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My Wine Notes

Indignazioni

Patetico: nel 2013 c’è ancora chi festeggia e comunica la presenza nei Top 100 di Wine Spectator

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PrevostiniWineSpectator

Un comunicato, un po’ provinciale, di Mamete Prevostini

So bene di essere un po’ crudele nel dare spazio ad una “notizia” che in verità meriterebbe solo un sorrisetto di compatimento, ma come, pur provando un po’ d’imbarazzo e di pietas, non sottolineare il clamoroso esempio di provincialismo di cui ha dato prova il produttore valtellinese, nonché presidente del Consorzio vini di Valtellina, Mamete Prevostini?
L’immagine nella sua eloquenza dice già tutto e non avrebbe bisogno di alcun commento. Preceduta da un titoletto che sembra annunciare la conquista del Premio Nobel o chissà quale ambito, prestigioso riconoscimento “L’attesa classifica 2013 della rivista Wine Spectator per i migliori vini al mondo è finalmente stata pubblicata. All’82° posto Valtellina Superiore Sassella DOCG 2009 Sommarovina di Mamete Prevostini: la prima e unica cantina valtellinese nella storia a entrare in classifica!”, leggiamo che “c’è un solo vino della Valtellina nella Top 100 di Wine Spectator 2013”. Si sta parlando del Sassella Valtellina Superiore Sommarovina 2009.

SommarovinaMette tenerezza vedere che un produttore (ma in questi giorni sono parecchi che, poverini, stanno diffondendo comunicati del genere… pensando di ottenere chissà quali risultati..) ancora a fine 2013 considera la presenza di un proprio vino in questa classifica che in occasione della 25esima edizione sta tentando di ricostruirsi una verginità pardon credibilità dopo tante nefandezze (mi riferisco in particolare alla rappresentanza italiana per anni opera dell’ineffabile Giacomino Suckling) un risultato importante di cui andare fiero. Al punto da darne “notizia” all’universo mondo.

Sempre meglio figurare in questa classifica che restarne fuori, direte voi, ma come si può essere soddisfatti, senza dar prova di inguaribile provincialismo, nel figurare in una classifica priva di autorevolezza che negli anni si è fatta notare per proporre come esempi di vini italiani di assoluto valore vini molto discutibili e più vicini ad uno stile e modello internazionale che ad un’identità autenticamente italiana?
Top100-2013

Resto poi dell’idea che se Wine Spectator avesse finalmente voluto accorgersi dell’esistenza della Valtellina e del suo Nebbiolo di montagna su ben altri vini (ormai non li cito più, dopo averne parlato quasi in solitudine per anni, vedo che sono diventati i beniamini delle varie guide) avrebbe dovuto orientarsi e non su un produttore, Prevostini, che ai miei occhi è sempre apparso, pur disponendo di grandi vigneti e lavorando bene in vigna, come uno dei portabandiera delle new wave valtellinese, scandita da eccessi di legno e concentrazioni.

E così, come nel 2006, due anni prima del 2008, avevo scritto, qui, “che l’affermazione del Brunello Tenuta Nuova 2001 dell’azienda agricola Giacomo Neri e la sua affermazione come “miglior vino del mondo” non solo non mi entusiasma, anche se premia i colori di Montalcino e di un vino prodotto nel suo territorio, ma mi sembra, per come viene presentata, l’ennesima brillante operazione di marketing messa a segno dalla celebre testata made in Usa. E la dimostrazione di quanto ben poco autorevoli siano i suoi giudizi”, pur essendo un fan dei vini di montagna della Valtellina non posso certo gioire per la presenza del Sassella Valtellina Superiore Sommarovina 2009 nei Top 100.
LogoPrevostini

E trovo un po’ patetico e segno di un certo provincialismo, che attribuisce alla rivista americana di turno il ruolo di arbitro della grandezza altrui, l’inneggiare, come fa il presidente del Consorzio, alla presenza del proprio vino in questi Top 100.

