Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa
My Wine Notes

Enoriflessioni

In Francia scoprono il Sangiovese mentre a Montalcino qualcuno vorrebbe farne a meno

Pubblicato

il

Singolare e divertente, per certi versi, la notizia data dall’amico wine writer americano David Furer sull’edizione on line della rivista britannica Decanter: “Italy’s Sangiovese grape has been planted extensively in the Herault region in the south of France”.
Il che tradotto sta a dire che il vitigno italiano Sangiovese è stato piantato in maniera estensiva nella regione dell’Hérault nel Sud della Francia.
Hérault vuol dire Languedoc, l’area vitivinicola che comprende Montpellier, Béziers, Sète (il porto che vide più volte l’assalto dei vignerons francesi alle navi che trasportavano vino da taglio in arrivo dal Sud Italia in una guerra del vino tra poveri).
Hérault vuol dire anche Aniane, dove ha sede quel fantastico domaine, creato dalla genialità di un grande uomo come Aimé Guibert, che corrisponde al nome di Mas de Daumas Gassac, ovvero uno dei più grandi e ambiziosi Vin de pays di Francia.
In questo angolo meraviglioso di Francia, secondo quanto riferisce Furer, che ha interpellato i Vivai Cooperativi di Rauscedo, sono state o sono sul punto di essere piantate qualcosa come 170 mila barbatelle di Sangiovese, dei cloni denominati Toscano, Brunello, Romagnolo, Prugnolo, Montalcino, e Morellino, ad opera di aziende che si chiamano Domaine de Gournier, des Peyrats, de la Bousquette, Clos des Roques, e de St. Laurent. Sangiovese scelto per il suo blasone e per la sua resistenza alla siccità, oltre che per la prospettiva di fornire buone rese, e perché rappresenta, così ha dichiarato il direttore generale di Rauscedo Sartori, “un’interessante opportunità per il Sud della Francia”. Come potrebbero presto rappresentarlo, dice, altre varietà come Malvasia, Incrocio Manzoni e Teroldego, mentre in Toscana la richiesta di nuove vite di Sangiovese è fortemente calata, di oltre un terzo, negli ultimi dieci anni.

Di fronte a questa notizia la reazione può essere duplice. Di soddisfazione, nel vedere come in Francia, dove notoriamente non si regala niente ai competitors stranieri, soprattutto se italiani, scoprano le potenzialità ed i pregi di questa grande varietà tipicamente italiana, anzi toscana.
E di rabbia, nel pensare che mentre il Languedoc vive un eno “coup de foudre” per il Sangiovese, nella terra dove il Sangiovese si esprime al suo meglio, a Montalcino, con pervicace e diabolica ostinazione, si provi ancora, ora dicono solo nel caso del Rosso, ma tanto lo si sa bene come puntino in realtà a Messer Brunello, ad andare oltre al Sangiovese, a sancirne una condizione d’insufficienza (bisognoso dell’aiutino di qualche vitigno migliorativo: i soliti, quelli della vicenda di Brunellopoli), aprendo la strada alla presenza anche di altre uve nei disciplinari.
Povero Sangiovese che non sei “profeta in patria”, e che appari ingombrante, vecchio, da superare, per i “brillanti intelletti” dei soliti padroni del vapore e di qualche intellettuale arruolato per la bisogna, in quel di Montalcino: speriamo che almeno in Francia, nel solare e profumato Languedoc, nella più giovane e innovativa delle regioni vitivinicole francesi ti sappiano apprezzare amare e rispettare come meriti…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare

