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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Arnad Montjovet 2010 La Kiuva

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Ho già detto chiaramente, qui, e l’ho confermato inserendo la cantina nella mia selezione delle aziende per la seconda edizione del sondaggio sul migliore produttore di vino valdostano, in collaborazione con il blog Impresa Vda di Fabrizio Favre, che apprezzo molto e condivido l’impostazione data dal nuovo management tecnico della più meridionale (pardon, c’é la Cave di Donnas più a sud…) delle cantine cooperative della Val d’Aosta, la Kiuva.
Rimando alla lettura del precedente articolo, dedicato al Picotendro 2009, la spiegazione di cosa sia avvenuto in questa cave coopérative fondata nel 1975 che comprende 60 soci conferenti per un totale di 1000 quintali che controllano una quindicina di ettari vitati situati tra i 380 ed i 500 metri di altezza nella Bassa Valle attorno al borgo di Arnad, noto per il suo Lardo Dop oggetto di una festa che si svolge ogni anno ad agosto e richiama folle di appassionati di questo modo povero di utilizzare le infinite risorse del divin porcello.
Mi piace quello che sta facendo il bravo enologo albese Sergio Molino, e questo modo, da parte di una cantina che produce circa 70 mila bottiglie di onorare l’espressione in questa zona di quell’uva suprema che è il Nebbiolo, anche attraverso forme immediate, semplici, ma non banali come sono quelle rappresentate da una vinificazione e da un affinamento in acciaio e non in legno.
E così, dopo aver scritto del Picotendro, eccomi qui a parlare della Doc di riferimento della zona, l’Arnad-Montjovet DOC, rosso ottenuto da vigneti dislocati nei territori di Arnad e nei comuni limitrofi (Hône, Verrès, Issogne, Challand-Saint-Victor, Champdepraz, Montjovet), a base di Nebbiolo (min 70%), Dolcetto, Pinot Nero, Neyret, Freisa e Vien de Nus (max 30%) come recita il disciplinare di produzione.
La Kiuva ne produce due versioni, una base, affinata in acciaio e una Supérieur, che prevede affinamento in legno. A me, provate entrambe, e riconoscendo la superiore curatura della versione più importante, che è più larga, ha più spalla, polpa e impegno, è piaciuta particolarmente, da “provinciale” quale sono, amante anche dei vini più immediati e schietti, quelli che se “la tirano” meno e sono scopertamente pensati per essere bevuti (a tavola) senza tante storie, è piaciuta particolarmente, di annata 2010, la versione base, 12 gradi e mezzo di alcol.
Una versione che dichiara un uvaggio composto per il 70% da Nebbiolo, ed il restante 30% suddiviso tra Gros Vien, Neyret, Cornalin e Fumin. Uve raccolte a mano in cassette da 20 chilogrammi, vinificazione tradizionale a cappello emerso con lunga macerazione delle vinacce 10-15 a temperatura controllata  tra 28° e 30° e affinamento di otto mesi, 2/3 in acciaio e solo 1/3 in legno, più sei mesi in bottiglia.
Servito leggermente più fresco di quello che normalmente si serve un Nebbiolo e abbinato con soddisfazione a dei maccheroncini con ragù di funghi (voi potrebbe abbinarlo anche ad antipasti di salumi, primi piatti con ragù di carne, grigliate di carne, involtini, polpette, ecc.), ho trovato questo Arnad-Montjovet 2010 ben riuscito con il suo colore rubino brillante, il naso vivo, varietale, succoso, al profumo di lamponi e ribes, con accenni di liquirizia, pepe, erbe aromatiche, accenni di cuoio e terra, a comporre un insieme vivo e di bella plasticità e freschezza.
Bocca altrettanto viva, fresca, con bella polpa pimpante, con una certa rotondità di espressione anche se il tannino del Nebbiolo è sempre giustamente presente a scandire il ritmo, senza ruvidezze, ma presente, una bella ricchezza di sapore che non impedisce di cogliere la scabra petrosità del Nebbiolo di montagna, il suo carattere piacevolmente terroso, il suo garbato “pugno” (o pizzicotto) in un guanto di velluto…

La Kiuva società cooperativa
Fraz. Pied de Ville, 42 – 11020 Arnad (AO)
tel. 0125.966351 fax 0125.966755
e-mail : info@lakiuva.it
Sito Internet www.lakiuva.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Tommaso Farina

    26/01/2012 at 18:26

    Aggiungo una parolina sull’onestà dei prezzi.

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