Sono certo che ci saranno “colleghi” e testate (non nucleari) che riporteranno la notizia e si complimenteranno, lo si fa sempre con un presidente di Consorzio, per il brillante risultato. Ma credo siano ben altre le notizie da diffondere e di cui essere felici….

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. ll consumatore

    04/12/2013 at 12:30

    Chi lo ha giá assaggiato anche se è Top 100 non corre a comprarlo, al massimo se avrá occasione lo riassagger´con curiositá e piú attenzione. Ma per le aziende che badano al marketing poter sfoggiare tale diplomino è sempre una cosa da festeggaire e ostentare, magari anche sotto la firma ad una mail, vincitore di …bicchieri, grappoli, Spectator o…specchietti per le allodole.

  2. ll consumatore

    04/12/2013 at 12:34

    Scorrendo la lista, Albe di Vajra al 16 posto ?+ Ma con tutto il rispetto per Aldo e MIlena Vajra, ma quanti Barolo….mi rotolo …ma da quanto tempo non è roba seria…sta lista. Almeno loro non penso che appenderanno il cartello in cantina.

    • franco ziliani

      04/12/2013 at 12:57

      conoscendo bene i Vaira escludo qualsivoglia trionfalismo da parte loro, come pure dal mio amico Mauro Mascarello, classificato al sesto posto con il suo stellare Barolo Monprivato nella Top 100 di Wine Spectator.

      • Zakk

        04/12/2013 at 13:15

        In merito a Mascarello, autore del più grande barolo approcciabile da tutte le tasche, il Monprivato appunto, sorprende che stia in una classifica dove si segnala Prevostini.
        Stili agli antipodi. Chissà cosa frulla nella testa di chi fa questa classifica.

        Ps: devo ammettere che le classifiche a me piacciono: mi danno sempre l’occasione di una risata e, di questi tempi, non è poco.

        • franco ziliani

          04/12/2013 at 13:33

          é il secondo commento spiritoso, ironico e pienamente condivisibile che lei fa, Zakk. Sicuro di stare bene? 🙂

          • Zakk

            04/12/2013 at 21:09

            Mai sentito meglio, oggi a pranzo ho bevuto molto bene: vigna San giuseppe 2004 Cavallotto.
            E comunque non sono spiritoso, nel mio intervento sopra sono serissimo.

  3. roberto m moschella

    04/12/2013 at 15:06

    Codesta guida in Cina e Russia ancora oggi e’ seguita da molti, cioe’ neoconsumatori abbienti e digiuni di conoscenza enoica. Piu’ volte mi e’ capitato che un importatore mi abbia chiesto se l’etichetta proposta fosse inserita in questa rivista perche’ cio’ avrebbe facilitato la vendita del prodotto ancora sconosciuto.
    Di certo notificare questa notizia agli operatori italiani e’ una perdita di tempo e, dispiace dirlo anche a me, di provincialismo.
    Ho avuto modo di assaggiare il loro Sforzato della Valtellina durante un Vinitalytour a Mosca, l’ho trovato interessante e comunque forse il migliore di quanti presenti ( da molte regioni italiane) alla degustazione in sala. Non ricordo eccesso di legno e concentrazione, il paragone pero’ e’ limitato ai vini presentati nell’occasione, compreso un Brunello annata 2007 molto astringente.

  4. Max Perbellini

    04/12/2013 at 19:17

    Purtroppo all’estero in molti compratori guardano ai punteggi di WS, di Wine Advocate e del Gambero Rosso prima dell’acquisto, e per quanto riguarda la presenza nella Top 100 di WS, questa ti assicura la vendita di tutto quella annata di vino.
    Spiace a tutti noi, ma è così….

