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My Wine Notes

Enoriflessioni

Vendite di vino sfuso in forte aumento in Italia: merito dei nuovi consumatori o effetto della crisi?

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Un’interessante puntata de Il Gastronauta

E’ sempre interessante seguire il sabato, su Radio 24, le puntate della trasmissione di Davide Paolini Il Gastronauta. Soprattutto quando il tema del programma è il vino.
Molto ricca di interesse è stata la puntata di sabato 23 marzo, proprio alla vigilia della celebrazione di quel grande rito un po’ glamour che è il Vinitaly. Si è parlato molto dell’incredibile, crescente successo, che delinea nuovi scenari per i consumi di vino in Italia, calati negli ultimi trent’anni da quota 100-120 litri pro capite a 40, della vendita di vino sfuso in Italia, con la presentazione di un sito Internet dedicato, Per cantine, che ha già recensito 300 punti vendita di vino sfuso in Italia, ma i cui responsabili pensano che siano addirittura circa 2000 forse 4000.
Nel corso della trasmissione è intervenuto Aaron Brussolo responsabile de La Vineria a Milano, che propone “vini sfusi di qualità a partire da 1,80 € al litro” e propone una carta dei vini dello sfuso, e assicura che “basta venire con qualsiasi recipiente vuoto e noi ve lo riempiamo! E se non avete recipienti in casa, da noi trovate anche quelli”. Brussolo, venditore di sfuso dal 2005 a Milano, ha ricordato che oggi si produce più vino di quanto si consuma e che quindi ci sono ottime cose invendute e non è difficile portare via stock da imbottigliare e molta gente ama acquistare direttamente in cantina.
Nel corso della trasmissione si è detto che tante cantine si sono dotate di impianti di vino sfuso, che anche tante enoteche accanto alla vendita di vino in bottiglia affiancano la proposta di vino sfuso, si è parlato dell’esistenza e della differenziazione sempre più chiara di due mercati diversi, un mercato da vino da tutti i giorni e un mercato “acculturato” da vino di qualità da stappare nelle grandi occasioni.
Si è detto anche, in pieno clima da Monsieur La Palice e con un filo di sprezzante snobismo, che “i vini che costano poco vini sono consumati dalla popolazione meno capace economicamente”, e poi si sono sentiti i pareri di alcuni addetti ai lavori, produttori noti, o responsabili di Consorzi. Secondo il presidente del Consorzio Valpolicella Emilio Pedron il successo delle vendite di vino sfuso “è un fenomeno internazionale dovuto alla separazione tra vecchi e nuovi bevitori più giovani e chi compra sfuso è chi beve ancora parecchio e vuole vino a tavola tutti i giorni”.
Secondo Gianni Zonin la vendita di sfuso non deve preoccupare “importante è che si consumi vino visto il calo continuo negli ultimi 30 anni. Crisi economica consumiamo il vino e che sia buono poi il consumatore sceglierà il suo. Il vino sfuso riguarda un consumo per giovani come pure il vino in brik e bag in box: i vini di primo prezzo garantiscono qualità onesta ma non fanno l’immagine del vino. Italia non deve puntare su questo dobbiamo fare bella figura all’estero con 24 milioni ettolitri venduti”.

Sarà anche come dicono loro, ma come è possibile credere che i punti di vendita di vino sfuso aumentino solo per merito di una crescente richiesta da parte di questi neo consumatori giovani, che sono interessati a bere e ad acquistare vino, ma sono disposti a farlo solo spendendo poco, e non anche per merito di tradizionali consumatori che data la crisi economica non intendono rinunciare a bere vino soprattutto a tavola, ma puntano su un prodotto che costi meno e che presenti una qualità onestà e meno carica di tutti quegli elementi accessori che hanno appesantito il discorso sul vino negli ultimi anni?
E se aumentano tutti questi punti vendita di sfuso, segno che c’è un crescente mercato e una richiesta in aumento per questo genere di prodotto, non è anche perché c’è una crescente disponibilità di vino invenduto in cantina, tradizionalmente venduto in bottiglia che oggi per uscire dalle cantine e portare denaro fresco alle economie non proprio floride di tante aziende si accontenta di scegliere la vecchia strada, oggi riscoperta, dello sfuso, del vino venduto in dama, damigiana, senza particolari qualificazioni in etichetta e con un forte elemento vincente, un prezzo di vendita molto contenuto?
E con interrogativi come questi che mi accingo ad affrontare, cercando di capire che aria tiri, un paio di giorni di quella grande kermesse del vino italiano chiamata Vinitaly..
Ci risentiamo mercoledì…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Bevilacqua

