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Enoriflessioni

Wine Spectator: da Suckling a Bruce Sanderson forse qualcosa sta cambiando

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James Suckling

C’era molta curiosità e molta attesa, soprattutto da parte di chi insiste a giudicare ancora fondamentale (per il mercato) e importante (per i consumatori) quello che dice e scrive la rivista americana Wine Spectator, quella che considera una sorta di abbonata ai Top 100, una nota azienda vinicola toscana, per quanto sarebbe accaduto nel dopo James Suckling, dopo che il mitico “Giacomino” aveva deciso (o l’avevano invitato a farlo?) di abbandonare la testata di cui è stato a lungo European editor.
Sarebbe cambiato più che il taglio degli articoli, il modo di giudicare i vini? Sarebbe cessato lo smaccato modo di Suckling di parlare automaticamente bene dei soliti noti, degli amici e degli amici degli amici, di quelli che sono distribuiti negli States da determinati importati, ignorando sistematicamente altri produttori meno mediatici, protetti e potenti?
Soprattutto quelli i cui vini non si ostinano a compiacere quello stile internazionale e quel “gusto americano” (inteso nella sua accezione più deteriore) ormai superato?
Qualche piccolo segnale positivo c’era stato, leggendo quello che il sostituto di Suckling, il canadese Bruce Sanderson, aveva scritto tra novembre e dicembre sul suo wine blog Decanted che conduce sulla versione on line della rivista. Blog dove Sanderson, che ha la pesante responsabilità di occuparsi dei vini della Germania e dell’Italia, della Borgogna e della Champagne (ma come “cappero” fa un solo wine writer a svolgere un incarico titanico del genere?) e che è a Wine Spectator dal 1993, dapprima come tasting coordinator, poi tasting director, quindi senior editor, aveva pubblicato una serie di impressioni di viaggio e di degustazione scaturite da una visita di alcuni giorni in Langa.

Bruce Sanderson

Ora Sanderson dà la prima vera dimostrazione che qualcosa – anche se Wine Spectator continua a restare una rivista pragmatica e concreta, che si occupa soprattutto di business del vino e tiene conto, e continuerà a farlo, di determinati rapporti di forza – forse potrebbe cambiare, con i testi e le scelte fatte in occasione di un’uscita speciale del Wine Spectator Insider, una sorta di news letter che fornisce anticipazioni sui più recenti assaggi della settimana, dedicata ai Barolo in larga parte dell’annata 2006.
Sanderson definisce i Barolo 2006 “plenty of muscle and structure. It was a slightly cooler and longer growing season, with a later harvest than its predecessors, 2005 and 2004. As a result, the young wines are on the austere side, with acidity and tannins providing plenty of support for the ripe fruit”.
E in fase di wine tasting conferma un giudizio sostanzialmente positivo sull’annata e i suoi vini, assegnando ad un vino un punteggio di 98/100, a due 97/100, ad un altro 96/100, a tre 95/100, a cinque 94/100, a venti 93/100, e poi ancora a due 92/100.
Tra i vini che ottengono i punteggi più elevati non troviamo più, Clerico a parte, con il suo Ciabot Mentin Ginestra, super elogiato anche da Sanderson, buona parte di quei nomi dell’universo langhetto che costituivano una sorta di “riserva speciale” di Suckling, di super abbonati agli outstanding scores. Troviamo con 98 e 97/100 due Barolo di Elio Grasso, con 96 il Bussia Romirasco dei Poderi Aldo Conterno, con due 95/100 il Ginestra 2006 ed il Ginestra riserva 2004 di Paolo Conterno, e poi con 94/100 il Cicala ed il Bussia Colonnello ancora di Poderi Aldo Conterno, con 94/100 il Bricco Boschis Vigna San Giuseppe riserva 2004 di Cavallotto, e poi ben tre vini di Cascina Adelaide, uno di Tenuta Rocca, uno di Fratelli Alessandria.

