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My Wine Notes

Enoriflessioni

Manduria Montalcino del Sud? Meglio andarci cauti…

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A proposito di un appello di Angelo Maci

Apprezzo sicuramente l’appello che Angelo Maci, attivo presidente della Cantine Due Palme di Cellino San Marco in provincia di Brindisi, nonché Presidente del Consorzio del Salice Salentino, ha lanciato invitando il commissario prefettizio di Manduria che “in questi giorni, spinto dalle nuove regole imposte dalla spending review, avrebbe tagliato una spesa minima, ma assolutamente significativa per l’identità” del comune pugliese.
Maci afferma che “Manduria non può uscire dall’Associazione Nazionale Città del Vino. Il Commissario  prefettizio del comune jonico, Aldo Lombardo riveda la sua posizione”.
Personalmente non condivido il suo giudizio molto positivo su questa Associazione alla quale, a suo dire, “i viticoltori pugliesi devono molto per averli sostenuti nel rialzarsi negli anni ‘80 quando la terra di Puglia è stata travolta dallo scandalo del metanolo. Ed è a questo movimento radicato in tutto il territorio italiano che dobbiamo una importante attività di promozione sì dei nostri vini”.
Ma visto che Maci chiede alla stampa specializzata “che ha sempre riconosciuto nella produzione del Primitivo, una forma di grande eccellenza” di rilanciare il suo appello, ecco prontamente accolto il suo invito.
Faccio più fatica, invece, ad accogliere quella che nel comunicato stampa che annuncia l’iniziativa di Maci viene definita “una provocazione”.
Secondo Maci difatti, “Manduria, con il suo primitivo, dovrebbe aspirare ad essere la “Montalcino del Sud”, ma non è riuscita a sfruttare e valorizzare la sua posizione fortunata, le sue eccellenze, le sue produzioni per attestarsi nel gotha del vino italiano”.
Visto quello che è successo a Montalcino, in anni recenti, mi guarderei bene, pur continuando a considerare sana e immune da strane tentazioni la larghissima maggioranza del comparto produttivo ilcinese, dal mostrare Montalcino come un modello da imitare.
E ci penserei bene prima di adottare per Manduria un’idea, a volte un po’ confusa, del vino, con derive pericolose comprese, che ha rischiato di pregiudicare la credibilità ed il prestigio di uno dei più importanti vini italiani. Per Manduria ed il suo Primitivo, meglio adottare un progetto e un’idea di sviluppo che siano veramente pugliesi e non presi a prestito altrove….

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N.B.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Cristiano

    29/09/2012 at 17:14

    In un annata scarsa come questa in Toscana, i vini di Manduria potrebbero essere chiamati a diventare Montalcino…del nord ! 🙂

    • franco ziliani

      29/09/2012 at 17:17

      lei dice Cristiano? Io so, perché qualche produttore mi ha fatto vedere delle bolle, che fino a qualche anno fa diventavano, magicamente, degli Amarone della Valpolicella…
      Quanto a Montalcino, escludo, l’ha detto e ribadito anche un noto ex direttore di guide, che a Montalcino cose del genere non si fanno…

  2. Gregory Perrucci

    29/09/2012 at 19:40

    Beh, direi che per un verso – certamente determinante – Manduria avrebbe dovuto ispirarsi a Montalcino: quello di opporsi e interdire l’uso del vitigno Primitivo nelle Igt Salento, Puglia, Daunia, Tarantino nate sulla scorta del successo della doc Primitivo di Manduria. Il Brunello è riuscito a non diventare di Toscana, della Maremma Toscana o dei Colli della Toscana Centrale. Morale: il primitivo di Manduria si produce con rese massime di 90 quintali per ettaro, le varie igt contemplano rese che superano in alcuni casi i 200 quintali per ettaro. Ma sul mercato sono tutti Primitivi!

  3. Pietro sanzone

    29/09/2012 at 20:43

    Anche il parmigiano reggiano si produce con il latte e Barilla fa la pasta con il grano duro e l’olio toscano con le olive

  4. Roberto Morelli

    29/09/2012 at 23:36

    A mio parere nel post ci sono 2 errori:
    Maci sbaglia a usare un ultro territorio come riferimento. Il territorio e i suoi prodotti sono un unicum. Un territorio non deve quindi aspirare ad usare modelli a riferimento. E’ come chi tenta di fare paragoni tra i vini (basta pensare ai continui, secondo me sbagliati, confronti tra MC Franciacorta e Champagne o tra Prosecco e MC Franciacorta…).: semplicemente non è realmente possibile.
    il secondo errore che volevo sottolineare è di Ziliani: far intendere, come in questo post, che Montalcino non è un modello degno per via dei fatti di brunellopoli mi pare davvero ingiusto e esagerato proprio nei confronti della stragrande maggioranza degli ilcinesi che, come lo stesso Ziliani riporta, erano estranei alla vicenda.

    • Silvana Biasutti

      30/09/2012 at 11:04

      Sono d’accordo: l’uso di un territorio come modello implica l’acquisizione delle sue caratteristiche, generalizzandole e deprimendole; una caratteristica del nostro paese (che ancora non siamo stati capaci di trasformare in vantaggio competitivo) è proprio nelle microdiversità.
      E sono anche d’accordo sull’altro punto (ma penso che quella di FZ sia più una battuta che altro).

      • franco ziliani

        30/09/2012 at 11:06

        ovvio che é una battuta Silvana! Pensavo fosse chiaro..

  5. Carlo Merolli

    30/09/2012 at 23:44

    Sarebbe interessante (Baccaglio i numeri del vino ?) quanto portano nelle casse italiane le esportazioni di Primitivo e quanto le esportazioni di Brunello.

  6. luciano pignataro

    01/10/2012 at 07:27

    Se c’è una cosa che mi ha sempre dato fastidio a pelle è l’abitudine al Sud di adottare esempi a cavolo per sintentizzare un programma.
    Non basta fare un grande vino per ambire a diventare territorio di eccellenza: bisogna aver difeso l’ambiente, evitato di costruire mostri di cemento, avere delle associazion ie dei consorzi che funzionano, wine bar e ristorazione almeno di media qualità.
    Purtroppo sopratutto nel Sud le amministrazioni locali sono espressione degli interessi edilizi di bassa qualità, non hanno visto altro modo di fare reddito e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    Il fatto stesso che a Manduria ci sia un commissario prefettizio la dice lunga sull’incapacità del ceto politico locale di esprimer eprogetti e governabilità.

    • Gregory Perrucci

      01/10/2012 at 08:44

      Sottoscrivo in pieno. E ti assicuro, caro Luciano, che il caso di Manduria è proprio quello che descrivi tu.

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