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La Doc Sicilia si avvia a diventare la Doc italiana più estesa: e allora?

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Niente trionfalismi per favore!
Leggo su un sito Internet palermitano, che definirei molto vicino e molto “ossequioso” con l’establishment vinicolo siciliano, la notizia secondo la quale, con riferimento alla recente nata Doc Sicilia, quella nata per poter accedere più comodamente ai fondi CEE, “all’assessorato regionale all’Agricoltura risultano iscritti oltre 33 mila ettari.
E’ il primo tassello di un iter che porterà l’Isola a poter imbottigliare il primo vino con il marchio Doc Sicilia a partire dalla vendemmia 2012. Ma il dato porta ad un’altra considerazione: con i termini per le rivendicazioni ancora aperte la Doc Sicilia è già di fatto la Doc italiana più estesa. Supera anche i 17 mila ettari del Prosecco”.
Il sito titola la notizia, con incomprensibile trionfalismo, “La Doc Sicilia compie un altro poderoso passo avanti”.
A me sembra invece che per il semplice fatto di conquistare il primato, effimero, della Doc più grande d’Italia, addirittura superiore a quella, già di per sé monstre, del Prosecco bi-regionale, non si faccia nessun passo avanti. O se lo si fa, si tratta di un passo che porta in una sola direzione, verso il baratro.
Il sito Internet siciliano osserva che questa corsa sfrenata alla nuova Doc regionale “comporterà un’attenzione e un senso di responsabilità massimi per evitare che il vino Doc Sicilia si inflazioni troppo. Ma a sentire alcuni produttori è un rischio che non sarà difficile evitare perché tutta l’offerta dovrà rispettare paletti e indicazioni che, vuoi o non vuoi, faranno solo del bene all’offerta complessiva e anche al brand Sicilia”.
In che cosa possa consistere il bene, apportato dalla nuova mega Doc, all’offerta dei vini siciliani e al marchio Sicilia, confesso che per me costituisce un assoluto mistero.

Leggendo e rileggendo il disciplinare di produzione della Doc, che potete trovare qui, a me cascano piuttosto le braccia già leggendo l’articolo 3, che recita “La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Sicilia” comprende l’intero territorio amministrativo della Regione Sicilia”.
Per non parlare della lettura dell’articolo 1, con l’elenco sterminato e indistinto di vini, di ogni tipologia possibile, consentiti, e dell’articolo 2, con una base ampelografica infinita che consente tutto ed il contrario di tutto, dai vari autoctoni, agli internazionali più particolari tipo Mondeuse o Pinot nero.
E’ una Doc – per occuparsi della quale si stanno avviando le pratiche per la costituzione di un consorzio di tutela dei produttori – onnivora, onnicomprensiva, buona per tutti gli usi, la Sicilia Doc, che dice tutto ed il contrario di tutto e così facendo non comunica niente. Se non che quell’elenco infinito di vini possibili, compresi gli assemblaggi bianchi e rossi bi-varietali, ed un vino di cui sentivamo tutti il bisogno, il Pinot grigio siciliano (che magari, strada facendo, diventa magicamente Prosecco Igt delle Venezie…), ha un solo ipotetico plus, l’origine, il fatto di essere prodotto non in un terroir particolare, ma nella grande isola chiamata Sicilia. E questo sarebbe “un poderoso passo avanti”? Ma non scherziamo, m…..a!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Stefano Cinelli Colombini

    22/05/2012 at 10:32

    Non ho nulla contro questa specifica DOC, ma non posso non notare che le DOC Regionali sono incoerenti con il concetto stesso di Denominazione, che nello spirito della legislazione nazionale ed europea dovrebbero riguardare vini di qualità con la caratteristica di provenire da aree determinate. Quando si parla di macro aree come una Regione è ovviamente meglio una IGT, che oltretutto ha il grande pregio di permettere il taglio del 15% con vini provenienti da altre aree. A forza di DOC Regionali finiremo per trovarci con una proposta di DOC Italia.

    • franco ziliani

      22/05/2012 at 10:34

      hai perfettamente ragione Stefano… Quanto alla Doc Italia, vedrai se qualche fenomeno non avrà il coraggio di proporla…

  2. Pierpaolo

    23/05/2012 at 15:12

    è una denominazione inutile e insensata!!! se invece di fare DOC regionali si aggiornassero e migliorassero in termini qualitativi le DOC esistenti, non sarebbe meglio?
    “La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Sicilia” comprende l’intero territorio amministrativo della Regione Sicilia”, quindi si potrà produrre vino -doc pure nella piana di Catania!! che ORRORE!

  3. Simone Berliat

    26/05/2012 at 13:54

    La doc Sicilia ha solo, all’occhio, un motivo unico. Legare il nome dell’isola conosciuta nel mondo con un vino generico che sicuramente gioverà ai produttori ma non ai consumatori e agli operatori del settore. Sembra che in questo periodo noi italiani siamo presi dal raptuss della confusione. Soprattutto quando così facendo andiamo a metterci allo stesso livello con produttori internazionali che non hanno bisogno di molto poi per far valutare i nostri vini a riviste del settore, inabissando cosí tutta la produzione Italiana. Quasi quasi mi sembra di parlare di politica.
    Saluti

  4. emanuele

    28/05/2012 at 17:30

    Diciamo le cose come stanno… qualsiasi DOC in Italia è una mera buffonata burocratica. Esiste vino DOC schifoso che non garantisce un bel nulla di nulla.

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