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Montalcino e dintorni

Pericolosi effetti del caldo africano a Montalcino: ci provano ancora a cabernetizzare e merlotizzare il Rosso Doc

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Sorprende che nelle notizie sugli effetti del caldo torrido, de “l’africano” come l’hanno chiamato sui siti Web dedicati al meteo, non abbiano parlato di quello che il caldo sta provocando in quel di Montalcino.
Appassimento delle uve direttamente in vigna come nel 2003? Niente affatto? Vendemmia fortemente anticipata? Moderatamente. Il caldo africano ha invece fatto effetto, come mi fa notare un produttore, “su un povero vecchio pensionato e quattro gatti suoi sodali”.
E così, come si può leggere in questo avviso di convocazione, il prossimo 7 settembre i soliti noti ed i loro amici proveranno ancora a cabenettizzare/merlotizzare, loro dicono modernizzare, ma si traduce in imbastardire e tradire o santantimizzare, l’altra grande espressione del Sangiovese a Montalcino, il Rosso di Montalcino.
I produttori più ottimisti che mi hanno avvisato di questa convocazione dicono che “se mai questa cosa arrivasse al voto, e non accadrà, beccherebbero il solito 90% a 10% che rimediano da anni. Il guaio è che per entrare in consiglio il 10% gli è bastato……”.
Altri mi fanno notare – e ne parleremo con più calma nei prossimi giorni, che il Consorzio ha “fatto due ipotesi una che prevede due tipologie di Rosso e un’altra che ne prevede tre, strano non abbiano anche avuto come ipotesi anche quella di lasciare tutto come è!”.
Altri invece ci tengono a fare “rimarcare due aspetti della proposta che rischiano di passare inosservati, il primo riguarda la tappatura che potrà essere anche di silicone o a capsula stile birra Peroni, il secondo riguarda i suoli che potranno essere anche “alluvionali recenti”, un grandissimo favore immobiliare” indovinate a chi…
Sperando che il caldo torrido passi presto e finisca di cuocere i cervelli e impedire ogni ragionamento razionale sul presente e sul futuro dei vini di Montalcino, sulla loro identità, sul loro legame a doppio filo e identitario con il Sangiovese (dimenticavo che ci sarebbero anche lo storico Moscadello ed il Sant’Antimo, ma chi se li fila più di tanto?) rimando ai prossimi giorni per un esame più dettagliato delle varie proposte. Vogliamo scommettere che anche questa volta il Cavaliere presidente del Consorzio ed i suoi amici e sodali si presenteranno in assemblea per suonare e ne usciranno invece suonati e se avessero un po’ di dignità, di fronte ad una sonante sconfitta, costretti a dare le dimissioni?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Valuterei positivamente quattro mosse:

1) Il disciplinare del Brunello per quanto riguarda la purezza del Sangiovese non si tocca, rimane 100%, ormai questo e’ stato affermato dalla stragrande maggioranza dei produttori, pertanto non credo proprio che si potra’ mai piu’ parlare di questo.

2) Dal disciplinare DOC del Rosso di Montalcino, visto gli ottimi risultati raggiunti da questo tipo di vino che riscuote sempre piu’ consensi fra i consumatori, un Sangiovese 100% piu’ fresco ed anche piu’ economico, si dovrebbe estrarre una DOCG Rosso di Montalcino Superiore (come hanno fatto a suo tempo a Soave, con ottimi risultati per il vino principe di quel vigneto, credo che tutti lo possano riconoscere) per garantire meglio il tipo di conduzione delle vigne, nel senso sistemi di allevamento, gemmatura, potatura, densita’ eccetera eccetera e limitare i terreni soltanto a quelli efettivamente piu’ vocati, gli stessi del Brunello, per intenderci.

3) A questo punto la DOC Rosso di Montalcino potrebbe essere mantenuta per un rosso vero, cioe’ un assemblaggio o un uvaggio, visto che in nessuna DOC italiana con la dizione “Rosso” e’ mai stata indicata una vinificazione in purezza da un solo vitigno. “Rosso” ha sempre significato per tutti che ad un vitigno principale se ne aggiungono altri. Basterebbe issare un 10 o 15% e penso che anche Rivella si accontenterebbe.

4) Abolire quindi la Sant’Antimo per quanto riguarda i rossi. Rimanga solo per gli eventuali bianchi.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

la Docg Soave Superiore si sta rivelando tutt’altro che un clamoroso successo

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Ho scritto infatti “ottimi risultati” e non clamoroso successo, nel senso di differenziazione qualitativa per quel tipo di vino, che prima invece vedeva intrappolato da una stessa DOC sia il prodotto d’autore e di eccellenza sia quello da bassofondo d’ipermercato. In bocca al lupo per il dibattito, Franco!

Roberto
Roberto
10 anni fa

mi sembra di ricordare che a Montalcino esistesse un tacito impegno a non convocare assemblee dei soci, a meno di caso di vita o di morte, nel corso della vendemmia. E’ così urgente e fondamentale la questione del cambio di disciplinare del Rosso per rinunciare a questo accordo tra gentiluomini?

Alessandra
Alessandra
10 anni fa

Ziliani lei é vive sulla luna o é fesso: anche se il Consiglio del Consorzio uscisse con le pive nel sacco non si dimetterà mai. Ci tengono troppo a rimanere alle leve di comando

Giovanni
Giovanni
10 anni fa

Ziliani secondo lei diventeranno atti a produrre Rosso (o Brunello) anche quei terreni “alluvionali recenti” situati nella zona denominata Pian di Rota vicino al fiume Orcia?

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Giovanni

bisognerebbe chiederlo al cavalier Rivella, che mi sembra abbia qualche terreno da quelle parti. Ad ogni modo conoscendo il cavaliere escludo a priori che possa favorire una decisione che potrebbe in qualche modo avvantaggiarlo personalmente.

allons - y
allons - y
10 anni fa

Ora pensare che la frattura profonda che spacca i produttori verrà a galla non è più una idea balzana. Ora sarà strano se tutti quelli che per tante volte hanno affermato la loro purezza accetteranno questo annacquamento non muoveranno un dito.
A questo proposito non si dice se si vota con voto palese o segreto. Perchè la questione non è da poco. In tutti e due i casi ci sarà il rischio di un bagno sanguinoso. Se qualcuno mi ha fatto un favore io non sarò tenuto a restituirlo con un voto se è un segreto ma se è palese e ho sempre dichiarato di essere puro e voto a favore dello sverginamento del rosso farò una figura barbina.
E il consiglio se va in minoranza dovra dimettersi dopo un anno di lavoro inutile e tanta finezza politica. Che brutta e triste storia.

silvana
10 anni fa

Non riesco di nuovo (ancora) a capire qual è il ragionamento che porta a questa proposta. Mi sembra che vada in direzioni lunari rispetto a quello che significa ‘svecchiare’ un prodotto, oggi!

