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My Wine Notes

Garantito... da me!

Garantito… da me! Orvieto classico superiore Il Bianco di Decugnano 2011 Decugnano dei Barbi

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Ebbene sì, Cotarella è il consulente, ma che ci posso fare se il vino è così buono?

E’ ufficiale: sto clamorosamente invecchiando e molto probabilmente, un pizzico di autoironia non guasta mai, anche un po’ rincoglionendo. E’ solo così che si può spiegare che io mi trovi ora a parlare bene, ma che dico, benissimo, di un vino di un’azienda che ha come enologo consulente un personaggio del quale non ho perso una sola occasione per dire tutt’altro che bene, anzi.
Sto parlando del nuovo presidente dell’Associazione Enologi ed Enotecnici Italiani, che qualche mese fa ho definito “il più democristiano dei winemaker”, improvvisamente convertito, a modo suo, alla causa dei vini naturali, Riccardo “Merlot” Cotarella, consulente da qualche anno di un’azienda, Decugnano dei Barbi, dove ha operato per lungo un enologo esperto come il bresciano Corrado Cugnasco, che è stato consulente dell’azienda sino a pochi anni orsono.
Il mio processo di rimbambimento è ormai ad uno stadio acuto, avanzato e irreversibile temo, perché non contento di aver celebrato a settembre su Lemillebolleblog l’eccellenza, oh yes, di un metodo classico, un Brut, prodotto in diecimila esemplari, una cuvée di Chardonnay 70%, Procanico e Verdello 30% con predominanza Procanico, che in enoteca si può trovare intorno ai 18 euro, eccomi qui a parlare bene, ma che dico, garantire mettendoci la mia facciaccia, un altro vino di questa bella azienda che sorge su una collina prospiciente la rupe di Orvieto, nel cuore dell’antica zona di produzione dell’Orvieto Classico.
Guastaferro 014

Azienda, Decugnano dei Barbi, di proprietà dal lontano 1973 del bresciano Claudio Barbi, che prende nome, la prima citazione del termine risale ben al 1212, dalla chiesta di Santa Maria di Decugnano, i cui vigneti producevano vini per il clero di Orvieto in epoca medioevale.
I Barbi, a Claudio nel frattempo si è aggiunto il figlio Enzo che recentemente si è preso la bella responsabilità di diventare presidente del Consorzio vini di Orvieto, producono una ricca gamma di vini, traendo vantaggio da un terreno di origine marina, marnoso e argilloso, ricco di fossili di ostriche e conchiglie di epoca pliocenica. E da un’ottimale ventilazione dei vigneti.
E Cotarella direte voi? Beh, diciamo che l’azione di questo enologo appassionatissimo del Merlot e del Petit Verdot, i cui vini che il mio gusto ha sempre trovato piuttosto standardizzati e omologati, non è riuscito ad annullare l’influenza e la verità di questo terroir portentoso e che sempre attenta alla sperimentazione e alla ricerca, in collaborazione con Università di Perugia che, attraverso una centralina computerizzata posizionata al centro dell’azienda, controlla la situazione climatica della zona e suggerisce i momenti migliori per effettuare i più importanti lavori nei vigneti, e che i vini riescono miracolosamente, nonostante la presenza del winemaker e forse grazie ad uno stile aziendale consolidato, ad essere personali, eleganti, ricchi di sfumature.
Un esempio clamoroso è l’Orvieto classico superiore Bianco di Decugnano, da uve selezionate in otto diverse vigne, vinificate separatamente e quindi assemblate per esprimere al massimo la loro ricchezza e identità. Vigne diverse e varietà di uve differenti, perché accanto al classico Grechetto e ad un pizzico di Procanico, che non è altro che il clone di Trebbiano umbro coltivato intorno ad Orvieto, troviamo una quota di Chardonnay e soprattutto, sorprendente, un trenta per cento di Vermentino.
Confesso di essermi avvicinato con una qualche cautela a questo vino, proposto in una bella bottiglia borgognona con etichetta altrettanto bella ed essenziale (un packaging elogiato dalla mia Lei, che a queste cose è sempre attenta) di cui abbiamo degustato, e poi bevuto sino all’ultima goccia, l’annata 2011.
Guastaferro 011

