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Degustazioni

Il Taurasi Poliphemo di Tecce trionfa in un wine tasting di The World of Fine Wine

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E’ il Taurasi Poliphemo 2007 di un piccolo produttore cult come Luigi Tecce, “l’anarchico dell’Aglianico” come è stato definito, il vino che è risultato migliore, con un punteggio medio elevatissimo di 18 ventesimi, in un’ampia degustazione di 46 vini base Aglianico di diverse annate, prodotti in Campania, Basilicata e Puglia, che appare sull’ultimo numero, il 36, della prestigiosa rivista britannica The World of Fine Wine.
Introdotta da un ampio articolo del più grande esperto di vini italiani tra i wine writer britannici, il Master of wine Nicolas Belfrage, la degustazione, cui hanno preso parte altri due esperti come Tim Atkin MW e Bruno Besa, friulano di origine attivo a Londra da oltre 25 anni e manager di un importatore come Astrum Wine Cellars, testimonia la centralità di un’uva storica come l’Aglianico nella produzione vitivinicola meridionale.
E la personalità di un vitigno che i tre esperti definiscono “in grado di esprimere grandezza” e dotato di un potenziale pari a quello degli altri vitigni, Nebbiolo e Sangiovese, che rappresentano la nobiltà delle tante uve autoctone che compongono il ricchissimo patrimonio ampelografico italiano.
Questo nonostante, come faccia rilevare Belfrage, “troppi vini base Aglianico siano troppo masticabili, troppo densi, troppo “tabaccosi” e non abbastanza fruttati”, vini che “possono essere spesso impressionanti, ma spesso non sono piacevoli”.
Il Taurasi Poliphemo 2007 di Tecce, che ha avuto un consenso generalizzato, con punteggi rispettivamente di 17, 18 e 19/20 da parte dei tre degustatori, si è imposto di un’incollatura sul Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2008 di Antonio Caggiano.

Nonché sull’Aglianico del Vulture 2007 Rosso del Vulcano di Macarico, sull’Aglianico del Vulture 2007 di Donato D’Angelo, sul Taurasi Vigna Andrea 2007 Colli di Lapio, che hanno avuto un punteggio medio di 17/20, e su sette vini che hanno avuto uno score medio di 16,5/20.
Parlo dell’Aglianico del Vulture 2007 di Damaschito, del Taurasi Riserva 2004 di Di Meo, del Taurasi 2006 di Pietracupa, dell’Aglianico del Vulture 2006 Piano del Cerro di Vigneti del Vulture, dell’Aglianico Irpinia Campi Taurasini 2007 di Antonio Caggiano, del Taurasi Vigna Quattro Confini 2007 di Benito Ferrara, dell’Aglianico del Taburno Bue Apis 2004 di Cantina del Taburno.
Sedici ventesimi invece per l’Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2007 di Sara Carbone, per l’Aglianico del Vulture 2009 Gricos, dell’Aglianico del Vulture 2008 Girifalco, dell’Aglianico Paestum Igt Kleos 2009 di Luigi Maffini, dell’Aglianico del Vulture 2007 Il Sigillo di Cantine del Notaio, dell’Aglianico del Vulture Don Anselmo 2007 di Paternoster, del Taurasi 2004 di Terredora e dell’Irpinia Aglianico Campi Taurasini Donna Chiara Colli di Lapio 2009.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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silvana
9 anni fa

E bravo a Tecce! Nella lenta, generale e inesorabile, progressiva e inevitabile, decrescita dei consumi (ma non “felice”, ahimé, come auspicato dall’amico Latouche, almeno per ora), la qualità estrema – anche ‘anarchica’ – sarà una bandiera da sventolare forte.

luciano pignataro
9 anni fa

La cosa più interessante di questi tasting è il fatto che il gusto presunto internazionale ormai non ha più spazio.
Contentissimo per Tecce

Andrea Pagliantini
9 anni fa

La qualità esasperata nella cura della vigna, il poco interventismo in cantina, l’osservanza delle regole, del rispetto di chi lavora e del non raccontare antanate da parte degli uffici stampa e propaganda, forse forse sono l’unico unguento per far campare il vino e la qualità di un paesaggio gli ruota attorno.

silvana
9 anni fa

Chissà che – almeno da questo punto di vista – la crisi che martella tutti i settori (e sta polverizzando tutto ciò che è ‘medio’, cioè né carne né pesce), non affini le menti…..
Speriamo, perché lavorare in modo più legato al territorio aiuterebbe anche quelli che non ci credono molto (o affatto)!

Giobbe
Giobbe
9 anni fa

Da quando c’è l’aglianico nel Bue Apis???

Tendenza

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