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Indignazioni

Tom Cannavan propone 32 rosé wines for the summer ma nessun italiano. Ora vi spiego il perchè

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Di una cosa mi sto convincendo sempre di più: molti produttori di vino italiani non sanno assolutamente cosa significa fare comunicazione. E per buona parte di loro il marketing continua ad essere un mistero.
Per dimostrare questa evidenza voglio raccontarvi una storia credo istruttiva.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto, su uno dei wine web site britannici che più stimo e che è più seguito in UK e altrove, Wine pages, in un articolo, lo potete leggere qui, molto interessante.
Si parla di rosé wines, di rosati per l’estate e viene proposta, con tanto di note di degustazione e punteggi in centesimi, un’ampia selezione, proprio come ha fatto sulle sue purple pages Jancis Robinson, una buona selezione di rosati.
L’autore dell’articolo, Tom Cannavan, è per me una garanzia. Lo conosco personalmente, ho degustato più volte insieme a lui, perché ha partecipato nel 2009 e 2010 (quest’anno era impegnato in Portogallo, altrimenti sarebbe stato ancora con noi) al Festival dei vitigni autoctoni Radici.
Tom, che oltre a curare il suo sito collabora a diverse riviste, è membro di quella originale wine writer sindication che è The wine gang, e collabora al gruppo di lavoro di Taste-in, conosce bene i vini del Sud e di quella regione a fortissima vocazione per i vini rosati che è la Puglia e l’ha testimoniato più volte, ad esempio in questa intervista che gli ho fatto lo scorso anno.
Colpito da questa totale sorprendente assenza di vini italiani in una selezione che comprende rosati non solo di Francia, ma anche di Cile, Spagna e Argentina, ho scritto a Tom per chiedergli i motivi di questa scelta.
La sua risposta, che riporto qui testualmente, mi ha agghiacciato: “These 32 wines are the wines I have received as samples or have tasted at press tastings in the past month.  I did not receive any Italian roses!”.
Questi 32 sono i vini che ho ricevuto come campione o che ho degustato in degustazioni per la stampa lo scorso mese. Non ho ricevuto alcun rosé italiano. E
alla mia ulteriore replica per capire come questo abbia potuto accadere Tom mi ha detto: “In fact, i do not think I have been contacted by any Puglian producer or their importer in the UK.  They need some marketing/PR advice!”.
Cannavan non é stato contattato da alcun produttore pugliese o dai loro importatori (che sono numerosi) nel Regno Unito. Nessuna dimenticanza da parte sua, nessun “boicottaggio” nei confronti dei vini di una regione, la Puglia, che pure conosce bene e nessuna preclusione nei confronti dei rosati italiani.
Semplicemente nonostante anche i gatti, ma non i produttori di rosati italiani evidentemente, sappiano che in UK continui quello che Tom definisce “love affair with rosé”, e che si tratti di una tipologia che in UK incontra, soprattutto d’estate, grande interesse e successo di pubblico, nessun produttore di rosati pugliese, campano, calabrese, siciliano, molisano, e soprattutto, cosa ancora più grave, nessun importatore e distributore in UK dei loro vini, ha pensato bene di contattare un wine writer che aveva notoriamente dimostrato interesse per questa tipologia di vini. E di inviargli, come press tasting sample, dei campioni da degustare.

Di fronte a comportamenti del genere cascano le braccia. E cascano ancora di più pensando al lavoro che ad esempio una manifestazione come Radici del Sud, ed i suoi “spin-off” come Radici wine experience, che ripeteremo a novembre mettendo a contatto, come lo scorso anno, wine buyers, wine writers e produttori, cerca di fare, pensando a come determinate sinergie non vengano attivate e possibilità sfruttate.
Ma porca miseria, c’è un mercato, quello britannico, che ha dimostrato di credere nei pink wines, che quei vini acquista, dei consumatori che li scelgono e li bevono, dei wine writer di primario livello che ne scrivono, ed i produttori pugliesi, anche importanti aziende che pubblicano regolarmente pagine di pubblicità su Decanter, non sfruttano queste circostanze favorevoli?
Ma hanno minimamente una pallida idea di cosa significhi comunicare e vogliono che i loro vini si vendano su quel mercato o preferiscono tenerseli in cantina e magari lamentarsi perché non si vendono e all’estero non li chiedono?
Ma che tornino, loro ed i loro collaboratori, all’abc del marketing e della comunicazione o non abbiano vergogna di chiedere una mano (Radici del Sud ha attivato collaborazioni con persone che potrebbero essere loro veramente d’aiuto) a chi potrebbe consigliarli.
Questo perché episodi sgradevoli e sciocchi come quello della dimenticanza di un English wine writer come Tom Cannavan non abbiano a ripetersi. Perché con i loro ottimi rosati il consumatore inglese, attraverso la stampa, possa familiarizzare, conoscerli e apprezzarli…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Jacopo Cossater
10 anni fa

Vero. Che in Italia ci sia una fortissima necessità di professionisti capaci di affiancare i produttori nel marketing, nelle pubbliche relazioni, in generale nella comunicazione è innegabile (in particolare verso l’estero, verso i mercati più importanti per ogni cantina).
Nel caso di Cannavan però vorrei spezzare una lancia a favore delle cantine escluse. Perchè se è vero che è importante conoscere i giornalisti, tenerli aggiornati sulle proprie iniziative, inviare loro -periodicamente- i propri prodotti è anche vero che avrebbe dovuto lui per primo fare una selezione e richiedere i campioni a quelle cantine che reputava interessanti, almeno sulla carta (anche perchè dalle tue parole sembra le conosca). Sono sicuro sarebbe stato accontentato.

Franco Ziliani
10 anni fa

cari blogger italiani che avete prontamente risposto (Marco e Jacopo), sicuramente é vero quello che voi rilevate, ovvero che il buon Tom poteva anche fare la sua parte e contattare a sua volta le aziende. Ma mi invito a riflettere su un fatto centrale: che nessun produttore di vini rosati italiani, a differenza di quello che hanno fatto i francesi, abbia contattato un wine writer di primario livello, non un BPP (con tutto il rispetto) o molti carneadi che girano per la wine blogosfera, anche in Italia, per proporgli una degustazione o di mandargli dei campioni. Gli altri, francesi in primis, comunicano e portano a casa risultati, noi, soprattutto gli amici produttori del Sud, “chiagniamo”. E purtroppo ci limitiamo a quello…

Marco De Tomasi
10 anni fa

Non sono Tom Cannavan, mi qualifico come BPP (Blogger Povero Pirla: gli aggettivi possono essere spostati a piacimento).
Solo che io i vini che mi interessano li vado a cercare, non me li mandano.
Con questo non voglio dire che il wine writer britannico non abbia ragione, anzi.
Ma è anche vero che se un wine writer ha coscienza e conoscenza delle potenzialità dei rosè italiani, un piccolo sforzo di proposta e ricerca dovrebbe farlo.
Ma evidentemente io parlo da appassionato e non da professionista.

