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My Wine Notes

Degustazioni

Cronaca di una degustazione di Gin da Harrods. By Giuseppina Andreacchio

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Da Giuseppina Andreacchio, nostra inviata speciale in una London sempre più vicina al grande appuntamento con le Olimpiadi, un nuovo articolo sul tema Gin dopo quello dedicato al rinascimento del London Dry Gin pubblicato lo scorso marzo. Una dettagliata cronaca di una degustazione comparativa di Gin di vario tipo e provenienza, organizzata da una Master of wine e svoltasi in quel posto celeberrimo che è Harrods. Complimentandomi con Giusy per la puntualità e la precisione delle sue note d’assaggio auguro a tutti buona lettura!

Quando Jo Ahearne MW mi ha fatto sapere che da Harrods si teneva una degustazione di vari Gin non ho resistito al fascino che questo superalcolico suscita su di me, e cosi’ appena rientrata dal bellissimo tasting di gins, ho pensato bene di descrivere ciò che la signora Jo, capo buyer ad Harrods, ha scelto come anteprima da presentare agli esperti, agli appassionati  e al pubblico.

Jo Ahearne, fino a pochi mesi fa buyer di Marks and Spencer, é oggi il capo buyer della selezione di Fine Wines e Spirits di Harrods. Sebbene la gamma dei vini, sia italiani che di altri paesi, sia già straordinaria, Jo con la sua grande esperienza sta aggiungendo ulteriore valore alla vetrina vini dei grandi magazzini Harrods, meta di ricchi per i quali problemi come la recessione e la crisi economica sono solo temi triti e ritriti sui quotidiani.

Il tasting si è tenuto nella stanza adiacente alla cantinetta che contiene bottiglie di Romanee-Conti 2005 o 2002 per la modica cifra di £ 23,995 o Richebourg 2002 a soli £ 19,995 senza sconti e senza promozioni. La signora Jo ha fatto vari viaggi in America per portare sul mercato inglese i gin da aggiungere alla gamma di quelli prodotti in Inghilterra, e già abbastanza famosi sul mercato locale.

I gin sono stati divisi secondo un metodo “raggruppativo”, considerando un comune denominatore. Il primo gruppo comprendeva i gin considerati puri, essendo il gin certo non neutro come per esempio la vodka, ma per distinguerli in gergo da quelli dove alcuni aromi spiccano maggiormente e si impongono nel composto tipico del gin, contenente bacche di ginepro, bucce di arancia, liquorizia in alcuni casi, e scorze di limone.

I gin del primo gruppo includevano: Beefeater London Dry che si trova frequentemente nei pubs e nei clubs e che ha una certa neutralità, sebbene pulito e rinfrescante, e viene molto spesso usato come componente nei cocktails.
Poi il gin Sipsmith, del quale ho avuto modo di discutere ampiamente in un articolo precedente e che non si smentisce mai, tanta é l’oleosità e la complessità al naso e al palato. Si avverte istantaneamente l’artigianalità del prodotto. Accanto a questo, ho scoperto invece un altro gin, distillato a Londra, precisamente a Bermondsey, vicino London Bridge, dal nome Jensen’s Bermondsey, che mi ha sorpresa, sia per l’etichetta molto spartana, chiara e semplice che per il fatto che al naso e al primo sorso mi ha dato l’impressione di essere abbastanza contenuto negli aromi, per sviluppare poi invece al palato una forza ed una fierezza di carattere che lo ha rivelato alla fine molto ‘punchy’, per dirla all’inglese.
Ma la sorpresa del gruppo é stato un gin proveniente dal Wisconsin, chiamato Death’s Door (un po’ macabro…) ma di fatto un gin molto femminile, con punte di dolcezza che portano ad un finale rotondo e, secondo me, reminiscenti di note di finocchietto selvatico, rinfrescante e accattivante. Questo era di fatto il più costoso del gruppo a £ 49.95 ma li valeva davvero tutti!

Il secondo gruppo aveva invece come filo conduttore la parola ‘spicy’ e si trattava infatti di gins caratterizzati dalla presenza di varie spezie come il cardamomo e i chiodi di garofano. In questo gruppo i gin che più mi hanno colpita perché nuovi per me sono stati: 209 California, prodotto in Napa Valley (£ 41.95) con un naso molto attraente, forte di limone e scorza di limone e sostenuto negli aromi fino alla fine.
Quello che però usciva dalle righe è stato Gin Mare dalla Spagna (£ 43.95) con un mix di erbe mediterranee, rosmarino, timo e basilico all’interno di una bottiglia molto elegante. L’altro gin del gruppo che ha attirato la mia attenzione è stato The London No1, London (£ 35.00) dal colore turchese leggero, molto ammaliante con note dolciastre di ginepro, e familiare a me per la presenza del bergamotto. Questo e’ stato quello che nonostante la mia condizione di dieta, non sono riuscita ad evitare di mandare giù…