Luciano Pignataro
10 anni fa

Dal Manzanarre al Reno, dall’Alpi alle Piramidi, un solo grido: Merlot!

Finalmente non dovremo scomodarci più tra etichette noiose come Cirò, Primitivo di Manduria e altro. Basterà la doc Italia:-)

Qui il rilancio

http://www.lucianopignataro.it/a/rosso-di-montalcino-al-peggi-onon-ce-mai-fine-ziliani-lancia-lallarme/28825/

vecchia scarpa
vecchia scarpa
10 anni fa

1° La regola non scritta è che non si convoca un’Assemblea su argomento importante durante la vendemmia, anche se a Febbraio si è preso l’impegno di ritornare sull’argomento. Poi ci si chiede chi ama tanto il rischio al Consorzio da spedire le buste con la convocazione l’ultimo giorno utile per rispettare il termine dei 15 giorni? Oppure si cerca di sorprendere i produttori mentre sono affacendati nel vigneto e in cantina. Notare che la data sulla convocazione è l’8 di Agosto.
2° A Febbraio, se non vado errato, è stato chiesto di affrontare l’argomento in modo organico, elaborando una strategia. Non c’era un certo professore che se ne stava occupando? Cos’è successo, forse che non l’abbiano pagato? Oppure dopo aver ascoltato i produttori nelle varie riunioni ha deciso che non vuole far la fine di don Chisciotte contro i mulini a vento?

La realtà è che non c’è una strategia, non c’è una visione di lungo respiro, non c’è un piano che prenda in considerazione Montalcino nel suo insieme e indichi una strada per il futuro.

Andrea Pagliantini
10 anni fa

Ci viene buono il Sangiovese in California, Cile, Nuova Zelanda, Cina, Australia, Sud Africa, Francia, Groenlandia, India?
Facile la risposta sia negativa, quindi cosa si sta a perdere tempo con questi stralunamenti di cambi di DNA a fronte di una situazione così unica ed invidiabile come il Sangiovese nella in Toscana o almeno in alcune delle sue parti migliori?
Queste uscite suonano sempre come grosse capate nel muro imperturbabili all’evidenza che forse ci sono viti strambe nelle in vigne e le si vorrebbe arruolare ufficialmente.
Meglio procedere ad innesti che perseverare nei cavilli e nelle figure italiamente di basso lignaggio.

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[…] editor Franco Ziliani has obtained documentation of proposed modifications of the Rosso di Montalcino appellation (see […]

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Bella foto, Luciano!

Rispondo pero’ alla domanda di Giovanni, che e’ legittima, in quanto ci sarebbe da preocuparsi gia’ adesso di quanto consentirebbe l’attuale DOC Rosso di Montalcino.

Per chi non ha voglia di andarsi a rileggere il primo comma dell’articolo 3 del disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino DOC attualmente in vigore ((D.M. 25/11/1983 – G.U. 9/06/1984), ricordo che scrive testualmente “Le uve destinate alla produzione del vino a DOC “Rosso di Montalcino” devono essere prodotte nell’intero territorio amministrativo del comune di Montalcino in provincia di Siena” e questo significa che in teoria potrebbe essere prodotto addirittura da 21.000 ettari.

Leggo infatti dall’analisi del “Piano Strutturale” del Comune di Montalcino del settembre 2009 che qui ci sono 5.200 abitanti, 2.500 impiegati nelle attività agricole e un territorio comunale di 24.000 ettari, dove in “complesso la distribuzione delle diverse utilizzazioni del suolo è la seguente, con la dominanza dei boschi rispetto alle superfici agricole rappresentate dai seminativi (6.200 ettari, Ndr) e dai vigneti che occupano una superficie di quasi 4500 ettari (all’anno 2005)”, oggi 3500, mentre gli oliveti si sono drasticamente ridotti a 1.300 ettari e i frutteti sono pressoché costanti a meno di 100 ettari, quindi una superficie agricola utilizzata di oltre 11.000 ettari con almeno altri 10.000 passibili di sfruttamento a spese dei boschi attuali concentrati maggiormente nella parte nord-occidentale del territorio.

Cioe’ se qualcuno volesse investire in vigneti disboscando in parte o in toto 10.000 ettari di bosco, potrebbe anche farlo e vi produrrebbe il Rosso di Montalcino DOC. Io salvaguarderei i 3.500 ettari attuali e la loro collaudata qualita’, permettendo che Rosso di Montalcino al 100% Sangiovese di questi territori attuali venga estratto dalla DOC Rosso di Montalcino e diventi un Rosso di Montalcino Superiore DOCG con specificazione dei terreni da cui derivarlo, esattamente come per il Brunello di Montalcino DOCG. Sugli altri terreni, che si possa tagliare il Sangiovese con un 10 o 15% di altre uve non rovinerebbe la reputazione di nessuno, visto che non hanno ancora una storia enologica alle spalle ma potrebbero averne una in futuro anche grazie all’esportazione oltreoceano.

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[…] top wine blogger Franco Ziliani (my partner in and co-editor and founder of VinoWire) has obtained a document that specifies […]

Carlo Merolli
Carlo Merolli
10 anni fa

Scusate l’ignoranza. La convocazione recita :”Discussione e votazione in merito alla proposta….” Chi sono i proponenti ? o é il Consiglio motu proprio che propone ?

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

In attesa di approfondimenti, sviluppi, messaggi concitati e quant’altro vorrei ribadire che per me il rischio maggiore, più pericoloso persino del cambiamento del disciplinare pr il Rosso di Montalcino é creare una spaccatura fra i vari produttori. Così da renderli più deboli, insicuri, timorosi del futuro. E anche farli continuare a litigare fra di loro, invece di trovare un sistema di unione che possa consolidare l’importanza dei vini di Montalcino, fatti con il Sangiovese delle colline di Montalcino.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Nelle Nuvole, io sono ottimista. Vedrai che la quadra la si trova. Le donne, tutte quante, sono tutte belle. Al massimo, per qualcuna, basta spegnere l’abat-jour… e magari e’ quella piu’ capace d’amare di tutte le altre!

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, ma che ci azzeccano queste considerazioni con il tema del post? 🙂

Franco Ziliani
10 anni fa

ormai questa comica finale (se ci fossero motivi per ridere) é di pubblico dominio anche negli States, dopo che l’amico Jeremy Parzen, uno dei wine blogger più seguiti oltre Oceano, ne ha scritto qui:
http://dobianchi.com/2011/08/26/breaking-news-rosso-di-montalcino-proposed-changes-documentation/

http://dobianchi.files.wordpress.com/2011/08/rosso-di-montalcino-proposed-changes-large.jpg

e poi ancora qui:
http://vinowire.simplicissimus.it/2011/08/26/documentation-of-proposed-changes-to-rosso-di-montalcino-appellation/

e altri ne scriveranno presto

ilcinese
ilcinese
10 anni fa

bravo Ziliani, indignato e inca…to il giusto!
Credo che per fermarla al Consorzio possano fare in un solo modo, imitare quello che hanno fatto in Siria per provare a fermare il vignettista anti regime:
http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_26/vignettista-regime-siria_f1ce400a-cfed-11e0-8b29-ded5cf627aec.shtml
Continui così e tenga duro!

