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Indignazioni

Già incazzato prima di vedere Barolo boys. Storia di una rivoluzione: come sarò dopo?

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Baroloboys-locandina

Erano anni che non mi capitava di attendere con tanta ansietà l’arrivo della posta. Aspetto forse una lettera d’amore dell’amata? Non direi, ormai per queste cose si ricorre a skype, sms e what’s up. Attendo l’assegno di pagamento di un articolo scritto ormai mesi e mesi fa e che credevo fosse una sola? Nemmeno questo, ormai si ricorre al bonifico bancario.

E allora, vi direte, cosa diavolo sta aspettando ‘sto Ziliani? Aspetto, e spero che l’attesa sia breve, l’arrivo un qualcosa che ho ordinato da qualche giorno e per il quale ho pagato 15 euro e 90. Si tratta di un DVD di 64 minuti con libro di 36 pagine, dal titolo, che è tutto un programma e un invito a nozze per me, Barolo boys. Storia di una rivoluzione. Una produzione della Stuffilm Creativeve una società di produzione indipendente con sede a Bra.

Non vedo l’ora che il postino suoni due volte, perché voglio sedermi con calma davanti al televisore e gustarmi questa saga di un movimento rivoluzionario che avrebbe, dicono, segnato la svolta e fatto la fortuna del Barolo.
sfilatabarriques

Sulla svolta concordo, per certi versi, quanto alla fortuna, io penso si tratti soprattutto della fortuna economica di una serie di produttori che grazie a questi nuovi vini, costruiti ad uso e consumo di qualche importatore tipo Marc De Grazia, e di opinion maker quali Robert Parker e James Suckling, e di qualche guida, tipo Vini d’Italia, nella coedizione Gambero rosso – Slow Food, ognuno corresponsabile delle scelte fatte dall’altro, hanno fatto una barca di soldi, hanno costruito mega cantine, hanno conosciuto un benessere economico e una popolarità che mai si sarebbero sognati.

Il mio pensiero sui Barolo boys l’ho già chiaramente espresso, ad esempio qui, e ricordo bene che persino Veronelli, che non era certo ostile all’innovazione, dedicò una sua puntata della rubrica che aveva sull’Espresso agli eccessi di questa innovazione, a Barolo… che non sembravano Barolo, e ricordo bene come ad un certo punto, nelle vigne di alcuni modernisti spuntassero, le foglie ed i grappoli erano ben diversi da quelli del Nebbiolo, della Barbera e del Dolcetto, misteriosi vitigni.

Però, da osservatore e commentatore, da molti anni, delle barolesche vicende, ho deciso di vedermi il film, di acquistarlo, cosa che mi dà un po’ fastidio pensando che alla produzione ha concorso, con Slow Food e Eataly media, anche il baffuto furbo miliardario rosso, e poi di scrivere.
crolloMuroBerlino

Ma già sin d’ora mi sono preso la mia dose d’incazzatura, tosta, e mi sono indignato vedendo, cosa che invito anche voi a fare, qui, il trailer del film, dove è stato fatto un accostamento anti-storico, falso e vergognoso, tra il gesto, simbolico, di segare le vecchie botti in cantina, per fare spazio al nuovo, alle barrique francesi, e le immagini festose delle picconate al Muro di Berlino nello storico e glorioso 1989. Tra l’altro ottima annata per il Barolo.

Un accostamento assurdo, perché la caduta del Muro celebrava la fine di una dittatura, di un rigido sistema ideologico basato sul terrore e sulla repressione, il crollo di un sistema, quello comunista, che toglieva la libertà e imponeva un pensiero unico.

Segare le botti grandi di rovere (che poi magari qualcuno di quelli che l’ha fatto si troverà poi a ricomprare dopo una quindicina d’anni, perché la gente ne aveva le… tasche piene dei Barolo legnosi e puzzolenti di tostatura…), per utilizzare le barrique era invece una libera scelta in un regime di libertà, visto che nessuno si trovava costretto ad utilizzare i sistemi di vinificazione della tradizione, macerazioni lunghe e invecchiamento, di anni, in botti di rovere di Slavonia. Non francese.
Festacrollomuro

Giudicherò, quando finalmente il DVD mi sarà arrivato, il film, con i suoi eroi protagonisti, il guru Elio Altare, l’abile importatore americano Marc De Grazia, la vignaiola Chiara Boschis, già compagna di Giorgio Rivetti alias “Il Rinoceronte” come l’ho definito io, e poi il grande consigliere tecnico milanese, tale Giampiero Cereda, quindi Carlo Petrini, Oscar Farinetti, che è peggio della gramigna e te lo trovi dappertutto anche se in questa storia c’entra come i cavoli a merenda, quindi Beppe Rinaldi, Roberto Voerzio, Bruno Ceretto, l’enologo dei “miracoli” Beppe Caviola.

Trovo strano che non siano stati interpellati personaggi, Langainisti della prima ora, come Luciano Sandrone e gli Scavino, Domenico Clerico e poi Elio Grasso, e per par condicio tradizionalisti come Maria Teresa Mascarello, Mauro Mascarello, Bruno Giacosa, Roberto Conterno, Augusto, il figlio dell’indimenticabile Baldo Cappellano, uomo di sinistra, progressista, ma tutt’altro che Barolo boy…

Per cui di Barolo boys, del film e di quello che hanno rappresentato, nel bene e nel male, sentirete ancora parlare su Vino al vino…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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