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Interrogativi

Le degustazioni AIS Roma di maggio da non perdere: Gianni Gagliardo? Ma dai!

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Un produttore solo Gagliardo e non certo… gajardo…

Come tanti altri ricevo periodicamente via mail comunicazioni dall’Associazione Italiana Sommelier Roma sulle attività in programma in quella città che a me milanese spiace terribilmente dirlo è la capitale del vino, il cuore vitale del discorso sul vino in Italia. Giorni fa mi è arrivata una mail con questo titolo: “Le degustazioni di maggio da non perdere a Roma”.

Mi sono subito precipitato a leggere immaginandomi chissà quali eno-sfracelli, quali memorabili occasioni d’assaggio, ma sono subito rimasto a bocca spalancata. Perché l’Associazione che ha al proprio vertice Franco Ricci, detto Er marchese der Grillo der vino, proponeva qualcosa di stratosferico?
Niente affatto, perché alla categoria dell’imperdibile vedevo essere iscritti, con tutto il rispetto che meritano, un produttore campano come Sclavia, che opera nell’ambito dell’Igt Terre del Volturno e della neonata Dop Casavecchia di Pontelatone, uno dei produttori simbolo dei Castelli Romani come Castel de Paolis e, tenetevi forte, nientemeno, non è una barzelletta AIS Roma fa sul serio, “Gianni Gagliardo con l’eccezionalità del Nebbiolo”.

Come si legge nella presentazione dell’iniziativa, massì facciamole pure un po’ di pubblicità gratuita, con i Poderi Gianni Gagliardo arrivano a Roma “seduzione ed eleganza del Barolo”. Che il Nebbiolo sia eccezionale, unico e inimitabile non si discute, che nelle sue migliori espressioni sia sinonimo di “eleganza” ça va sans dire, ma che c’azzeccano Gianni Gagliardo e i suoi vini con eccezionalità ed eleganza?

E che senso compiuto avrà mai il “soffietto” di presentazione della degustazione, in programma dalle 16 alle 18.30 e proposta al prezzo super promozionale di euro 15, dove leggiamo, nientemeno, che “il cruccio della continua ricerca della qualità di Gianni Gagliardo ha contagiato la nuova generazione. Oggi anche Stefano, Alberto e Paolo puntano con decisione sulla valorizzazione del Nebbiolo, declinandone tutte le possibili sfumature che si possono ottenere dalle vigne in proprietà e nelle migliori posizioni nel cuore della Docg Barolo, a La Morra, Barolo, Serralunga e Monforte d’Alba, senza trascurare il vicino Roero.
Un pacchetto di vigne il cui risultato è gestito egregiamente nella cantina in borgata Serra dei Turchi a La Morra, un punto panoramico sulle vigne del Barolo che mozza il fiato – per chi non ci fosse ancora stato – che scalda il cuore e apre definitivamente la mente alla comprensione dell’elegante austerità dei vini che qui, e solo qui, possono nascere per mano dei più sensibili interpreti”.

Eccezionali, unici i Barolo di Gianni Gagliardo? E quando mai? E se Ricci ed i suoi boys ricorrono ad iperboli così’ flamboyant per condire e rendere appetibile più di quanto realmente sia una degustazione di vini by Gagliardo, quale panoplia di aggettivi super elogiativi tireranno mai fuori quando capiterà di presentare una degustazione di Barolo davvero unici, imperdibili, straordinari, elegantemente austeri, tipo il Monprivato, il Villero o il Cà d’Morissio di Giuseppe Mascarello, il Rocche del Falletto di Bruno Giacosa, il Monfortino di Giacomo Conterno, il Vigna Rionda di Massolino, il Gran Bussia di Aldo Conterno?

Mi sorge un dubbio: non è che il romanesco abbia causato un brutto scherzo a Ricci e l’abbia indotto a considerare “gajardi” dei vini che sono solamente… by Gianni Gagliardo?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Cianzia

    24/05/2013 at 23:55

    Può darsi, ma noi di Roma non sapevamo fosse chiamato er Marchese der Grillo, ed ora che lo so, cercherò di dimenticarlo in memoria del marchese e dell’Albertone nazionale.

  2. vincenz

    25/05/2013 at 18:04

    “Perchè io so io e voi non siete un cazzo” (Il Marchese del Grillo).
    Scusami,ma pensando a Ricci è venuta spontanea.
    Saluti.

  3. Carlo Merolli

    26/05/2013 at 00:17

    Che i vini della famiglia Gagliardo non appartengano storicamente al sesto empireo della Langa é fuori discussione, che presentarli come eccezionali sia un indebito “allargarsi” da parte dell’organizzatore e´quindi sicuramente vero, ma una cosa é la fama enologica che un produttore ha, altra cosa é “schizzare” (per rimanere nel romanesco = disprezzare) i suoi vini senza averli assaggiati di recente o peggio: avendoli assaggiati non renderne conto ai lettori. Preferisco credere che tu li abbia assaggiati di recente e per caritá di patria non ne voglia parlare. Il contrario sarebbe preoccupante. Insomma mi sembra che per criticare giustamente Ricci si faccia un torto alla famiglia Gagliardo, che magari non produrrá vini “gajardi” ma il suo lavoro langarolo lo fa con costanza e con passione . E per questo un minimo di rispetto lo merita. O no ?

    • franco ziliani

      26/05/2013 at 00:20

      rispetto sì, ma spacciare quei vini, normali e ordinari, come se ne trovano tanti, come imperdibili, é fuori discorso.

  4. Pingback: Le degustazioni AIS Roma di maggio da non perdere: Gianni Gagliardo? Ma dai! | Blog di Vino al Vino | I luoghi del gusto....Esperienze del gusto

  5. Marco

    28/05/2013 at 11:14

    Ho trovato l’articolo un po’ di cattivo gusto, non assaggio un vino “gagliardo” ormai da anni quindi non posso esprimermi sulla qualità del prodotto; però se, come dice lei Ziliani, sono ordinari, mi sembra un accanimento esagerato ed insolito da parte Sua. Sembra quasi ci sia dietro una storia di malumori personali. Quando una qualsiasi associazione o locale organizza una degustazione spaccia sempre per buonissimi vini che magari in realtà non hanno nulla di speciale.

    • franco ziliani

      28/05/2013 at 11:24

      nulla di personale contro Gagliardo. Ho trovato ridicolo spacciare per imperdibili vini che sono solamente ordinari e niente più.
      Un’associazione seria non spaccia mai per buonissimi vini che “in realtà non hanno nulla di speciale”. AIS Roma l’ha fatto.

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