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La finestra di Wilma

Fiano come un Riesling ma con un tocco di Viognier…

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WilmaZanaglio2

…no meglio, come un Albariño della Galizia…ma un poco meno aromatico e più..!

Secondo un gruppo di ricerca guidato da David A. Mills e Nicholas A. Bokulich del dipartimento di enologia dell’Università di Davis in California, la responsabilità di quello che i francesi chiamano terroir – quell’ineffabile concetto di unica armonia che si crea in molti anni tra i tre fondamentali parametri produttivi del vino (terreno-clima- esposizione; vitigno; uomo-pratiche enologiche) e che rende alcuni prodotti irreplicabili e straordinari – sia a carico di alcuni batteri che popolano le bucce dell’uva e che si differenziano da zona a zona.
Lungi da me discutere i termini e i risultati di un premio Nobel e del suo gruppo di ricerca avendo a disposizione così poche informazioni e conoscenza, allontano anche la polemica sul perché impostare una simile ricerca che può sfiorare l’assurdo, visto che i tasselli che compongono un terroir sono innumerevoli, legati a ciò che accade fisicamente metereologicamente e umanamente su una determinata parcella di territorio con una certa storia …
Ma il terroir è uno dei miei ‘credo’ e non sarò disposta a circoscriverlo e donarlo a tribù di batteri così d’emblée senza neanche tentarne la difesa…. Aspetterò che prenda un poco di ossigeno questa ricerca e vedere cosa ci potrà portare di nuovo prima di mostrare il mio disappunto.

…poiché le parole sono come il vino:
hanno bisogno del respiro e di tempo
perché il velluto della voce riveli
il loro sapore definitivo

Luis Sepùlveda

Piuttosto, intanto che possiamo ancora usare questa parola senza essere tassati di scarsa scientificità o addirittura di misticismo, voglio parlarvi di tre esempi di terroir nell’Avellinese con il Fiano come protagonista. Amo moltissimo questo vitigno ed esistono in Campania parecchi produttori che fanno cose straordinarie e personalissime con quest’uva, sono veramente tentata di essere noiosa e ripetere che certamente queste persone stanno crescendo dei terroir, vini di grande carattere e finezza, che esprimono le caratteristiche di un territorio, di un clima, di una personalità: Picariello, Colli di Lapio, Vadiaperti, Villa Diamante, Pietracupa… per citarne alcuni tra quelli che più mi sono cari.

Oggi vi parlerò del Fiano di  tre di questi produttori nella speranza di trovare ad Avellino –anche – delle pezze per puntellare lo sbrindellato significato di terroir.
ColliLapio

Fiano di Avellino Colli di Lapio 2010 Lapio

Chiaro, vivo, brillante con riflessi oro verde. Una tessitura piacevolmente tattile e setosa. È orientato a sensazioni fresche di erbe aromatiche, alloro, liquirizia verde con un fondo floreale e insieme minerale di fine persistenza e ricchezza. Acidità e polpa in esemplare equilibrio: sapidità e mineralità aggiungono quella lunghezza che  il leggero amarognolo finale raccoglie intorno alle morbidezze sia alcoliche che di estratti. In questa azienda si fanno prodotti di finezza eleganza e struttura, questo è un vino per piatti importanti per noi è stato una tartare di carne condita con olio di Ortice Beneventano e scaglie di Tara di Bagoss di Guido Salvadori. Spettacolo! http://www.collidilapio.it/

Picariello

Fiano di Avellino Ciro Picariello 2007 Summonte

Oro giallo brillante e con un tono caldo, olfatto ricco minerale idrocarburo e frutta esotica. Austero, virile, quasi balsamico. Un vino complesso e forte ben piantato e pure succoso, suadente. In testa ho un 2004 che non si sposta, non riesce a lasciare il podio: era (solo per me perché in cantina non ne ho più ma chi è più fortunato può usare un tempo verbale diverso…) carnoso, armonico, minerale e seducente. Ciro è un vero personaggio, un uomo ironico, generoso e gentile quando parla dei suoi vini parla di sé e della sua ricerca dentro ogni annata del vino che andrà in bottiglia. Il 2007 ha raggiunto una bella maturità. Lo beviamo su un risotto ai pistilli di Zafferano mantecato con burro di Bagolino e pancetta tostata. Quel grasso e quel dolce si uniscono con la nota più verticale del vino senza sbavature.
Località Acqua della Foresta, via MarroniTel.0825.702516

VillaDiamante

Fiano d’Avellino Vigna della Congregazione Villa Diamante 2010 Montefredane

Chiaro e puro il colore, ancora abbondantemente riflessato di verde… l’olfatto è pieno e lungo: sale, salsedine, agrume, idrocarburi, fiori di limone, crema pasticcera, erba limoncella. In bocca è vivo, salato, resistente, questa tonicità incredibile regge con grande destrezza una materia ricca ed espressiva. Una nota leggermente tannica (non è un refuso!) in chiusura lo rende in questo momento meno flessibile di come sarà tra  3-5 anni. Come faccia un vino ad essere così pieno e contemporaneamente  così agile è un mistero.
Antoine Gaita è un uomo di sostanza, sia fisica che psico-filosofica e i suoi vini magicamente gli somigliano… Ora prendere un’acciuga sotto sale, lavatela e stendetela sopra lenzuola di burro, con materassi di pane e di Roccaverano fresco. Mangiate in un boccone con un bel sorso! Tra qualche anno ci vorrà una terrina di foie gras con pan brioche e senapata di mandarino…

Via Toppole Tel. 0825.30777. Email: villadiamante.it@tiscali.it enologo: Antoine Gaita

Amarcord

I degustatori si lasciano prendere spesso la mano e sconfinano nell’Amarcord (io sono di questa categoria per me il vino è strumento di conoscenza mi fa intravedere le connessioni con le più grandi e gravi questioni esistenziali, anche da sobria..) e cominciano a dire cose come:’ alla cieca potrebbe…sembrare un Riesling della Wachau… no un Viognier di… oppure più un Albariño della Galizia ma poco più carnoso con un tocco di…

La Campania ha un affascinante lato bianco che ormai da anni è in continua crescita e sotto gli occhi di tutti. il Fiano ha tutte le caratteristiche per entrare in quella galleria principale dove gli archetipi siedono sicuri e padroni, ed ha certamente la capacità di farsi ricordare per la sua minerale sapidità, potente struttura e longevità.  Qui oggi vi ho parlato di tre aree diverse di tre veri terroir: Montefredane, Summonte e Lapio.

Lascerò a chi legge immaginare quale è stato più Riesling, quale Viognier e quale l’Albariño, una cosa è certa l’identità del Fiano è forte ed in salute e se chiamarla terroir a qualche Nobel americano potrà sembrare troppo, chiedo scusa, ma io…Credo!

Wilma Zanaglio

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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