Wine Groupage Tuscany

E’ anche vero che a sentire tutti ns clienti in molti sono sfiduciati e disillusi verso i mercati esteri per via dei costi, delle documentazioni e quanto altro. Pensate a tutta la burocrazia e ai piccoli viticoltori e c’è anche da dire che alcuni mercati,, come la Cina che rappresenta una fortissima realtà per quanto riguarda il vino ed offre innumerevoli possibilità di “guadagno” è ancora ad oggi molto chiusa

Tom Cannavan
10 anni fa

Excuse my writing in English – my knowledge of the Italian language is very poor. I read Franco’s interesting article and some of the responses so far (google translate – so maybe not perfect!). I just wanted to say that yes, of course if I had contacted some producers in Puglia, or had contacted some distributors of Italian wines in the UK, I could have acquired some samples of Puglian rose. But I believe the point Franco is making is a more general one: as a professional wine writer from the UK I have an interest in wines from all over the world: I regularly visit and taste wines all over Western Europe, the southern hemisphere, the USA, Canada and in central Europe – I have recently returned from visits to Croatia, Georgia and Slovenia for example, all of whom are doing some very interesting things with wine.

There is a whole, BIG world of wine out there and that world is getting bigger all the time with new regions, more knowledgeable and professional marketing and improving wines. I (or any other UK wine writer) simply cannot always contact every region and every producer to ask them for samples. To taste, evaluate and hopefully write about wines we depend a) on press tastings held by distributors, producers, generic organisations and retailers, b) visits to the regions, c) sample bottles we are offered for review. If writing an article about rose wine in 2012 how many countries, regions, producers should I write to requesting samples?

In this world, if a producer wants coverage of their wines in the press they can make the effort too: it is their business! They have to shout a little about their wines: make sure they are put in front of the right journalists and sommeliers through their own marketing effort, or through a distributor or PR company. Yes they can sit back waiting to be approached, but don’t blame the journalist if their wine is not discovered amongst the hundreds of thousands of wines in the world…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Tom Cannavan

dear Tom, thank your four very clear and absolutely eloquent commentary: no words to add. Now I’m waiting for some commentary by Italian rosé wine producers, particulary wineries Southern wineries…

trackback

[…] spunto dall’articolo geniale di Franco Ziliani, dove parlando di un articolo sui rosé presente su wine pages, si rammarica […]

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Per sposarsi bisogna essere in due.
Da una parte e’ vero che i produttori pugliesi di rosati, anche quelli di portata internazionale (e di questo sono veramente stupito, perche’ almeno tre sono fra le piu’ grandi cantine d’Europa, dovrebbero conoscere a menadito le regole del marketing), sottovalutano il valore di un giudizio sulla stampa specializzata dei loro vini da parte di wine writer di prestigio e competenza (non solo di prestigio conquistato… all’americana) come Cannavan.
Dall’altra parte, pero’, la completezza di giudizio vorrebbe che il wine writer scrivesse perlomeno il motivo perche’ potevano essere proposti i vini di paesi vinicoli importanti (non manca soltanto il nostro Paese), soprattutto del Paese che produce la maggior quantita’ di vini rosati e che lui sa benissimo essere di alto livello, non soltanto con una risposta a te nella corrispondenza privata.

Dea Elmi
10 anni fa

I write about wine (strictly as a consumer and non professional aficionado) and live in southern Italy part of the year, I am also a social media and digital story telling trainer and educator.
I am told all the time in Italy that social media is a “flash in the pan and will not last” a fad if you will, I am also told that often they put in charge of their social media, website traffic strategies and communication junior marketing staff, if not secretaries or actually teenage nieces and nephews. I am talking about Twitter and Facebook page campaigns, they don’t think it’s useful to be present on Linkedin, Youtube is only for music… on and on. There are tons of not updated websites, poorly written, bad English and so much more. Not all wineries behave this way or say these things but a good enough number of them do to the point that I am considering moving my business elsewhere. Clearly they are not interested. Wine is a business and business people ought to be interested in increasing sales, being better known and competing better. Here in the south where I live I am constantly told that they don’t want to reach out to the consumer, they prefer being selective, they almost “court” wine snobs. It often leaves me speechless. I get it they’d rather work with Italians, but still truly astonishing. Therefore Mr. Ziliani I a not surpirsed one bit by the fact that your British journalist collegue didn’t get samples. I am often contacted by buyers and importers who ask me to help them to communicate with Italian wineries, they ask for price lists, samples and I get stonewalled. I get it. While I love Italian wines and truly enjoy some of the aspects of living here, it is increasingly becoming clear to me that Italy is not willing to modernize itself and is resistant to progress. Sorry for sounding so negative but this is my honest and heartfelt impression. Dea.

maurizio gily
maurizio gily
10 anni fa

A mio avviso la questione ha due facce: la prima è che i produttori di vini rosati italiani, con poche eccezioni, sono i primi a non crederci, ne producono quel poco che basta a soddifare la richiesta stagionale estiva (e senza pensare a fare vini che possano durare), quindi non si sforzano di allargare il mercato e questo spiega perchè non mandino campioni ai critici. La seconda è una generale carenza delle aziende italiane nelle relazioni internazionali che non siano puramente commerciali. Un piccolo esempio (da un altro settore, ma collegato), una volta in conferenza stampa avevo accusato di sciovinismo il Vinitech di Bordeaux, che assegna premi ai costruttori di macchine per la viticoltura ed enologia, perchè premia sempre pochissime aziende italiane, anche se è noto che in questo campo abbiamo imprese di valore: la direttrice generale mi ha risposto che le aziende italiane vincono poco perchè sono pochissime quelle che presentano dossier di candidatura. Non so se sia vero, ma sono portato a crederlo.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  maurizio gily

caro Maurizio concordo con te, ma molti produttori del Sud di rosati ne fanno parecchio. Un mio amico produttore pugliese, con importatore (importante) in UK ne fa circa 150 mila bottiglie. Mi chiedo (l’ho chiesto anche a lui: attendo risposte) perché non pensino a mandare campioni ad un wine writer come Tom…

Enzo Pietrantonio
Enzo Pietrantonio
10 anni fa

Sono pienamente d’accordo con Jacopo Cossater.
Se da un lato è fuori discussione che vi sono delle mancanze nelle politiche di marketing e nelle strategie di comunicazione all’interno di molte aziende vinicole, non solo meridionali, dall’altro è anche vero che pensare di inviare campioni “a pioggia” a tutti i giornalisti-wine blogger-wine writer è un’idea a dir poco bizzarra.
Ho avuto modo di collaborare ultimamente con una grande azienda vinicola pugliese e il sol pensiero di inviare campioni, senza una precisa richiesta, a tutti “gli addetti” presenti nel database aziendale è davvero ridicolo.
Pensate davvero che un produttore sia tenuto a sapere che il bravissimo Tom Cannavan, con tutto il rispetto parlando, sia in procinto di scrivere un articolo sui rosati? Non sarebbe stato più logico prendere in considerazione anche l’Italia e magari chiedere campioni alle aziende o acquistare qualche rosato italiano? E non ditemi che sul mercato UK non sono distribuiti perchè non è vero.

Sempre restando in tema di rosati vi segnalo questa bella manfistazione che termina domenica 31 Luglio al Relais La Fontanina di Ceglie Messapica (BR):

http://buonapuglia.eu/it/rosati-in-terra-di-rosati/rosati-in-terra-di-rosati-xviii-edizione-254.html

Franco Ziliani
10 anni fa

@ Enzo: se un produttore che vende o prova a vendere in UK non conosce Tom Cannavan e che é presente su quel mercato non conosce quali sono i giornalisti più importanti e gli opinion leader, com’é Tom, beh, allora forse gli conviene cambiare mestiere…
@ Bonkovski: caro Wojtek non accetto il giudizio così negativo che esprimi su Tom Cannavan, serio professionista come pochi.