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  ilcinese

grazie “ilcinese”, ma non suggerisca soluzioni del genere, ci tengo alle mie mani!

il chiaro
il chiaro
10 anni fa

in ogni caso, se mai passasse l’imbastardimento ci si dovrà impegnare a fondo a comprare soltanto quello 100% sangiovese (i nomi degli eroi li sappiamo) sperando che anche il mercato globale ci segua. Credo che la capiranno soltanto quando avranno ancora le cantine piene di invenduto con il sopraggiungere della nuova vendemmia.

Carlo Merolli
Carlo Merolli
10 anni fa

Altra considerazione “ignorante”: spero il Consorzio abbia basato questa sua scelta ( per me: autolesionistica) su un a ricerca di mercato ed abbia raccolto statistiche su statistiche che
comprovano senza ombra di dubbio che i mercati – esteri come interni – esigono un cambiamento del disciplinare. Quell’1% poi , che dovrebbe “correggere” i varii errori naturali in vivaio ed in vigneto, mi preoccupa alquanto. Non solo lascia una porta aperta al 2%, 3% 4% (chi controlla e come le percentuali!?) ma contribuisce ad una comunicazione approssimativa del nostro prodotto agricolo: La DOC che diventa DOCG, l’ olio vergine che puo´essere anche EXTRA. Mi spiego:
nel mondo non italiano se uno é controllato, é controllato e basta. Come pure se uno/una é vergine é vergine e basta. Il concetto di “un po´vergine” o extra vergine non esiste. Nessuno dà credibilitá ad un vino che é a base sangiovese al 99%. La conseguenza é che allora non é base sangiovese. Ma nessuno si chiede mai perché in Borgogna, dove pure hanno passato alti e bassi del mercato e dove la natura “sgarra” tre quattro volte al decennio, in Borgogna dico, a nessuno salta in testa di cambiare il disciplinare per ammettere
un 1% di merlot og gamay o altra uva che non sia il pinot noir al cento per cento ?
Non sará il caso di dichiarare apertamente che il cambiamento serve a omologare magagne pregresse o a far passare per vino buono sangiovese anonimi provenienti da zone del comprensorio assolutamente non vocate ? Invece di curare le malattie “alla radice”, si curano i sintomi ??

Giacomo
Giacomo
10 anni fa

Se nel frattempo vi è venuta la voglia di snoccialare numeri sul Rosso di Montalcino e masticate un bit di inglese vi consiglio di dare un’occhiata a questo interessante sito: http://www.wine-searcher.com/regions-rosso+di+montalcino

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Giacomo

commento su questa strana assemblea del 7 settembre di uno dei principali wine writers olandesi, Fred Nijhuis “Not neccessary, not good, not in the interest of the best producers and not good for the public. Improvement, innovation and marketing should be something else than selling your soul as well as cheap, lousy products made only to please greedy shareholders without a conscience”.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Giacomo, grazie. I numeri sono interessanti, in basso, con la gamma dei prezzi. Ma nel testo c’e’ un errore. Nel disciplinare si ammette Sangiovese, senza piu’ distinzione se Grosso o Piccolo, se toscano o riminese. A tal proposito abbiamo gia’ ricevuto una delucidazione completa da Stefano Cinelli Colombini nel recente post che riguardava le sue riflessioni, visto che non si e’ piu’ voluto specificare il clone “Grosso” per una precisa scelta del Consorzio.

Rino Billia
Rino Billia
10 anni fa

parole sante quelle del Signor Illy,
smettiamo di fare vini che si assomigliano tutti,
sopratutto in zone cosi` vocate,
territori che per storia e tradizione all`estero sono guardati con rispetto,
piuttosto iniziamo a fare cose sostenibili con vitigni autocnoni,
vini che si caratterizzano con le loro diversita piuttosto che essere tutti internazionalmente uguali.
Il marketing in questo momento e` sacrosanto va fatto,
ma deve essere un marketing mirato al territorio,
che promuova e difenda globalmente la zona e tutte le sue imprese,
per una volta prendiamo esempio dai cugini Francesi,
loro non promuovono mai un solo prodotto,
se parlano di vino ci mischiano castelli cucina alberghi turismo…

RB

giuseppe_minuscolo
giuseppe_minuscolo
10 anni fa

Che cosa bisogna fare per fargliela capire ai capoccioni? non si può mandare a fondo montalcino per far piacere a quatro gatti. Non ne possiamo più di vedere fare a pezzi le cose migliori perchè qualcuno pensa di salvarsi così il fatturato.

giovannella
giovannella
10 anni fa

E’ da scriteriati andare avanti su questa strada. Ziliani faccia qualcosa, facciamo una azione nelle enoteche. Ma dove ce l’hanno la testa, chi li consiglia dico io. Bisogna avere la testa in un sacco per non accorgersi che gli appassionati di sangiovese non capiscono perchè si continua a mortificare uno dei vitigni più straordinari che abbiamo in Italia. Fatela finita e costringete tutti a fare vini al top, altro che allargare il disciplinare, è tempo di stringerlo

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

“altro che allargare il disciplinare, è tempo di stringerlo”.
E’ proprio quello che si dovrebbe fare! Sono d’accordo al 100%:
Facciamo diventare DOCG il Rosso di Montalcino, elevandolo a Superiore come si e’ fatto con Barbera del Monferrato Superiore, Dolcetto di Dogliani Superiore, Dolcetto di Ovada Superiore, Valtellina Superiore, Soave Superiore eccetera.
Una DOCG estratta da un disciplinare DOC approfondisce sempre qualcosa, come per esempio: zone specifiche di produzione, numero minimo di ceppi per ettaro, forma di allevamento dei nuovi impianti, forma di allevamento ancora permessa agli impianti esistenti, tipo di potatura, carica di gemme per ettaro, resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata, consenso all’eventuale irrigazione di soccorso, luogo di vinificazione e di imbottigliamento, resa massima di uva in vino, divieto di pratiche di forzatura, soglia di tenore alcoolico maggiore, norme per l’etichettatura. Esattamente quello che è stato fatto in tutte le altre DOCG estratte da una DOC precedente.
Questa prassi è stata adottata perché è più facile ricevere tutte le autorizzazioni CEE creando una DOCG con il nome stesso della DOC e l’aggiunta della menzione “superiore”, adducendo come motivazione principale della richiesta l’assunzione di nuovi impegni e responsabilità sul fronte dei controlli della qualità e la miglior precisazione degli orientamenti tecnico-produttivi per i viticoltori e per vinificatori. Di solito si aggiungono a supporto anche altre motivazioni abbastanza importanti, per esempio:
– aggiornamento della denominazione sulle indicazioni provenienti dalla legge 164 nel senso della Piramide della qualità;
– rivitalizzazione della DOC nel riscrivere le regole di produzione che hanno ormai più di 15 anni e non sono più confacenti con una viticoltura che è progredita e si è rinnovata;
– consentire in futuro una reale qualificazione di terroir individuati come porzioni di territorio che, sulla base di una storicità importante e di tante ricerche attivate dal Consorzio nel corso degli anni, hanno manifestato concretamente un “particolare pregio”, in previsione di un riordino complessivo della potenzialità produttiva qualitativa propria di ogni diversa area dei 3.500 ettari attualmente vitati in funzione delle sue specificità climatiche, orografiche e pedologiche, ma anche dell’enorme superficie agricola ancora teoricamente utilizzabile;
– la riscoperta ed esaltazione del vitigno Sangiovese, autoctono per eccellenza, che ha segnato un ritorno alla tradizione anche nelle aspettative della clientela per un vino che è la vera e propria “spremuta” del territorio.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