Mineralità spiccata, equilibrio, armonia, ed un’indubbia finezza, le peculiarità di questa versione personale e moderna di un classico dei vini bianchi italiani come l’Orvieto. Colore paglierino oro squillante, si propone con un naso fitto, denso, giocato su note mediterranee di agrumi, fiori bianchi, anice, accenni di pesca bianca e pesca noce, con buona maturità di frutto, ma freschissimo, con una progressiva prevalenza, affascinante dice lei, che del fascino è l’emblema, delle note calcaree, minerali, salmastre, marine, con una leggera vena di mandorla. Un naso salato, di assoluta eleganza.
La bocca conferma queste note, con una bella plasticità, una estrema ricchezza e pienezza di sapore, una rotondità calibrata e non piaciona (carattere distintivo di un altro vino della gamma di Decugnano, l’Orvieto classico Villa Barbi, buono ma meno sfaccettato), una suadenza sul palato, un perfetto equilibrio di tutte le componenti, una persistenza lunga e ancora una volta sapida e minerale, davvero affascinanti.
I Barbi l’avranno anche prodotto con la consulenza di Cotarella questo Bianco di Decugnano, ma perbacco, che grande vino!

Tenuta Decugnano dei Barbi
località Fossatello 50
Orvieto TR
tel. 0763 308255
info@decugnano.it
www.decugnano.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Mondelli Francesco

    02/12/2013 at 10:05

    Un critico deve ,come lei stesso ha sottolineato anche ultimamente, giudicare,come ha giustamente fatto,quello che arriva nella bottiglia senza badare se viene da destra o da sinistra oppure che il produttore sia accogliente o razzista.Personalmente porto riconoscenza non fosse altro perchè con il suo primo vino di successo ha dato voce alla mia provincia d’origine che fino ad allora non veniva per niente considerata e per un vino, Terra Di Lavoro,che considero uno dei grandi rossi d’Italia.È chiaro che ,facendo tante consulenze anche all’estero non può certo permettersi l’artigianalità e che ultimamente ,forse fiutando la moda ,pare si sia convertito ai vini”naturali”,ma il personaggio e solido e lo dimostra,a mio modesto avviso,la gratuità con cui dispensa tante realtà che altrimenti non potrebbero permettersi un enologo.FM.

    • franco ziliani

      02/12/2013 at 10:11

      … insomma: un benefattore… 🙂
      calma e gesso a santificarlo e a dedicargli statue… Questo vino é grande, ma il mio giudizio negativo sull’operato negativo suo e di altri suoi colleghi winemaker consulenti resta. Quanto alle conversioni… lasciamo perdere..

    • Zakk

      02/12/2013 at 20:32

      Non ho capito, quale sarebbe “uno dei grandi rossi d’Italia”?
      Cerchiamo di non esagerare!

  2. Mondelli Francesco

    03/12/2013 at 13:47

    Ci metto il mio nome,per quello che può contare,ma Terra di Lavoro credo che sia un grande rosso che che fa onore alla mia regione giustamente conosciuta come bianchista. Non pretendo certo di fare proseliti ,ma ne sono fermamente convinto.Francesco Mondelli .

  3. pio

    19/12/2014 at 20:08

    Degustando il vino e leggendo il suo articolo: sono d’accordo con lei. Uva e terroir battono l’enologo. Non sono un suo lettore assiduo ma questa parte virgolettata “non è riuscito ad annullare l’influenza e la verità di questo terroir portentoso” (riferito a Cotarella) è semplicemente geniale, e ha un non so che di clima scanzonato post-adolescenziale. mi piace.

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