Wojciech Bońkowski
10 anni fa

Sono d’accordo con quello che hai scritto Franco, anche se onestamente un wine writer che per “mancanza di tempo” si permette di pubblicare un articolo talmente poco equilibrato secondo me non si comporta correttamente rispetto ai lettori (soprattutto se non rivela di sua iniziativa il contesto delle sue scelte). Consigliare solo prodotti che si ricevono gratuitamente senza fare lo sforzo di un vero e proprio “research” e’ un atteggiamento poco professionale. Purtroppo e’ quello che vale in UK, Italia o altri paesi molta negativita’ nei confronti dei wine writer.

Enzo Pietrantonio
Enzo Pietrantonio
10 anni fa

C’è una correlazione tra il conoscere il bravissimo e validissimo Tom Cannavan e sapere che scriverà un articolo sui rosati????? O forse il bravo sig. Cannavan scrive solo di rosati ?!?!?! 🙂
Mi consenta di dire, a questo punto, che il consiglio che lei da a quei presunti disattenti produttori potrei girarlo a coloro i quali scrivono di vino basandosi solo sui campioni ricevuti gratuitamente … 🙂

Franco Ziliani
10 anni fa

Egregio Signore, la sua mentalità ed il suo ragionare rispecchio in pieno l’atteggiamento pigro e disattento dei produttori che a mio avviso dimostrano poca professionalità nel non comunicare il loro lavoro, anche attraverso i wine samples inviati, ai principali wine writer dei Paesi dove esportano. Quanto alla sua frase finale, non so cosa voglia dire e francamente non m’interessa nemmeno.

Tom Cannavan
10 anni fa

The argument that a wine journalist who writes mostly about samples is ‘lazy’ is, frankly a stupid one. I write about 200 wines per month, but can taste 1000+ wines per month to select these. Let’s say the average bottle price is 15 Euros: it will only cost me 15,000 Euros per month to buy the wines. I can afford that from my enormous income quite easily, but I insist the motor car reviewer buys his own Ferraris and Lamborghinis too 🙂

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Tom Cannavan

Thank you Tom, I totally agree with you. This “argument” (but is really an argument?) is very stupid and lack of consistence.

Dea Elmi
10 anni fa

@Tom Cannavan haha brilliant response! 🙂

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Spero che Tom non si offenda, ma penso che un wine writer della sua competenza e fama avrebbe dovuto aspettarsi una polemica sull’assenza dalla sua lista dei rosati della regione che ne e’ la maggior produttrice al mondo e per giunta ad elevati livelli qualitativi, pertanto avrebbe dovuto spiegarne subito l’assenza fra i 32 consigliati nell’introduzione al suo pezzo. In ogni caso questa piccola mancanza di tatto non inficia il suo buon lavoro e non ne sminuisce il valore. Abbiamo proprio un gran bisogno di degustatori competenti ed indipendenti come lui.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, pur con tutto l’amore sconfinato che nutro per la Puglia devo correggerti: la regione maggiore produttrice al mondo ad elevati livelli qualitativi é la Provence…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Ma se in Provenza fanno i rosati mischiando rossi e bianchi…..

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

? ? ? 🙁

Carlo Merolli
Carlo Merolli
10 anni fa

Dear Tom Cannavan,

I still have this feeling that somewhat somewhere in your professional and wine-dedicated mind should have told you that “What the heck, let me spend a few quid of my own just for the sake of having one of two Italian rosé in the tasting”. Your point – and Franco’s point at that- are stille valid: nobody expects you to fork out for wine samples – let alone for Lamborghinis – but as usual it is the exception that confirms the rule. Another point is wine curiosity: one would expect you to ask yourself “Wonder how an Italian rosé wild fare in this group”. Anyway: plenty of occasions to make it good.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Non e’ da ieri che in Provenza ed in altre regioni della Francia si usa anche mescolare uve bianche e uve rosse per fare alcuni rosati (in ogni caso non è mai consentita una miscela di vini bianchi e rossi, ne’ in Provenza ne’ altrove nel mondo, con l’unica eccezione lo champagne rosato). In Puglia non si fa.
Del resto i Francesi autorizzano l’uso anche di percentuali determinate di latte in polvere per fare i formaggi. Noi no.
Ca’ nisciune e’ fesse…

Tom Cannavan
10 anni fa

And Provence is “very” active in promoting its wines in the UK, making sure journalists and sommeliers tastes them and sending out information. May I add, I have been contacted by two Italian wineries and people oragnising events in Italy today, in direct response to Franco’s blog: so his words are being heard by some 🙂 Have a great weekend everyone!

Luciano Pignataro
10 anni fa

Se si lavora al Sud si sconta una pesante arretratezza da questo punto di vista. Al netto delle aziende con una certa esperienza, la maggior parte ancora oggi non hanno telefoni, non leggono le mail, non si aggiornano. Quelli che hanno iniziato negli anni ’90 erano inseguiti da giornalisti, ristoratori ed enotecari, ma la situazione si è rovesciata dopo il 2001. Molto ingenuamente pensano ancora che sia sufficiente fare un buon vino per farsi conoscere, altri sono legati a meccanismi ormai definitivamente saltati nel rapporto tradizionale con le guide.
I motivi di questa arretratezza sono due.
Il primo, antico, riguarda il fatto che il Sud è stato sempre territorio di produzione e non di commercio, ad eccezione dell’area napoletana. E’ il commercio che ti da la misura del tempo e la disciplina di adeguarti ai tempi dei compratori.
E questo aspetto lo possiamo perdonare e a volte è addirittura buon segno.
Il secondo è relativo al fatto che molti hanno iniziato a produrre vino come seconda attività. E questo ha generato non pochi casini.
Infine la promozione pubblica, che dovrebbe coprire questi due deficit di partenza, non sempre è adeguata: sappiamo come è combinata la politica italiana e sono ormai alla conclusione amara secondo la quale meno si occupano dei problemi più ci sono possibilità che si risolvano.
Un po’ come i vigili a Napoli: quando non ci sono il traffico scorre meglio!
Mi scuso per la lunghezza e saluto Tom e tutti gli amici intervenuti in questo interessante post

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

French is “very” active also in promoting its cheeses with a certain percent of powdered milk. Italian cheeses have another, better quality…
Sorry, but all Puglian roses are from only one red grape. In Provence many roses are from red and white blended grapes.