… e lasciamo l’inferiore, una DOC svuotata del meglio che ha, a chi non ha le vigne adatte per fare un gioiello come l’attuale Rosso di Montalcino, che e’ buono, a mio parere meglio del Brunello ma io di vino non ne capisco niente, e’ economico e dunque proprio per questo i consumatori lo difendono, come aveva ben scritto “mark” nel post sulle riflessioni di Stefano della fattoria dei Barbi Colombini.

Carlo Merolli
Carlo Merolli
10 anni fa

Scusate l’ insistenza ma veramente vorrei una delucidazione: “Chi sono i proponenti ? o é il Consiglio motu proprio che puo´proporre ?” La domanda, scaturisce dal mio non conoscere lo
statuto del Consorzio ma anche da una considerazione sconfortante: se é un numero rilevante e/o importante de i soci ( le due qualitá non vanno necessariamente a braccetto), beh allora c’é un desiderio di fondo di cui bisgnerebbe prendere atto (secondo me in altro modo che non quello della proposta). Se é il Consiglio motu proprio, spero che una democratica votazione non faccia passare questa proposta. Perché ? perché é una zappata su i piedi di portata storica. Ma il Consorzio l’ ha fatta una ricerca di mercato ? ha chiesto veramente cosa ne pensa il ramo vino
di un cambiamento epocale del genere. Oramai tutti sanno l’inglese ma mi permetto di tradurre quello che ha scritto Fred Nijhuis su questa sciagurata e antistorica proposta:

” Non necessaria, non buona, non nell’interesse dei migliori produttori e non buona per i consumatori. Miglioramento innovazione e marketing dovrebber essere altro che non vendere
la propria anima insieme a vini sciatti e di basso prezzo, prodotti solo per far piacere ad avidi azionisti privi di coscienza”
Gli olandesi, si sa´é gente passionale e di focoso temperamento: perdoniamogli la seconda parte della considerazione, ma mandiamo a memoria la prima, che fotografa la proposta
come ” Non necessaria, non buona, non nell’interesse dei migliori produttori e non buona per i consumatori.”

Giacomo
Giacomo
10 anni fa

In risposta al commento di Mario Crosta sul Sangiovese Grosso:
Grazie veramente per la precisazione, ho letto i commenti al post di Cinelli Colombini (http://vinoalvino.org/blog/2011/07/meditate-riflessioni-sul-rosso-di-montalcino-di-un-produttore-storico.html), semplicente stupendi.
Avevo già spulciato il disciplinare e pur non trovando la menzione ‘Sangiovese Grosso’ ero rimasto comunque nella covinzione che le aziende in Montalcino utilizzassero cloni appartenenti alla ‘famiglia’ Sangiovese Grosso. Quel che si dice prendere una bella cantonata. A questo punto però avrei una domanda da fare e qesto blog credo sia uno dei pochi posti dove possa trovare una risposta attendibile. Qual’è il peso, ovvero una approssimativa percentuale di impiego, dei cloni Sangiovese Grosso a Montalcino? La semplice maggioranza o la grande maggioranza ma con un crescente interesse per altri biotipi?

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[…] di Montalcino appellation Posted by WineLover under General Comments Off  VinoWire editor Franco Ziliani has obtained documentation of proposed modifications of the Rosso di Montalcino appellation (see […]

Un viticoltore montalcinese
Un viticoltore montalcinese
10 anni fa

Il “sangiovese grosso”, che poi grosso non avrebbe dovuto essere perché si supponeva che avesse chicchi piccoli e grappoli piccoli e spargoli, é una bufala dell’enologia che è sparita quando è comparsa la possibilità di analisi del DNA. Quasi ogni sangiovese piantato a Montalcino tende ad avere quell’aspetto, perché si adatta al microclima assolutamente unico del nostro Comune ed alla sua particolare combinazione di suoli. Il sangiovese é uno dei vitigni che cambia di più in rapporto al clima ed al terreno, ed é questo a rendere unico e non riproducibile il Brunello. Esistono pochi biotipi di sangiovese originari di Montalcino, come la “famiglia” di cloni il cui nome inizia per BBS (Biondi Santi), ma sono poco diffusi perché di difficile reperibilità. Una decina di anni fa l’Università di Bologna ha intrapreso l’iter di omologazione di sette altri cloni antichi di sangiovese di Montalcino in collaborazione con un’altra azienda storica di Montalcino. Entro tre o quattro anni dovrebbero terminare il lungo iter fissato dalla legge, e saranno disponibili.

giovannella
giovannella
10 anni fa

e dunque Mario Crosta@ non sbracciamoci. Lasciamo le cose come stanno. Il Rosso è una DOC, e lasciamola tale e quale. Cioè quale deve essere sangiovese 100%. Chi l’ha detto che deve essere cambiata? mica lo ha ordinato il dottore.
Ci sono due ottimi vini, che hanno avuto tutto il successo che volevano. Perchè cambiarli? perchè c’è la crisi e bisogna mediocrizzare tutto?

