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My Wine Notes

Mon coeur mis a nu...

E’ scomparso Giacinto Brovia “grande vecchio” del Barolo

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A funerali avvenuti (martedì 10) ho appreso la tristissima notizia della scomparsa di un altro dei “grandi vecchi” di Langa, uno di quei personaggi che hanno tenuto salda la barra anche negli anni della tempesta, quando c’era chi voleva trasformare il Barolo in una mix tra un bordolese e un rosso californiano. Onorando la terra ed il suo lavoro di viticoltore e di enologo, Giacinto Brovia, raggiunta l’età della saggezza e conosciuta la tranquillità di vedere il futuro della propria azienda, creata dal nonno Giacinto nel 1863, che aveva ricreato da nulla con il fratello Raffaele nel 1953, assicurato dalle proprie figlie Cristina ed Elena e dal genero Alex, ha chiuso questa esistenza terrena lasciando l’esempio di una persona dalla schiena diritta, dalle grande capacità di lavoro, dalla fedeltà, ben meditata e non casuale alla tradizione, ad uno stile nel far vino, dagli splendidi vigneti di proprietà in Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba, rigoroso, sincero, autentico.

Di Giacinto, la cui cantina cominciai a frequentare parecchi anni fa, in un mio personale viaggio tra i produttori di Barolo cui le varie guide, chissà perché, non dedicavano grandi attenzioni, e dedicando loro vari articoli, tra cui questo dedicato ad una verticale da brividi, ricordo in ogni occasione la serenità, il sorriso pieno di dolcezza, la tranquillità di chi lavora con coscienza senza manie di protagonismo.

Ricordo l’attaccamento alla famiglia, la squisita cordialità con cui accoglieva gli ospiti, il modo schietto, anche se sempre pacato, di sostenere le discussioni su quel mondo del vino di Langa che non finisce mai di appassionare.

E ricordo i suoi vini, da quella sua personale idea di Dolcetto d’Alba, di super Dolcetto in grado di evolvere negli anni, il Solatio, e soprattutto i suoi meravigliosi Barolo, il Villero, il Rocche dei Brovia, da alcuni dei vigneti più vocati all’eccellenza di Castiglione Falletto e poi il Garblèt Sué, messo un po’ in ombra da cotanti giganti e a Serralunga d’Alba, perché Giacinto non aveva voluto rinunciare al piacere di lavorare anche con il terroir di quest’altro villaggio, il Cà Mia.

Vini tutti d’un pezzo, ognuno diverso dall’altro, ognuno in grado di regalare sfumature aromatiche e di gusto tutte diverse fedele espressione delle caratteristiche della terra da cui le uve provenivano.

Ricorderemo sempre quest’uomo buono e operoso, questo grande vignaiolo di Langa, questa persona perbene. E ritroveremo, in ogni sorso dei suoi vini che berremo anche in futuro, prodotti da Cristina, Elena ed Alex con la stessa identica eleganza, il segno di un uomo che ha davvero onorato la sua terra e l’arte difficile e paziente di far vino, con sincerità e amore. Un uomo che ha dato molto a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo.

Che la terra possa esserle lieve caro Giacinto e che possa riposare in pace.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Roberto Giuliani

    11/06/2014 at 17:57

    Un grande. Vini monumentali, fra quelli che mi hanno emozionato di più. Riposi in pace.

  2. Mauro

    13/06/2014 at 18:33

    Un altro gigante del vino italiano che se ne va, ma lascia davvero una splendida azienda in ottima salute. Vini indimenticabili e di grande autenticità.

    P.s.: complimenti Franco per l’incredibile verticale del link del 2002, bellissimo ed emozionante report.

  3. arnaldo

    16/06/2014 at 09:13

    Spiace molto che un altro grande vignaiolo venga a mancare.
    L’azienda è comunque in ottime mani. le donne ed Alex garantiscono un ottimo futuro.

  4. Paolo Boldrini

    26/06/2014 at 11:27

    Dispiace sempre leggere notizie come questa…
    Sono convinto, però, che anche Brovia sarebbe sato felice di questa recente notizia:

    http://www.corriere.it/ambiente/14_giugno_18/langhe-roero-monferrato-entrano-patrimonio-dell-umanita-unesco-4355b80e-f6e7-11e3-a606-b69b7fae23a1.shtml

    P.S.: a proposito Franco…mi sono perso qualcosa, oppure ancora non hai pubblicato nessun commento a proposito?

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