Wojciech Bońkowski
10 anni fa

Caro Franco e caro Tom
io non mettevo in dubbio la professionalita’ di Tom Cannavan come persona. Va benissimo scrivere un articolo sui rosati non parlando di quelli italiani se il parere dell’autore si basa sulla qualita’ dei vini. Ma la situazione e’ tutt’altra.
Qualsiasi critico deve essere pronto a difendere i punti di vista che ha espressi in un suo scritto. Se si giustifica l’assenza tra i vini rosati di una regione che ne produce piu’ di qualsiasi altra solo col fatto che il wine writer non ha ricevuto una campionatura spontanea, non e’ piu’ una critica indipendente che offre al lettore una visione del mercato. L’autore diventa un portaparola dell’industria vinicola.
Nessuno – sicuramente non io – chiede ai giornalisti di andare a comprare tutte le bottiglie in enoteca. Ma bisogna dichiarare ai lettori se si fa una rubbrica “i miei migliori assaggi di Giugno tra i vini che ho assaggiato in giro”, o si fa “i 32 migliori rosati sul mercato”. Nel secondo caso io, da lettore e consumatore, mi aspetto un minimo di sforzo giornalistico per rendere l’articolo piu’ completo possibile. Se non comprando bottiglie in enoteca, almeno richiedendo apertamente campioni a tutti quanti i distributori (e produttori), come fa giustamente e.g. Decanter quando organizza una comparativa di Brunello o Chablis.

Tom Cannavan apre il suo testo facendo riferimento a “rosés being sent to me as samples or appearing in the summer tastings from major UK retailers”. Si capisce che nel primo gruppo non ci sono state bottiglie spontanee di rosati italiani, ma nel secondo? Nessuno dei “major retailers” vende rosato italiano sullo scaffale?

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

Now then, I write in English because it looks like it should make communication easier.
The post is hugely interesting but it should be read with a pinch of salt.
First of all, there is a big gap between the first group, Sparkling wines, which commands a much higher price, from 29,00 pounds approximately to over 35,00 pounds.

The other two groups are divided between “under 8,00 pounds” and “over 8,00 pounds” reaching the maximum at approximately 13-14,00 pounds.
In the group over 8,00 pounds most of the wines can be found under the winesearch website, which means that they don’t have an exclusive stockist in the UK.

It can be a bit confusing.
However, it looks that the rosé wines in the still category are available through supermarket chains like Saintsbury or Tesco, or a smaller chain like Majestic wines.

I think that the few major quality Italian Wine importers, a part of Bibendum for one case, are not involved. I am talking especially about Enotria Wines and Liberty Wines.

Why? I have no idea, presumably because their wines are on the UK market for a higher price and they are not interesting for what the post of Tom Cannavan is proposing.

That said, I have the perception that in the UK rosé goes with Provence. The idea of rosé wine is a very recent come back, after many years of neglection. I sensed that very strongly at Vinexpo 2009 where I walked along alleys of pink.
For me, Puglia offers some of the best rosé wines ever. But is up to the various Consorzi to put themselves together and make a strong promotional action. Unfortunately, before the rosées, this region has to firmly establish as a leading region for high quality reds, such as Primitivo, Aglianico, Gaglioppo or Nero di Troja. Once their reputation will be known and followed, it will be much easier for the rosées to make a name for themselves.

I truly apologize for the spelling mistakes, I am sure that Mister Cannavan and all the English readers of this blog will forgive me.

Franco scusa, ma certe cose dette direttamente in inglese suonano meglio.

Vittorio Cavaliere
Vittorio Cavaliere
10 anni fa

Ciao Franco,probabilmente non apprezzerai tutto di quanto sto per scrivere ,ma voglio tentare di dire la mia. Mai come in questa occasione mi vedi concorde con la tua tesi. Innanzi tutto l’autorevolezza di Tom Cannavan vieta di pensare che a cuor leggero si possa non tenere conto di quanto accaduto. Se è vero che i vini italiani ne escono maluccio chi ne esce davvero sconfitto è il mio Sud ed in particolare la Puglia. Il punto che vorrei focalizzare è il fenomeno vino-mercato, nonostante la faziosità, dettata dall’amore per questa Terra, come in altre occasioni esplicito che la Puglia non dovrebbe essere questa. Sembra quasi non vi sia crisi, questa parola bandita nel linguaggio del marketing, purtroppo più che presente, ed in merito enuncerei anche dolorose considerazioni, in quanto non possono essere taciute . Fare l’elenco dei colpevoli,perchè volontari o involontari esistono, non è mai piacevole ma rimane indispensabile; non mi escludo dall’elenco anche se di valenza così limitata da spostare nel bene e nel male ben poco. La crisi, i produttori hanno saputo leggerla, affrontarla? No. Anzi impreparati per lo più, con l’aggravante di un colpevole ritardo non solo non si sono resi conto che la crisi del vino in Puglia ha una matrice piu antica di quella raccontata, ma inspiegabilmente non hanno neanche tentato di domarla, posizionandosi addirittura sulla strada sbagliata, ovvero quella della solitudine, bandendo ogni larvata possibilità di fare squadra, offrendo così al mercato messaggi che quando hanno raggiunto l’improvvisata meta sono giunti confusi e privi di un vero significante tanto da non essere intercettati. Oggi il comparto vinicolo annovera una nutrita schiera di dilettanti allo sbaraglio, gente che per differenziare ha invaso un campo che già di suo era un carovanserraglio. Anni fa ci si lamentava che di vino si parlava troppo poco, oggi non è più così, in tanti per eccesso di protagonismo,carenza di valori e conoscenza straparlano di vino. Tornando alla tesi del marketing sbagliato, vorrei che produttori e politici facessero un serio esame di coscienza ed evidenziassero i benefici che hanno portato i tanti maghi e streghe del marketing, la loro è stata invasione totale, autoproclamatosi esperti,hanno solo rubato spazio a chi aveva maggiore specificità. In definitiva a mio modesto avviso in Puglia occorre limitare il campo ai millantatori,frenare il proliferare di pifferai magici che magnificano un marketing del territorio e di fatto procurano solo demarketing.
Vittorio Cavaliere.

Dea Elmi
10 anni fa

In France there is a big movement to “decomplexify” wine, to democratize it, make it more accessible, more readily or easily identified with. Miss Vicky Wine (Anne Victoire Jocteur Monrozier) Miss Glou Glou (Ophèlie Nieman) of L’Express and Le Monde fame, and many others really have a lot to teach their Italian counterparts,reaching out and being viewed as likeable by the consumer is a good thing. And having unified, cohesive, national and regionalm marketing, sales and promotion strategies are a good thing. Here we have to hear stuff like “schiera di dilettanti allo sbaraglio” which whilst not exactly sure what it means, it doesn’t sound very nice or complimentary. Then I read on more poison pen stuff like “oggi non è più così, in tanti per eccesso di protagonismo,carenza di valori e conoscenza straparlano di vino. Tornando alla tesi del marketing sbagliato, vorrei che produttori e politici facessero un serio esame di coscienza ed evidenziassero i benefici che hanno portato i tanti maghi e streghe del marketing, la loro è stata invasione totale, autoproclamatosi esperti,hanno solo rubato spazio a chi aveva maggiore specificità. In definitiva a mio modesto avviso in Puglia occorre limitare il campo ai millantatori,frenare il proliferare di pifferai magici che magnificano un marketing del territorio e di fatto procurano solo demarketing.”

I mean seriousely, seriousely! It must really sting to be the biggest producer of wine in the world and still have other countries give you a total beatdown when it comes to export and sales numbers.
Seriousely!