Giacomo
Giacomo
10 anni fa

Ringrazio ‘Un viticoltore montalcinese’ per il puntuale chiarimento e mi scuso con il resto dei frequentatori del blog per la divagazione.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Giovannella, non sono certo io che chiedo di cambiarli, sia ben chiaro. Per me quello che c’e’ scritto sull’etichetta oltre al nome del produttore non ha importanza alcuna. Bevo il vino, mica l’etichetta! E me lo scelgo fra quelli del produttore di fiducia, quando devo aprire il borsellino, facendo sempre il rapporto tra qualita’ e prezzo. Cioe’ per me conta l’autore, il brand, la firma. Non me ne puo’ fregare di meno delle denominazioni italiane, tanto meno toscane, molte delle quali hanno perso completamente qualsiasi qualifica, tanto che concedono ad un Chianti classico DOCG vero di esser venduto sullo scaffale accanto ad una ciofeca che ha la stessa denominazione e costa poco piu’ dell’acqua minerale, dieci o venti volte di meno. Il cambiamento e’ richiesto da un Presidente di Consorzio. Qualcuno l’avra’ pure votato, o no? Chi? Io? Abito in Polonia e non lavoro nel campo del vino. Io bevo, mi piace bere, mi piace esprimere l’opinione, ma la decisione spetta alla maggioranza dei produttori che si riuniranno il 7 settembre. Qualunque sia, per me che compro il vino, ma ne conosco i migliori autori, non cambia proprio nulla. Cambia, come sempre, per quei poveri clienti stranieri che hanno fiducia nella legislazione vitivinicola italiana e nelle denominazioni descritte sui libri che comprano, che sono tutte belle, bellissime (spero che Franco adesso capisca il mio interventino piu’ su, relativo alle abat-jour da spegnere…).

Michele Rossi
Michele Rossi
10 anni fa

Mi occupo da anni di vendite di vino all’estero anche se ora sono in Italia. Sono sicuro che molti di quelli che leggono sanno che in tanti Paesi cosiddetti “emergenti” il gusto del Sangiovese acido, tannico, per nulla morbido, non appartiene al palato dei consumatori. E’ vero che sarebbe importante educarli ma secondo me, anche considerando il momento in cui viviamo, per vendere è importante incontrare il loro gusto, e, perché no, arrivare anche a tagliare il Sangiovese con altri vitigni. E con altri vitigni non intendo necessariamente Cabernet o Merlot, ma anche Canaiolo o altri vitigni autoctoni toscani. Inoltre molte persone, e molti giovani, non hanno il palato abituato ad un vino prodotto con il 100% di Sangiovese perché spesso sono abituati ai vinellini serviti nei wine bar. Questo potrebbe essere un modo per avvicinare moltissimi ai vini di Montalcino.
Non conosco al 100% le proposte di modifica, ma mi pare di capire che il taglio non diventerebbe comunque obbligatorio e quindi si potrebbe tranquillamente continuare a produrre Rosso di Montalcino con Sangiovese al 100% o addirittura differenziare il prodotto in base al mercato verso cui si rivolge.
Un’ultima riflessione vorrei farla sulla questione delle “chiusure alternative”. Paesi come la Nuova Zelanda o l’Australia, da anni utilizzano i tappi a vite (non quelli a corona tipo birra, per intendersi) per chiudere vini anche di pregio e di prezzo elevato senza scandalizzare i consumatori dei mercati in cui questi vini vengono venduti. Inoltre, chi bazzica mercati come quello del Canada o dei paesi scandinavi, molto sensibili dal punto di vista ambientale, sa benissimo che i vari monopoli richiedono sempre di più vini imbottigliati in bottiglie leggere (diventate obbligatorie in Canada) e tappati con tappi a vite; senza parlare del mercato delle compagnie aeree… Vogliamo che i produttori montalcinesi vogliano precludersi questi mercati pur di restare al caro vecchio romantico sughero monopezzo?

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Michele Rossi

@ Michele Rossi: e quando i vari mercati dovessero chiedere un “Brunello bianco” lei cosa farà, interverrà qui per invitare i produttori a non “precludersi questi mercati”?

Paolo Boldrini
Paolo Boldrini
10 anni fa

@Michele Rossi:
mi sembra che abbia messo parecchia carne al fuoco in poche righe, ma andiamo con ordine.
1 – “…molti giovani, non hanno il palato abituato ad un vino prodotto con il 100% di Sangiovese perché spesso sono abituati ai vinellini serviti nei wine bar”. Equivale a dire che, se non capisco e non voglio capire di matematica e fisica, allora il maestro sarà obbligato a parlarmi della Juve e dell’Inter…ma stiamo scherzando?!? Appunto, ci sono tanti vinellini nei wine bar che piacciono a qualcuno…vogliamo togliergli quella fetta di mercato?
2 – “…differenziare il prodotto in base al mercato verso cui si rivolge”. In pratica, se vorremo vendere il Rosso di Montalcino in Cina dovremo aggiungervi degli aromi di “lichees” o di “bambù”? In Nuova Zelanda sicuramente apprezzerebbero lo stesso Rosso, ma con sfumature di cioccolata o di confettura rossa? Ma se è così, allora la stessa cosa si potrebbe provare anche con il Barolo (perdonami Franco… 🙂 ) o con l’Aglianico…
3 – “…vini imbottigliati in bottiglie leggere”. Anche se qui andiamo OT, questo potrebbe essere un punto condivisibile, almeno per quanto riguarda il peso delle bottiglie. E’ un argomento di cui si parla già da tempo, e personalmente sarei d’accordo, un po’ meno sull’uso indiscriminato di tappature alternative, specie per i vini di maggior pregio. Se si attua una seria politica di sostenibilità ambientale, anche per il sughero, non vedo motivi validi per eliminarlo del tutto.

giovannella
giovannella
10 anni fa

Ma l’esclusività di un prodotto, da quando in qua deve calare le braghe davanti a un consumatore affluente, e per piacergli anziché stupirlo e calarsi dall’alto, deve diventare come lui e mettersi al suo livello?

La Ferrari modifica i suoi modelli per piacere ai clienti nuovi e un po’ rozzi?

Il whiskey si dewiskeizza per avvicinarsi ai gusti orientali?
Occhio che quando la bouillabaisse modifica i suoi ingredienti diventa una zuppa di pesce e costa la metà, perché vale la metà.

Siamo noi che dobbiamo farci scoprire, imparando, e faticando nel farlo, a farci conoscere e spiegando perché siamo così; oppure dobbiamo diventare meno italiani, meno toscani, meno piemontesi, meno siciliani, e un po’ più cinesi o indiani o vattelapesca per piacere a cinesi indiani eccetera?

Ma quando si assaggiano i ravioli cinesi forse vorremmo che fossero uguali a quelli maremmani?

E quando annuso una fragranza orientale ci cerco qualcosa di nostrano o qualcosa di diverso, finalmente diverso?

E quando si propone un brunello o barolo vogliamo debrunellizzarlo o debarolizzarlo un pochino perché così spaventa di meno i gusti alloctoni?
Vogliamo mettere il tetto a pagoda sugli chateaux? ma lasciamolo fare ai cinesi!

Ma la diversità e la sua scoperta non fanno forse parte dei piaceri della vita?

Ma in un mondo sempre più uguale ogni giorno di più non è più desiderabile un prodotto d’élite che si mantiene elitario, rispetto a un ex-prodotto d’élite che ha sbracato per diventare ‘un po’ meno diverso’, così piace di più?

