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My Wine Notes

Indignazioni

La nuova proprietà della Contratto di Canelli vuole fare “la guerra” allo Champagne…

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Storie di ordinaria arroganza
Qualche mese fa, quando era trapelata la notizia dell’avvenuto passaggio di proprietà, avevo accuratamente evitato di commentare l’acquisizione di un marchio storico della spumantistica metodo classico piemontese come la Contratto di Canelli da parte di un moscatista che si picca di produrre grandi vini (o piuttosto presunti tali) in Monferrato, Langa e Toscana.
La scarsa simpatia per l’azienda acquirente e la decisa refrattarietà alla filosofia e alla qualità dei vini prodotti mi aveva semplicemente fatto concludere che, dopo questo acquisto, dei buoni vini che la Contratto ha prodotto nella sua onorata storia non avremo più sicuramente traccia.
Ho però deciso di rompere il silenzio e di dire due parole, ovviamente preoccupate, sul futuro dell’azienda canellese, dopo aver letto alcune recenti interviste dove il personaggio simbolo della famiglia che l’ha acquistata ha spiegato i motivi di questa decisione.
Alla domanda “Cosa si aspetta da questa acquisizione la famiglia e quali sono le prospettive a breve e a lungo termine per Contratto?”, la risposta è stata perfettamente in linea con il personaggio:
Da tempo, dopo aver realizzato il sogno di produrre dei grandi rossi, con i miei fratelli avevamo in mente di fare uno spumante di qualità”. E ancora, “l’obiettivo è quello di fare dei grandi spumanti di qualità e di farli conoscere anche in ambito internazionale dove oggi sono poco presenti”. Va ricordato che la Contratto è uno dei marchi storici della spumantistica piemontese, che etichette cult come il “For England” hanno segnato la storia italiana degli “spumanti” metodo classico e che Contratto è stata la prima azienda in Italia a produrre un millesimato metodo classico.
Ancora più “istruttive” altre dichiarazioni, che ho letto in un interessante articolo di Paolo Monticone intitolato “Se l’agricoltura compra l’industria” pubblicato sul numero di giugno della rivista Barolo & Co. e dedicato ad alcuni passaggi di proprietà di aziende vinicole nell’astigiano.
Interpellato sui motivi dell’acquisizione della Contratto lo stesso rappresentante della famiglia nuova proprietaria dichiara: “ lo spumante era un sogno e la Contratto la realtà. Il mondo dello spumante ci ha sempre affascinato e rappresenta per noi più di una sfida. Da agricoltori a quasi industriali il passo non sarà facile”.
Da questa dichiarazione si desumono due cose: che per la nuova proprietà i metodo classico non sono altro che dei generici “spumanti” e che per produrre metodo classico, a loro avviso, occorre darsi una mentalità quasi “industriale”.
Lo stesso personaggio più oltre dichiara ancora: “di certo bisognerà uscire dalla mentalità del barolista” (si tenga conto che il signore è un “barolista” di recentissima storia e che a mio avviso la mentalità del barolista non sa nemmeno che cosa sia…), e poi che “non cerchiamo grandi numeri, ma altissima qualità.
Per il momento puntiamo a non più di un milione di bottiglie con i marchi tradizionali (…) e soprattutto vogliamo essere capaci di poterci confrontare senza alcun timore reverenziale con i migliori Champagne. Dateci qualche anno di tempo e poi giudicherete”.
Rodomontata, in perfetta linea con le abitudini del personaggio in oggetto, a parte, si evince che per la Contratto si annuncia un’epoca di grande sviluppo, con una moltiplicazione decisa del numero di bottiglie prodotte. Se un milione di bottiglie, magari comprensive anche dell’ottimo Asti metodo classico De Miranda, non sono un numero significativo…
Ma è la presunzione, un po’ spaccona e un po’ arrogante, lo ripeto, perfettamente in linea con lo “stile” dell’uomo in oggetto, a dare francamente fastidio.
Non ha ancora cominciato a confrontarsi con le problematiche, tecniche, stilistiche, produttive, commerciali, di comunicazione, della particolare tipologia rappresentata dal metodo classico, che ecco il moscatista diventato poi anche barbareschista e barolista già pronto, con la baldanzosa sicumera che gli è propria, a dare lezioni al mondo.
Non accontentandosi di produrre dei metodo classico, che lui continua a chiamare genericamente “spumanti”, che possano essere al livello dei migliori Alta Langa Docg, che sappiano illustrare l’antica (e un po’ smarrita) tradizione degli “champenois” piemontesi. E nemmeno delle bollicine che sul mercato possano fare bella figura rispetto ai vini dei metodo classico a denominazione d’origine più blasonati, come Franciacorta Docg e TrentoDoc. Macché, lui il “rinoceronte”, nickname che ho coniato per lui da qualche anno, mira in alto, si fa prendere da manie di grandeur e millanta di voler produrre bottiglie all’altezza dei “migliori Champagne”.
Come pensare che con una simile arroganza lo storico marchio Contratto possa avere un futuro degno della propria illustre storia?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. filippo

