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My Wine Notes

Editoriali

Vigneti a filo autostrada: ma che razza di sviluppo è mai questo?

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Avrei potuto tranquillamente continuare a fare finta di niente e tenermi per me quegli interrogativi che mi facevo – e chissà quanti altri si pongono – ogni benedetta volta che percorrendo la trafficatissima autostrada A 4, in direzione Brescia-Venezia, mi capitava di costeggiare, nel tratto subito dopo Palazzolo sull’Oglio sino al casello di Rovato (e viceversa procedendo verso Bergamo), quei vigneti sorti da qualche anno proprio a filo del nastro di asfalto. Dove ogni giorno transitano senza soluzione di continuità autovetture e camion…
Vigneti situati ai piedi di quel luogo simbolo che è il Monte Orfano, a filo dell’autostrada, una delle autostrade e delle tratte autostradali più trafficate di tutta l’Italia, nel cuore di quella zona bellissima e a me particolarmente cara, che è la Franciacorta. Dove nasce quel Franciacorta Docg che costituisce una delle indubbie eccellenze del metodo classico in terra italiana. E allora, consapevole che questa uscita non sarà gradita a qualcuno, che magari qualche azienda, le stesse che hanno inopinatamente piantato i vigneti proprio lungo quel tratto di autostrada, se la prenderà per questo rilievo, per questo mio semplice sottolineare che l’acqua è bagnata, ho deciso che non potevo tacere.
Che non potevo proprio non chiedermi ad alta voce su Lemillebolleblog, e soprattutto non chiedere ai miei amici franciacortini, che razza di idea di sviluppo ecosostenibile, quello che porta la Nuova Zelanda a lanciare il Sustainable Winegrowing Program, l’Australia il Sustainable Winegrowing Program, la California la Sustainabile Winegrowine Alliance, quale concezione di viticoltura attenta all’impatto ambientale, quale concetto di produzione di uva sana ci sia stata in passato in quella bellissima zona, che propone vini che continuo a considerare esemplari nella loro tipologia, per consentire, a chi ha pensato di farlo, di piantare vigneti proprio in quei posti.
E mi sono chiesto e mi chiedo quale idea di un vino “buono pulito e giusto” abbiano quelle aziende, magari anche importanti, che hanno pensato di estendere la loro superficie vitata, di produrre di più, di rispondere ad una domanda crescente, scegliendo la “vista autostrada”…
Magari sarò solo un Don Chisciotte, un dannato idealista, un “pirla” che non ha capito come vanno le cose e che non sa “stare al mondo”, ma accidenti, non è proprio questo il tipo di sviluppo, il modello (anche etico) di sviluppo, che penso sia giusto e che sogno per questa bellissima zona vinicola lombarda e italiana…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Gaetano

    16/03/2011 at 10:42

    Tanto per restare dalle mie parti non è che Soave e Lison Pramaggiore siano da meno…

  2. Francesco d'Elia

    16/03/2011 at 10:53

    In effetti dubito che il traffico autostradale con le sue ricadute sul territorio sia molto “bio”, ricorda un po’ gli allevamenti di frutti di mare in prossimità dei porti.. Il ragionamento lo deve aver fatto chi possiede terreni in prossimità di autostrade sulla miglior maniera di utilizzarli.. Vicino ad una autostrada ci starebbero meglio dei bei capannoni di logistica che non dei vigneti, la domanda è: sono venuti prima i vigneti o l’autostrada..? E’ prevista da parte dei produttori una corretta informazione sulla localizzazione dei vigneti..? Oppure ci si chiederà perché il vino sa di gasolio..?

  3. Armando Castagno

    16/03/2011 at 11:14

    Considerando la zona e la sua (cito Porthos) “irreprensibile progettualità” – leggi: capacità di cavare il sangue dalle rape – vedrai che qualcuno inaugurerà un nuovo filone nella nomenclatura dei vini: avremo il Ronco della Mezzeria, il Clos du Guard Rail, il Vigna Casello.

  4. Angelo Clerici

    16/03/2011 at 11:17

    Gentile Sig. Ziliani,
    sono un piccolo produttore piemontese e da circa 20 anni si reca a Verona alla “festa patronale” chiamata Vinitaly.

    Ogni anno, immancabilmente transitando da quella autostrada, mi sorge lo stesso dubbio e quello che più mi incuriosisce è quale sia la strategia di marketing dei proprietari di quei vigneti che con grande orgoglio issano cartelli per farci sapere che quei vigneti sono di loro proprietà!!! Se fossero miei, mi guarderei bene dal farlo sapere !!!!!!

    PS ma che goduria è stata ieri sera ! La nostra pazza inter non smette mai i stupirci .