Certo la Cocacola ha modificato i suoi gusti, assecondando quelli dei paesi in cui veniva diffusa: ma la Cocacola è un prodotto di massa.
O vogliamo considerare il Rosso, cioè il Brunello dopodomani, un prodotto di massa?

Vogliamo parlare di marketing o di barzellette per utili idioti?

Caro Michele@ beviamoci un Glen(n) Grant con il professore di m. e andiamo a sentire una bella lezione di m.!

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  giovannella

ben detto Giovannella, sottoscrivo in toto

Michele Rossi
Michele Rossi
10 anni fa

@Franco Ziliani
Peccato che ad un commento argomentato e con dei punti, condivisibili o meno, ma a mio parere ragionati, si risponda con una banalità del genere.
@Paolo Boldrini
Grazie per la sua risposta e capisco di aver messo molto argomenti sul tavolo, ma reputavo giusto scriverne. In risposta ai suoi punti:
1. Non voglio togliere fette di mercato a nessuno, ma se i produttori di Montalcino riescono a trovare nuovi sbocchi per vendere più bottiglie, è la legge della concorrenza, e dove si può provare (e riuscire) ad entrare perché non provarci? Questo sarebbe un canale dove poter veicolare moltissime bottiglie senza arrecare danni all’immagine che altri tipi di canali di vendita provocherebbero (e che già provocano);
2. Si può differenziare il prodotto pur rimanendo entro certi limiti. Le faccio un esempio. Ero con un grande importatore cinese presso un produttore di Rosso di Montalcino. Dopo la degustazione questo cliente decise di non acquistare il prodotto perché troppo tannico e acido per il gusto dei suoi clienti (era un vino invecchiato 12 mesi in legno e quasi un anno in bottiglia) per acquistare invece un Chianti Classico con lo stesso prezzo ma tagliato al 15% con altri vitigni.
3. D’accordissimo con le politiche di sostenibilità ambientale sul sughero, ma allora parliamo della freschezza che i vini mantengono se tappati con tappo a vite vs. tappo di sughero. http://www.winespectator.com/video/content/id/17706 qui c’è un video interessante a questo riguardo. E’ vero che WS non è la bibbia, ma ci sono anche molti studi e pubblicazioni tecniche a questo proposito. Inoltre, come ho già detto ma è utile ribadirlo, sono moltissimi i mercati che, ad oggi, chiedono obbligatoriamente la chiusura “a vite”.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Michele Rossi

Michele, le banalità a mio avviso le propone lei con i suoi interventi e le ha proposte qualche professorone incaricato (ben retribuito ovviamente) dal Consorzio di proporre le pezze d’appoggio dettate dal marketing per giustificare questo assurdo, incongruo cambio di disciplinare.”r
E’ fondamentale inoltre sapere se il voto avverrà in maniera segreta, o palese. Io sono per il voto segreto perché tutti possano liberamente esprimere le proprie convinzioni senza magari dover “rispondere” a qualcuno che magari ti ha fatto un piacere, ti ha acquistato (a basso prezzo) del vino che veniva svenduto perché c’erano difficoltà commerciali a venderlo, é amico degli amici, di banche o potentati vari… Voto segreto, anche se poi voglio vedere, nel caso di voto palese, determinati produttori che votassero per il cambio come giustificherebbero il loro voltafaccia dettato dal fatto che “tengono famiglia”…

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

@Michele Rossi, mi sembra ci sia un poco di confusione riguardo al Rosso di Montalcino. Sono d’accordo che un vino invecchiato 12 mesi in legno possa risultare troppo chiuso e tannico per un palato che richiede freschezza e bevibilità. Ma non é tagliando il Sangiovese con un altro vitigno che si raggiunge questo risultato, se poi l’invecchiamento é lo stesso.
Le caratteristiche di giovinezza del Sangiovese puro possono benissimo esprimersi al meglio in un Rosso di Montalcino, basta non sovraccaricarlo di legno.
Uno dei problemi principali di questa denominazione é l’identità, ci sono tuttora stili diversi (e anche prezzi diversi)che spiazzano il consumatore. La soluzione, ripeto, non é di utilizzare un blend con un altro vitigno, ma di evidenziare quanto più possibile le caratteristiche “giovani” del vino, differenziandolo dal fratello “adulto”.

La soluzione del taglio non c’entra nulla con una conversione stilistica al mercato, é solo una scappatoia per trovare un ritorno economico alla spesa di aver piantato tanti vigneti alternativi in una zona che non ne aveva certo bisogno.

Paolo Boldrini
Paolo Boldrini
10 anni fa

Mi associo a Franco Ziliani per quanto argomentato da giovannella@.
@Michele Rossi: mi dispiace, ma per quanto detto alla riga precedente non posso condividere i suoi punti di vista. Secondo lei, quale differenziazione si avrebbe allora tra un Chianti con il 15% di altri vitigni e un Rosso di Montalcino con il 15% di altri vitigni? Forse il nome, e solo quello. Possibile che dobbiamo entrare per forza nel meccanismo, assolutamente negativo e suicida, della globalizzazione ad ogni costo? Se e quando i cinesi avranno affinato il loro gusto, sono sicuro che ci sarà spazio anche per i vini che oggi non piacciono.
Quanto alla “freschezza che i vini mantengono se tappati con tappo a vite”, mi viene da pensare che allora anche a Bordeaux non hanno capito proprio un…bel niente…! Si immagina uno Chateau Margaux con tappo a vite? Forse, fra una cinquantina d’anni…chissà

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[…] to Franco Zilliani, Dr Jeremy Parzen, and Walter Speller for their posts and […]

Michele Rossi
Michele Rossi
10 anni fa

@Giovannella
Intanto secondo me è bene precisare che la Ferrari di Montalcino è il Brunello, non il rosso. Mi risulta, e mi corregga se sbaglio, che questo vino a suo tempo venne creato come “valvola di sfogo”.
Avvicinarsi ai nuovi mercati con un vino più facile da capire non aiuterebbe a portare ancora di più il brand Montalcino nel mondo per poi incuriosire il consumatore su un vino come il Brunello di Montalcino (prodotto in questo caso con il 100% di Sangiovese)? Inoltre il Canaiolo e il Colorino ad esempio sono vitigni autoctoni toscani che assolutamente non “alloctonizzerebbero” il Rosso.
Tanti sono i brand che fanno delle modifiche ai loro prodotti tradizionali (o che li creano ex-novo) per incontrare e soddisfare i nuovi segmenti di mercato. Lei parla della Coca Cola ed il loro ragionamento non è sbagliato: modificare leggermente il gusto senza snaturarlo oppure creare alcuni prodotti solo per determinati mercati. Ed infatti è l’azienda leader nel mercato delle bibite. N.B. non voglio fare paragoni vino/bibite, è solo per fare un esempio.
Oggigiorno se si vuole vendere è importante differenziarsi e trovare nuove strategie, perché molti sono i Paesi concorrenti pronti a prendere il nostro posto in tanti mercati e che non si fanno tanti problemi a fare modifiche, anche sostanziali. Rimanere inchiodati alle proprie posizioni senza guardarsi intorno è ad oggi impensabile. Venerdì scorso ero a pranzo con un giovane direttore vendite di uno dei più importanti players del mercato del vino in Germania il quale mi diceva dei problemi che affronta con i compratori della vecchia scuola riguardo i tappi a vite e addirittura sui codici a barre nelle etichette. Problemi che sono inesistenti quando si ha a che fare con buyers giovani o più aperti mentalmente, che si rendono conto di come gira il mondo oggi.
Alla fine, tutte le aziende, grandi o piccole che siano, per andare avanti devono fare investimenti, pagare i dipendenti, pagare i mutui e per fare tutto ciò occorre fatturare e vendere.