    12/07/2011 at 10:18

    Sono stato il primo a dare su Internet la notizia della vendita della Contratto ai Rivetti. Abito a poche centinaia di metri dalla Contratto e ad una manciata di chilometri dal quartier generale del “rinoceronte”. I Rivetti lo conosco di nome. Con il loro front-man, Giorgio Rivetti, ci ho parlato solo per telefono. È un eno-spocchioso? No sono… certamente le operazioni – e le dichiarazioni – dei moscatisti di Castagnole Lanze – in Piemonte come in Toscana – denotano voglia di arrivare in alto. Hanno i numeri per farlo? Anche su questo non ho certezze… Certo che l’acquisizione di Contratto è stato un bel colpo, che però impone a Rivetti regole di comportamento e di comunicazione non scritte che vanno rispettate. Per esempio una settimana fa i Rivetti hanno aperto la Contratto per tre giorni, con degustazioni e tour alla maison canellese. Ebbene hanno partecipato solo una ristretta cerchia di amici-clienti-comunicatori. Fuori la città (Canelli, di cui Contratto è un pezzo d’anima); fuori la gente (che alla Contratto ha lavorato o comperato per decenni); fuori persino alcune istituzioni locali. Eno-spocchia? Preferisco pensare si sia trattato di dimenticanze… vuoti di memoria che verranno colmati al più presto… anche perché quella Cantina, la Contratto, fa parte – con Gancia, Bosca-Cora e Coppo – delle Cattedrali Sotterranee canellesi candidati a patrimonio dell’Umanità, e l’umanità sono tutti, no solo i nostri amici. O no?!

    • Franco Ziliani

      12/07/2011 at 10:20

      interessante quello che racconti, Filippo, sulle prime mosse della nuova proprietà della Maison Contratto… I “rinoceronti” non si smentiscono mai…

  2. Giovanni

    12/07/2011 at 12:41

    mi sembrava strano che lei non dicesse nulla sul passaggio della Contratto ai suoi “amici” Rivetti…

  3. suslov

    12/07/2011 at 14:56

    beh forse vogliono essere arroganti come i francesi … per i francesi ha funzionato bene, magari funziona bene anche per i rinoceronti … why not ?

    • Franco Ziliani

      12/07/2011 at 15:09

      i francesi, a differenza dai “rinoceronti”, non sono arroganti, ma hanno la consapevolezza del loro valore…

  4. alessio

    12/07/2011 at 18:29

    Come si permette Lei di dare dell’arrogante a un personaggio che, unitamente ai sui fratelli ha:
    • Portato in giro per il mondo dei grandi vini langaroli facendo conoscere ai veri intenditori come deve essere il vero Barolo e il vero Barbaresco, tutto questo grazie alla notevole esperienza maturata nella coltivazione del vigneto e soprattutto nella vinificazione e affinamento dei prodotti a partire dalla vendemmia 2000 per Barolo e addirittura dalla lontana vendemmia 1995 per il Barbaresco; (quindi non mi parli di Gaja, Giacosa, Borgogno, Mascarello, ecc. ecc. è roba vecchia, sorpassata)
    • Coltivano direttamente 165 ha di vigneto ottenendo una produzione media di 20 hl di vino ad ha, per un totale di 330.000 litri vino, (dati desunti dal sito http://www.la-spinetta.it) riuscendo ad ottenere circa 600.000 bottiglie;
    • Giorgio, il contadino, (La Spinetta One Liter Club – Newsletter Aprile 2010) consapevole che i vini di scarsa qualità vengono prodotti con un utilizzo maggiore di sostanze chimiche utilizzate per poter mascherare la mancanza di attenzione ed eventuali errori, ha bandito l’uso nei sui vigneti di ben 17 principi ( contenuti in fungicidi, insetticidi e diserbanti) su circa 160 registrati ed autorizzati per la viticoltura (Banca dati SIAN), inoltre, sempre per garantire la qualità ma soprattutto per garantire la salubrità dei sui prodotti, elenca altre 15 sostanze mai entrate in cantina, (però non ho capito se utilizza qualcuna delle altre 35 o 40 sostanze e/o trattamenti ammessi dal Reg CE 606/2009, ad esempio i copolimeri polivinilimidazolo –polivinilpirrolidone);
    Lei definisce il personaggio un po’ spaccone e un po’ arrogante ma si ricordi che questo agricoltore ha sborsato qualche centinaia di migliaia di euro per comprarsi la storica Contratto, forse barberisti, che oggi piangono miseria, dovrebbero prendere lezioni dal “Rinoceronte” sul come coltivare il vigneto, produrre il vino e soprattutto come venderlo.
    Filippo si lamenta che nella tre giorni della cantina aperta è rimasta fuori la città di Canelli, è rimasta fuori la gente, sono rimaste fuori le istituzioni, ma che pretende è rimasto fuori chi per vari motivi (politici, culturali, professionali, ecc.) non aveva titolo di entrare, è chiaro. Forse un giorno capirà anche Filippo.

