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Interrogativi

Banfi, Frescobaldi e Argiano simbolo del Brunello nei 25 anni dei Top 100 di Wine Spectator

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Top100-2013

Se credete ancora che la classifica dei Top 100 della rivista statunitense Wine Spectator siano una cosa seria, da prendere seriamente in considerazione, e non un qualcosa su cui ridere sopra ad ogni edizione, voglio offrirvi un spunto di riflessione e di ripensamento. L’occasione me l’ha offerto un box della sempre istruttiva news letter quotidiana Montalcino news pubblicato nell’uscita di ieri giovedì 5 dicembre. Titolo “WS: 25 anni di “Top 100”.

Il pezzo inizia così: “La “Top 100” by “Wine Spectator” compie 25 anni e, Montalcinonews, analizza le etichette di Brunello in classifica. Vince la Castello Banfi con ben 10 presenze, seguita da Frescobaldi, con 7 e Argiano con 6. Ma sono molte le cantine di Montalcino che compaiono” e segue l’elenco.
Oggicomiche

Domanda delle cento pistole: ma si può prendere sul serio una rivista che nella storia di cinque lustri di questa sua graduatoria che dovrebbe premiare i migliori vini e le migliori aziende del mondo, quando deve occuparsi di Montalcino e di Brunello di Montalcino, ovvero il più grande vino base Sangiovese prodotto sulla Terra, elegge come aziende simbolo di questo prestigioso vino e di questa denominazione di universale notorietà non la Tenuta Il Greppo, non Case Basse, Poggio di Sotto, Lisini, bensì, con tutto il rispetto per Argiano, l’azienda più grande di Montalcino, Castello Banfi e, udite udite, Marchesi Frescobaldi?
Ma con quale occhi, quale naso e quale palato hanno degustato e degustano e giudicano i nostri grandi vini come il Brunello quelli di Wine Speculator, pardon Spectator?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Francesco

    06/12/2013 at 14:32

    Beh, non vedo cosa ci sia di strano. Banfi, Frescobaldi e Argiano sono da sempre le eccellenze del territorio e la loro interpretazione del sangiovese è da sempre sinonimo di elevatissima qualità, sia con i vecchi che con i nuovi cloni. o no?

    • franco ziliani

      06/12/2013 at 14:59

      ma certo, ça va sans dire…

  2. MM

    06/12/2013 at 15:48

    “As always, we select the Top 100 based on quality (represented by score), value (reflected by release price), availability (based on the number of cases either made or imported into the United States) and an “X-factor” we call excitement. However, this year, we have given more emphasis than ever before to the X-factor—the intensity of interest the wines excited by way of their singularity or authenticity.” Basta essere chiari che non di sola degustazione si tratta.

    • antonio

      09/12/2013 at 15:50

      Appunto, questa classifica va valutata per quelli che sono i criteri espressamente usati. Aziende come Biondi Santi o Case Basse non vengono prese in considerazione a causa della scarsa quantità disponibile. Lungi da me il voler difendere WS, ma nell’articolo non vedo riferimenti ai criteri di valutazione, basta sparare a zero a prescindere, nel miglior stile della casa.

  3. jonathan

    07/12/2013 at 01:24

    per francesco: se non vedi cosa c’è di strano e per te banfi & c. sono sinonimo di elevatissima qualità mi domando perchè giusto che ci sei non smetti anche di bere vino e ti dedichi esclusivamente alla gazzosa……..forse in quel campo puoi esprimere autorevolmente la tua opinione.

    • franco ziliani

      07/12/2013 at 08:31

      Peccato lei non abbia colto l’ironia nel commento di Francesco…

      • Francesco

        09/12/2013 at 11:45

        Grazie Ziliani, pesnvao fosse chiaro con il riferimneto ai cloni…

  4. jonathan

    07/12/2013 at 13:28

    ben celata ad onor del vero……..ma siamo sicuri che era davvero ironico?????
    comunque, se siamo tutti daccordo faccio cento passi indietro e chiedo ammenda, figurarsi se son tempi da spararsi addosso!

  5. roberto m moschella

    07/12/2013 at 14:25

    In questo blog ritorna spesso il tema di ‘’Brunellopoli’’, per alcuni forse all’apparenza un po noioso, ma e’ sicuramente di grande utilita’ perche’ informa e aiuta anche i non addetti ai lavori a capire meglio questo ‘’affaire’’ che non cessa di stupire chi, per curiosita’ o vari interessi, ricerca il tema in rete. Sembrerebbe che Vino al Vino sia, forse, l’unico che ci risparmia di cadere nel bestiario delle notizie riportate quindi se mi e’ consentito vorrei aggiungere qualche storia in cui sicuramente non saro’ isolato.
    Vivendo all’estero non ho avuto la fortuna di formarmi il palato col vero Brunello,ma questo l’ho scoperto recentemente quando e’ scoppiato lo scandalo. L’ultima partita di presunto Brunello l’ho consumata durante la mia permanenza a Dusseldorf ed era il 1998. Si poteva acquistare in un wine bar addobbato monomarca con le insegne di una nota azienda vinicola. Era un’ isola ad un ingresso di corridoio della Ko Gallery alla Konigshallee,58. Se non ricordo male costava circa 16,5 marchi e si poteva consumare anche a bicchiere, presumo fosse merlottizzato perche’ ne ricordo bene il gusto eccessivamente morbido che non ho mai riscontrato in numerosi confronti da quando bevo il vero Brunello. Per un palato profano e corrotto il vino era gradevole e bevibile ed anche molto richiesto come aperitivo.
    Premesso cio’ e non giustificando assolutamente quella che senza ombra di dubbio deve passare alla storia come truffa in commercio evidentemente iniziata molto prima che fosse smascherata, mi chiedo provocatoriamente se il ”Brumerlo” abbia avuto il merito di aver contribuito alla diffusione del Brunello nel mondo in questi ultimi decenni.

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