@Nelle Nuvole
Grazie per la sua nota. Secondo la mia esperienza, però, il palato cinese non cerca freschezza, bensì morbidezza e dolcezza nei vini che assaggia. Queste non possono essere presenti in un Rosso di Montalcino 100% Sangiovese, anche non invecchiato in legno, con un’acidità, per me e per molti piacevolissima, ma che a loro disturba. D’accordo con lei nell’evitare vini sovraccarichi di legno, ma anche ridurlo semplicemente non porta di certo a morbidezza e a dolcezza.

@Paolo Boldrini
Sulla tappatura le faccio un esempio simile a quello che ho fatto a Giovannella. Lei parla di Chateau Margaux. Il Rosso di Montalcino non è lo Chateau Margaux di Montalcino. Il Brunello a mio avviso dovrà rimanere tappato con il tappo di sughero. Ma parliamo ad esempio del Pinot Noir Felton Road Block 5 della Nuova Zelanda, un grande vino, venduto negli USA tra i 65 e gli 80 dollari, un prezzo molto maggiore del prezzo medio del Rosso di Montalcino, ed è tappato con il tappo a vite. Anche lo Chablis di Domaine Laroche che parla sul video che ho linkato: non mi sembra che i produttori di Chablis siano gli ultimi arrivati…

@Franco Ziliani
Lei mi dice che esprimo banalità con i miei interventi e ne prendo atto. Ma sappia che sono dettate da qualche anno di presenza sul mercato con la borsa dei campioni da degustare al seguito, a vendere vini di varie zone di produzione, in vari Paesi…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Michele Rossi

@ Michele Rossi. Prendo atto della sua esperienza di venditore, ma a volte l’esperienza non basta purtroppo per esprimere idee che si possano considerare valide e prendere seriamente in considerazione…
Lei sostiene che “se si vuole vendere è importante differenziarsi e trovare nuove strategie”, per me per i vini di Montalcino é invece fondamentale mantenere un’identità precisa. E se il Sant’Antimo non si vende, amen, ce ne faremo una ragione. Basta non “santantimizzare” il Rosso di Montalcino e magari, chissà, anche messer Brunello…

giovannella
giovannella
10 anni fa

Gentil Michele Rossi@: ma il Rosso non è la cocacola dei vini. semmai la cocacola dei vini può essere il lambrusco, o comunque un vino che non esprime l’esclusività di un terroir. Anche il giovane professore di cui ho letto le lettere su un altro blog si esprime come lei, parlando di cambiamento in termini di ringiovanimento. per altre merci più di massa sarei d’accordo, ma per uno champagne no.
A me sembra che questo cambiamento sia un po’ incomprensibile, soprattutto per come viene espresso, e per la palese fretta che dimostrano, per la pressione che viene fatta.
Ci fosse una strategia a monte, bella pulita, chiara e comprensibile si potrebbe discutere in modo più interessante, invece così mi pare che si richiami l’attenzione del mercato in modo esclusivamente negativo. Bisognerebbe che i nostri amici si dotassero di un buon advisor di comunicazione e lo ascoltassero. chissà se ce l’hanno o se ne sentono la necessità. secondo me non ce l’hanno.

giovannella
giovannella
10 anni fa

Inoltre Michele Rossi@: la ferrari è montalcino, il brunello è la F40 cioè il modello più iconico, pensato per la pista ma voluto dai più ‘esigenti’, anche cinesi per andarci in giro. chi ha venduto ferrari, come uno che conosco molto bene, sa che mai e poi mai un aspirante ferrarista la vorrebbe annacquata. ha mai fatto un viaggio su una ferrari? roba da rovinarsi il lato b e dintorni. ma nessuno si sogna di ammorbidire la ferrari per renderla più appetibile.
in questo caso parlo di una ferrari qualsiasi, perché su una F40 mi ci sono solo seduta un paio di volte.
certo, la cocacola è un’altra cosa, più duttile e più accessibile, ma i nostri compagni non hanno in mano la cocacola, hanno in mano una ferrarina e non tutti sono in grado di guidarla.

Michele Rossi
Michele Rossi
10 anni fa

@Franco Ziliani
Abbiamo due opinioni diverse. Io sono per, dove possibile e utile, differenziarsi allo scopo di migliorarsi ed essere più efficienti, produttivi, redditizi. E la differenziazione non deve mai andare a discapito della qualità.
L’identità precisa non si perde, anzi il brand “Montalcino” acquisterebbe visibilità.
Lei però mi deve spiegare perché ribatte continuamente sulle modifiche al disciplinare del Brunello: chi l’ha detto e dove sta scritto? Leggendo le varie comunicazioni del Consorzio del Brunello che Lei ha riportato, non leggo Brunello ma solo Rosso di Montalcino.
@Giovannella
Ma se ho precisato che non voglio paragonare il vino alla Coca Cola. Forse non mi sono spiegato bene…. E il Rosso di Montalcino non è neanche uno Champagne, né uno Chateau Margaux, né un Brunello, ma un vino creato ad hoc come valvola di sfogo per il fratello maggiore. Un vino che ha avuto successo ma che non ha mai avuto troppe pretese di arrivare alle grandezze del Brunello di Montalcino.
Nel suo secondo post paragona il Brunello alla F40 e giustamente dice che nessuno vorrebbe, come il Brunello, annacquarla o ammorbidirne le sensazioni quando la si guida. Ma Le ribadisco, chi ha parlato di Brunello? Io no, forse mi sono spiegato male.

In generale mi sembra che si voglia far pensare a chi legge e non conosce la questione al 100% che le proposte di modifica arriveranno sicuramente anche per il Brunello.

Luca
Luca
10 anni fa

(Rischio un OT per seguire la logica di alcuni post di cui sopra)
Dato che a molti giovani abbienti (e quindi ottimi acquirenti potenziali) piace fare la doccia con lo champagne (http://t.co/AbGUPG4), io proporrei ai vari produttori di bollicine italiane di integrare un diffusore “a doccia” nella la bocca della bottiglia. E se proprio si volessero sbaragliare i concorrenti di mercato transalpini, proporrei di integrare un supporto per fontane luminose nella gabbietta (http://youtu.be/xjERg5gtbic). Allora sì che
Lasciate perdere le etichette placcate in oro o il dosaggio generoso: ci ha già pensato qualcun’altro.

