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Enoriflessioni

Ecco perché Farinetti non avrebbe mai accettato di fare il ministro…

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FarinettiOscar

Dai, non ditemi che ci avevate creduto, nonostante i ricorrenti rumors e i si dice, gli articoli del “pastone” politico che facevano puntualmente il suo nome che il “miliardario rosso” di Alba, il re Mida che ogni cosa che tocca secondo i suoi apologeti fa diventare oro, potesse cedere alle pressioni, che si sa mai se ci siano veramente state, del suo amico e ora primo ministro Matteo Renzi, e accettare di diventare Ministro delle Politiche Agricole. O quantomeno, come afferma qualcuno, una sorta di gran consigliere e di “ministro ombra”.

Per quanto ambizioso e un pizzico egocentrico l’Oscar di Eataly sia e nonostante affrontare la sfida di essere ministro l’avrebbe sicuramente stuzzicato (e con ogni probabilità avrebbe anche potuto essere un buon ministro, di stampo superiore a quello delle De Girolamo, dei Galan o dei Pecoraro Scanio) Farinetti è uomo troppo intelligente e scaltro per non capire che un suo eventuale ruolo istituzionale e governativo avrebbe puntualmente generato accuse di conflitto d’interessi e che facendo il ministro non avrebbe potuto dedicarsi allo “sport” nel quale è assoluto campione, fare marketing e vendere. E vendersi bene.

Magari firmando le pause pranzo della nuova segreteria del PD, rilasciando dichiarazioni in tono “saggio”, lasciando capire che lui le idee su come cambiare le cose e ribaltare i tavoli le avrebbe, pur ribadendo massima fiducia e disponibilità a collaborare con lui e dargli una mano nel nuovo ministro effettivo, il bergamasco Maurizio Martina.

Il vero Farinetti non si sarebbe mai fatto “ingabbiare”, anche eventualmente interpretando il dicastero a modo suo, e conferendogli un inedito dinamismo, dalle logiche ministeriali, dalle regole obbligate del gioco della squadra di governo, dal dover magari evitare di dire, dati i delicati equilibri della coalizione, che la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto a qualche collega ministro. Sicuramente non il ministro del lavoro, considerato che la società Eataly è parzialmente controllata da alcune cooperative del sistema Coop…

Farinetti è uno spettacolare solista (anche se riesce ad orchestrare perfettamente i tanti team di collaboratori dei quali dispone in Italia e all’estero) e come tale preferisce agire. Si spiega così, nonostante sia piemontese e gran parte delle aziende della sua ampia galassia siano in terra piemontese (ma anche in Veneto, Friuli, Franciacorta), si legge come manifestazione della sua libertà di manovra, del suo modo di essere imprenditore e divo del marketing, la sua presenza, lo scorso fine settimana, in quel di Montalcino, dove gli era stato affidato, nonostante non sia un artista, ma solo un grande creativo, di firmare la piastrella celebrativa dall’annata 2013 del Brunello di Montalcino, regalando, nelle dichiarazioni d’occasione, una delle sue riflessioni ad effetto, ovvero “pensare locale e agire globale”

A Montalcino per la piastrella, ma anche e soprattutto per presentare un’iniziativa di marketing in collaborazione con il Consorzio Brunello, ovvero la proposta fino a fine febbraio, nei ristoranti di Eataly di tutta Italia (Firenze, Roma, Torino, Pinerolo, Bari, Genova e Bologna), di bottiglie di Brunello dell’annata 2009 offerte dalle cantine che partecipavano a Benvenuto Brunello in degustazione a 5 euro al calice.

C’è tutto il “genio” e l’abilità di Farinetti in operazioni come questa: farsi offrire bottiglie dalle cantine per poi venderle a 5 euro a bicchiere nei suoi ristoranti. Questa la vera libidine, commerciale e da venditore di livello superiore, che prende il baffuto Oscar, non certo trovarsi in un Consiglio dei ministri insieme a Lupi, Alfano, la Giannini e la Madia…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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