    • Franco Ziliani

      12/07/2011 at 19:05

      “grandi vini langaroli” quelli prodotti dalla Spinetta? Questa affermazione la pone in pole position per il premio “barzelletta del’anno”

  5. Marco De Tomasi

    12/07/2011 at 19:59

    Vero Barbaresco ? Vero Barolo ? Non parlatemi di Gaja, Giacosa, Borgogno, Mascarello ?
    Ho acquistato e bevuto i vini della Spinetta.
    Il Barbaresco Starderi 1997: gran vino, ma di qui a chiamarlo Barbaresco ne passa !
    Mi spiace, ma se questo è il Barbaresco del futuro, dovrò rivolgermi ad altre denominazioni per soddisfare i miei sensi !
    … ma per fortuna (senza scomodare nomi altisonanti) c’è Cascina delle Rose che lo fa ancora come piace a me.

    • Franco Ziliani

      12/07/2011 at 21:36

      a mio avviso quel vino che citi Marco non e’ il Barbaresco ne’ del passato, ne’ del presentge ne’ del futuro. E’ semplicemente altra cosa…

  6. Marco De Tomasi

    12/07/2011 at 21:58

    Si un’altra cosa. Con una aggravante: questi vini “muscolari”, decisamente “parkerizzati” non sono certamente il futuro. A mio gusto è un concetto di grande vino ormai sorpassato. Di vini pin-up (vistosamente siliconati), ne ho piene le tasche. Cerco altro.

  7. suslov

    13/07/2011 at 09:48

    beh insomma i francesi arroganti lo sono eccome …

    puo’ chiamarli anche “consapevoli del proprio valore”, la sostanza non cambia.

  8. Siria

    13/07/2011 at 15:36

    Ma come fate a non capire che l’intervento di Alessio è sarcastico?

  9. alessio

    14/07/2011 at 07:36

    grazie Siria, se vi interessano vi fornisco altri spunti su cui riflettere

  10. filippo

    14/07/2011 at 12:33

    @Alessio: opss, non avevo capito che avrei capito, forse… se ho capito bene…

  11. Briscola

    14/07/2011 at 20:47

    Qui a Marte non abbiamo capito niente, però vediamo che c’è dell’agitazione sull’argomento (?).
    C’è uno in grado di fare una sintesi papale papale sine metaphora? Siamo dei semplici, noi…
    Grazie!

  12. UnoQualsiasi

    19/07/2011 at 18:25

    Ma cosa mai vi avranno fatto quelli della Spinetta?Contratto è una grandissima azienda, se và in mano a vignaioli anziché industriali non è meglo?L’autore è stato trattato male dal Rinoceronte??
    Ziliani ma lei è su tutti i blog della rete? Mi sembra come Silvio…..è dappertutto!

  13. Luciano

    08/09/2011 at 10:32

    In passato ho avuto modo di bere e apprezzare moltissimi i fantastici barbera di Contratto Panta Rei e Solus Ad. Mi pare di capire che non verranno piu’ prodotti dalla Contratto. Qualcuno ne sa qualcosa?

  14. Francesco

    11/12/2014 at 04:11

    Vi fornisco alcuni punti su cui riflettere…

    Sono un viticoltore di Canelli, alla Contratto ho venduto l’uva l’anno scorso, mi ha pagato nei tempi prestabiliti (non meno di altri produttori, anzi…) e ha fatto una selezione in vigneto che non avevo mai visto fare da altri produttori della zona a cui avevo venduto l’uva prodotta della stessa vigna in anni passati.

    A Canelli ha trascinato ed è stato d’esempio alle altre Cattedrali Sotterranee aprendo per primo le cantine ed organizzando (sempre per primo) eventi enogastronomici nelle stesse.

    Vado in palestra nell’edificio di fronte (centro sportivo Okipa) e da un anno a questa parte non trovo più parcheggio causa le numerose macchine dei dipendenti di una cantina che negli ultimi anni era un po’ stanca.

    Da piemontese mi auguro che i produttori di Alta Langa (Gancia, Coppo, Contratto, Cocchi, Banfi, Tosti, Enrico Serafino, Fontanafredda, Martini Rossi, Pianbello per citarne alcuni) riescano a dimostrare al mondo che siamo ancora in grado di fare spumanti metodo classico.

    Le lotte tra guide mi annoiano.

    Il mercato premia i migliori.

    Saluti

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