Dea Elmi
10 anni fa

As an averageUS consumer I hav heard of Tavel (Provance France) and Rosè de Navarra (Spain) but alas I do not know of any Italian Rosè, this btw was my knowledge in the 90’s when I was in my late 20’s early 30’s. I am from Washington DC a fairly sophisticated east coast city (the capital!) When the Italians would have an event, a wine dinner or some organization would have a promotional event, it would invariably be poorly advertised and the public would not be welcome, and if they showed up members of which ever, formal or company delegation would markedly snub them,oh and it would almost always be a paid event. If the French had an event, it would be well advertised, more often than not it would be free, and the vintners and gov’t reps would go out of their way to be warm and engaging with the consumers present, they would seek them out. Often they’d give information, brochures, a gadget, take a photo. This difference in approach, the investment that the French have been systematically engaging in with regards to raising the awareness of French wine brands and education has paid off in the US. Every
time I visit some Italian blog there is grousing, there are complaints. Bloggers are insulted. It really is quite disheartening.

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

Cara Dea Elmi, é un piacere leggerla anche su questo blog. Lei scrive molte cose giuste riguardo alla capacità francese di fare gruppo di pressione e di muoversi molto bene per la promozione.
Sono però dubbiosa riguardo ai risultati negli Stati Uniti. Per quanto ne so il consumo dei vini francesi é in calo, persino nella fascia alta occupata dai Grand Crus bordolesi. Nella fascia bassa la fanno da padrone i vini del Nuovo Mondo, con una guerra dei prezzi estrema condotta dai grandi imbottigliatori/distributori. Nella fascia media, quella più interessante, i vini italiani mantengono la loro posizione, i vini francesi non mi sembra.

Nel caso specifico dei rosé pugliesi é vero che sono per lo più sconosciuti. Ma bisogna dare tempo al tempo. Per ora la Puglia si sta lentamente affermando come grande produttrice di rossi, i vini rosati seguiranno.

Il contributo dei media seri e professionali é indispensabile, e il solo fatto che un post a riguardo abbia suscitato tanto interesse spero che dia un’accellerata alla diffusione del brand “Rosé di Puglia” nelle sue composite diversità.

Dea Elmi
10 anni fa

Ms. Nelle Nuvole any time you would like some stats re: Wine sales and export numbers, $ amount not volume I would gladly share with you the reports I get. As to “serious” and professional writing vis a vis wine… all writing about wine is welcome back home, believe me, this fixiation with “real” “serious” “professional” wine writing is a european thing or dare I say Italian thing, I am sorry that yet again you along with your counterparts come off as being against the little man or woman. Some day perhaps you will see my point of view, I never negate yours, I just ask for space for mine.
Make love not war with your potential fans, ambassadors and customers. Do not hoist csannon balls but attract.
Just sayin…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Franco, e sì che bastava chiamarlo a far parte della giuria di “Rosati in terra di Rosati 2011”, la manifestazione che presentare e fa conoscere i rosati prodotti in Puglia, anche con visite a cantine selezionate ad aprile e il sostegno delle enoteche Vinarius, di produttori e ristoratori, che e’ ancora in corso dal 24 luglio e finisce domani 31 luglio presso il Relais la Fontanina a Ceglie Messapica…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, Tom Cannavan ha partecipato alle edizioni 2009 e 2010 di Radici, e avrebbe partecipato a Radici del Sud 2011 se gli impegni in Portogallo gliel’avessero consentito. Quanto a Rosati in terra di rosati, quest’anno ho passato la mano e non ho collaborato con l’amico Francesco Nacci come ho fatto lo scorso anno. La responsabilità della scelta delle persone quest’anno coinvolte nella manifestazione dedicata ai rosati pertanto non é mia.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Devo confessarti, caro Franco, che e’ una responsabilita’ molto facilitata dalla bonta’ vera di gran parte dei rosati pugliesi imbottigliati all’origine. Ma so che tu sei particolarmente affezionato a questo tipo di vino e che ovviamente sai riconoscere meglio di me e di molti altri quelli veramente eccezionali. Francesco Nacci avra’ sicuramente nostalgia di te…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

non so Mario, con lui i rapporti sono rimasti ottimi e mi sarebbe tanto piaciuto, me l’aveva proposto già ad inizio anno, di ripetere l’esperienza dello scorso anno, ma essendo sempre più coinvolto in Radici del Sud ho considerato giusto e doveroso, anche se a malincuore, rinunciare. Per correttezza, essendomi fortemente legato a questa manifestazione, Radici del Sud, in cui credo moltissimo. Ma la nostalgia per Ceglie Messapica e gli amici del bel Relais La Fontanina http://www.lafontanina.it/it/home/ quella sicuramente non manca..
A proposito di Puglia voglio far notare un risultato sconvolgente: in dieci anni si sono persi 14.510 ettari vitati passando da 111.290 a 96.750 ettari (-13%). Mi chiedo dove andremo a finire di questo passo… 🙁

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

Dear Dea Elmi, it must be my limited knowledge of the English language, but honestly I haven’t got a clou of what you are talking about. I re-read my writings and I am pretty sure that I didn’t show any intention against any little men or women.
I like what you write and I expressed my agreement with your positions regarding the capacity of the French to organize and promote themselves. Your opinions and experience have all the space of this world, or at least of this blog. Nobody wants to belittle you.
This is a blog of people interested in wine and its complexity, some treating the matter professionally, others just in love with it.
Don’t worry I am personally much better in making love than war 🙂

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Nelle Nuvole

thank your for your very interesting commentary in English, but please don’t forget that Vino al vino is still an Italian wine blog and that not every reader understand the Shakespeare language… 🙂

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Scrivono in inglese per farsi leggere piu’ facilmente da Tom. Praticamente parlano a nuora affinche’ suocera intenda… ‘ste due marpioncelle che non sono altro! Ma prova a pensare, Franco, a quel bel giorno in cui presenterai anche qui un esperto degustatore giapponese. Metteranno il kimono?

Dea Elmi
10 anni fa

I write in English becuase I don’t write well in Italian, if my comments are a problem please tkae them off… anyway peace and out to all of you. Once again nuora suocera marpioncella…sounds somewhat mysogenist to me, nothing new here alas… sigh… marpioncello right back at you, not sure what it means…I feel weary once again, I always write in English, Mr. Ziliani if it’s a problem please feel free to delete my comments buon fine settimana a tuti.
Dea Elmi.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Dea Elmi

Dea, your commentary in English are welcome! My message was only for Italian readers…. I want that if possible the most part of the readers of Vino al vino can understand and participate to discussion

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Franco, permalosetta anche questa, eh?
Come si dice in inglese?
Ma no, non scriverglielo, che non ne vale neanche la pena, che poi magari pianta su una discussione che non c’entra un bel niente col tema.
Ah… peccato che col nasino all’insu’ non si riesca mai a distinguere i toni simpatici e scherzosi di una vezzeggiativo italiano da quelli freddi della traduzione inglese del termine!
Ho capito: pizza, mandolino, wonderful e… mysogenist!
Alla faccia del nichel…

FRANCESCO NACCI
10 anni fa

Ciao Franco, e saluti a tutti voi

anzitutto non posso che ricambiare le tur prole di stima e amicizia, e visto che da ben 18 anni organizzo, straordinariamente collaborato da molti amici tra i quali i ristoratori di Buona Puglia e Ceglie è… sin dai tempi con il buon Angelo Ricci e il mitico Severino Garofano nostro grande ispiratore, questa manifestazione che si chiama Rosati in Terra di Rosati credo di poter intervenire in questa interessante discussione, forse non tanto sui Rosati di Puglia o del Sud ma in particolare sulla imprenditoria vinicola e non solo del nostro amato(!?) Sud: concordo assolutamente con te, Franco, quando dici che da noi preferiamo sicuramente “piangerci un po addosso” non fa eccezzione il mondo del vino, della ristorazione e del turismo.