    27/06/2013 at 09:05

    Riprendo questo post per un argomento sempre più attuale.
    Porto l’esempio di una manifestazione quale l’Enobike (una veloce ricerca in internet spiega meglio di molte parole in cosa consiste la manifestazione) dove si è provato ad avvicinare a questo prodotto una fascia potenziali clienti fino adesso considerati “non interessanti” e per lo meno distanti da quello che vuole essere un modo di vendere vino legato alla tradizione e non allo smercio di larga scala dei supermercati.

    Personalmente ritengo che la vendità del vino sfuso sia una grossa opportunità per rilanciare questo prodotto, avvicinando nel contempo la gente a quei luoghi, le cantine, dove è possibile vivere il vino e non solo berlo.

  2. Giulio Maria Diamanti

    10/11/2014 at 15:18

    Sno da poco venuto a stabilirmi in Romania e ho notato un certo interesse per il vino italiano poco conosciuto in questa provincia (Caras Severine).. Gradirei sapere da chi di competenza se sia possibile una forma di collborazione di vendita in loco. Grazie

  3. vino sfuso

    20/02/2015 at 18:12

    Il consumo di vino sfuso confezionato in bag in box sicuramente non è da assimilare al consumo del mero vino sfuso.
    Si tratta di un formato capace di mantenere meglio determinate caratteristiche del vino, e da sommelier garantisco che vi sono cantine in grado di produrre questo formato in una qualità uguale alla bottiglie.
    Ho fatto del vino sfuso confezionato in bag in box la mia arma, perchè credo in questo formato e credo nella qualità delle cantine chhe ho selezionato

  4. Kristina

    24/09/2015 at 19:52

    Buongiorno,
    avremmo bisogno di un’ informazione. Su internet non riusciamo a
    trovare nulla. Vogliamo aprire un’ enoteca con vendita
    di vini sfusi, però non è semplice trovare i fornitori che ci diano
    in comodato sia l ‘impianto di spillatura che il vino stesso. Potreste
    aiutarci come e dove muoverci?
    In attesa di risposta ringraziamo.
    Grazie mille

    • franco ziliani

      24/09/2015 at 20:03

      Kristina, non posso aiutarla se non pubblicando questa sua richiesta

  5. Sabrina

    19/02/2016 at 17:37

    Kristina,
    prima di tutto dovrebbe dirci dove intende aprire l’attività.
    Poi lasci una Sua mail e la contatterò.

    • Arianna

      24/02/2016 at 09:39

      Buongiorno, mi associo alla richiesta di kristina.
      La zona dove intenderei aprire la vineria è in provincia di Bologna, precisamente tra Pianoro e Loiano.
      Grazie
      Arianna

  6. Ferdinando

    13/03/2017 at 16:45

    Buongiorno, mi associo anche io alla vostra richiesta . La zona dove intenderei aprire la vineria è a Reggio Emilia. Grazie . Ferdinando

  7. Salvo

    23/04/2017 at 15:19

    Siamo produttori diretti di vino. Mi rivolgo a chi intende aprire un punto vendita di vini sfusi. Contattatemi, forse possiamo trovare la soluzione ideale.
    Salvo.

    • laura

      28/04/2017 at 09:11

      Buongiorno sarei interessata ad aprire un punto vendita, Laura.

  8. Mario

    13/10/2017 at 18:01

    Salvo mi invii email x cortesia

    • franco ziliani

      13/10/2017 at 23:28

      Per quale motivo?

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