    • franco ziliani

      04/12/2013 at 19:20

      sarà anche così Max, sebbene a me non risulti poi tutto quell’interesse ed entusiasmo per le valuzioni della rivista, ma anche se fosse mandare un comunicato stampa, a fine 2013, per inneggiare alla presenza di un proprio vino nei Top 100 mi sembra una mossa di un incredibile provincialismo retrò… Un po’ di compostezza e di stile non stonerebbero..

      • Zakk

        04/12/2013 at 21:11

        Gli ultimi investimenti in cantina di Mamete credo non siano stati “leggeri”

        • roberto m moschella

          05/12/2013 at 07:35

          Da attenta analisi dei loro ultimi movimenti sembra che gli investimenti li abbiano fatti, e sembra proprio che si muovano con serieta’. Se e’ cosi’ , bisognerebbe riconoscere un certo merito e magari perdonare questa manifestazione di provincialismo che comunque non appare fine a se stessa, dispiacera’ a qualcuno il metodo, ma dara’ sicuri riscontri commerciali.

      • Marco Maiocco

        05/12/2013 at 16:58

        Onestamente non capisco né l’acredine né l’essere scandalizzato del fatto. Una cosa è vantarsi di un premio palesemente prezzolato e senza alcuna credibilità, un’altra vantarsi di un premio di una rivista importante e piuttosto letta, qualunque sia il giudizio che uno possa darne in merito alle scelte. Fare vino non è una missione eroica, alla fine di tutto è business, e quel premio ha comunque un richiamo. Lo dico da amante non esperto del buon vino: se vedo un vino nella lista top 100 di WS, magari non penso che è veramente uno dei 100 vini più buoni al mondo, ma diciamo che mi fa incuriosire, verificare il voto di altre guide, chiedere il parere del mio enotecaro, etc…

        • franco ziliani

          05/12/2013 at 16:59

          nessuna acredine, ho solo trovato provinciale questa scelta di comunicazione del produttore

          • alberto

            06/12/2013 at 00:21

            Stavo per scrivere un commento relativamente simile a quello del sig. maiocco. Le aziende, per stare in piedi, devono vendere e la presenza su guide/classifiche più o meno famose, aiuta a farlo… c’è poco da fare!!! Sono tanti (forse troppi) quelli che stilano le carte dei vini con le guide di fianco e, in quest’ottica, ciascun riconoscimento è un vantaggio… Mi diceva un enotecario di una zona a fortissima vocazione turistica internazionale che, lo scorso anno, un produttore aveva sfruttato la presenza sulla top 100 apponendo un bollino sulla bottiglia… questo aveva aiutato il detto enotecario a vendere molte più bottiglie di quel vino… la trovata sarà provinciale, ma commercialmente pare funzionare…

  5. Marco Lucerni

    05/12/2013 at 09:08

    Franco Ziliani tutto dice e tutto sa… anche su come si comunica il vino…. torni a far serate di Brunello in Valtellina mi raccomando….

    • franco ziliani

      05/12/2013 at 10:30

      Se mi chiameranno a farlo,volentieri

    • mr Antani

      12/12/2013 at 16:30

      quoto,
      questo articolo trasuda invidia, nessuna conoscenza del mercato del vino e superficialità provinciale.
      Può essere partorito solo da una penna piena d’aria e nessun arrosto.

      • franco ziliani

        12/12/2013 at 16:48

        può anche darsi sia vero quello che dice, ma perché lo dice trincerandosi, da coniglio, dietro ad un nome di fantasia?
        Perché non si ha il coraggio delle proprie, chiamiamole così, opinioni…
        Comunque sono a sua disposizione per qualche lezione di conoscenza del mercato del vino e di mentalità non provinciale. Magari c’é qualcosa da imparare anche da uno come lei

  6. Gianni

    05/12/2013 at 15:20

    Beh, mi sembra quasi una citazione d’obbligo: “la volpe con l’uva”… e dato il settore/vino, beh… cosa aggiungere? 🙂 Assolutamente divertente!