Sapete 18 anni fa a Rosati invitavamo semplicemente TUTTI, tutti i produttori pugliesi che facevano Rosati, ed era già ben strano che un evento dedicato ai Rosati fosse stato partorito voluto e sponsorizzato (e diciamolo, ancor oggi gestito) dal comparto della ristorazione anzichè dal mondo della produzione vinicola o dal mondo ad esempio dei famosi guru del marketing citati da qualcuno.

Dopo quasi 10 anni era ovvia e necessaria una svolta e sopratutto un salto di qualità: tanta paura per noi perchè entravamo in un mondo nuovo, da quelli del “festegiamo il rosato purchè sia tale” a quello di organizzatori di una cosa che invece diceva “cari amici produttori di Puglia, è giusto che se ci mettiamo in gioco il consumatore finale possa assaggiare e conoscere solo i migliori dei rosati (in genere 18/20 l’anno) che si producono in Puglia… nessuno si arrabbi, mandateci i campioni, saranno degustati con scrupolo, serietà e obiettività, qualche vino sarà escluso, ma questo farà bene a tutti perchè sarà anche da stimolo a produrre meglio in futuro… devo dire che da quando circa 6 anni fa abbiamo trasformato l’iniziativa in un “patto” tra ristorazione di qualità, produzione e distribuzione qualificata, le cose non sono poi cambiate molto…

al netto di qualche defezione che sempre rammarica, perchè può sembrare una snobbatura dell’iniziativa e dell’impegno di tutto o quasi il comparto, ancora oggi DOPO 18 ANNI i produttori Pugliesi, mandano i loro campioni, si sottopongono (certo non senza qualche mugugno) alla selezione dei giornalisti MA SOPRATUTTO FINANZIANO CON SOLDI E BOTTIGLIE TUTTA LA KERMESSE, che oggi, grazie anche a loro, vanta questi numeri:

-30 giornalisti internazionali che a vinitaly a primora degustano 30/40 rosati pers ceglierne i 20 migliori
– 50 enoteche vinarius in Italia che hanno fatto degustare i 20 migliori rosati di Puglia
(degustazioni certificate e garantite con foto)
– 40 enoteche in Puglia (idem come sopra)
– 50 tra ristoranti e masserie / alberghi di pregio che propongono menù degustazioni, insomma il Rosato di Puglia quello buono…
– circa 20 giornalisti che per la settiman dei rosati girano le cantine conoscono la nostra meravigliosa terra e (speriamo) scrivono e ci fanno conoscere per il buono, non per il mediocre, a cui spesso invece facilmente ci abituiamo
– 2 meta eventi a inizio settimana (24 luglio a Rosamarina di Ostuni con 200 persone paganti) e chiusura il 31 Luglio domenica sera presso Relais la Fontanina (lo so gioco in casa, non fatemene una colpa) con sempre 200 persone paganti per poter degustare vini e cibi di eccellenza

– inoltre Rosati in tour ovvero i 20 Rosati selezionati partecipano a degustazioni gratuite nelle piazze pugliesi con circa 20 tappe in Puglia fino fine settembre allo scopo di avvicinare turisti (e perchè pugliesi stessi a conoscere questo nostro prodotto)

tutto questo ripeto ovviamente genera qualche mugugno, qualche scontento/a, qualcun altro che è sempre pronto a dire “io avrei fatto meglio” e io spesso ribatto CONCORDO!!, aggiungendovi però che ALMENO IO/NOI CI PROVO/PROVIAMO… partecipare per vincere, astenersi sembra solo egoismo allo stato puro.

io ci credo e continuo a crederci, mettendoci non solo la faccia ma sopratutto l’entusiasmo per un qualcosa che sicuramente non cambierà il mondo del vino pugliese, ma che credo davvero abbia contribuito in questi anni a dare un identità nuova al Rosato di Puglia… ovvio tutti sono invitati e liberi di crederci con NOI, d’altronde siamo diventati maggiorenni….

Non difendo a spada tratta i produttori ma credo che ci provino, si può fare di più e meglio, ma serve la convinta partecipazione di tutti, non solo di chi vince.

Bene scusate le lungaggini, ma era tanto che non scrivevo di rosati in terra di rosati, e questa intensa settimana che ha fatto “rosa” la Puglia e non solo, è stata molto impegnativa, e colgo qui l’occasione per ringraziare anche Carlo Macchi e i tanti giornalisti che assieme a lui hanno contribuito a rendere speciale questa edizione di Rosati in Terra di Rosati
ora vado, anche perchè devo far mangiare i nostri ospiti… Grazie ancora Franco per il tuo libero pensiero che ci aiuta a vedere le cose da tutti gli angoli (anche quelli più spigolosi) e ovviamente vi invito a nome di tutti domenica 31 luglio sera a Rosati in Terra di Rosati serata finale. info su http://www.buonapuglia.eu
francesco nacci
(un abbracione Franco)

beniamino d'agostino

Prima di tutto “mea culpa, mea grandissima culpa”. Assumo su di me molte delle mancanze effettivamente riscontrate nei produttori, in particolare in quelli del Sud Italia, il discorso è lungo e complesso e difficilmente sviscerabile in maniera esaustiva, cerco di raccontarvi un pò le cose secondo il mio punto di vista e la mia esperienza personale.
Per quello che riguarda la mia azienda cerchiamo, nei limiti del possibile, di essere puntuali e precisi con tutti quelli che ci contattano e ci richiedono campioni e price list. Devo dire che ultimamente stiamo diventando molto selettivi visto che alle richieste di campioni e listini richiesti con sollecita prontezza, raramente susseguono altrettanta prontezza nel dar seguito, non dico commerciale, ma almeno di riscontro delle degustazioni. Cara Dea, molto spesso, dopo essere stati cortesi e precisi, ci ritroviamo noi ad essere “stonewalled” dagli importatori o pseudo tali. Cara amica deve comprendere che la percentuale di persone poco serie e che si riempiono le cantine “a gratis” nel mondo del vino, worldwide è estremamente elevata e le cantine, già con seri problemi di budget e redditività, hanno perso tanta fiducia.
Parlare così genericamente ed in modo così “tranchant” delle inefficienze delle cantine italiane è certamente rispondente alla verità ma è necessario anche ricordare che i milioni di bottiglie italiane nel mondo non si vendono da sole, abbiamo tanto da imparare soprattutto dai nostri cugini francesi ma non tutto è così nero come descritto.
Problema rosato, noi sono vent’anni esatti che lo produciamo, alla fine degli anni 2000 era diventato così difficile venderne una bottiglia che abbiamo continuato a produrlo per puro orgoglio e senza alcun ritorno commerciale, dal 2006 l’intera produzione è stata assorbita quasi integralmente (40.000 bottiglie anno) da un unico cliente inglese, l’importatore americano non ha mai inteso fare alcun investimento su questa tipologia di prodotto ed in Inghilterra a parte questo unico cliente i volumi li fanno solo rosati francesi dal prezzo infimo, come in america i numeri veri li fanno solo alcuni orribili zinfandel rosè. Appena due anni fa, in onore di mia figlia abbiamo fatto un nuovo rosato cru, magnificato proprio da te, caro Franco, e dall’amico Luciano Pignataro, nonostante un buon battage pubblicitario, tanti campioni mandati in giro, tanti complimenti e pacche sulle spalle, per vendere 3.000 bottiglie ad un prezzo non certo assurdo (8 euro + iva al ristoratore) ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie per vendere 2.000 bottiglie, le altre le ho bevute io con i miei amici, nella mia osteria o le ho regalate a persone a cui voglio bene. Tirate un pò voi le conclusioni.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Quando scrivono qui i pugliesi (e che due pugliesi!) c’e’ finalmente quel Vinoalvino e Panealpane che ci piacciono tanto! Ehi, voi due, cercate di farvi vivi un po’ piu’ spesso…

