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My Wine Notes

Indignazioni

Penati merita l’avviso di garanzia e la condanna. Per gravi “delitti” enogastronomici…

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Apprendo da due distinti articoli, pubblicati sulle edizioni on line rispettivamente del Corriere della Sera e de Il Giornale, che si sono ispirati a questo articolo del Secolo XIX, dell’inchiesta di alcuni magistrati di Monza a carico dell’ex capo della segreteria politica del segretario del PD Bersani Filippo Penati, ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo e già presidente della Provincia di Milano dal 2004 al 2009.
Penati è finito sotto inchiesta dalla procura di Monza per corruzione e finanziamento illecito ai partiti e viene accusato, tra l’altro, di essersi fatto rimborsare pranzi, spuntini, aperitivi e cene dalla sua fondazione Fare Metropoli, fondazione che, in realtà, “doveva avere solo scopi «culturali e di studio» e che invece si è ritrovata a saldare oltre 20 mila euro di spese dal 2009 al 2011. Taxi, alberghi, ma anche ristoranti più o meno di lusso. Aperitivi e cene di gruppo”.
Senza voler entrare nel merito delle accuse nei confronti dell’esponente, sulle quali indagherà e si pronuncerà la Magistratura ed eventualmente i sostenitori della formazione politica nella quale Penati ha lungamente militato, letti i resoconti dei giornali mi sento di dire che l’ex Sindaco di Sesto San Giovanni meriti pienamente di essere inquisito.
Se davvero mangiando “Carpaccio di pesce, crostacei, spaghetti alle vongole, ostriche” ha scelto di bere due bottiglie di Prosecco e se presentandosi in più occasioni “al Sapore di Mare, pieno centro della Capitale” e ordinando ostriche e crostacei, ha abbinato “abbondante Morellino di Scansano”, credo che meriti davvero una condanna.
Non tanto per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, ma per palesi, clamorosi, imperdonabili, delitti enogastronomici, per un clamoroso oltraggio a Bacco e al buon gusto…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Andrea Pagliantini

    25/06/2012 at 09:15

    Queste marie-antoniette almeno avessero il gusto di star zitti e non voler fare bella figura spendendo poco sarebbe già un successo.

  2. silvana

    25/06/2012 at 10:51

    Penati, Lusi, Bossi, Formigoni, …, e compagnia cantante, rispecchiano con i loro comportamenti eno/gastro, ciò che sono in politica.
    Da Bice al Borgospesso nel ’90, un signore che in quel momento non aveva ancora un ruolo in “politica”, sul mio ossobuco, con gremolada regolamentare, mi ha fatto bere Dom Perignon millesimato (il vino lo sceglieva lui). Un inutile sfoggio di lustrini, marchi, sito ed etichette, degno degli ometti dell’italietta che abbiamo cresciuto e che ci sta mangiando vivi. Non sanno come si sta a tavola, non conoscono l’uso di mondo, come puoi pretendere che scelgano e abbinino vini e piatti.
    Gli si perdonerebbe pitoccheria e cialtroneria se non fossero ciò di cui sono inquisiti, o indagati o sospettati (formula scelta per facilitarti la moderazione di questo post!).

  3. luciano pignataro

    26/06/2012 at 08:32

    Da sempre i politici si ingozzano, non mangiano. Frequentano i peggiori posti purché cari tanto il conto lo paghiamo noi contribuenti
    Almeno quelli della prima repubblica almeno conoscevano le osterie e le trattorie serali del dopo-comizio. Questi fanno lunch per discutere di appalti e mazzette.
    Sono pochissimi quelli gourmet che davvero capiscono di cibo e se ne interessano per passione e non perché si porta. Uno di questi è Italo Bocchino

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