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My Wine Notes

Bollicine che passione!

TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 vs Cuvée Annamaria Clementi 2003 Cà del Bosco

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Confronto al vertice tra due assolute primedonne del metodo classico italiano, il TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari delle Cantine Ferrari di Trento, di cui ho testato l’ultima annata in commercio, la 2001, e del Franciacorta Docg Cuvée Annamaria Clementi della Cà del Bosco di Erbusco, che ha idealmente lanciato la “sfida” al “Giulio Ferrari”, come normalmente siamo abituati a chiamarlo con il millesimo 2003, quella che ho proposto su Lemillebolleblog.
Fuoriclasse a confronto in una sfida all’ultima bollicina, e con prezzi che, in enoteca, si mantengono sempre sostenuti, intorno agli 80 euro (per 42.000 bottiglie prodotte) il Giulio Ferrari, 70-75 euro per 46.000 bottiglie prodotte la Cuvée Annamaria Clementi.
Se volete sapere com’è andata, beh, leggete qui il resoconto completo

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

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  2. emanuele

    23/03/2011 at 16:23

    Ziliani, mi permette una domanda? Prezzo a parte, perché è l’unico mordente che lega questi 2 vini. Cosa centra un Franciacorta ad un Trento Doc? e quali sono i parametri di giudizio (bollicina a parte) che li accomunano?

    • Franco Ziliani

      23/03/2011 at 17:07

      io avrei anche spiegato chiaramente che ho messo a confronto le due più importanti (e costose) “cuvée de prestige” italiane…

  3. emanuele

    23/03/2011 at 17:36

    Permetta la mia ignoranza, ma se le faccio ascoltare un brano dei Beatles e uno dei Rolling Stones cos’hanno in comune oltre al fatto di essere entrambi britannici?
    Non le sembra un azzardo paragonare 2 prodotti diversi tra di loro? Il parametro di misura oltre al prezzo e la bollicina dove lo collochiamo?

    • Franco Ziliani

      23/03/2011 at 17:45

      registro il suo diverso parere ma resto della mia idea: il confronto era più che giustificato

  4. emanuele

    23/03/2011 at 18:03

    Naturalmente.De gustibus non disputandum est. E io registro la sua opinione in merito pur non essendo concorde coi suoi parametri di giudizio.
    Ma il vino è anche bello per questo, o no????

  5. Daniele Sala

    23/03/2011 at 20:49

    Mi permetto di inserirmi nel dibattito tra Franco ed Emanuele sull’opportunità del confronto fra questi due vini. Premesso che in passato mi è capitato di degustare il Giulio Ferrari e non il Cà del Bosco, trovo che tutto sommato raffrontare due blasonati Metodo Classico italiani non sia poi così fuori luogo. Seppur di zone diverse e con uvaggi differenti, sono convinto che il paragone sia coerente ed equo, senza contare poi che ogni tanto ha un suo fascino fare nella vita dei “romantici” confronti fra “Titani”. Ed il bello di questi paragoni è che se ne può discutere per ore ed ognuno trova l’uno migliore dell’altro. Lo si fa nel calcio fra Maradona e Pelè, lo si fa nelle auto fra Ferrari e Lamborghini. Tornando al vino chissà, non mi spiacerebbe vedere un giorno qui un confronto fatto da Franco fra il Barolo “Monfortino” ed il Brunello di Soldera….due “Mostri Sacri” dell’enologia italiana (che non ho mai avuto il piacere di degustare)!
    Spero di non scatenare un putiferio con questa mia ultima proposta….a Franco l’ardua sentenza!

    • Franco Ziliani

      23/03/2011 at 21:03

      ma che stravagante proposta! Mentre ha perfettamente senso mettere a confronto due metodo classico top italiani, non ha assolutamente senso farlo con un Barolo e un Brunello di Montalcino…

  6. emanuele

    24/03/2011 at 02:05

    Mi scusi Ziliani, perché per il top dei metodo classico si, e per i top dei rossi fermi no?
    Seguendo il ragionamento di Daniele Sala ci potrebbe anche stare, che ne pensa?

  7. Marco De Tomasi

    24/03/2011 at 10:07

    Premesso che ho avuto l’opportunità e la fortuna di bere tutti e quattro i vini menzionati.
    Ma poi cosa stabilisce che Giulio Ferrari e Annamaria Clementi o Monfortino e Soldera siano il “top” delle rispettive categorie ?
    Il prezzo ?

