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My Wine Notes

Montalcino e dintorni

A Montalcino, la vendemmia come metafora

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SangioveseFonterenza
Good news from Montalcino by Silvana Biasutti 

Vendemmia con problemi e incognite: ce n’è per tutti i gusti: questo è ogni anno, com’è ovvio, un momento che può riservare sorprese, ma quest’anno l’ansia era spesso abbinata allo sconforto. Come mi dice un amico vignaiolo, da un lato c’è la gran pioggia caduta, che ha obbligato a un lavoro enorme in vigna, praticamente fino all’ultimo giorno – scegliendo, scartando, ripulendo – con un impegno di ore/lavoro di cui non si ricorda l’eguale, oltretutto senza sapere bene come sarebbe andata a finire.

Dall’altro, chi è riuscito infine a portare in cantina dell’uva bella – a dispetto di tutti i fattori negativi (e con un po’ di fortuna) – ora deve fare i conti con l’aria che tira e le voci che corrono e tendono a fare di tutta l’uva, come di un’erba, fascio.
FrancescaFonterenza

Sono andata, come ogni anno a scattare qualche foto e a ispirarmi per un paio di disegni che ho in mente, nella vigna delle mie ragazze, dove quest’anno c’è una piccola donna in più – mia nipote Isola Rose (quattro mesi e ha già arraffato un grappoletto d’uva e se lo tiene saldamente nelle piccole mani) – ; poi passo a trovare il Ciolfi – Podere San Lorenzo, altro versante, più o meno stessa altezza delle vigne di Fonterenza – dove sono un’habituée, dove sono sempre accolta con affetto e dove ritrovo Bramante, il grande nonno di Luciano. Ripensandoci è come stare tra due parentesi, con due presenze così emozionanti in un momento così energetico qual è la vendemmia: autentica metafora dei tornanti dell’esistenza.
CiolfiSangiovese

Vado a curiosare pensando all’anno straordinario, al coraggio che c’è voluto, al sangue freddo (o l’azzardo) per lasciare l’uva nella vigna fino al dieci ottobre dopo aver lavorato quanto è stato indispensabile quest’anno: una follia.

La mattina presto, vedendo il cielo coperto e ascoltando le (brutte) notizie alla radio mi domandavo se la pioggia avrebbe smentito le previsioni di bel tempo e annegato tutto quel lavoro nell’ennesimo acquazzone.

Alle otto però c’era il sole e la scommessa di lasciare fino a quel giorno l’uva più bella, alla ricerca di una maturazione pienamente soddisfacente, pare ricompensata. Giro lo sguardo intorno, pensando ai tempi difficili che stiamo vivendo – le notizie sull’alluvione genovese sembrano mi paiono un segno, o forse è solo il mio umore? – e i piccoli grappoli scuri che si stagliano dondolando piano sugli ocra e bruni della terra e le foglie ormai ingiallite rimaste sembrano smentire le mie ansie.

Chi ha un’azienda piccina, e fa il vino in prima persona ha più che mai bisogno di far quadrare il risultato dell’annata – e in quest’anno che è stata dura per tutti, grandi e piccoli, più che mai – in ansia fino all’ultimo giorno, grappolo per grappolo, a scegliere e buttare: “ha visto però quanta uva abbiamo lasciata in terra?”, mi dirà il babbo del Ciolfi, durante il pranzo, quando io – un po’ da profana – osservavo che però, insomma, non era andata male.
Bramante

Da Luciano, a SanLorenzo, il nonno novantanovenne è il primo anno che non vendemmia: quest’anno Bramante si limita a radunare le raspe meticolosamente – con un forcone così pesante che maneggia con disinvoltura. “Che han lavorato quanto me ce n’è pochi – mi confida con un mezzo sorriso – ma sono contento: ho quel che mi serve e in casa mi rispettano.”. Venivo a prendere le legna da lui quarant’anni fa, quando ero milanese a tempo pieno e avevo un solo figlio; ora che di figli ne ho cresciuti tre e un’intera vita è quasi passata mi pare di rivederlo, come in un film: è sempre lindo e un bel po’ più vecchio (del resto anch’io!) di quando contrattavamo il prezzo della legna, ma lucido e attento, e dispiaciuto perché “ci vedo meno e ci sento meno”.
Sangiovesevigna

Sono arrivata nel podere dei Ciolfi direttamente dalla vigna delle mie figlie; l’ora è indecentemente vicina a quella del pranzo, e non l’ho fatto apposta, e so che a Luciano farà piacere se scatto qualche foto: l’uva è bella e mostrarla non fa male, si sa mai! Scorro lo sguardo intorno: queste vigne le conosco e mi torna in mente quando, quarant’anni fa le vigne non c’erano ancora – non tutte, almeno –, Montalcino era un luogo con un’economia inesistente e arrivando qui da Milano, con armi bagagli e figli, mi ritrovavo in un’altra Italia che la locuzione ‘modello di sviluppo’ manco sapeva cos’era.