  5. Antonio Grimaldi

    16/03/2011 at 11:24

    Premessa: non sono bresciano, ma da quando mi sono trasferito in Franciacorta 4 anni fa dalla provincia di Firenze in quel di Erbusco ho inziato ad apprezzare moltissimo le bollicine prodotte in questa bellissima zona, e penso che i franciacortini abbiano fatto un gran lavoro sia tecnico che promozionale (non proprio comune in Italia!).
    Bene, detto questo, proprio perchè vivo non lontano dall’autostrada (senza contare le grosse e trafficatissime tangenziali che tagliano in 4 la regione: sp 19 tratto Ospitaletto-Gussago e sp 510 tratto Rodengo Saiano-Provezze) e che ogni giorno muovendomi ho sempre sotto gli occhi, non sono mai riuscito a comprendere il perchè di tutti questi vigneti a ridosso di tali strade. Soprattutto perchè mi hanno sempre insegnato alcune cose al riguardo:
    1) dove si coltiva da sempre mais e piante foraggere il suolo è desisamente fertile e ricco di acqua, prima ragione per escludere la viticoltura in genere ma soprattutto quella di qualità (e che non mi vengano a dire che per le basi spumanti si può spingere la produzione tanto la maturazione!?! dell’uva non è così importante….);
    2) c’è una legislazione di lunga data che vieta la coltivazione di tutte le colture da alimentazione sia umana che animale entro un certo raggio da grandi arterie: non ricordo di quanto, ma sicuramente di più di quello esistente in TUTTI gli appezzamenti citati;
    3) questi appezzamenti sono tutti prevalentemente di pianura, in zone tra le più basse dei comuni di Erbusco e Adro, con umidità maggiore che in altri parti (dal provinciale in giù la nebbia è di prassi nel periodo autunno-invernale…) quindi la produzione di uva non risulterà tanto di qualità (finirà sempre tutta nei Franciacorta “base”?);
    4) a causa di quanto detto sopra, gli interventi fitosanitari durante la campagna viticola sono sempre maggiori che in altre aree (vivendoci ne ho la prova!), il che comporta maggiori probabilità di residui chimici nei vini, i quali dovranno essere trattati con maggiore “attenzione” in cantina (e la qualità del frutto dove va a finire?).
    Detto questo, che mi viene da pensare al riguardo? Che il successo del Franciacorta abbia creato per qualche anno una corsa quasi spasmodica al piantare nuovi vigneti, anche a ridosso dell’autostrada. Sono finiti là perchè anche se molto bella e vocata, la Franciacorta viticola è piccola, incastonata in quella porzione di terra tra il lago d’Iseo e le ultime propaggini moreniche a sud: un’area quindi ben delimitata e non ingrandibile a priori. Soprattutto per produrre quei vini di qualità che sono il giusto vanto della Franciacorta. E che io per primo amo, beninteso per quanti penseranno che sto sparando sentenze sui bresciani!
    Quanto detto sopra viene quasi confermato dal fatto che il consorzio per qualche anno ha vietato nuovi impianti nell’area a DOCG: non sarà che la coperta sia stata tirata un po’ troppo?

    Con questo, buon Franciacorta a tutti!

    Antonio

  6. Angelo Stefini

    16/03/2011 at 11:45

    Hai perfettamente ragione me lo sono chiesto tante volte anch’io tutte le volte che transito in quel tratto di autostrada: ma che uve portano in cantina? Ma…saperlo.

  7. Daniela (SenzaPanna)

    16/03/2011 at 13:49

    Anni fa parlando con un amico austriaco anche lui geologo, figlio di uno dei maggiori botanici italiani mi diceva già allora che si stupiva di come in Italia si permettesse la coltivazione a ridosso delle autostrade, mentre nella piccola Austria c’è una legge chelo vieta e che viene fatta rispettare.
    Queste vigne sono sotto gli occhi di tutti, non è facile nasconderle o camuffarle. Tutti pensiamo che ci vorrebbe una distanza di rispetto.. e poi?
    Lavorando per e nell’ambiente e occupandomi ultimamente di diffusione di informazione, geologica nello specifico, mi accorgo che c’è spesso uno scollamento tra quello che si dice e quello che si fa. Credo che la strada sia informare prima di tutto e responsabilizzare.
    Anche divertendosi.

  8. Andrea Pagliantini

    16/03/2011 at 13:51

    Se l’autostrada è a poco più di dieci metri dalla vigna ci sta anche sia una produzione biologica.
    Non per fare il veggente, ma la nuova frontiera delle prossime indagini (niente a che fare con questo case e queste vigne sia chiaro) è proprio il biologicodinamico che facciamo noi italiani avvezzi a fare i furbi come sempre.

  9. Silvana Biasutti

    16/03/2011 at 15:03

    Ti ho già commentato altrove ma sento il bisogno di accodarmi all’intervento di Daniela (Senza Panna)@, di Antonio Grimaldi@ e di Andrea Pagliantini@…

  10. Vincenzo Pincolini

    16/03/2011 at 16:03

    Franco parla di Franciacorta .Ok. Ma i vigneti del Trentino (e le mele)lungo la Brennero? Io penso che ci sara’ qualcuno che ha studiato gli “impatti” sulle produzioni . Sarebbe bello conoscere “numeri” e forse sarebbe anche interessante. Ma purtroppo alzi la mano chi crede al “biologico” al “biologicodinamico” ecc. Certo e’ da italiani medi dubitare di tutto ma la questione posta da Franco e’…..agli occhi di tutti.

  11. leodorme

    16/03/2011 at 18:19

    anche a me viene immediatamente in mente quello che combinano a soave… Nessuno vuole quell’abominio ma intanto lo approvano.
    Qui l’articolo con il fotomontaggio della cosa: http://www.larena.it/stories/Home/233526_il_super_viadotto_gi_stato_approvato/

    Certe cose non si riescono a credere.

    Perchè non metterci anche una bella centralina nucleare?!

  12. marcello

    16/03/2011 at 19:01

    Non solo i vigneti franciacortini sono a ridosso dell’autostrada,ma altrettanti vigneti della Franciacorta nascono accanto a strade statali interne trafficatissime . Da inesperto, mi ponevo il problemma un decennio fa, osservando i vigneti che vedevo transitando in automobile(sono un bresciano) e mi chiedevo appunto, se il prodotto finale fosse comunque un buon prodotto…. Marcello

  13. Mauro Pallido

    16/03/2011 at 19:14

    Come ha già detto molto bene Antonio, la Franciacorta non è vicina solo ad un’autostrada, è anche attraversata, oltre alle due già dcitate, anche da una trafficatissima “superstrada” che collega Lago d’Iseo a Brescia città e da un’altra strada ad altissima percorrenza che va da Iseo a Rovato. Entrambe sono a contatto diretto con numerosissimi vigneti, anche di famose “Maison franciacortine”.
    Certo in Franciacorta non sono solo quei vigneti vicino all’autostrada ad essere sottoposti all’inquinamento da traffico pesante.
    Essendo in questo territorio sempre più diffusa la consuetudine di “marchiare” i propri vigneti con bei cartelli dell’azienda proprietaria. Si potrebbero facilmente fare i nomi di queste aziende con vigneti poco ecosostenibili, oltre che poco vocati.
    Poi ogni consumatore, una volta consapevole delle varie situazioni, può scegliere cosa versarsi nel bicchiere.
    Un discorso generale in questo caso a mio avviso è un po’ ambiguo, colpisce tutti e nessuno. Al contrario, elencare quali aziende hanno piantato vigneti cosi esposti all’inquinamento da traffico pesante ed in zone così poco vacate, rende un servizio ai consumatori che, se vogliono possono scegliere di bere altro, anche in Franciacorta, dato che moltissime aziende hanno splendidi vigneti in posti dove si può tranquillamente parlare di agricoltura ecosostenibile ed di alta qualità.
    Cordiali saluti,
    Mauro

  14. paolo

    16/03/2011 at 19:19

    Lo stesso accade in Trentino…..ed anche in Piemonte, specie nell’astigiano, lungo statali molto trafficate.

  15. Miki

    16/03/2011 at 19:31

    Laveranno le uve con l’Amuchina prima di pigiarle no?!

  16. roberto m. moschella

    17/03/2011 at 21:01

    bisognerebbe fare i nomi. Coraggio fate i nomi. Io che non conosco la regione devo sapere cosa metto nel bicchiere.

  17. Pop

    18/03/2011 at 11:47

    Non voglio cantare fuori dal coro per partito preso, ma mi chiedo: la qualità delle uve si riduce veramente se la coltivazione avviene vicino all’autostrada? Le sostanze che costituiscono l’inquinamento atmosferico sono certamente dannose se inspirate (monossido di carbonio, micropolveri etc), ma potrebbero essere innocue se fissate nel terreno, nell’acqua, ma anche sulla superficie dell’uva e nel suo interno in modo da finire poi nel vino. Io non lo so se in questa forma sono sostanze innocue, ma onestamente non so neanche se sono dannose. In particolare potrebbero essere indistinguibili da altre sostanze minerali che la vite comunque preleva dall’ambiente naturale. Insomma se facendo un’analisi di un vino prodotto con queste uve non emergono sostanze tossiche diverse da quelle presenti in un vino prodotto in una zona ritenuta più adatta, di cosa ci stiamo preoccupando? E’ stata mai fatta una tale analisi tossicologica (o anche una degustazione comparata, visto che i sensi di tanti degustatori, primo tra tutti il nostro ospite, valgono ben più di un laboratorio chimico) di vini sospetti oppure ci basiamo su un atto di fede: se (l’inquinamento) fa male a me, fa male anche alla vite? e in questo caso quanti fertilizzanti, anche naturali, non dovrebbero essere usati in agricoltura perchè sono veleni per l’essere umano?

