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l'edicola enologica

Il Sangue di Montalcino: enologi assassinati (ma è solo un romanzo) nelle terre del Brunello

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Clamoroso a Montalcino hanno assassinato un enologo!
Tranquillizzatevi non si tratta di uno dei tanti winemaker che offrono i loro ben pagati servigi (talora senza un giusto corrispondente tra spesa e ricavi) nella terra del Brunello.
E’ solo una finzione, perché il Roberto Candido, enologo pluripremiato al corrente (anche lui) di inconfessabili segreti, assassinato e fatto trovare morto e stecchito in quel luogo magico che è la splendida Abbazia di Sant’Antimo, esiste solo nella fantasia, fervida, da un ex politico poi diventato giornalista quindi produttore di vino e oggi giallista.
Sto parlando di Giovanni Negri, non solo titolare e produttore di vino nell’azienda agricola Serradenari a La Morra, ma anche scrittore, giornalista, imprenditore con un passato che l’ha visto impegnato in politica come parlamentare italiano ed europeo (1983-1992) e segretario del Partito Radicale negli anni Ottanta, oggi autore, dopo aver firmato alcuni saggi (I Senzapatria e Il Paese del Non Fare) nonché alcuni libri sul mondo del vino come Il Romanzo del Vino (con Roberto Cipresso e Stefano Milioni), e Vinosofia e Vineide pubblicati da Piemme editore, di un romanzo giallo, un eno-romanzo, o meglio un eno-giallo in libreria da dicembre pubblicato per i tipi di Einaudi editore (282 pagine 18,50 euro). Titolo, ad effetto (ma tranquillizzatevi ancora, non si parla di Brunellopoli, di quella storiellina inventata, dice qualcuno, solo per consentire alla stampa di scrivere e di congetturare…) Il Sangue di Montalcino, perfetto per un’indagine poliziesca, con tanto di commissari astemi, enologi assassinati, ipotesi di stravolgimento delle tradizionali impostazioni ampelografiche di importanti zone vinicole, che vede protagonista il mondo del vino.
Incuriosito dal libro, che si legge con grande facilità e mostra indubbie doti narrative nell’autore e una notevole dose di fantasia, che lo porta ad ipotizzare scenari inquietanti per i quali si potrebbe produrre in Asia un vino simile al Barolo e studiosi di viticoltura pensano di cambiare l’identità ed il legame strettissimo vitigno identitario – territorio in alcune delle principali terre del vino italiane, ho pensato di intervistare Negri, e di chiedergli, per il sito Internet dell’A.I.S., dove potete leggere l’intervista, di raccontarci la sua trasformazione in eno-giallista e la genesi di questo simpatico romanzo.
Con la speranza che qualcuno, prima o poi, si decida a scrivere quella storia di Montalcino e del Brunello negli ultimi vent’anni, che meriterebbe viste circostanze e personaggi, colpi di scena e retroscena, la penna di un Balzac dei giorni nostri…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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