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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Castel del Monte Bombino nero Docg Pungirosa 2012 Rivera

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PungirosaRivera

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Ho già annotato, parlando di un eccellente Castel del Monte Bombino nero nella mia rubrica di rosati del Cucchiaio d’argento, come quella 2012 non sia stata l’annata ottimale per i rosati pugliesi e che causa il caldo feroce del luglio-agosto dello scorso anno soprattutto nella zona più nota e celebrata di questa splendida capitale del vino in rosa, il Salento, i risultati, in termini di finezza aromatica e di ricchezza di sfumature siano stati globalmente inferiori a quelli del 2011.
Riassaggiati oggi alcuni dei migliori rosati salentini di due anni fa risultato più golosi, pimpanti e soddisfacenti dei loro omologhi frutto della vendemmia di dodici mesi orsono.
Fa eccezione a questo quadro generale, relativo soprattutto ai rosati base Negroamaro (con o senza aggiunta di una quota di Malvasia nera), l’area del nord Puglia grazie alla collocazione geografica, alle temperature un po’ meno elevate, alle escursioni termiche che si sono registrate tra il giorno e la notte che sono riuscite a salvaguardare la componente acida delle uve. Inoltre questo territorio collinare può contare, cosa molto importante in un’annata torrida come il 2013 e come speriamo non si avvii a diventare questa, su terreni calcarei rocciosi, che sono riusciti a garantire quella quota di freschezza indispensabile in ogni rosato degno di questo nome.
In quest’area posta in provincia di Bari, che ha Andria come punto di riferimento, ma soprattutto, lo dice il nome stesso della denominazione, il meraviglioso Castel del Monte fatto costruire da Federico II a partire dal 1240 e non ancora ultimato alla morte dello “stupor mundi” (o se preferite “puer Apuliae”) nel 1250, l’uva protagonista è il Bombino Nero, un’uva con buccia molto sottile e povera di sostanze coloranti, polpa poco reticolata e molto succosa dotata di un moderato contenuto alcolico e di una naturale elevata acidità che contribuisce a preservare la freschezza dei vini che se ne ricavano.
Talmente legato il Bombino nero a questo territorio, noto anche come Alta Murgia, da ricevere un paio di anni orsono il riconoscimento della Docg non solo per il Castel del Monte Rosso riserva, relativo a rossi di un certa importanza prodotti con almeno il 65% di Uva di Troia, ma anche per i rosati ottenuti da questa varietà. Una Docg in rosa che anche se non è la prima in Italia in assoluto (che è stata l’Aglianico del Taburno in versione rosato) è la prima di questa terra da rosati per antonomasia che è la Puglia. Un classico assoluto di questa denominazione, ché tale si conferma anche nell’annata 2012 è il Castel del Monte Pungirosa della più nota delle aziende dell’area, la Vinicola Rivera della famiglia De Corato.
Un rosato non spettacolare e delicato, a partire dal colore, un rosa pallido, fragolina di bosco, melograno scarico più che buccia di cipolla, ideale come aperitivo e dotato di una duttilità di utilizzo a tavola, dagli antipasti a creme di verdure, carni bianche e pesce, anche in umido, davvero notevole.
Il Pungirosa nasce da vigneti ad alberello di circa trent’anni d’età posti a 300 metri di altezza su terreni a struttura rocciosa, con raccolta delle uve ai primi di ottobre e vinificazione che prevede un leggero contatto con le bucce in acciaio per circa 22-24 ore, svinatura senza pressatura, fermentazione del mosto a 18-20 gradi per 12-14 giorni, si affina in vasche di cemento vetrificato e quindi in bottiglia.
Il risultato è un vino tipicamente estivo, non impegnativo, di grande piacevolezza e leggerezza (gli zuccheri residui sono lodevolmente inferiori ai tre grammi litro), dotato di un naso che ricorda naturalmente la fragola di bosco, il confetto, la mandorla, con una bella venatura minerale e mentolata.
L’attacco in bocca è abbastanza vivo, con una certa succosità polputa e rotonda, una buona consistenza, e se proprio si deve trovare un limite al vino, che pure si fa bere bene ed è scopertamente studiato per piacere, è una carenza di nerbo e scatto, o meglio ancora di complessità, con il “sale” assicurato dai terreni calcarei, che sembrerebbe annunciare uno sviluppo del vino che alla prova dei fatti manca un po’. Ma forse è questa la caratteristica e lo stile, voluto dallo storico enologo aziendale, Leo Palumbo (già presidente degli enologi di Puglia, Calabria e Basilicata), di un vino che ha indubbiamente successo.
E che si può sempre stappare con assoluta tranquillità.

Azienda Vinicola Rivera
S.P.231 Km. 60,500
76123 Andria (BT) Italy
Tel. +39 0883 56 95 10 / 56 95 01
fax +39 0883 56 95 75
e-mail info@rivera.it
sito Internet www.rivera.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. almagesto

    06/08/2013 at 16:13

    Ottimo prodotto, assaggiato proprio il 2012, assolutamente si.

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