Francesco ci ha descritto con i suoi numeri un mondo sano, allegro, genuino, popolare che tanto ci manca nelle grandi metropoli e nel freddo nord (d’Italia e d’Europa). Un modello di way of life che tutti al mondo c’invidiano e che fa del rosato pugliese il vino che piu’ lo rappresenta, perche’ e’ il vino della tavola di tutti i giorni, e’ quello che sposa meglio quasi tutte le bonta’ della cucina di mamma e di nonna, di mare e di terra. Il rosato laggiu’ e’ qualcosa di piu’ di un vino, un simbolo direi. Lo si vede benissimo nelle parole appassionate di Francesco e di Beniamino.

Beniamino ha scritto “l’importatore americano non ha mai inteso fare alcun investimento su questa tipologia di prodotto ed in Inghilterra a parte questo unico cliente i volumi li fanno solo rosati francesi dal prezzo infimo, come in america i numeri veri li fanno solo alcuni orribili zinfandel rosè”, battendo sullo stess tasto del way of life, ma anglosassone stavolta, dove l’alcool dev’essere a poco prezzo e viene trangugiato con qualsiasi bevanda che lo contiene, come si faceva nei saloon e adesso si fa nei salotti, tanto per inebriare il cervello.

Tu, Franco, che con le/gli anglosassoni vai piu’ d’accordo del sottoscritto (perlomeno non sembri mysogenisti…) e conosci bene l’inglese dovresti riuscire a spiegargli che l’atteggiamento che dovrebbero tenere verso i rosati pugliesi non e’ solo quello del freddo giudizio sulle caratteristiche organolettiche in se’ di quello che c’e’ nella bottiglia. Dovrebbero riuscire a capire che dentro la bottiglia c’e’ anche il vino, ma soprattutto il sogno e che godersi un rosato pugliese significa pensare alla tavola domenicale in campagna sotto il fico, al pane appena sfornato sotto casa, al nonno che rientra con le burrate del contadino in mano o con due pesci appena pescati fra gli scogli, cioe’ significa farsi una scorpacciata di buonumore e fa venire la voglia di venire a tuffarsi da queste parti, nel verde o nell’azzurro.

Allora puoi stare tranquillo, caro Franco, che anche Tom e tanti altri serissimi, competentissimi wine writer cominceranno a non trattare i rosati pugliesi come un freddo prodotto da comparare a quello di altri Paesi vinicoli, come una bevanda cui assegnare punti e giudicarne il rapporto qualita’/prezzo, ma a goderseli come fanno appunto i pugliesi, che in questo sono maestri e non li battera’ mai nessuno.

E glielo dice un lombardo, un pulentun come me, che come gli anglosassoni era un po’ freddino, ma che e’ riuscito a scaldarsi a “ricchiett co li cim de rep” fin dal 1975, al valico di Pirro, nel trullo dei Zigrino! Un altro pianeta…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

E poi, Franco, scusa ma qualhe altro sassolino me lo devo togliere dalla scarpa. I pugliesi stessi e pure Luciano che e’ meridionale hanno ammesso alcune carenze del loro marketing all’estero. Lo scopo del tuo thread e’ dunque raggiunto. Ma… e se tu volessi fare una degustazione delle migliori birre scure e poi consigliare le prime 32 al tuo pubblico, come ti regoleresti nel caso non ti arrivassero quelle irlandesi? Indicheresti comunque le 32 migliori punto e basta come “le 32 migliori birre scure sul mercato”, freddamente (tanto, che cavolo te ne frega, non ti hanno mandato i campioni…), oppure diresti in due righe quello che avrebbe scritto Wojtek e cioe’ “i miei migliori assaggi di Giugno tra le birre scure che ho assaggiato in giro”? La risposta la so già: noi che siamo tuoi affezionati lettori e consumatori troveremmo sempre un tuo anche minimo sforzo giornalistico per rendere l’articolo piu’ completo possibile o spiegando l’impossibilità di farlo nel caso delle birre scure di un grande produttore come l’Irlanda, anche non comprando le bottiglie a 15.000 Euro al mese di tasca tua…
Non si offendera’ mica il nostro Tom se te l’ho scritto?

enzo zappalà
enzo zappalà
10 anni fa

un piccolo insignificante paragone…
nel mio lavoro (la Scienza) sicuramente meno importante dei giudizi sul vino, lavoro che porta soldi a chi il vino lo fa e a chi ci vive sopra parlandone, si usa un sistema molto diverso: i professionisti che vogliono scrivere un articolo(referizzato sempre da almeno un paio di colleghi stranieri)DEVONO leggere tutta la bibliografia relativa a quanto vogliono discutere. La mancanza della citazione di un lavoro pubblicato fa normalmente rifiutare l’articolo. E non si può certo scusarsi dicendo che si era all’estero o pieni di lavoro o cose del genere (nessuna obbliga nessuno a scrivere qualcosa se non si è preparati a farlo)nè tantomeno dire che gli articoli non menzionati non gli sono stati segnalati dagli autori. Questo capita per i VERI professionisti e per coloro che si reputano di livello internazionale. Non vale, ovviamente, per tuttolodi da strapazzo o dilettanti che ben difficilmente potranno mai arrivare a pubbliocare sulle riviste specializzate che impongono severissime leggi di parità, rigore e trasparenza.

I casi allora sono due: o il nostro giornalista inglese NON è un professionista. Oppure il suo articolo sarebbe stato da rifiutare in toto o -almeno- da non tenere in considerazione dagli altri PROFESSIONISTI del vino. Per darvi un aiuto posso aggiungere che i vini prodotti sono come i dati osservativi e i risultati di altri, siano colleghi o produttori o anche dilettanti (quello che vale, in questo caso, è il valore del “dato” o della teoria e non la grandezza mediatica di esso).

Non avrò risposte, ovviamente, o al limite solo inviti a pensare ai fatti miei e non interrompere le magnifiche esternazioni così autorevoli (a parte qualcuna che sembra una mosca bianca). D’altra parte qui si parla di vino, mica di bazzeccole come la fisica nucleare, l’astrofisica, la nanotecnologia, la medicina d’avanguardia…

Scusate lo squallido paragone che ho fatto…. Vino al vino e scienza alla scienza. Ognuno ha le sue leggi che fanno però ben capire il livello qualitativo e razionale delle due materie…

E adesso scatenatevi oppure fate finta di niente: non vedo, non sento e non parlo…tranne che di g…, ma non voglio dire quella parola troppo usata e poco apprezzata in questa sede.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

white fly… In The Clouds, I suppose!

enzo zappalà
enzo zappalà
10 anni fa

right, Mario! However, the clouds are something very troublesome for the astrophysics… We prefer a clear sky, in any sense…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

I prefer instead… Nelle Nuvole (In The Clouds), my dear Enzo!