Il terzo gruppo aveva come filo conduttore gli agrumi, Citrus, tra cui il famoso Tanqueray No 10 dalla Scozia; Hendrick’s sempre dalla Scozia, dal distintivo carattere dovuto all’infusione di cetrioli e petali di rose nel composto.
Nel gruppo, particolare importanza hanno avuto per me Sacred Highgate (£ 38.95), prodotto appunto nel quartiere londinese e che non avevo mai assaggiato pur avendone sentito parlare. Si tratta di un gin che vanta l’aggiunta nella combinazione delle piante di Frankincense (Boswellia Sacra, da qui il suo nome), una resina di alta qualità di colore giallo che, una volta usata in distillazione, produce l’inconfondibile odore di incenso, al quale e’ stato aggiunto anche limone ed e’ un prodotto molto balsamico: il tutto corredato da una bella cremosità.

Completamente nuovi e solo in anteprima ma presto acquistabili da Harrods: Gale Force dal Kentucky (44.4% abv), preciso, semplice, diretto e con una fresca acidità. Altro distillato da indicare e’ NY Distilling Co. Dorothy Parker, New York, anche questo un ‘new entry’, con note vegetali e floreali di ibisco e sambuco.

L’ultimo gruppo, accomunato dal termine Earthy (traducibile come ‘terroso’), includeva: Adnams Copper House, Inghilterra (£ 33.50); Aviation, prodotto in Oregon (£ 41.50); Knockabout dal Massachussets, vegetale, un po’ anche marino, con note di liquirizia e cannella, tra qualche mese in vendita; NY Distilling Co. Perry’s Tot, New York, fortissimo con ben 57% abv e molto speziato sul finale.

Il mio preferito del gruppo é stato però Cold River dal Maine (£ 46.50), USA, fatto usando come alcol base il distillato delle patate, coltivate nello stato. Ho trovato questo gin il più terrigno di tutti, con note di resina, cedro fresco, limone, e forti elementi balsamici.

Per completare l’esposizione, un gin prodotto in Francia, dal nome Hoxton (£ 36.50) agli aromi di pompelmo e cocco, con aggiunta di ginger ed estragone. Molto esotico e perfetto mixato nei cocktails estivi, in quei paesi fortunati dove l’estate e’ una vera e propria stagione!

Una bella degustazione che mi ha dato modo di assaggiare e comparare gin prodotti in posti diversi dall’Inghilterra. Dopo la degustazione a porte chiuse, i gin sono stati messi a disposizione del pubblico per l’assaggio, completati da vari cocktails preparati al momento dagli chefs di Harrods.

Ma io non sono rimasta, sono andata via di corsa, perchè per quanto Harrods mi affascini lo trovo un posto artefatto, solo per pochi eletti e mi mette una tristezza pensare che c’è gente che combatte per un pezzo di pane e che mai potrà permettersi quel lusso sfrenato.
Vi potrà sembrare banale e un luogo comune, ma ogni volta che metto piede ad Harrods mi ritrovo a riflettere sulle leggi sociali che regolano il nostro strano mondo.

Giuseppina Andreacchio

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Silvana Biasutti

    26/07/2012 at 19:30

    A parte la considerazione conclusiva – condivisibilissima – questo post mi ha fatto venire una voglia d’antan (au temps de ma jeunesse) di farmi un gin – in purezza – come usava tra pubblicitari milanesi ai tempi in cui non esisteva (vivaddio) il cosiddetto happy hour…
    Complimenti vivissimi per la scrittura puntuale e, allo stesso tempo, suggestiva e convincente!

  2. Gianpaolo Giacobbo

    28/07/2012 at 16:45

    Mi incuriosisce anche il Death’s Door, ma era tipo un Old Tom Gin?

  3. giusy andreacchio

    07/08/2012 at 12:45

    Gentile Gianpaolo…ero fuori sede..Old Tom Gin ha maggiore dolcezza al palato rispetto al Death’s Door e, secondo me, meno complesso rispetto al secondo. Infatti Death’s Door lascia una freschezza in bocca che Old Tom non ha, e rimane piu’ corto sul finale. Questo e’ un po’ piu’ ‘pesante’ e piu’ oleoso (per il maggiore residuo zuccherino che ha) e si sente che ha bisogno di essere combinato (acqua tonica perfetta!!). Due stili diversi: Old Tom solo per essere mixato mentre Death’s Door, rinfrescante e perfetto da sorseggiare, secondo me, anche da solo….Tanti saluti, G

    • Gianpaolo

      11/09/2015 at 08:20

      Grazie mille ! saluti

  4. Maurizio Bedeschi

    25/03/2014 at 13:53

    Mi è piaciuta molto la descrizione della cronaca degustazione Gin

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