Molta gente aveva lasciato casa e terra ed era andata a lavorare altrove, com’è successo nell’Italia rurale delle cui bellezze e dei cui tesori la politica non si era ancora accorta. Ho poi visto cambiare la musica, sotto lo stimolo di quelli che scoprivano, venendo da altrove e magari per caso, ‘sta terra tagliata fuori dal percorso dell’autosole; sono stata testimone del passaparola che rintuzzava l’attenzione a questo vino – stimolandone l’evoluzione che ha dato valore alle sue qualità e le ha affinate – e ricordo persino Gianni Agnelli che andava a pranzo alla trattoria della stazione dello Scalo, quando la Fiat era italiana: Montalcino era sconosciuta ai più e quelli che venivano qui restavano a bocca aperta per lo stupore, davanti ai paesaggi – un’antologia di bellezze –.

Paesaggioilcinese
Ora osservo le vigne di Luciano, come faccio quando guido o cammino, tra queste colline; le guardo come mi succede anche con le vigne delle mie figlie o quando vado a trovare conoscenti e amici, qui intorno. In questi giorni c’è un’accesa discussione su uno strumento creato dalla regione Toscana, denominato PIT e un’infiammata polemica sui rischi corsi dal paesaggio, a causa delle vigne.

Continuo a pensare che questo vino non sarebbe così famoso se questo paesaggio non fosse così bello – tutt’ora molto bello, anche se molto modificato, rispetto agli anni in cui l’ho visto per la prima volta. Penso che sia tutta una questione di senso della misura, di proporzioni; penso che per ora le vigne qui parlano ancora del lavoro degli uomini e delle donne che ci stanno; e i paesaggi che ho visto raccontano ancora molto bene il lavoro a Montalcino.

Silvana Biasutti

SilvanaBiasutti

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Paolo Boldrini

    15/10/2014 at 09:10

    Grazie Silvana, per questa bella e sempre gradevolissima lettura…! 😀

    • silvana

      15/10/2014 at 12:40

      Grazie a te e a chi legge … grazie a Franco che ospita parole e frasi che scrivo pensando al peso acquisito dalla terra e a quanti fraintesi e trappole contenga questa nuova attenzione. Anche Montalcino che pare un’isola felice, e per molti versi lo è, può essere fraintesa e scivolare nel concetto piuttosto banale del “prodotto di lusso”. In realtà per mettere a punto quel vino – quei vini (non c’è solo il Brunello di Montalcino) – , l’impegno, il lavoro, le incognite sono molti. E’ la scommessa che vignaioli e produttori devono affrontare ogni anno: qualcosa che chi stappa la bottiglia raramente conosce fino in fondo.

      • franco ziliani

        15/10/2014 at 15:43

        Cari saluti da una delle grandi capitali del vino: Reims

        • silvana

          15/10/2014 at 21:08

          Sarai lì, a farti strada tra mille bollicine. Un po’ d’invidia!

  2. Gianni Morgan Usai

    15/10/2014 at 12:50

    Brava Silvana, bel pezzo…

    • silvana

      15/10/2014 at 21:13

      Il nonno Bramante è una persona semplice e straordinaria. Da conoscere, come il vino di Luciano.

  3. Luciano

    15/10/2014 at 14:20

    Grazie Silvana…….. non sarà facile far capire che qualcosa di buono c’è anche quest’anno perciò ogni testimonianza è importante

    e grazie Franco……………….

    ps backstage

    • silvana

      15/10/2014 at 21:04

      Ah diavolaccio di un Luciano: non t’avevo visto…
      Sì, forse non sarà facile. Ma alla fine parlerà il vino e speriamo che dica bene!

  4. Federico Bindi

    15/10/2014 at 23:29

    “Istantanea” bellissima, un po’ a colori, un po’ in bianco e nero: se si conoscono solo un poco quelle realtà, ci si può solo emozionare. Grazie.

  5. Pier Fedico Leone

    16/10/2014 at 18:35

    Silvana cara,
    purtroppo sono un invidioso e possessivo ! Non incontrarti più mi da pena, ma mi accontento di seguirti e di abbeverarmi nella lettura delle tue parole e con le belle immagini che condividi generosamente con chi ti segue.
    Rimanerti comunque amico è una sensazione forte che, coltivo nel mio cuore e che mi fa sempre sperare di vederti apparire sulla soglia di casa mia, dove purtroppo mi sento sempre più prigioniero del mio stato di vecchio malato, ma privilegiato dalla compagnia della mia compagna e dei miei figliocci a quattro zampe.
    Invidio la tua libertà in quella meravigliosa campagna dove spazi con la tua preziosa fantasia.
    A presto, grande Silvana, oso sperare, con il regalo che mi sono fatto facendoti pensare a questo vecchio amico.
    Pier

    • silvana

      17/10/2014 at 09:05

      caro Pierfederico, c’è anche quello che ho imparato da te, nel mio modo di guardare e di registrare quello che vedo e ascolto! Non solo il tuo obbiettivo di fotografo, ma il tuo occhio per gli altri. Lo hai insegnato a tanti: io non ho dimenticato! A presto.

  6. Mario Gagliardi

    17/10/2014 at 21:36

    Gentile Silvana , buonasera . Complimenti per le belle parole , complimenti per le belle fotografie , bravo Franco che ospita nel suo blog persone sensibili che amano il vino e la sua fantastica realtà .

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