    • Franco Ziliani

      18/03/2011 at 12:39

      io ho fatto soprattutto una valutazione di tipo estetico, legata all’immagine, al modo di presentarsi. Quei vigneti a filo autostrada non sono la migliore delle carte d’identità credo…

  18. Daniela (SenzaPanna)

    18/03/2011 at 13:12

    Vorrei rispondere a Pop almeno per quanto mi riguarda. Magari avessi il palato così fine da distinguere al sapore un vino prodotto a pochi metri da un’autostrada da uno a debita distanza.
    D’altra parte non è detto che i veleni siano sempre di sapore cattivo o siano riconoscibili con altri sensi. Vedi molti oliacci usati per friggere, di sicuro lasciano il prodotto più friabile quindi in apparenza più appetibile, però non sono sani e questo non ce lo dice l’olfatto, il gusto o la vista.
    Dico solo che con tante terre incolte non sento il bisogno di avere i vigneti sotto i viadotti.
    🙂
    Poi è il mio pensiero, sono disponibile a parlarne.

  19. antonio grimaldi

    18/03/2011 at 17:27

    A Pop@: le sostanze inquinanti presenti sia nel terreno che nell’aria vengono SEMPRE assorbite dalle piante, specialmente i metalli pesanti (anche se da anni prendiamo benzina “verde” senza piombo, ‘sti benedetti metalli ci sono sempre!). Quindi i vini prodottie dalle uve (o la frutta, il latte proveniente da vacche alimentate a foraggio, etc) che sono state coltivate in aree vicino a fonti inquinanti possiedono sempre livelli di tossine superiori alla media.
    Perciò Franco non è solo questione di estetica, ma di sicurezza alimentare vera e propria! Poi in Franciacorta c’è l’aggravante, a mio avviso, che quelle aree non sono le più idonee a prescindere, che si siano o meno autostrada in giro….

    Antonio

  20. Vittorio

    19/03/2011 at 19:27

    Torno da una due giorni lavorativa in val d’Adige. Che dire: le condizioni lungo l’A22 del Brennero sono alla portata di tutti. Ettari di vigneti, specie nelle aree intercluse fra l’Autostrada e la statale. Una preoccupante commistione questa, che si accompagna ad un altro dei mali che degradano le valli fluviali di mezza Italia: la crescita spropositata delle zone industriali. Capannoni, stabilimenti, aziende nell’apparente caos ordinato che, immancabilmente, va sotto alla prima alluvione e che esalano a pochi passi dagli chardonnay. Anche nella zona dell’Orvietano, sempre ai limiti dell’autostrada, si è partiti all’attacco delle fragili colline d’argilla che lambiscono il manto d’asfalto, prima erose da bizzarri calanchi, oggi pettinate da rigidi filari. Storicamente i castelli romani, che bordano l’A1 verso sud. Chissà che fine faranno le acque piovane che dilavano gli oli, le gomme delle ruote e i metalli dei freni…

  21. bob

    20/03/2011 at 08:19

    ..è la nuova frontiera del bio-logico!!

  22. donatella

    21/02/2015 at 18:12

    Ciao proprio ora di rientro dalla montagna mi trovo sulla Brennero tra trento rovereto Affi e mi sono chiesta il perché di tutte quelle vigne a ridosso del autostrada

  23. Gabriele

    30/08/2015 at 22:49

    Purtroppo la pianura padana è questa, uno dei luoghi più inquinati al mondo. Non credo che coltivare poco più in là cambi molto le cose. Va considerato anche che con il consumo di terreno non é poi cosi facile localizzare un terreno coltivabile a vigneto con tutte le caratteristiche del caso. Pensate che vivendo in città e viaggiando lungo le autostrade per lavoro non si assumano continuamente polveri sottili ed inquinanti? Le condizioni dell’ambiente in cui viviamo sono queste, se si vuole cambiarle occorre partire da una rimodulazione degli stili di vita energivori e spreconi. Quella dei vigneti ecosostenibili e buoni è l’ennesima operazione di marketing di un sistema che continua a replicare se stesso senza andare veramente nella direzione di un miglioramento ambientale.

    • franco ziliani

      31/08/2015 at 09:26

      ovviamente non sono assolutamente d’accordo con lei ma registro il suo punto di vista

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