0 Commenti

  1. Nelle Nuvole

    30/05/2011 at 12:17

    Caro Franco,
    non si può proprio fare a meno del Brunello e di Montalcino! Non conosco altro vino o altro territorio che abbia scatenato e continui a scatenare così dibattiti accesi e passioni così forti.Nel panorama italiano naturalmente.
    Il fatto che il vitigno Sangiovese sia considerato dai francesi come miglioria per uno dei loro territori vitivinicoli é per me una buona notizia. I risultati si vedranno fra anni, già in altri paesi più lontani si é provato a piantare e produrre vino utilizzando il Sangiovese, senza arrivare ad un granché.
    Il fatto é che, al di fuori di certe zone, il Sangiovese non raggiunge una qualità alta o altissima. Si limita ad essere un buon vino.
    Per fare grande il Sangiovese ci vuole un territorio particolare, e anche tanto tempo. In questo Montalcino si distingue. Nonostante la fiumana di parole, preghiere, esortazioni, indirizzate a far sì che la denominazione ritrovi lo smalto e la peculiarità del passato, siamo ancora con il fiato sospeso.
    Credo però che l’ultima parola e la responsabilità spetti ai produttori, riuniti per la maggior parte sotto l’ombrello del Consorzio del Brunello di Montalcino. Loro hanno già votato per il mantenimento del 100% di Sangiovese nella denominazione Brunello e sono convinta che la maggioranza non voglia modificare l’uvaggio del Rosso di Montalcino.
    Quello che tutti vogliono é ritornare ad essere riconosciuti come zona massima di produzione vinicola mondiale. Proprio in questi giorni si vedrà se la volontà comune creerà una coesione che finora non c’é stata.
    Tu sei stato fra i più attivi nel tenere desta l’attenzione sul mondo Montalcino, che Bacco ce la mandi buona.

  2. Cristina Russo

    30/05/2011 at 14:25

    I toscani dovrebbero essere meno commercianti e più vignaioli. Ispirarsi un po dai langaroli. Per quanto riguarda i francesi, facciano quello che vogliono. Meglio pensare a casa nostra.

  3. non conosco il sangiovese direttamente, nel senso che non l’ho mai lavorato, mi fido quindi della sempre attenta e professionale nn quando dice che “Per fare grande il Sangiovese ci vuole un territorio particolare, e anche tanto tempo”
    in considerazione di ciò non posso non gioire della notizia da lei riportata sig. Ziliani, gioire per i colleghi (intesi come vignaioli veri) di Montalcino, perchè finalmente si darà maggior valore alle terre vocate e alle persone capaci, e non ai chirurghi plastici.
    la terra non mente mai!

  4. silvana biasutti

    30/05/2011 at 19:12

    Saint Jovais. Suona bene.

  5. Francesco d'Elia

    30/05/2011 at 21:15

    Forse tutte e due le notizie sono preoccupanti.. Cosa faranno i francesi con il Sanjeuvaise..? Forse un Brunellò..?

  6. Mike Adair

    31/05/2011 at 05:44

    Since when did the Frence ever have a clue about Brunello, Make wine for the love of the land and the grape, California, Chile,
    Argintina, New Zealand, Spain, Croatia, make good wines I could go on forever.
    Get some good friends, Get some great food, and open up the wine and live life, Look at MHLV(Chandon) in China $$$$ …
    need i say more.

    Open them Up !!!! Cheers

    Rancho San Miguel Winery , California

  7. Luca Risso

    31/05/2011 at 15:36

    Mode Carla Bruni on
    Sangiovese?
    Quelle volgarité!!!
    Les français ont acheté du Nielluccio, bièn sure…
    Mode Carla Bruni off

    Luk

  8. Stefano Tamburini

    28/01/2014 at 17:53

    Avendo lavorato nella viticultura francese in tutto il sud della Francia e anche a Chateaxneuf du pape quando ho deciso di impiantare una vigna a casa mia in Toscana ho deciso per tre vitigni. Il Sangiovese per motivi di territorio, il Cabernet per renderlo più leggero e una vite autoctona nella stessa percentuale. Che nel Herault abbino scelto il Sangiovese mi sorprende. Loro hanno il Grenache molto superiore. http://www.grenachesdumonde.com/it/le-vitigno-it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy