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My Wine Notes

Interrogativi

Quattro saggi per risolvere i problemi del vino trentino: ma sono davvero “super partes”?

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Leggo che nel sempre più complicato e contrastato mondo del vino trentino, dove da anni le potenti mega cantine cooperative fanno il bello ed il cattivo tempo con il beneplacito del potere politico e ai produttori privati, piccoli vignaioli e aziende private, restano le briciole, hanno pensato, dopo la decisione dell’Associazione dei Vignaioli di salire sull’Aventino e di non partecipare alla classica Mostra dei vini di Trento, e dopo la sospensione della discussa Consulta del vino, che avrebbe essere composta da 10 membri, sei in rappresentanza della Cooperazione, vale a dire le cantine socie di Cavit, Mezzacorona e La Vis, un solo membro in rappresentanza dei Vignaioli, uno per il commercio e uno per l’industria, ad una “soluzione” magica.
Come scrive Francesca Negri sul suo blog Geisha Gourmetleggete qui – secondo quanto riferisce il comunicato stampa diffuso dalla Provincia autonoma di Trento e dall’Assessore all’agricoltura Tiziano Mellarini, si è pensato, per riprendere “a dialogare costruttivamente per definire di comune accordo i percorsi su cui impostare il proprio domani” e rasserenare il clima, e costruire un ponte tra le varie opinioni in campo per mirare a un’auspicabile unitarietà di visione, di creare una sorta di “cabina di regia”, cui verrà affidato “il compito di individuare le strategie per ridare slancio e futuro al mondo del vino trentino” .
Così, “dopo una approfondita analisi della situazione, l’assessore Tiziano Mellarini ha deciso di accantonare l’attuale pomo della discordia, vale a dire la Consulta con tutti i suoi delicati equilibri interni, e di affidare a quattro esperti super partes, quattro “saggi” di riconosciuta esperienza e competenza professionale, il compito di fare sintesi di quanto detto e scritto finora e in particolare di riempire di contenuti, di proposte e di priorità operative un percorso da affrontare urgentemente e sul quale potersi confrontare concretamente con tutti gli attori in campo per poter giungere in breve tempo a quella condivisione di obiettivi e strategie che è la condizione primaria per poter affrontare il futuro ed essere più competitivi e credibili sui mercati”.
Chi sono i “saggi” che affiancati da una segreteria coordinata da Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento Agricoltura e alimentazione della Provincia autonoma di Trento, dovranno fare il miracolo di far tornare la concordia dove attualmente regna la divisione?
Si tratta del professor Attilio Scienza docente di viticoltura all’Università di Milano, di Enrico Paternoster enologo dell’Istituto di San Michele, di Fabio Piccoli esperto in marketing e comunicazione di settore e di Emilio Pedron tra i più autorevoli manager del vino italiani.
Bene, niente da dire su Scienza, che è trentino di nascita e la cui competenza è davvero a prova di discussione, e per Paternoster, che è un enologo serio e capace, come ha dimostrato sia all’Istituto sia nelle consulenze per altre piccole cantine trentine, ma dove starebbe la “saggezza”, la “riconosciuta esperienza professionale”, nel caso di Fabio Piccoli, uomo per tutte le stagioni del mondo del vino del vino italiano, giornalista, consulente, collaboratore dell’Informatore agrario e del Corriere Vinicolo, responsabile di comunicazione di progetti dell’Unione Italiana Vini e dell’associazione Città del Vino?
E, soprattutto, come diavolo si può parlare di personaggio “super partes” per Emilio Pedron, sino a poco tempo fa amministratore delegato di quel Gruppo Italiano Vini, che sino a due anni fa ha visto come storico socio le Cantine Mezzacorona, ovvero uno dei grandi colossi del mondo cooperativo trentino.
Ma come si può pensare che Pedron, con la sua storia ed il suo percorso, possa prendere decisioni che siano davvero a favore del vino trentino in toto e non solo di una sua componente?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Pie

    02/05/2011 at 17:07

    Mi sarebbe piaciuto leggere qualche commento dei partecipanti al blog sull’argomento…

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