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My Wine Notes

Degustazioni

Le grotte del Sangiovese, custodi del tempo. Alla scoperta di una piccola Doc lucana

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Anche se questa caldissima estate non sembra presentare le caratteristiche climatiche certo ideali per apprezzare al meglio vini rossi importanti e strutturati voglio ugualmente cogliere l’invito, arrivatomi da Sante Laviola, un ingegnere 39enne appassionato di vino, originario della Lucania Jonica ma residente a Bologna, a conoscere e far conoscere i rossi “forti, robusti, tonici, con tannini muscolosi ma gradevoli” base Sangiovese espressione di una semi-sconosciuta piccola denominazione lucana, la DOC Grottino di Roccanova (nata nell’agosto 2009) posta nel cuore della provincia di Potenza e dotate di origini antiche e misteriose.
E colgo l’occasione per fare i complimenti a questo lettore, che dimostra non solo di capirne di vino, ma di essere in grado di raccontarne il fascino mediante questo bell’articolo. Buona lettura!

Il Sangiovese, si sa, è il vitigno più coltivato in Italia. Con una superficie di oltre 90.000 ettari terreno vitato, di cui circa il 50% tra Toscana e Emilia Romagna, questo vitigno riveste nel panorama enologico nazionale un ruolo di primaria importanza intervenendo in più di un centinaio di DOC e in quattro DOCG (Chianti, Brunello di Montalcino, Carmignano, Vino Nobile di Montepulciano).
E come ogni personaggio famoso che si rispetti, anche la storia del Sangioveto (o Sangiovese) si perde nella notte dei tempi ed è accompagnata da un alone di mistero che ne caratterizza l’origine, probabilmente “sudista” data dall’incrocio tra il ciliegiolo e un vitigno minore campano, e il nome derivante probabilmente da sanguis Jovis (sangue di Giove).
Ed è proprio nella notte dei tempi che ho viaggiato quando ho visitato le cosiddette grotte del vino. Non siamo tra le crete senesi, dove vecchie cavità etrusche custodiscono il pregiato Chianti, né nelle cantine romagnole che conservano il re dei rossi dell’Emilia adriatica, ci troviamo in Lucania; tra i calanchi lucani.
Culla di numerose civiltà del passato e teatro di cruente battaglie tra romani e greci, la Lucania custodisce tra i più interessanti siti archeologici della Magna Grecia, la fiorente civiltà greco-ellenistica che a partire dal VIII secolo A.C., anno di fondazione della colonia Siris, si stanziò sulla costa jonica lucana costruendo le più importanti e ricche città stato dell’era precristiana. Ma perché partire da così lontano per parlare di Sangiovese? Perché è proprio da qui che il viaggio comincia. Percorrendo quella che un tempo era la Via Herculea, l’antica strada romana che collegava la Lucania al Sannio, in poche decine di chilometri lungo il corso del fiume Agri, si raggiunge l’entroterra della Basilicata dove il paesaggio da rigoglioso e pianeggiante diventa brullo, aspro, argilloso; precipizi e valli scavate dell’erosione delle acque descrivono un paesaggio lunare che cambia ad ogni rara pioggia.
“Da qui, lasciata la strada e il mare ci si addentra nelle desolate terre di Lucania; tra quelle argille deserte dall’aspetto maligno, nell’immobilità secolare del mondo contadino”.
Era il 1943 quando Carlo Levi nel Cristo si è fermato ad Eboli scriveva queste parole. Oggi è tutto cambiato: i maligni calanchi sono divenuti i “paesaggi dell’anima”, e l’istituzione di un Parco Regionale ne tutela le bellezze e le caratteristiche naturali e paesaggistiche. E anche l’immobilità contadina è cambiata.
Da queste parti, come è avvenuto anche in altre realtà enologiche italiane un tempo sconosciute, si è cominciato a far conoscere il proprio patrimonio; nulla di nuovo da inventare ma semplicemente la tradizione secolare da riscoprire e portare avanti, quella tradizione che dal 1700 si respira nelle grotte del vino di Roccanova.
Scavi fatti nelle montagne di arenaria e argilla, i cosiddetti grottini, sono da sempre utilizzati dalle popolazioni locali come luoghi d’incontro tra amici e deposito di derrate alimentari e di contenitori vinari. L’umidità e la temperatura quasi costanti per tutto l’anno garantiscono la stabilità microclimatica per la maturazione e l’invecchiamento dei vino.
La viticoltura, nel comprensorio della DOC Grottino di Roccanova che comprende i comuni di Roccanova, Sant’Arcangelo e Castronuovo Sant’Andrea, nel cuore della provincia di Potenza, ha origini antichissime e testimonianze di palmenti usati per la vinificazioni risalgono agli inizi del 1600.
Vini forti, robusti, tonici, con tannini muscolosi ma gradevoli pronti a sostenere cibi altrettanto robusti a base di carni rosse e sughi di selvaggina. Vini custodi del tempo, del sapere della tradizione; pieni della forza e della fatica contadina per lavorare questa terra aspra, arsa dal sole d’estate ma che ancora oggi, silenziosa, fa rivivere dolcemente i tempi passati.
Ecco le mie impressioni da una piccola degustazione verticale.

Il Grottino di Roccanova Riserva 2003 è notevole. Aperto 4 ore prima della degustazione si esprime al meglio ma non al massimo; occorrevano probabilmente 24 ore. Il colore è violaceo scuro con riflessi granata; limpido all’unghia impenetrabile al fondo.
La struttura è molto consistente con una discesa di glicerolo lentissima. Sentori di frutta rossa matura, prugna, mirtillo e mora sono persistenti e si amplificano all’aumentare dalla temperatura del vino. Un bouquet di violetta e rosa rossa accompagna con eleganza e armonia il profumo fruttato e la fragranza speziata della barrique.
Al gusto è ampio, avvolgente, carnoso. Sembra di masticarlo. L’intensità iniziale è subito dominata da una persistenza aromatica intensa complessa e duratura di frutta matura, confettura di frutti di bosco con note caramellate. Emergono sentori speziati di vaniglia e chiodi di garofano dovuti al passaggio in rovere e al lungo invecchiamento in bottiglia. Chiudono sentori di cuoio e sottobosco quando il vino ha ormai raggiunto i 18-19 °C. Probabilmente dopo qualche altro anno in bottiglia, potrebbe dare sensazioni ancora più sublimi.

Grottino di Roccanova 2007
È corposo e caldo, come del resto sono tutti questi vini che hanno un titolo alcolometrico non inferiore a 13.5-14 %. Il colore è rosso rubino tendente al violaceo. La struttura è consistente con lacrime fitte e lente. Non presenta particelle in sospensione pur essendo un non filtrato.
All’olfatto è intenso e inebriante e già si intuisce il vigore che esprimerà al gusto. Viola e rosa fresca i profumi floreali; prugna e ribes appena maturi i sentori fruttati. La vaniglia del legno è ben definita. Al gusto è caldo e avvolgente; il tannino è gradevole ma un po’ spigoloso.
Necessita ancora di essere addolcito dal tempo! Acidità evidente e sapidità poco percettibile. La persistenza aromatica intensa è molto persistente: frutta matura, fiori rossi e uno speziato delicato di chiodi di garofano e vaniglia arricchiscono la complessità di questo vino. Si avverte anche un lieve sentore di mela annurca sul finale.
È un vino pronto per piatti elaborati con intingoli di carne rossa o a base di pancetta di maiale dove l’acidità e la tannicità evidenti aiutano a smorzare la componente grassa della pietanza.

Grottino di Roccanova 2008
È un vino sempre di grande qualità che però rispetto ai fratelli maggiori deve ancora crescere. Si esprime con un colore rosso rubino intenso ancora molto (troppo!) vicino al colore del mosto. La struttura è rilevante ma il suo potenziale è ancora sopito.
All’olfatto è vinoso con profumi di frutta  fresca: ricorda le susine e le prugne all’inizio della stagione. Il bouquet è evidente anche se non ancora ben definito: si nota il profumo dell’immancabile viola ma appena raccolta. Al gusto è intenso e molto fresco; il tannino è ruggente e vivace.
La persistenza aromatica arriva in ritardo, anche se gradevole e risulta durevole per qualche secondo lasciando poi il posto alla freschezza e all’astringenza. È un vino da custodire in luogo fresco e asciutto ancora per qualche anno!
Sante Laviola

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Davide

    16/08/2012 at 11:34

    Seguo dagli anni 2000 questa interpretazione del Sangiovese in terra lucana. Da qquando c’è la DOC si è cercato sempre di migliorare ottenendo ottimi risultati. Alcuni ne fanno una versione vanificata in bianco. Molto belle le grotte di Toccano dove il vino riposa.

  2. Valerio Rosati

    17/08/2012 at 10:42

    La nostra Italia, specie al Sud, è sempre prodiga di tesori nascosti! Qualche nome di produttori?

    • franco ziliani

      18/08/2012 at 08:41

      Mi informa l’autore dell’articolo che i vini degustati sono prodotti dall’Azienda agricola vitivinicola Torre Rosano
      web: http://www.torrerosano.it

  3. Ray Wilkins

    17/08/2012 at 15:21

    La Lucania oltre che per i vini va scoperta anche per altre qualità: le atmosfere, lo stile di vita e la genuinità della gente che danno un senso pieno ed autentico al tempo presente. Intelligenza e sobrietà unita alla laboriosità silente delle genti lucane forse non ne fanno un posto noto nel senso moderno del termine ma proprio questa diversa interpretazione del tempo moderno dovrebbe incuriosire chi ha un concetto del turismo non consumistico e chi vuole fare un giro enoturistico non banale.

    • Silvana Biasutti

      17/08/2012 at 18:26

      Ho conosciuto quella terra molti anni fa. Ora sarà cambiata e non ne ho un’idea attuale, ma condivido profondamente quanto lei scrive. Mi domando come si possa continuare a banalizzare il turismo, il patrimonio gastronomico, il paesaggio, i vini e il piccolo artigianato, senza capire che ci diamo la zappa sui piedi, che facciamo del male (ulteriore) alle imprese – in particolare a quelle agricole – (piccole e grandi), che togliamo il gusto della scoperta a chi non è accecato dall’incultura e dall’assenza di sensibilità; per la fretta di “fare soldi” a qualsiasi costo, senza capire che al capolinea di tutto ciò c’è il nulla.

  4. Andrea Pagliantini

    17/08/2012 at 22:09

    Bel post, ma soprattutto mi pare un bel posto per andare a rifugiarsi prima di essere inghiottiti dalle troppe scarpe a punta agiscono in altri sangiovesi hanno perso la loro anima e la loro semplicità.

  5. Antonio Donatelli

    19/08/2012 at 15:31

    Davvero un gran bel articolo, in cui una accurata descrizione dei vini si accompagna ad una interessante e piacevole divagazione sul territorio che ospita i vigneti.

  6. antonio

    19/08/2012 at 17:13

    Bravo! cosi come l’archeologia ricerca le civiltà, le tradizioni antiche, tu hai ricercato i gusti, i sentori di vini poco conosciuti ma allo stesso tempo pieni di storia e di tradizioni enogastronomiche.
    Continua cosi….

  7. Giuseppe Morello

    22/08/2012 at 16:30

    Complimenti! Davvero un bell’articolo, un elogio alla Lucania, alla sua storia, alla sua genuinità, alla laboriosità del mondo contadino che avendo come materia prima “quelle argille deserte dall’aspetto maligno “ non si logora nell’immobilismo, ma si fa conoscere e apprezzare anche per un ottimo vino, da te accuratamente descritto.

  8. Dacia Cappiello

    27/08/2012 at 13:34

    Dopo la lettura di questo bell’articolo e la accurata descrizione dei vini manca solo una cosa: correre a degustarli tutti! Complimenti!

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