Certo, determinati Barolo cari a Suckling, come quelli di Azelia, Pio Cesare e Paolo Scavino sono sempre inspiegabilmente (de gustibus) lì (e forse sono io, bestia che non sono altro, a non capire la loro grandezza…), ma le cose vanno un po’ meglio che in passato.
Possiamo sperare che Sanderson scoprirà, prima o poi, che il grande Barolo passa anche (e soprattutto) i vini di Beppe Rinaldi, Giuseppe Mascarello, Bartolo (e Maria Teresa) Mascarello, Comm. G.B. Burlotto, Brovia, per citare solo alcune somme aziende di Langa che non erano proprio nelle corde di Suckling?
Sperare non costa niente e non dicevano forse i latini che spes ultima dea?
p.s.
pubblicato il post scopro, qui, che Giacomino Suckling avvierà presto una nuova collaborazione. Indovinate con chi? Nientemeno che con il Gambero rosso editore… Quando la realtà supera ogni possibile fantasia…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Hervé LALAU
10 anni fa

Perdona Franco che io scritto in inglese perche mi italiano…

Ubiquity (Ubiquità?) is the word for being able to be in several places at the same time.
For the Wine Spectator columnists, who know everything and can attend all tastings from Champagne to Germany including Souther Germany – I mean Tuscany and Veneto, we need a new word, una nuova parola: “ubitaster”…

Of course, a simpler solution for Wine Spectator would be to appoint an Italian wine specialist. But no, that would be way too simple. And those italiani, dey talka funny, dey drinka funny, dey donta know what wee Americani wanta… I tella you, Italian wine is too important a topic to be left to de Italians. We know better ;-)))

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

Mr Lalau, thank you for bringing a smile to my face. Your script reminds the story of the Italian man in Malta.

The simple solution of appointing an Italian wine specialist for the Italian wines is by far too expensive for the WS which is more and more tighting the belt.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Nelle Nuvole

mi viene in mente una soluzione fantascientifica: Suckling che collabora con il Gambero (ed é già realtà) e Cernilli che va a sostituirlo come columnist e referente per i vini italiani di Wine Spectator. Non sarebbe una soluzione ragionevole, tutto sommato?

trackback

[…] Leggi l’articolo integrale: Wine Spectator: da Suckling a Bruce Sanderson forse qualcosa sta cambiando […]

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

GENIALE!

manuela
10 anni fa

Santa verità.
Beati quelli che parlano…come bevono!
Un caro saluto.

Francesco d'Elia
10 anni fa

Forse il signor Suckling (che razza di nome..) aveva trovato un ottimo modo per rendere proficua la sua collaborazione con alcune case vinicole.. Del resto non è certo una novità che chi scrive possa essere influenzato più da alcuni che non da altri, succede anche in altri mondi..

Silvana Biasutti
10 anni fa

@Be’, caro d’Elia@, “nomina sunt sententiam rerum”, se il mio latinorum non falla.

Hervé
Hervé
10 anni fa

Nomina sunt consequentia rerum

Silvana Biasutti
10 anni fa

Grazie Hervé! (Consequentiam?)
D’accordo, tranquilli, NON organizzeremo un corso di latino (che però non sarebbe mica male)

il consumatore
il consumatore
10 anni fa

@Sig.ra Biasutti: scusi se mi permetto, ma con sunt dovrebbe starci un nominativo plurale non un accusativo, indi sententiae. saluti.

cantabrunaon : i nomi sono conseguen
cantabrunaon : i nomi sono conseguen
10 anni fa

L’Ape Latina di Giuseppe Fumagalli (Dizionarietto di 2948 sentenze, proverbi ,motti,divise, frasi e locuzione latine raccolte, tradotte ed annotate da GIUSEPPE FUMAGALLI Ed. Hoepli stampato nel 1935 e piu’ volte ristampato a pag. 185 recita :
Nomina sunt consequentia rerum –
L’autore traduce con : I nomi sono consequenti alle cose e chiosa dicendo : e’ citato da Dante nella Vita Nova.

Sergio
Sergio
10 anni fa

da wine specator:

GIUSEPPE RINALDI Barolo Cannubi S. Lorenzo-Ravera 2006 97 $94

CASCINA ADELAIDE Barolo Fossati 2005 95 $105

era ora!

Terence
10 anni fa

Ho conosciuto Bruce varie volte ed è una persona simpatica, umile (al contrario dell’altro) e onesta. Ha un palato molto più equilibrato dell’altro — insomma, meno “americano.” Scrive sensibilmente di produttori senza mai quel senso di superfamiliarità dell’altro, cui mi fa pensare al foreplay. Sanderson è bravo e ne vedrete la differenza gradevole.

Tendenza

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