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

@Mario Crosta, permalosa in inglese si dice “Touchy” che ha un suono molto carino, ma meglio lasciar perdere. Ho l’impressione che qualsiasi cosa venga scritta sia poi mal interpretata.

Gli ultimi interventi sono succosissimi, li devo leggere con calma. Poi magari mi permetterò un commento, rigorosamente in italiano e rigorosamente “In the clouds”

francesco bonfio
10 anni fa

post come da un pezzo non ne facevi, Franco.
Qui stanno emergendo parecchie grandi questioni tuttora irrisolte:
a) rapporti fra stampa e produzione;
b) conflitti di interesse;
c) etica del giornalismo e del produttore;
d) credibilità della stampa;
e) l’oggettività e la soggettività nelle degustazioni e nei giudizi relativi;
f) linea di demarcazione fra marketing serio e fuffa;
g) costi morali e materiali della correttezza;
h) gestione della promozione delle denominazioni
ecc.
Tu capisci bene che non si può fare tutto qui e adesso.
Ti suggerisco di mettere in cantiere alcuni post che, divisi per argomento, sollecitino tutti (TUTTI!) i partecipanti alla filiera produttiva e commerciale ad intervenire. …”anche in inglese!”
Buona domenica a tutti

francesco bonfio
10 anni fa

…perché ha ragione Cannavan in quanto nessuno può costringere un giornalista a spendere quindicimila euro al mese di campioni;
…perché ha ragione Zappalà nel pretendere da chiunque una approccio scientifico al problema: documentarsi, verificare, pubblicare;
…perché ha ragione D’Agostino quando lamenta la considerevole quantità di campioni che vengono richiesti solo per averli gratis;
…perché ha ragione Cavaliere quando critica certo modo di fare marketing soprattutto pubblico
e tanti altri…

Cristiano
Cristiano
10 anni fa

@Enzo-right on ! I giornalisti devono andarsi a cercare le notizie, non possono aspettare che vengono a loro recapitate ! Insomma, allora non è giornalismo ! Chiamateli allora divulgatori, o anche con qualche titolo più …mercenario ma il punto sta proprio lì ! Quei rosati italiani, continueranno ad esistere anche se Tom Cannavan non ne scrive.E ce ne sono anche di eccellenti !
Ehm. Tom, you did not receive any rosè wines from Italy ? Well that’s your problem, mate ! Those wines continue to exist, even if you stop writing about them. You are not the centre of the wine-universe.Immagine if you were writing about top notch Bordeaux-would you ignore a premier cru producer if they were not to submit you a sample ? Surely not !

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Cristiano

non accetto che si pensi di dare lezioni di deontologia ad un professionista serio come Cannavan…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

I hope that Tom will be not angry for a few shades too strong in Cristiano’s criticism of the his way of doing. All we estimate Cannavan, no doubt also overfond Cristiano.
Cristiano, per cortesia, mi sembra che quel “You are not the centre of the wine-universe” sia davvero eccessivo. Capisco l’arrabbiatura di un enoappassionato di rosati italiani come te, ma non si puo’ dargli certo le bottiglie in testa, visto che e’ persona competente e seria e ha accettato di spiegarsi con molta sincerita’ e simpaticamente, come si fa tra amici… piuttosto mandiamogliele e che se le beva! O no?

enzo zappalà
enzo zappalà
10 anni fa

lei può anche non accettare, ma Cannavan non si è dimostrato serio e professionale. Tutto qua. Se fosse stato uno scienziato e non un degustatore e scrittore di vino, avrebbe fatto una figura ben misera e facilmente attaccabile dai veri professionisti. E poi nessuno pretende che paghi di sua tasca le bottiglie: basta chiederle spiegando precisamente qual’è la motivazione. Così dovrebbe andare avanti il mondo… La politica ci insegna il contrario? Questo non vuol dire che dobbiamo per forza copiarla! C’è poco da accetare o non accettare un dato di fatto così chiaro e lineare nella sua sempolice realtà. Se ne convinca… e, visto che è suo amico, cerchi di farglielo capire con le giuste parole, che saprà sicuramente trovare…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  enzo zappalà

continui ad occuparsi di stelle e della vicenda dell’etilometro Enzo Zappalà, grazie

enzo zappalà
enzo zappalà
10 anni fa

per quale motivo, carissimo Ziliani? E’ forse vietato parlare di vino da parte di chi scrive e viene letto anche quando scrive su questo argomento e non solo del suo campo di lavoro (legga magari Tigulliovino e/o Acquabuona per vedere che non dico cose inesatte)? Ritiene che solo gli esperti possano farlo? Ho usato moderazione e non ho insultato nessuno, mi sembra. Ho solo fatto considerazioni sui metodi di pubblicazione nei vari campi. Oltretutto, mi sembra che quanto ho sollevato abbia interessato alcuni suoi lettori che non la pensano molto diversamente da me. Vuole nascondere la polvere sotto il letto? Gradirei poi che cercasse di essere più educato verso chi movimenta con ragionamenti inoppugnabili il suo blog. Dirmi di occuparmi d’altro mi sembra un metodo veramente scortese di rispondere alle considerazioni da me fatte. Perchè non cerca di rispondere con argomenti validi e dettagliati? Anche se all’inizio lo avevo già previsto…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  enzo zappalà

lezioni di educazione, cortesia e bon ton da lei non ne accetto. E con questo chiudo

Cristiano
Cristiano
10 anni fa

Se quanto ho scritto possa suonare eccessivo od effensivo me ne scuso. Fra l’altro, che non me ne voglia, ma non conosco Tom Cannavan, probabilmente sarà anche a “nice bloke and knowledgeble too about wine”,specialmente con quanto scrive Franco Ziliani però la frase:”They need some marketing/Pr advice” la dice lunga visto che sottintenderebbe che bisogna foraggiare con campioni gratuiti tutti i giornalisti anche quando sono “unsolicited”? Mi parebbe davvero direi impossibile più che eccessivo, tanto che non mi sembrerebbe neanche sostenibile una tesi così : Cannavan avrebbe preteso ricevere campioni dai produttori senza che nemmeno ne avesse fatto specifica richiesta ? O mi sto sbagliando ?
Tom , did you at least try to contact the Puglian producers or at least their importers in the UK before tasting the roses ?
Credo comunque in tutta sincerità che i rosati pugliesi non siano proprio stati presi in considerazione perchè sul mercato inglese sono di importanza trascurabile aldilà del loro valore.
E’ altresì probabile comunque che ho una visione eccessivamente idealista del giornalismo e anche del mondo del vino.Saluti.

enzo zappalà
enzo zappalà
10 anni fa

e intanto continua a non rispondere… sempre la stessa tecnica… mi spiace, veramente, che non sia in grado di sostenere una discussione se viaggia in modo contrario al di Lei pensiero… Boh… chiuda pure… ognuno sarà in grado di valutare.

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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