    In ogni caso credo che tutte le “classifiche mondiali” sui vini siano opinabili, lo sono per natura dato che parlano di gusto. Magari non è bello distinguersi sempre per darsi addosso tra italiani (questo è provincialismo!) anche quando ci premiano all’estero, ma questa è un’altra storia…. la storia della volpe con l’uva, sì, è quella più divertente!

    • franco ziliani

      05/12/2013 at 15:28

      e che c’azzecca? Io non vendo vino, ho fatto un’osservazione da giornalista mica da concorrente

      • Gianni

        05/12/2013 at 15:53

        Beh, penso che tutti nel settore siano collegati in un modo o nell’altro… essendo un settore molto specifico (il vino) è anche naturale una certa interconnessione tra associazioni/produttori/blogger, niente di sconvolgente… però non è questo il commento.

        Intendevo solo dire che, in generale (quindi non solo “nel vino”!), ogni volta che un italiano vince un premio all’estero è matematico che altri italiani (una parte) prima o poi lo denigrino. Anche questo, purtroppo, è molto italiano e provinciale, rinomato nel mondo 🙁

        Non si può essere semplicemente contenti se un’italiano vince un riconoscimento? Poi se è il riconoscimento di pincopallo o il best of five del Kurdistan ma chi se ne… se il premio non conta nulla passerà come acqua, se conta qualcosa rimarrà… that’s it!

        Per il resto è un’opinione personale, anche se vedere come ci si batte tra italiani lascia sempre un certo retrogusto acido… anche questo “a tema” vino ci sta 🙂

        • franco ziliani

          05/12/2013 at 16:04

          le interconnessioni ce le vede lei, nel caso mio non esistono. Non sono dipendente o al soldo di nessun produttore valtellinese concorrente del produttore di cui ho criticato come provinciale quel comunicato.
          Questo per la precisione

  7. benux

    05/12/2013 at 17:41

    in effetti questa classifica non ha nessun valore visto che manca sua maestà l’ ES!!!!!!!!!!!!

    p.s.
    sono ironico

    • franco ziliani

      05/12/2013 at 19:07

      magari ci sarà l’anno prossimo… Dia tempo al tempo e vedrà che sarà accontentato

      • Zakk

        05/12/2013 at 21:06

        Non credo.
        Se non sbaglio uno dei discriminanti che portano all’inserimento in classifica è anche la reperibilità del vino in questione. L’Es viene tirato in un numero troppo limitato per venir preso in considerazione. O magari sto parlando di un’altra graduatoria.
        Certo se la facessi io una classifica ci sarebbe un po’ più di Francia e Italia e un po’ meno di nuovo mondo, potete starne certi.

  8. gp

    09/12/2013 at 17:41

    Della cosa più patetica non si è finora accorto nessuno, a partire dal produttore: il vino di Prevostini premiato da Wine Spectator non è quello!
    Cioè non è la selezione Sommarovina (con tutto il suo carico di… legno selezionato), ma è il semplice Sassella base. Questo non dovrebbe sorprendere chi ha un minimo di familiarità con quella bizzarra classifica, che oltre alla qualità del vino tiene conto della disponibilità e del prezzo (stando alla rivista, in questo caso sarebbero pur sempre 30$ negli USA), nonché di un non meglio precisato “excitement”. Addirittura, il chiantigiano Badia a Coltibuono quest’anno ha strappato il 100mo posto con il suo vino base, il Cancelli, un blend sangiovese-syrah credo destinato all’esportazione, quotato 10$ che è il prezzo più basso tra tutti i premiati.
    Magari sarebbe il caso di leggere due volte prima di lanciarsi in spericolati comunicati aziendali…

  9. Luciana

    15/03/2014 at 08:16

    Il suo blog ė ridicolo ….polemico …e insignificante ….grazie per la bella pubblicità che fa alla Valtellina … Complimenti chissà quali interessi la portano a parlarne sempre male…..Cmq W la Valtellina

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