  8. Daniele Sala

    24/03/2011 at 18:52

    Da accogliere secondo me l’obiezione di Marco De Tomasi relativa all’opportunità di considerare quei vini il “top” delle rispettive categorie…..infatti personalmente mi sono limitato a definirli “blasonati” oppure “mostri sacri”!
    Anche perchè credo sia fuori luogo cercare di definire un vino il top della sua caterogia….fatto che è poi anche il tallone d’Achille di ogni concorso ed ogni guida….che per equità come minimo dovrebbero degustare la quasi totalità dei vini per poter discutere su eventuali conclusioni. Tralasciando poi la inevitabile soggettività che seppur in minima parte riguarda anche i degustatori professionisti più esperti. Abbandonando questa mia divagazione sui massimi sistemi….vorrei conoscere da Franco i motivi per cui non ritiene confrontabile un grande Barolo con un grande Brunello….lo chiedo davvero senza nessuna vena polemica, ma con tanta voglia di capire! Anche perchè so bene che lui si definisce Barolista, ma so anche che tutti gli anni non manca dal Benvenuto Brunello….per cui l’argomento in questione lo conosce bene e vorrei capire più a fondo il suo punto di vista sull’eventuale confronto! Grazie

  9. emanuele

    25/03/2011 at 01:21

    Vorrei replicare a Marco De Tommasi, e penso che Ziliani concordi con quanto scrivo? Il termine “top” usatato da Franco, e ripreso da me, era unicamente da contestualizzare nella discussione per evidenziare 4 mostri sacri dell’enologia nazionale. Senza nessun riferimento a prezzi.

  10. lino - c.

    25/03/2011 at 02:15

    I un caso (se in purezza) è madre natura, e madre terra.

    Nell’altro,in cantina con la cuvèe,e i saperi dell’uomo.

  11. Marco De Tomasi

    25/03/2011 at 16:29

    Quella sua prezzo era in realtà una provocazione.
    Vero è però che ho trovato alcuni vini nelle rispettive tipologie che sono riusciti ad emozionarmi maggiormente rispetto a questi “mostri sacri”.
    Franciacorta: il dosaggiozero di Andrea Arici.
    Barolo: la riserva 2001 Rocche di Falletto di Bruno Giacosa (come vedete, non è una questione di prezzo).
    Brunello: la riserva 1988 di Pieve Santa Restituta (pre-Gaja) – aperta per festeggiare la vittoria a Germania 2006: un vino spettacolare.

    … ovviamente sono opinioni del tutto personali !

    • Franco Ziliani

      25/03/2011 at 16:46

      é ogni opinione ad essere, per sua natura e definizione, personale e soggettiva…

  12. emanuele

    25/03/2011 at 16:50

    Lino, il vino si fa in vigna, se madre natura e madre terra decidono di non darti un’annata di qualità con uve buone, c’è poco da fare.
    Nel secondo caso che tu citi, la maestranza e i saperi dell’uomo, possono aiutare a migliorare. Ma rimane sempre il fatto che alla base di qualsiasi vino buono ci deve essere l’uva buona.E’ MATEMATICA QUESTA REGOLA

  13. alberto

    26/03/2011 at 13:00

    Mah, potrebbe essere che magari i due spumanti si vinificano con le stesse uve provenienti da zone diverse, quindi paragonabili per evidenziarne caratteristiche comuni o differenze, mentre invece è dura paragonare un sangiovese a un nebbiolo?

    • Franco Ziliani

      26/03/2011 at 16:45

      intanto non sono “spumanti”, ma metodo classico, o meglio Franciacorta Docg e Trento Doc. Impariamo a chiamarli con il loro nome senza fare confusioni…

  14. alberto

    26/03/2011 at 18:50

    Se ricordo bene con il termine spumante si intendono tutti quei vini che a prescindere dal metedo con cui sono stati prodotti, presentano la cosiddetta “spuma”, cosa che in entambi i casi mi sembra abbastanza evidente. E comunque con il mio intervento intendevo approvare il suo accostamento tra questi due vini spumanti da metodo classico. Va meglio così?

    • Franco Ziliani

      26/03/2011 at 18:57

      certo che va meglio Alberto, ma non me li liquidi come banali “spumanti”: sono prodotti molto più raffinati, elaborati, preziosi

  15. alberto

    26/03/2011 at 19:15

    E lo sò, manco farlo apposta qualche sera addietro ho stappato un Giulio Ferrari del 1996, oggettivamente oltre ogni normale concetto di spumante italiano…mea culpa..

  16. il chiaro

    27/03/2011 at 15:12

    certo che è curioso che si possano confrontare 2 metodo classico di diversa denominazione, ma contemporaneamente non lo si possa fare se una delle due denominazioni è francese, in particolare Champagne.
    Dippiù, nebbiolo e sangiovese non si può, ma pinot nero+chardonnay VS chardonnay in purezza si.
    Io trovo che i paragoni siano possibilissimi; paragonare significa misurare le varie caratteristiche e quindi trovare le eventuali differenze, quindi a mio modo di vedere lo si può fare con tutte le tipologie di vino.

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