO STATI BRAVI,E FURBI.OGGI CONTA DI PIU’ VENDERSI BENE,ED APPARIRE,E’ TUTTO COSI’,INCLUDO LA RISTORAZIONE SETTORE CHE CONOSCO BENE,ED E’ TUTTO CONCATENATO.SONO CAMBIATI I PARAMETRI,QUEGLI UOMINI VECCHI,FORSE AVEVANO UN APPROCCIO COL MONDO DIVERSO,MA SAREBBERO FUORI CORSO.C’ERANO CANTINE CON PRODUZIONI FERME INVENDUTE….AQQUISTATE E RIMESSE IN PISTA…SARA’ VERO?PENSO E SPERO,CHE TUTTO REGGA A BENEFICIO ANCHE DELL’INDOTTO.POI MOTOSEGHE,MURI..E CAVALLI…..ALLUSIONI A LINGUE PARLATE,A FLESSIONI DELLA LINGUA STESSA,MI FANNO SORRIDERE….SI SONO FATTI LA SATIRA DA SOLI.MA HANNO AD OGGI RAGIONE LORO….ED I LORO AMICI…E CREDETEMI NE HANNO TANTI.DICIAMOCELO,HANNO FATTO POLITICA COL VINO.TORNIAMO SEMPRE LI’.AUGURI A LORO AI BAROLO-BOYS,CHE POI BOYS,NON SONO PIU’ TANTO.VEDREMO IL SEGUITO.

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