Carlo Merolli
Carlo Merolli
10 anni fa

@Giovannella: ..azz! cartellino rosso! Il Lambrusco non é da paragonare alla cocacola! Il Lambrusco é un vino di pari importanza e serietá di qualsiasi altro DOC italiano e con tradizioni
di diffusione commerciale e di imbottigliamento ben piu´antiche per esempio del Rosso di Montalcino. Per non parlare poi della rilevanza commerciale. In ogni caso ne´produttori ne´Consorzii varii del Lambrusco si sognerebbero mai di usare altre uve che non le uve lambrusco dei disciplinari relativi alle diverse zone DOC. Lo si potrebbe fare tranquillo, con una percentuale di cabernet , di syrah o di primitivo ed invece si continua a produrre tale e quale da circa centocinquant’anni. Perché ? perché il Lambrusco o ti piace cosi´o ti bevi un altro vino. I Francesi non ce l’hanno, ed i Cileni nemmeno. Non piace ai cinesi ? Peggio per loro. Fine della storia e te, Giovanné : nun t’azzardá! ….

Comunque a parte la puntualizzazione sul Lambrusco e la carica frontale alla povera Giovannella che sicuramente non aveva nessunissima intenzione di offendere nessuno, Michele Rossi qualche ragione ce la ha . Lo capisco: sta in trincea, se la deve vedere con i compratori
che vogliono questo gusto, quella rotonditá, il tappo in un modo, la bottiglia in un altro, il cartone da sei, il codice a barre no, la retroetichetta si……Il suo credo e´: vendere obbedire combattere, e magari ce ne fossero di venditori di vino italiano bravi, come credo lo sia, in giro per il mondo. Che male c’é ? no, non a stravolgere, ma a modificare un po´ un vino se questo significa venderne di piu´. Non é questo lo scopo di ogni produzione ?

Le ragioni di Michele sono giuste, ma scelgono la soluzione opposta a quella da scegliere:
il Rosso, se fatto bene é giá un gran bel vino di suo. E non é né acido, né fuori prezzo. La soluzione non é dargli l’aiutino, il ritocco merlottiano o altro: la soluzione dura ma che prima o poi andrá affrontata e´- ahinoi – farlo meglio e farne di meno. Su “I numeri del vino” dell’ottimo
“Bacca”ho letto recentemente che nel mondo ogni anno si producono un milione di ettolitri in piu´di quanti non se ne consumino. Allora: invece di tenerci cari come tesori i vini unici al mondo, farli meglio e renderli appetibili che facciamo ? nel nome di una malintesa “richiesta
di mercato” li rendiamo copiabili, uguali a quelli che giá esistono in ogni parte del mondo ?
ci accodiamo al milione senza personalitá ed invenduto ? pensiamo veramente di conquistare mercati con accomodamenti e compromessi presentando vini che potranno essere copiati e prodotti, vai a vedere proprio in Cina, ad un decimo del costo ?

Il Rosso é cosi´come é e chi lo fa bene lo vende bene. Apri la porta ad altre uve, perdi di identitá, perdi il tuo marchio di fabbrica, la ragione sociale, diventi come tanti altri e quindi meno appetibile. Perdi soldi. A Michele: il mondo piu´si globalizza, piú aumenta la ricerca edonistica del non globalizzato, del particolare, dell’irrepetibile. In Italia ci sono centomila vini, un’offerta insuperata di particolaritá, di cose uniche. Questo devi presentare al cinese di turno per fargli venire l’acquolina in gola. Da quando in quá é il cliente a decidere quello che vuole comprare ?

PS

Senza intenzione di offendere nessuno ma é da tanto tempo che non mi capitava di leggere proposte di variazione ad unl disciplinare che riunissero in poche righe un pari tasso di ignoranza, miopicitá e masochismo. Amen.

il chiaro
il chiaro
10 anni fa

Michele Rossi, mi scusi, ma quando dice “Io sono per, dove possibile e utile, differenziarsi allo scopo di migliorarsi ed essere più efficienti, produttivi, redditizi. E la differenziazione non deve mai andare a discapito della qualità.” si contraddice: il rosso di montalcino esclusivamente 100% sangiovese è gia differente da tanti chianti che hanno un tot% di vitigni diversi dal sangiovese, anche canaiolo e colorino e sicuramente è differente da vini che oltre al sangio hanno anche merlot e cabernet. Poi mi si deve spiegare che tipo di efficienza può portare l’aggiunta di altri vitigni (peggiorativi).

Mi scusi ancora, ma se l’importatore cinese voleva un vino morbido e “ruffiano” e lei l’ha portato a Montalcino, allora lei sarà anche un grande venditore, ma di spazzole. Il prodotto che cercava il suo importatore cinese probabilmente era un supertuscan o forse bisognava portarlo direttamente dal cav. Rivella, esperto in vini ruf-ruf.

Sinceramente risulta difficile capire quali vantaggi si possano avere a massificare un prodotto che ha una peculiarità che soltanto a Montalcino si trova e che il mondo ci invidia. E per fare cosa? Concorrenza ai vini australiani, cileni sudafricani da 3 €?

Ma perchè non diamo in gestione il marketing delle nostre doc e docg prestigiose ai francesi, da quel punto di vista quelli di stupidate non ne fanno di certo.

Saluti.

Paolo Boldrini
Paolo Boldrini
10 anni fa

@Carlo Merolli: bravo!
Anche se a Giovannella al massimo si potrebbe dare un cartellino giallo e non rosso (giallo e rosso…che abbinamento perfetto…! 🙂 ), perché sono sicuro che non era quella la sua intenzione di accostare il Lambrusco alla…Cosa-Cosa.
Personalmente trovo il Lambrusco, in qualunque variante di vitigno, insuperabile in abbinamento a certi piatti…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Un cartellino giallorosso andrebbe bene per te, Paolo Boldrini alias er mejo de li tifosi de sta grande Roma. Giovannella intendeva il lambrusco generico, quello cioe’ che si spaccia per lambrusco, con la l minuscola. Non certo i 6 (bene sei) Lambruschi tutelati dal Consorzio, che sono molto diversi tra loro anche perche’ ricavati da tagli diversi tra vitigni autoctoni emiliani, mantovani, romagnoli. A me piacciono in modo particolare il Reggiano secco, con certe pietanze ed il Sorbara secco con altre. Ma ce n’e’ una gamma notevole, secco, amabile, anche metodo classico, rosato e bianco e gli esperti del luogo li abbinano meravigliosamente alle autentiche leccornie locali.

Tendenza

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